Archeologia musicale: Sardegna e Scozia Stampa
Scritto da Fabio Garuti   
Lunedì 05 Gennaio 2015 01:49

 

ARCHEOLOGIA MUSICALE: SARDEGNA E SCOZIA   

 

Che l'archeologia e la storia necessitino ormai di visuali multidisciplinari sta diventando sempre più chiaro. Anche perché proprio laddove le tradizioni, gli usi ed i costumi risultino particolarmente similari, possiamo stabilire punti di contatto indiscutibili. Il tutto, corroborato da ulteriori riscontri, delinea un quadro ben particolareggiato. 

Strumenti musicali. Proprio la musica, o meglio, la riproduzione o la creazioni di suoni e di melodie mediante l'invenzione ed il perfezionamento di strumenti musicali, è molto spesso indice di notevole sviluppo sociale, di civiltà ben progredite, di bisogno di intimità e di spiritualità e, in definitiva, di capacità artistico-artigianale non certo a livello "primitivo o semi-nomade". Laddove poi particolarissimi strumenti vengano creati, e caratterizzino, determinati territori o civiltà, la cosa diventa molto interessante sia storicamente che archeologicamente. 

 

 

 

Le Launeddas, antichissimo strumento musicale, tipico della Sardegna, di tipo polifonico, che presuppone la tecnica della respirazione circolare, è costituito da tre canne di norma "di fiume", naturali quindi, ancora oggi reperite soprattutto nelle zone di Sanluri e Barumini. Mi scuso fin d'ora se le mie descrizioni non saranno tecnicamente approfondite, dato purtroppo lo spazio a disposizione, per cui, ove qualcuno abbia la bontà e il desiderio di farlo a livello di commenti ne sarò ben lieto, e lo ringrazio fin d'ora. Tali tre canne sono di lunghezza diversa e producono suoni differenti: la più lunga una singola nota definita "tonica", un'altra note definite di "accompagnamento" e la terza, note di "melodia". Ne sortisce un suono, anzi un complesso di suoni, particolarissimo, che denota grande capacità musicale. Mi è stato fatto notare, quando ero in Scozia (poi ci arriviamo) che tale suono, o meglio, tale complesso di suoni, riproduce i "rumori" della natura, tra cui, ad esempio, il rumore del vento o quel classico fruscio prodotto dall'erba smossa dai passi. Per cui uno strumento creato come simbolo di rispetto per la natura, per il culto delle realtà boschive ed agresti e, in definitiva, qualcosa di davvero unico. Perché la Scozia? Perché anche stavolta la similitudine, o meglio il contatto, con l’Antica Civiltà Sarda (l'ennesima combinazione... un po’ d’ironia ci vuole, scusatemi) è più che evidente. La moderna cornamusa, famosissima nel mondo, deriva da uno strumento antichissimo, meno conosciuto, ed identico alle Launeddas: sono le Triple Pipes (già il nome parla chiaro) usate anche dai Celti ma, prima ancora, dai Pitti. I due popoli ci sono ben noti in quanto i Pitti, precedenti ai Celti, mostrano incredibili similitudini con i Sardi, cosa che non avviene per i Celti. Per cui il fatto che tale strumento antichissimo sia Pittico (o Pitto) ci indirizza ancora una volta nel senso dei contatti nord occidentali che la civiltà sarda certamente ebbe.

 

 

 

Abbiamo anche un riscontro visivo di tutto ciò, per fortuna: nella Lethendy Tower, facente parte dello splendido castello scozzese situato nella regione del Perthshire, è ancora ben visibile una magnifica pietra intagliata (sappiamo anche che i Pitti, proprio come i Sardi, eccellevano in questo tipo di lavorazione), riutilizzata come decorazione, in cui viene raffigurato un suonatore di triple pipes. L'accostamento alle launeddas risulta chiaramente.

 

 

 

Si tenga anche presente che in Scozia è assolutamente normale considerare lo strumento pittico identico a quello sardo, riconoscendo quindi un’affinità culturale che, peraltro, viene anche riscontrata dall'accostamento Dun-Nuraghi, o da quello "Cerchi Concentrici perfetti e su pietra", come già più volte abbiamo scritto. 

Ma un altro dato può risultare interessante. Strumenti a fiato similari, ma non certo uguali a launeddas sarde e triple pipes scozzesi, sono riscontrabili in Grecia (si pensi alle raffigurazioni del dio Pan), in Medio Oriente ed in Nord Africa. Non uguali, ripeto, ma solo basati su un concetto simile. Un ulteriore prova che i contatti tra Antica Civiltà Sarda e ScoziasSettentrionale ed insulare erano significativi, non solo da un punto di vista edilizio ed iconografico, ma anche socio-culturale.

Ne verificheremo altri nei prossimi articoli.

 

Fabio Garuti

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

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