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Scritto da Mariano Grossi   
Martedì 01 Dicembre 2015 02:14

 

MUSICALITA’ CONTIGUE

 

L’ascolto di tante versioni italiane di canzoni anglofone (e viceversa) presuppone sostanzialmente uno stravolgimento del dettato emotivo contenuto negli originali; la diversa musicalità e struttura dei lemmi quasi impone una ricerca di rime e assonanze incompatibili con l’originale tessuto linguistico-tematico.

Esempi se ne potrebbero trovare a dozzine, poiché, traducendo, è disagevole adattare la melodia e conseguentemente le incongruenze rispetto al testo d’origine sono molteplici. Si pensi a Una città per cantare di cui Ron è l'interprete italiano. Essa è la traduzione, anche se non letterale, di The Road di Danny O'Keefe, incisa anche da Jackson Browne.

Parecchi sono i casi di non traduzione, ma di totale cambiamento dei testi. Già negli anni '60 e '70 innumerevoli brani italiani furono ripresi da interpreti stranieri, in particolare angloamericani, Deam Nartin riprese Nel blu dipinto di blu, poi Help Yourself che prima di essere un successo di Tom Jones era stato interpretato da Dino e Wilma Goich col titolo Gli occhi miei, oppure You're my world, che è Il mio mondo di Umberto Bindi inciso da Cilla Black, e Silent voices, cioè La voce del silenzio, e moltissime altre.

Qui vorremmo evidenziare soltanto alcuni modelli a confronto che maggiormente rendono lampante il divario tra il sentiero tracciato dall’autore originale e quello di colui che verte in lingua straniera.

Si pensi allo sconvolgimento drammatico ed ultimativo di una canzone come “It’s now or never” rispetto alla solarità gioiosa del suo testo napoletano originale “O sole mio”, dove si avrà modo di notare che il rapporto giorno/notte nelle due lingue si presenta completamente ribaltato; nell’originale partenopeo l’amante si deprime nottetempo in attesa del sorgere del sole, metafora della nuova visione raggiante dell’amata, nella versione inglese l’arrivo del giorno potrebbe scandire la fine di un amore, qualora l’amata non si sia concessa nottetempo all’amante (se questo ribaltamento sia voluto ovvero casuale non sarà mai dato saperlo, ma notarlo è importante!):

 

It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.

When I first saw you
with your smile so tender
My heart was captured,
my soul surrendered
I'd spend a lifetime
waiting for the right time
Now that you’re near
the time is here at last.

It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.

Just like a willow,
we would cry an ocean
If we lost true love
and sweet devotion
Your lips excite me,
let your arms invite me
For who knows when
we meet again this way

It's now or never,
come hold me tight
Kiss me my darling,
be mine tonight
Tomorrow will be too late,
it's now or never
My love won't wait.

 

TESTO ORIGINALE IN NAPOLETANO

Che bella cosa na jurnata 'e sole,
n'aria serena doppo na tempesta!
Pe' ll'aria fresca pare gia' na festa
Che bella cosa na jurnata 'e sole.

Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!
'O sole, 'o sole mio
sta 'nfronte a te,
sta 'nfronte a te!

Lùcene 'e llastre d''a fenesta toia;
'na lavannara canta e se ne vanta
e pe' tramente torce, spanne e canta
lùcene 'e llastre d'a fenesta toia.
 Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!

Quanno fa notte e 'o sole se ne scenne,
me vene quase 'na malincunia;
sotto 'a fenesta toia restarria
quanno fa notte e 'o sole se ne scenne.
 Ma n'atu sole
cchiu' bello, oi ne'.
'O sole mio
sta 'nfronte a te!

 

TRADUZIONE IN ITALIANO
Che bella cosa una giornata di sole,
un'aria serena dopo la tempesta!
Per l'aria fresca pare già una festa...
che bella cosa una giornata di sole!

Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te
Il sole, il sole mio,
sta in fronte a te
sta in fronte a te

Luccicano i vetri della tua finestra,
una lavandaia canta e si vanta...
mentre strizza, stende e canta.
luccicano i vetri della tua finestra!

Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te

Quando fa sera e il sole se ne scende,
mi viene quasi una malinconia...
Resterei sotto la tua finestra,
quando fa sera ed il sole se ne scende.

Ma un altro sole
più bello non c'è
il sole mio
sta in fronte a te

 

Downtown” di Petula Clark è un inno alla gioia della vita metropolitana da bere nell’arco del tempo notturno illuminato dalle luci artificiali; la sua versione italiana “Ciao! Ciao!” è invece una struggente malinconia della separazione di due amanti in partenza alla stazione dopo un’ebbra, solare, effimera estate balneare!

 

Downtown

When you're alone and life is making you lonely
You can always go downtown
When you've got worries, all the noise and the hurry
Seems to help, I know, downtown

Just listen to the music of the traffic in the city
Linger on the sidewalk where the neon signs are pretty
How can you lose?
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares

So go downtown
Things will be great when you're downtown
No finer place for sure, downtown
Everything's waiting for you

Don't hang around and let your problems surround you
There are movie shows downtown
Maybe you know some little places to go to
Where they never close downtown

Just listen to the rhythm of a gentle bossa nova
You'll be dancing with 'em too before the night is over
Happy again
The lights are much brighter there
You can forget all your troubles, forget all your cares

So go downtown
Where all the lights are bright, downtown
Waiting for you tonight, downtown
You're gonna be alright now, downtown

Downtown
Downtown

And you may find somebody kind to help and understand you
Someone who is just like you and needs a gentle hand to
Guide them along
So maybe I'll see you there
We can forget all our troubles, forget all our cares

So go downtown
Things will be great when you're downtown
Don't wait a minute more, downtown
Everything is waiting for you, downtown

Downtown [downtown]
Downtown [downtown]
Downtown [downtown]
Downtown [downtown]

 

In centro

Quando ti senti solo e la vita ti fa questo effetto
Puoi sempre andare in centro
Quando hai brutti pensieri, i rumori e la frenesia
Aiutano se vai in centro.

Ascolta la musica del traffico in città,
Perdi tempo sul marciapiede con le belle insegne al neon.
Cosa ci perdi?
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni.

Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c'è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te

Non aspettare fino a che i problemi ti sommergono
Ci sono i film in città
Forse conosci qualche posto carino
Che non chiude mai in centro

Ascolta il ritmo di una bossanova leggera
E comincerai a ballare prima che finisca la notte
Di nuovo felice
Le luci sono più brillanti lì
E dimentichi i problemi, dimentichi le preoccupazioni

Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non c'è posto migliore del centro
Tutto lì aspetta te

In centro
In centro

E magari incontri una persona che ti aiuti a capirti
Qualcuno che ti assomigli e ha bisogno di una mano gentile
Per essere guidato
E allora ti incontrerò lì
E dimentichiamo tutti i nostri problemi, dimentichiamo le nostre preoccupazioni

Allora vai in centro
Le cose andranno meglio se vai in centro
Non aspettare neanche un minuto, in centro
Tutto lì aspetta te, in centro

 

Ciao ciao

ritorno al mar

dove ho sognato con te

e sembra dirmi "ciao"

ciao ciao

rivedo ancor

i vecchi amici che ho

e mi salutano

ciao ciao

e sulla sabbia limpida

non e' cambiato niente

sotto il sole caldo

io ti cerco tra la gente

so che ci sei...

ecco mi hai vista e tu

mi vieni incontro correndo

e stai sorridendomi

ciao ciao

grido chiamandoti

ciao ciao

amore abbracciami

ciao ciao

sono tornata da te

ciao ciao

ciao ciao

tu non lo sai

con quanta ansia aspettai

di rivedere te

ciao ciao

ora di te

non voglio perdere mai

neanche un attimo

ciao ciao

diventeranno facili

i baci dell'estate

passeremo insieme

cento ore innamorate

ma poi verrà

il giorno che partirò

alla stazione verrai...

la mano tu agiti...

ciao ciao

io sto per piangere...

ciao ciao

il treno va e grido

ciao ciao

non ti scordare di me...

