La cucchiara Stampa
Scritto da Rosanna Lanzillotti   
Giovedì 19 Novembre 2015 01:45

 

LA CUCCHIARA di ADA ZAPPERI ZUCKER

 

“La Cucchiara”: termine con il quale in alcuni dialetti dell’Italia meridionale si definisce il cucchiaio. Ciò che unisce più elementi nello stesso involucro. Nell’acuta metafora di un’attenta scrittrice e lettrice come Ada Zapperi Zucker, si potrebbe interpretare come lo strumento utilizzato  per unire o anche mescolare il fluire di una storia familiare ambientata a Catania. Una città sull’isola più a sud della penisola italiana: la Sicilia. Terra di storie antiche e di una popolazione nelle cui vene scorre l’irrequietezza generata dal sole che riscalda gli animi e la pelle di chi da questa stella ne viene luminosamente travolto. Ci sembra  di avvertire già dalle prime righe, l’odore della terra arsa dal calore ed il profumo dei limoni e degli aranci. Odori e colori forti come le donne che animano le otto storie narrate in questa nuova opera della scrittrice italiana Ada Zapperi Zucker, dal titolo “La Cucchiara” (Editore VoG Verlag ohne Geld). E’ questo il nome di una donna di origine siciliana. E’ la storia di una famiglia nella quale le donne ancora una volta svolgono un ruolo principale nell’intera narrazione e sono il filo conduttore di ogni evento enunciato. Donne decise, passionali, intelligenti, ma anche vittime di un sistema sociale proprio del XIX secolo in cui il genere femminile sembrava non avere diritto di pensare, agire e ancor meno di essere. Ada Zapperi Zucker, grazie anche al suo meditato e attento estro narrativo, ci svela realtà troppo spesso volutamente ignorate che celano un universo umano che in realtà di umano ha molto poco. Nel descrivere le sensazioni dei suoi personaggi, l’autrice non trascura mai nei suoi racconti l’aspetto tecnico-stilistico e letterario. Inserisce in ogni racconto una minuziosa descrizione dei rapporti fisici, sentimentali ed economici che legano gli uomini alle donne e viceversa. Non risparmiando nulla di ciò che di scabroso e inopportuno potesse rivelarsi in un ceto medio borghese in cui gli uomini assumono spesso l’aspetto di mostri autorizzati ad esserlo. Eppure, in tutto questo narrare di uomini paragonabili al concetto di “marito-padrone” e “padre-padrone” resistono figure maschili come don Ciccio che, travolto da una grande passione per la seconda moglie, dimostra, nonostante tutto, di saper amare. A colmare l’insieme di suoni che animano lo scrivere sicuro e diretto della scrittrice, sono voci femminili che sanno emergere e farsi ascoltare. Conservando quasi intatta la loro dignità. L’autrice italiana Ada Zapperi Zucker sa inserire sussurri, urla e voci, talvolta anche sommesse, di donne che nonostante le estreme difficoltà riescono ad abbandonare il tetto coniugale e a camminare a testa alta. La dignità e la libertà dell’essere non hanno restrizioni nel riscatto letterario che ci viene offerto in queste pagine. Tanto da avere quasi l’impressione di essere di fronte ad un dipinto di un artista che non bada ad eventuali valutazioni, ma lascia semplicemente scorrere il suo pennello sulla tela della vita. La cronologia dei fatti riportati fanno sì che il lettore,divenuto ormai illustre spettatore, si addentri talmente tanto tra i vicoli di queste storie realmente accadute che, quasi per vergogna dinanzi a tanta violenza umana, stenti a crederci. “La Cucchiara” è un’opera di impatto linguistico e visivo ove l’immaginazione scenografica della lettura narrativa di queste storie offre l’opportunità di intraprendere un viaggio attraverso la storia d’Italia, in particolare della Sicilia, attraverso la città di Catania e i suoi cittadini, come dinanzi alla pellicola di un vecchio film girato in chiave moderna. Si coglie l’occasione di apprendere notizie, aneddoti ed eventi che difficilmente avremmo trovato nei libri di storia. La Cucchiara e la sua figliastra Agata, per continuare con  la bella Elena e le altre che riempiono di vigore  e rabbia le righe di quest’opera, sono l’immagine di un’epoca di cui pochi hanno il coraggio di narrare. E’ come se i rami di un albero genealogico venissero denudati delle proprie foglie e analizzati uno ad uno attraverso quasi un’irriverente espressione sintattica, volta a scoprire i pensieri e le paure proprie di chi, solo per il fatto di essere nata donna, ha l’ingrato compito di lottare più duramente degli altri per difendere la propria identità. Forse per la sua esperienza di vita o per il fatto di essere nata nella città natale dei suoi personaggi, l’autrice cattura l’attenzione del lettore quasi alla sua stessa insaputa spingendolo con forza, nelle vite di chi passo dopo passo, diviene il protagonista principale di una generazione intenta a creare una personale identificazione e affermazione di sé. Ci ritroviamo a passeggiare tra le vie di un paese o di una città senza neanche accorgercene. Realizzando così che la vita potrebbe essere davvero un racconto da filmare e mostrare a nostra stessa insaputa.

 

 

Rosanna Lanzillotti  

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Farfalla

www.rosalunarecensioni.de

 

 

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