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Stella Rossa di Fabio Oceano - Recensione PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Picciuti   
Martedì 26 Maggio 2009 23:55
STELLA ROSSA di FABIO OCEANO – RECENSIONE

In un ipotetico universo parallelo, dove gli Stati Uniti non esistono praticamente più e la superpotenza è a tutti gli effetti l’Unione Sovietica, viene costruita la Stella Rossa, un’astronave dotata di un motore gravitazionale (il MEG) grazie al quale i sovietici potranno puntare all’egemonia militare e strategica sul resto del mondo, ottenendo il dominio dell’orbita terrestre grazie a questa potente astronave.
Gli interessi in gioco sono molti e gli schieramenti politici vedono stretto nel mezzo il Comandante Dimitri Valenko, un patriota con un alto senso morale, che dovrà arrivare al tradimento per scongiurare una guerra mondiale.
A infittire le trame, c’è l’incidente nello spazio. La Stella Rossa, a causa del MEG, finisce in un wormhole, ritrovandosi in un universo parallelo, molto simile al nostro – se non lo stesso – in cui l’Unione Sovietica non esiste più e gli Stati Uniti la fanno da padroni.
La comparsa della Stella Rossa nel nuovo universo, attira le mire delle più potenti nazioni  e ben presto, dopo un primo pacifico contatto con l’astronave, che ha bisogno di aiuto per poter tornare nel proprio universo, si arriva alla minaccia di una guerra globale.
La Stella Rossa ha infatti a bordo delle testate atomiche che gli Stati Uniti vedono come una dichiarazione di guerra.
In questo braccio di ferro sul filo del rasoio, si muovono i personaggi che decideranno le sorti del conflitto: Dimitri Valenko, il vero ago della bilancia della vicenda; la squadra inviata sulla Stella Rossa per stabilire il primo contatto, nella quale spiccano senza dubbio la bella astronauta Grace Campbell e il direttore della NASA Arthur Green; Gertrude Josselin, responsabile del VIRGO, l’unica apparecchiatura in grado di “vedere” la Stella Rossa nell’orbita terrestre; Carson Bailey, Segretario di Stato del Presidente degli Stati Uniti, l’unico politico dotato di una coscienza.
A questi si aggiungono molti altri personaggi che influenzano in modi differenti ma determinanti le vicende legate alla Stella Rossa.
Il finale è aperto, anche se previdibilmente moralista.
Nel complesso la storia è ben costruita, strutturata in modo ineccepibile, solida.
L’ucronia che è alla base della vicenda è accattivante e si è subito trasportati in un clima da Guerra Fredda.
Quello che convince meno sono i personaggi, numerosi e scarsamente caratterizzati dal punto di vista psicologico. Certamente il migliore è Valenko, col quale il lettore è portato a immedesimarsi, e per sommi capi anche la Campbell.Gli altri sono più che altro nomi con caratteristiche appena accennate che non lasciano traccia di sé.
Probabilmente è questo il motivo per cui il romanzo non coinvolge mai appieno, pur restando un’opera degna di nota sia per quanto riguarda la sua concezione, davvero straordinaria, sia per le solide conoscenze scientifiche dell’autore.

INCONTRO CON L’AUTORE

D: Fabio Oceano, quando hai iniziato a scrivere di fantascienza? E cosa ti ha spinto a farlo?

R: Un romanzo di Asimov: Lucky Starr e le lune di Giove. Me lo regalarono quando avevo cinque o sei anni. Si tratta di un’edizione particolare – che conservo ancora gelosamente – in cui metà del libro è occupata dal romanzo e l’altra metà da una mini-enciclopedia astronomica. Da lì è nata anche la mia passione per la fisica e infatti adesso sono un fisico. Ovviamente poi sono venute anche altre cose, come l’incontro con Urania a tredici anni (il primo romanzo che lessi fu, se non ricordo male, Abominazione Atlantica di John Brunner) e i romanzi di Edmond Hamilton. Nell’equazione bisogna anche mettere gli anime giapponesi come Conan il ragazzo del futuro e Starblazers. Insomma una genesi complessa e nemmeno io saprei dire qual è stato il momento preciso in cui mi sono detto “voglio scrivere fantascienza”. Comunque, tengo a sottolineare che non è l’unico genere in cui mi cimento: mi attira molto il romanzo storico di ambientazione medievale, il fantasy e il thriller.

D: Com’è nato il romanzo “Stella Rossa”?

R: Diciamo che era da tempo che ci pensavo: all’inizio era la storia di un sommergibile sovietico sfuggito a ogni controllo che minacciava di far scoppiare una guerra nucleare, ma poi è caduto il muro di Berlino e ho scoperto che Tom Clancy aveva già scritto qualcosa di simile, perciò ho dovuto ripiegare. Scherzo. In realtà anche in questo caso si tratta di una genesi complessa: volevo un romanzo ucronico che si discostasse da quelli classici che avevo letto, volevo azione, volevo avventure di belle astronaute nello spazio e soprattutto volevo i sovietici. Soprattutto volevo che vi fosse un confronto – che poi è diventato uno scontro – tra le due realtà che ho immaginato e che fosse il più realistico possibile.