ciao ciao

ciao ciao


Una canzone sferzante e perdutamente inneggiante all’effetto stupefacente della propria donna, ”Elenore” dei Turtles, ha fatto ballare generazioni sessantottine al ritmo e con le parole arrabbiate verso la propria donna con il titolo “Scende la pioggia”

 

ELENORE

You got a thing about you                                 
I just can't live without you                               
I really want you, Elenore, near me                   
Your looks intoxicate me                                              
Even though your folks hate me                                    
There's no one like you, Elenore, really             
Elenore, gee I think you're swell                                   
And you really do me well                                            
You're my pride and joy, et cetera                                
Elenore, can I take the time                              
To ask you to speak your mind?                        
Tell me that you love me better!                                   
I really think you're groovy                              
Let's go out to a movie                                     
What do you say, now, Elenore, can we?            
They'll turn the lights way down low                   
Maybe we won't watch the show                                    
I think I love you, Elenore, love me                   

Elenore, gee I think you're swell                                   
And you really do me well                                            
You're my pride and joy, et cetera                                
Elenore, can I take the time                              
To ask you to speak your mind?                        
Tell me that you love me better!                                   

 

 

TRADUZIONE ITALIANA

Devi capire una cosa che ti riguarda:

io non posso vivere senza te,

io ti voglio davvero, Eleonora, accanto a me!

La tua bellezza mi eccita!

Anche se I tuoi mi odiano,

non c’è nessuna come te, Eleonora, davvero!

Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale

e che mi faccia star bene,

che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!

Eleonora, posso avere modo

di chiederti di sapere che ne pensi?

Dimmi che mi ami di più!

Io penso davvero che tu sia fantastica!

Usciamo a vedere un film!

Che ne dici, adesso, Eleonora, possiamo?

Spegneranno le luci laggiù in fondo alla sala.

forse manco guarderemo lo spettacolo!

Credo di amarti, Eleonora! Amami!

Eleonora, penso davvero che tu sia eccezionale

e che mi faccia star bene

che tu sia il mio orgoglio, gioia e quant’altro!

Eleonora, posso avere modo

di chiederti di sapere che ne pensi?

Dimmi che mi ami di più!

SCENDE LA PIOGGIA

Tu nel tuo letto caldo
io per le strade al freddo
ma non è questo che mi fa triste
Qui fuori dai tuoi sogni
l'amore sta morendo
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
E basta con i sogni
ora sei tu che dormi
ora il dolore io lo conosco
Quello che mi dispiace
è quel che imparo adesso
ognuno pensa solo a se stesso
Scende la pioggia ma che fa
crolla il mondo intorno a me
per amore sto morendo
Amo la vita più che mai
appartiene solo a me
voglio viverla per questo
Scende la pioggia ma che fa
Amo la vita più che mai

 

Verosimilmente l’arrangiamento e l’ingabbiamento delle note musicali impongono una sensibile trasformazione del contenuto, anzi, nei casi esaminati si direbbe proprio un capovolgimento semantico dello stesso,  ed è un peccato non poter conservare aderentemente in lingua diversa l’originalità dello slancio emotivo di chi ha scritto il  testo. 

Di recente, stimolati dalla profondità comunicativa e pregna di simbolismo di alcune liriche non rimate, scritte dalla gravidissima penna psicoterapeutica dell’amico Guglielmo Campione, ci siamo ritrovati in un anelito comune a rendere le sue riflessioni in altre lingue, meravigliandoci entrambi di scoprire come alcuni dei suoi versi sciolti si possano prestare e piegare a rime e assonanze imprevedibili a tutta prima in una lingua idiomatica talmente differente come quella inglese.

Di seguito qualche esempio:

 

Day’s rude welcome                                     

Looking at you ”Do I love you” just whispered I  

It wasn’t then that squirted my imperceptible lie.            

By dream’s abstruse greediness caught inside,   

by weak water’s ways I slipped with you beside     

 Astonished by day’s welcome indeed so rude    

with the painful absence of you in the nude                    

I could hear among my soft heart’s coils            

while choking starting creeping a voice:             

 “Metal breaking’s echo rise, on me goof,                       

faithful and just down from its silver  roof                      

the noose for desire’s neck may now descend,   

to scissors and bow’s cut binding the hand!”       

