Le cose migliori PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 30 Marzo 2016 01:26

 

LE COSE MIGLIORI di VALERIA PECORA

 

In questo romanzo si respira in primo luogo la magia dei nomi che racchiudono un destino. Uno non vale l’altro, che ci si chiami Irene, Maria, Gabriele (e non Spartaco), Aura, Sofia, Luca, Bastiana, Tommaso, Teresa, Andrea, Piero, Federico, Alba:

A volte le cose a cui non pensiamo, i gesti più banali sono quelli che incidono la nostra vita in maniera così profonda che quasi non riusciamo a realizzarlo. Il mio nome deriva da questa ragnatela di eventi: dai crampi insopportabili alla schiena, da una curiosità insopprimibile e da un paio di pantofole strascicate.

A Irene è attribuito di diritto il dono della pace, ma saranno le pagine della sua storia a spiegarci se lei sia chiamata a elargirla, a cercarla e, soprattutto, a trovarla.

La sua è una famiglia semplice, ha due sorelle più grandi e abita in una casa che di spazio ne ha poco, però confortevole. Questa casa si trova in Sardegna, dove si respira l’orgoglio ferito per una terra vessata e maltrattata da piromani che incendiano boschi e avvelenano l’aria colmandola di cenere.

La pace tuttavia viene rotta dalla malattia che colpisce sua madre, la quale all’improvviso si fa statua che trema. Sembra riprendersi, ma è solo l’inizio di un percorso non semplice. Soffre di una malattia di cui non si muore, ma dalla quale non si guarisce. È la serata decisiva dei mondiali di calcio del 1990:

Per noi comincia il torneo più duro da giocare, la maglia da indossare è coraggio, tenacia, forza di volontà. La squadra avversaria che scenderà in campo si chiamerà malattia: la mia, la tua, la nostra. Verremmo ammoniti, espulsi, ci ritroveremo spesso in fuorigioco, finiremo ai rigori, come Maradona lotteremo fino all’ultimo anche in inferiorità numerica pur di non perdere.

Ha inizio la serie di visite mediche per capire, diagnosticare, ma non c’è cura per il morbo di Parkinson.

Le cose migliori non è un racconto in cui ci si piange addosso. Allo sconforto segue l’impegno, la volontà di affrontare giorni difficili, ma anche di capire che nessuno ha colpa, e certe cose accadono perché accadono. Questa voglia di capire e di capirsi accompagna Irene dall’infanzia all’adolescenza, fino all’età più matura. Da piccoli si vorrebbe scontare la punizione per cancellare ogni traccia della marachella, affinché tutto torni nell’ordine originario e forse è anche per questo che a vent’anni si iscrive a filosofia per capire il mondo attraverso le idee e ottenere qualche risposta. Ma anche per sviluppare una personalità via via definita, vivere un’esistenza a tutto tondo, veicolata in molte direzioni: ecco l’incontro con Andrea, un ragazzo autistico,  la storia con Luca,  la vita di coppia a Milano, a scoprire i segreti di una vita a due, tra facezie, complicità, paure e bisogno di sicurezza; l’affievolimento dei primi entusiasmi di fronte alla precarietà legata alla globalizzazione di cui si parlava già alla fine degli anni Novanta; i contratti di lavoro atipici e un patto di stabilità che non consente stabilità.

La lezione più importante Irene la imparerà da Piero, un ottuagenario cieco che non ha, per questo, smesso di essere un punto di riferimento per il nipote Federico. Anzi, sarà proprio lui a portare a compimento il destino custodito nel nome di Irene.

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/cose-migliori-pecora-valeria-lettere/libro/9788868825652?a=415021

 

 

 

 

 

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