Alice secondo Dimitri Stampa
Domenica 19 Settembre 2010 01:43
ALICE SECONDO DIMITRI


Alice nel Paese della Vaporità è il secondo libro di un giovane autore italiano che vive e lavora a Londra: Francesco Dimitri.
L'opera può essere considerata una riscrittura della Alice più classica, quella che approdò nel Paese delle Meraviglie grazie alla penna di Lewis Carroll.
La Alice secondo Dimitri è ben diversa dalla bambina dai capelli dorati smarrita in un mondo da fiaba: l'universo in cui l'autore ci proietta è un mondo caotico, di chiaro impianto steampunk, in cui la tecnologia è una scienza da poco riscoperta dopo esser rimasta per lungo tempo sepolta, ed è una tecnologia per lo più basata sul vapore e sulla forza idraulica.
La Londra in cui inizia la vicenda è una metropoli industrializzata e per certi versi illuminista, ed è tenuta al riparo dalla Vaporità della Steamland da un impianto di enormi ventole installate lungo un altissimo muro di cinta. Al di là c'è un territorio insano, in cui nessuno osa avventurarsi, o quasi: la Steramland, appunto.
Alice, che proprio da quella terra proviene, decide che è giunto il momento di tornarci. Il suo viaggio, che lei maschera dietro una ricerca antropologica, è in realtà pura ribellione a una Londra che le va sempre più stretta.
Man mano che si addentra nella Steamland – in soldoni, una landa arida trasformata in discarica tecnologica dai londinesi -  le sue percezioni cominciano a cambiare; si rende conto che ciò che nella sua realtà ha una forma definita, nella Vaporità assume connotati differenti. I cinque sensi si mescolano in uno sciabordio di odori, suoni, sapori, colori e tocchi interscambiabili tra loro.
Per lei è come rinascere a una nuova vita.
Durante il percorso Alice fa gli incontri più disparati: da Zap, ragazzo-castoro che vive in un mondo tutto suo – quasi fosse un tossico in estasi – a Charlie, misterioso telepate che abita dentro una discarica; dall'invisibile Chesy, sardonico Diavolo dei Crocicchi, a Miyamoto, monaco-guerriero irreprensibile; dal sanguinario Coniglio Bianco a Ruthven il vampiro; dal prode barbaro Clint al magico Fiore di Cristallo, che tutto sembra conoscere.
Gli accostamenti alla storia classica di Alice ci sono, ma le aderenze non percorrono lo stesso schema e – cosa ben più importante – non sembra abbiano vincolato l'autore nella stesura della sua opera. La Alice di Dimitri è una giovane ribelle che diviene autentica guerriera: il suo percorso di crescita per certi versi è simile – ma non uguale – a quello della Alice classica. Vi è una Regina malvagia, vi è un servitore malvagio – che però è il Bianconiglio! - e il ruolo di Cappellaio Matto è riservato al monaco Miyamoto, che fa da guida ad Alice nel suo viaggio di scoperta della Steamland e di se stessa. Il Diavolo dei Crocicchi è il richiamo più marcato all'opera di Carroll: in lui rivediamo in tutto e per tutto lo Stregatto.
Ma il bello sta proprio nell'enorme diversità che Dimitri è riuscito a creare tra la Alice classica e la sua Alice.
Detto questo, la Steamland si manifesta come un mondo popolato da mostri, mutanti, esseri che compiono violenze ed efferatezze oltre ogni dire.
A riguardo, ecco cosa recita la seconda di copertina del libro:
«Magnifico, pensò, davvero magnifico. Devo raggiungere un gruppo di guerriglieri attraverso una terra di tossici, portandomi dietro un mutante ritardato. E c'è un gigantesco coniglio psicopatico che mi dà la caccia.»
Con quest'opera Dimitri riprende un discorso che aveva aperto con il suo precedente libro, Pan, ovvero la tematica de la Carne, l'Incanto e il Sogno.
A circa metà del suo viaggio, Alice, in preda allo sconforto, chiede a Miyamoto di insegnarle a vivere nella Steamland senza impazzire. Il monaco cerca di spiegarle così i tre concetti che stanno tanto a cuore a Dimitri: «Ci sono tre Aspetti. Nella Carne tutto ciò che vedi è la materia, le cose che tocchi, che senti, la vita di tutti i giorni. La Carne è fatta di schermi rotti e terra e animali. Nell'Incanto quelle stesse cose sono piene di magia: gli schermi rotti hanno fantasmi, la terra ha coscienza, e gli animali hanno molto da insegnare. Nel Sogno anche questo scompare: nel Sogno l'immaginazione è selvaggia e pericolosa, e tutto, tutto, è possibile. La Vaporità aiuta a vedere il mondo in tutti i suoi Aspetti, che cambiano di continuo.»
Dimitri trascina il lettore in una dimensione onirica, che vira a tratti nell'horror. E orrore è ciò che Alice prova quando subisce le violenze di Ruthven; orrore è ciò che prova nel ritrovarsi di fronte i Tetracommodori della Regina, guerrieri in armatura che cavalcano creature umanoidi imbrigliate come cavalli; e ancora, orrore è ciò che prova quando deve scontrarsi con l'esercito di morti rappezzati della Regina.
Alla fine del viaggio Alice incontra Algernon Wilson, il Profeta, vecchio di duemila anni. È lui ad aprirle definitivamente gli occhi sulla realtà e sulla non-realtà, e sulle infinite possibilità che si prospettano per il futuro della Steamland. Così, quando Alice torna sui suoi passi per affrontare la Regina, porta con sé una consapevolezza che nessuno – eccetto forse Chesy e Miyamoto – ha nella Steamland.
Due righe pescate dal libro verso la fine aiutano a capire quanto disperata sia Alice negli attimi successivi alla separazione dal Profeta:
Alice correva. Portava con sé il peso del mondo. Dei vivi, dei morti, e delle loro speranze.
Alice nel Paese della Vaporità è un'opera compatta, che ha uno stile suo, un sapore suo, perfino una sua anima. Il finale, aperto ma non troppo, lascia ben sperare in un secondo libro.
Da lettore,  posso dire di aver assaporato la Vaporità, e di aver voglia di tornarci.
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Daniele Picciuti

 

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Editore: SALANI 
Prezzo: € 16,80


 

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