So, free again after my latest hard decision,      

back flogged by clotted sores’ vermilion             

and by the nettling torture nibbled my feet,                    

my rebel risen body wander (path so sweet!)                             

from the dungeons of unwise matters.               

Rolling again the bomb that death scatters                     

will cross your honeyed parlors, mocking marvel

mindful of wile-odyssey held in alike deadly bowel.

 

L’insolente accoglienza del giorno

Ti sussurrai: “Ti amo” e non fu allora  

che dal mio cuore schizzò l’impercettibile bugia.

Pur t’ho avuta tra le braccia per le astruse  golosità del sogno

e per languide vie d’acqua son scivolato al tuo fianco.

Ma, impietrito dall’insolente accoglienza del giorno

che suonava la dolente melodia della tua assenza,

tra le spire del mio molle cuore

una voce s’insinuò:

“Della cesura metallica l’eco s’alzi fedele

e, pur se da argentee volte,

scenda lo scorsoio per il collo del desiderio

sfolgorante passo che leghi la mano alla forbice e al taglio del fiocco!”

Così, nuovamenrte libero,

con la schiena vergata dalle piaghe raggrumate

ed i piedi rosi dall’urticante tortura,

vagherà risorto

dalle segrete della materia improvvida il mio corpo ribelle

e ancora rotolerà la bomba che attraversò

i tuoi salotti melliflui, beffarda magnificenza

memore dell’astuzia odissea racchiusa in egual ventre mortale.

 

I meet you, I meet myself                           

I meet my desire of you to meet                                   

besides, my desire’s ships’ fleet,                       

my desire to meet in you a caress                                

meeting myself with my fondness.                                

To be happy for this desire I’m bound                

either meeting you or myself sound

 

T’incontro, m’incontro

Incontro il desiderio d’incontrarti

e così m’incontro.

Incontro il mio desiderio d’incontrare in te una carezza

e così m’incontro con la mia tenerezza.

Non può non fami felice incontrarmi con un desiderio così

sia che t’incontri davvero sia che incontri solo me.

 

Ethiopian Sun                                               

There is no smile to melt your mask’s hardness, 

oh you indifferent handmaid! Scorches loneliness           

more than Ethiopian sun ‘n’ silence tiptoedances 

upon my stubborn trembling’s waters’ glances.

 

Sole etiope

La solitudine è più cocente d’un sole etiope

senza il sorriso che mitiga la durezza della tua maschera

d’indifferente ancella mentre il silenzio danza

in punta di piedi sulle acque del mio ostinato tremore.

           

Homeland                                                                 

Homeland broken by the sun while turning,                                

Homeland with your turves while burning,                                  

does still echo inceasing in sweet torture                       

darting in August’s sky the chaotic chatter                                 

from Asian eucalypts’ heart, giants beside my road,       

where sweating I could not stop my running goad                      

while over and over  again a crab was I seeking            

driven by its back’s blue’n’variegated sparkling?             

Do you still give life by your fire to the lizard’s skin so green       

which dropped off rests on border’s walls’ hot stones so keen?

Do still your ancient olives rustle with their points of spear          

in wind’s and blows’ everlasting dance which them rear? 

Will I listen to the billows’ rumbling once you sent                      

together with your thousand poppies’ redeemer scent     

blood-spotting ears’ fair bed’s ancient golden match?      

My footmark in your dust means legacy’s strong patch!

 

Terra

Terra arsa dal sole

terra arsa dalle grandi zolle

Risuona ancora incessante in dolce tortura

dardeggiando nel cielo d’agosto il cicaleccio caotico

dal cuore degli eucalipti d’Asia, giganti delle tue strade alberate

dove correvo sudato in cerca dell’azzurro

e dei variopinti luccichii

del dorso d’un granchio?

Dai vita ancora col fuoco tuo alla verde pelle di lucertola

che immobile sosta appisolata sulle chianche arroventate dei  pareti di confine?

Stormiscono ancora in luccichio d’argento le punte di lancia

dei tuoi atavici ulivi in danza perenne di vento e di percosse?

