Soccer Town PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 09 Dicembre 2015 02:53

 

SOCCER TOWN di PAOLO ANTONIO MAGRÌ

 

L’autore di Soccer Town immagina la società così come dovrebbe apparire tra un duecentocinquanta anni o giù di lì.

Come nelle migliori (o peggiori) distopie, il XXIII secolo si è lasciato alle spalle più di un’emergenza planetaria. Se non vi sono stati cataclismi, tuttavia, si è dovuto pagare un prezzo altissimo per errori che a lungo andare hanno presentato il conto.

Si parla dell’inscatolamento in gigalopoli del genere umano, o almeno di quei fortunati che se lo sono potuti permettere, distribuiti nei trentuno Stati esistenti sulla faccia della terra. Le condizioni climatiche sono proibitive, è venuta meno ogni forma – o quasi – di vegetazione. Non lo si dice a chiare lettere, ma è intuibile che sia scomparsa quasi ogni genere di fauna. Non so se vi siano gatti meccanici (o pecore elettriche) come in un celebre romanzo di Philip Dick. A ogni modo è possibile, almeno per qualcuno, consumare una colazione di pane, burro, marmellata e latte o dell’ottimo tè.

Si è conquistato un equilibrio e un senso di normalità che altro non è se non l’accettazione di uno status quo sorto a seguito di strategie di ripristino di una realtà al limite: gli arredi in legno sono una rarità da intenditore, un lusso proibitivo da milioni di dollari. Come i libri in pura cellulosa tra le preziose scaffalature che li contengono.

A parte ciò il romanzo ha i toni del thriller più che della fantascienza. Anche perché l’autore ha completato il disegno che è tracciato, già oggi, nelle sue linee essenziali. Forse è per questo che, pur trovandoci catapultati negli anni cinquanta del XXIII secolo, tira un’aria piuttosto familiare.

Il lettore entra sin da subito nella vita quotidiana di un professore universitario, Daniel Keaton; in essa si insinua un articolato intreccio di eventi destinati ad aprire molte porte, ciascuna delle quali lo conduce in una dimensione del reale che non avrebbe ritenuto possibile e che lo costringono a parare non pochi colpi. Metaforicamente Daniel Keaton assume il ruolo di un portiere che sta ai margini (fino a un certo punto) di una partita giocata da altri. Solo che non è in grado di sapere e di capire chi faccia parte della sua squadra e, soprattutto, quale maglia indossi. Il racconto è tutto un ingarbugliarsi di spiragli che sono (e diventano) i giochi di ruolo, di volti che non sono volti.

La partita non si gioca in novanta minuti ma in quattro giorni. E tanto basta per disorientare il professore e fargli mancare il terreno da sotto i piedi: l’intreccio si snoda tra poliziotti corrotti e incorruttibili, funzionari onesti e quelli che, come l’enigmatico Simon Malcolm, giocano sporco per assecondare i loro fini e tirar acqua al proprio mulino. E non serve dirlo: il mulino è quello di Soccer Town.

Aggiungiamo una misteriosa donna che avvicina il professore tra le aule universitarie, gettandogli addosso frammenti di una vicenda al momento incomprensibile. È questa la prima porta.

La seconda porta la apre il notiziario che Daniel segue una volta rincasato, dal quale apprende della scomparsa di Robert Konnor, un famoso calciatore. Scopre anche che la misteriosa importunatrice non è quella pazza o scapestrata che immaginava, ma nientemeno che il primario del Central Hospital, nonché moglie dello sfortunato sportivo.

Ed eccoci arrivati alla terza porta, e con essa a tutta una serie di traversie di cui Daniel non ha tempo di interrogarsi.

Le diverse porte davanti alle quali Keaton si trova, si aprono e si chiudono nello stesso edificio: Soccer Town. Il quale assume le sembianze di una città dei balocchi intenta a sedurre il suo manipolo di Pinocchi incantati dal mondo del calcio, i riflettori puntati, i soldi facili. È il luogo in cui ricerca scientifica e medicina, spettacolo, sport e mondo mediatico convergono nello stesso punto. E dove a poco a  poco la realtà conosciuta si tinge di colori inaspettati.

In cuor suo a Daniel Keaton spiace di esserne stato estromesso, di non aver preso quel treno in corsa, al contrario dell’amico Jerry. Non sa, tuttavia, o almeno non immediatamente, di esserci entrato comunque, dalla punta dei capelli a quelle delle scarpe (e non è un modo di dire).

Ecco un’altra porta, l’ultima, quella che si apre sulla pagina di un libro: I Tre moschettieri di Dumas (ma qualcosa mi dice che anche Il Segno dei quattro sarebbe servito allo scopo), a ricordare un patto non mantenuto, che poteva essere un baluardo, se non per tutti, almeno per qualcuno.

Il romanzo diventa un’instancabile ricerca dell’identità più vera e autentica. Se non addirittura delle regole del gioco di una partita nella quale si è coinvolti senza saperlo. Essa si gioca comunque, non vi sono estranei. Chi lo fosse dovrebbe paradossalmente giustificare il proprio stare al mondo: Daniel non è diventato un grande e famoso giocatore di calcio. Poteva esserlo. Questo il suo cruccio, questo è Soccer Town.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/soccer-town-ediz-italiana-magri/libro/9788895068725?a=415021

 

 

 

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