D: Leggendo il romanzo, a dispetto della trama finemente elaborata, mi è parso che i personaggi siano poco caratterizzati. Puoi dirmi cosa ne pensi, se hai avuto modo di appurare che questa osservazione sia vera o meno ed eventualmente cosa avresti aggiunto o cambiato per caratterizzarli meglio o solo diversamente?

R: È una cosa che mi hanno fatto notare tutti quelli che hanno letto il romanzo. Sì, è vero, i personaggi sono bidimensionali ed è una cosa voluta: volevo che il lettore si concentrasse sulla storia. L’idea era quella di raccontare il romanzo come se fosse un film, dove i pensieri e i sentimenti di un personaggio devono essere mostrati più che raccontati. Quella del mostrare e non raccontare è una cosa a cui tengo molto. Faccio un esempio: se scrivo “Valenko è un ottimo ufficiale”, sono solo parole. Se invece lo “mostro” mentre prende decisioni difficili in momenti critici senza perdere la calma, allora l’effetto sarà decisamente migliore.

D: E’ stato difficile prima e durante la stesura, “realizzare” concettualmente il MEG?

R: No, anzi: è stata la cosa più facile, nonché la prima a venirmi in mente. Col senno di poi, mi sembra ancora la scelta migliore: non è una forzatura e si incastra bene nella narrazione. Per aiutarmi a “vedere” la Stella Rossa e i suoi motori ho realizzato qualche disegno – niente di trascendentale, giusto delle linee tracciate su di un foglio di carta a quadretti – e impostato alcune “regole” di funzionamento. È tutta roba che non si “vede” nel romanzo, ma mi ha aiutato a mantenere una certa coerenza interna.

D: Il “wormhole” in questo caso è il mezzo attraverso il quale la Stella Rossa accede a un’altra dimensione. Hai mai pensato di utilizzarlo per scrivere altri romanzi, magari vertendo l’intera vicenda su di esso?

R: Ho in mente alcuni possibili seguiti e di uno sto già preparando il background. Ovviamente, come la storia originale saranno storie autoconclusive che si reggeranno in piedi da sole, quindi senza bisogno di leggere anche le altre. Mi sembra un modo onesto di trattare la serialità.

D: Se oggi dovessi rivedere il libro, cosa cambieresti?

R: Cambierei poco, non perché lo reputo perfetto – tutt’altro – ma per il semplice fatto che il romanzo è come un castello di carte: togline una e metti a rischio l’intera struttura, togline due e cadrà tutto in mille pezzi. In verità avrei voluto cinquanta cartelle in più per approfondire alcune tematiche.

D: Quali, ad esempio?

R: Quelle che caratterizzano l’ambientazione per esempio. Nel romanzo gli Usa sono diventati una nazione quasi di secondo piano, chiusa in sé stessa, autarchica e diffidente. Le nazioni europee invece, anche se con alterne fortune, stanno tornando alla ribalta. Avrei voluto mostrare di più come vive il cittadino comune in questa situazione del tutto nuova, soprattutto dal punto di vista di un italiano (che ovviamente era quello in cui sia io che il lettore potevamo meglio immedesimarci). Però lo spazio era tiranno e ho dovuto tranciare di netto almeno un personaggio interessante (un giornalista scientifico che si trovava coinvolto negli eventi e descriveva “dal basso” le conseguenze di ciò che accadeva “in alto”).

D: Nel tuo immaginario, la fantascienza si esplica in un “singolo” universo, fatto in un certo modo, oppure ti piace cambiare l’ambientazione – storica o immaginaria – nelle storie che scrivi?

R: Cambio in continuazione, ma gli universi che creo hanno sempre qualche punto di contatto con il nostro. Il fatto è che mi piace immaginare i mondi in cui ambiento le mie storie e fin tanto che non li sento vivi è difficile che riesca a scrivere qualcosa. Ecco perché ripongo molta cura nella pianificazione di ogni singolo aspetto, dai personaggi ai luoghi in cui è ambientata la storia che voglio raccontare.

D: Hai altri progetti nel cassetto?

R: Decine. Attualmente sto scrivendo una storia che ruota attorno a una coppia di serial killer vissuti durante gli anni della Grande Depressione che uccidevano e mangiavano i bambini. Penso che ne uscirà fuori qualcosa di interessante. Quando finirò questa riprenderò a scrivere fantascienza.

Ringraziamo Fabio Oceano per averci concesso un po’ del suo tempo e gli auguriamo un grosso in bocca al lupo per il futuro. Siamo certi che sentiremo ancora parlare di lui, d’altronde esordire con una vittoria al Premio Fantascienza.com con un romanzo come Stella Rossa non è cosa da tutti.
DANIELE PICCIUTI


Stella Rossa

Autore: FABIO OCEANO
Edito da Delos Books, Collana Fantascienza.com
Codice ISBN: 9788889096888
Pagine 270
€ 14,00
Prima Edizione: maggio 2008

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