Potrò ancora ascoltare il fragore dei marosi

e il profumo redentore dei tuoi mille papaveri

che macchiarono di sangue l’antico biondo connubio del chiaro letto di spighe?

Calco forte è l’orma nella polvere che ti lascia in retaggio il segno del mio passaggio!

           

Apollo’s faithful                                                        

We  of Apollo’s word followers  so  strong                                  

We to angels’ and flowers’ heaven belong                                  

Now we are burning the flames among                          

painful for the streaming water we long,                        

as well for  poetry singing purity’s song.

 

Fedeli di Apollo

Noi fedeli seguaci della parola di Apollo

noi del cielo degli angeli e dei fiori

ora bruciamo tra le fiamme

e aneliamo dolenti all’acqua sorgiva

alla poesia che canta la canzone della purezza.

                                  

Men shut                                                       

One day with first great love do men shut                      

and, believe me, is a natural end that cut                                                          

needed as day’s sunset one longs to meet                     

remembering abandon’s hours so sweet            

which at her safe maternal gaze they used to spend       

which maybe anybody else will not be able to lend.

One day with first great love really shut men      

and they’re going to turn their shoulders then     

once again to their safe times gone by at last     

in needed loneliness’ hard days come so fast.    

And then to smile one day a man manages proud           

feeling just there, yes, in his chest a joy so loud 

when he quits his first great love and again loads           

his life, strong and lonely along the dirty roads   

of the rich endless good cruel world longing to tow         

him with a surprise and a bravery test high and low.       

 

Gli uomini chiudono

Gli uomini chiudono un giorno con il primo grande amore

e quello, credimi, è una fine naturale

e necessaria come il tramonto del giorno

che ricorda le dolci ore d’abbandono

passate sotto il suo sguardo sicuro di madre

Gli uomini chiudono un giorno con il primo grande amore

e dovranno girare le spalle

al sicuro passato ancora una volta

nei duri giorni di necessaria “solitude”.

Gli uomini giungono poi orgogliosi a sorridere un giorno

e a sentire una forte gioia proprio lì, sì, nel petto

quando chiudono con il primo grande amore

e riprendono a vivere forti e solitari per le strade del mondo

ricco infinito buono crudele che li attende

con una sorpresa ed una prova di coraggio ad ogni angolo.

 

Credevamo possibile questa sorta di geminazione del lirismo in lingue così diverse come una proprietà della complessa ispirazione ermetica del dottor Campione, pensando, magari inconsciamente e, perché no, ignari delle potenzialità plasmatrici tra una lingua e l’altra, che ulteriori  tentativi  sarebbero  risultati vani o  fin troppo  arditi. Lo credevamo. Ma poi  il nostro,  diciamo così, ispiratore  si è cimentato  in una  rimembranza ben più aulica e aureolata, citando la magica  atmosfera  del Foscolo, e guardate che cosa ne è venuto fuori:

 

Given to the Evening                                                                        

As you are fatal quiet's image, maybe, 

Evening, so dear you always come to me,                                                                                                        
either when delighted woo you summer clouds and clear zephyrs indeed 

or when from snowy air a restless long and dark to the universe you lead

you always come to me begging your sheet so old 

and my heart's secret ways so tenderly you hold.

You ever let me with my thoughts wander and wander

to the tracks leading to  everlasting Nothing's wonder,

meanwhile the guilty time escapes and flies forever                                                                                          
with the cares' swarm melting it and me together.                                  

And while looking at your wonderful peace 

the warlike soul roaring in me sleeps at ease.

 

Alla sera

Forse perché della fatal quïete

Tu sei l’imago a me sì cara, vieni,

O Sera! E quando ti corteggian liete

Le nubi estive e i zeffiri sereni,

E quando dal nevoso aere inquiete

Tenebre, e lunghe, all’universo meni,

Sempre scendi invocata, e le secrete

Vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme

Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge

Questo reo tempo, e van con lui le torme

Delle cure, onde meco egli si strugge;

E mentre io guardo la tua pace, dorme
Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.                                   

                                                                                             

Ma il nostro ispiratore è un cultore degli stati della mente e abbiamo tentato l’inosabile, sollecitati dall’atmosfera immersiva di una lirica sacra come questa:

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle

e questa siepe, che da tanta parte

dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quïete

io nel pensier mi fingo, ove per poco

il cor non si spaura. E come  il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

Questo è il risultato:

Always dear to me was this secluded hill‘n’this hedge

barring the sight to such a big part of horizon’s edge,

but sitting’n’gazing endless spaces, supernatural hush,

the deepest quiet I fake in my mind beyond that bush

so that my heart is almost scared. And as rustling I hear

the wind through these trees, that endless silence here

to this voice comparing I keep and the Eternal I remember,

the dead seasons, the current alive one, the sound of her.

Therefore so in this vastness I let drown my own thinking

and indeed very sweet is for me in this deep sea sinking.

 

In preda allo scetticismo, quando un altro ispiratore, Nino Greco, ci ha riproposto il meraviglioso testo di quella poesia napoletana musicata intitolata “Era de maggio”, abbiamo provato a tradurla  conservandone i ritmi originari e la struttura metrica della rima alternata e, inopinatamente, crediamo, la lingua d’Albione si è nuovamente prestata a seguire l’afflato originario degli autori partenopei e la musica pare non esser d’impaccio a questo calco ritmico e semantico:

 

Era de Maggio
(1885)

Versi di S. Di Giacomo — Musica di P. M. Costa

Era de maggio e te cadeano ‘nzino 

a schiocche a schiocche li ccerase rosse...

Fresca era ll’aria e tutto lu ciardino 

addurava de rose a ciente posse.

Era de maggio — io, no, nun me scordo —
na canzona cantàvamo a ddoje voce:
cchiù tiempo passa e cchiù me n’allicordo,
fresca era ll’aria e la canzona doce.

E diceva. «Core, core!
core mio, luntano vaje;
tu me lasse e io conto ll’ore,
chi sa quanno turnarraje!»

Rispunnev’je: «Turnarraggio
quanno tornano li rrose,
si stu sciore torna a maggio
pure a maggio io stonco cca».

E so’ turnato, e mo, comm’a na vota,
cantammo nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s’avota,
ma ammore vero, no, nun vota vico.

De te, bellezza mia, m’annamuraje,
si t’allicuorde, nnanze a la funtana:
l’acqua Ilà dinto nun se secca maje.
e ferita d’ammore nun se sana.

Nun se sana; ca sanata
si se fosse, gioia mia,
mmiezzo a st’aria mbarzamata
a guardare io nun starria!

E te dico — Core, core!
core mio, turnato je so’:
torna maggio e torna ammore,
fa de me chello che buo’!

 

 

Fresh was the air and all the garden smelt

beautiful roses in a powerful way

while fallen cherries on your breast a belt

used to make in that scented May.

 

Yes, It was May – no, I cannot forget!

Far off the time, my memory far stronger!

We used to make just singing a duet

That air, that song! I can’t wait any longer!

 

And it said: ”Dear, you’ve to pack

Godhead knows the lucky day

When to me you can come back!

You’ve to leave going away!

 

“I’ll come back” carrying on to play

“when these scented flowers bloom!

If these roses do bloom in May

then, sweetheart, you’ll see me loom!

 

Now I am back and just like long ago

Let’s sing together that sweet song so old

Time goes by! How changes life’s bow!

But true love knows its ancient way to hold!

 

So near the fountain in love with you I fell

My darling, where clear fresh waters spurt

Never can dry up, beautiful, that well

Wounds of love don’t heal! They always hurt!

 

No, they don’t heal! if they healed were,

wouldn’t I stand here you beside

Looking at you in this embalmed air

Oh, my joy, my pride and bride!

 

So, my sweetheart, I’m here to say:

“Yes, I’m forever next to you!

Comes back love as comes back May

Order what about me you’ll do!

 

Lo stravolgimento dei testi non è dunque un vincolo nelle versioni di poesie e canzoni di lingue così diverse; al gusto soggettivo il giudizio sulla gradevolezza dei tentativi, ma si possono comunicare le medesime emozioni in lingue distanti, pur mantenendo inalterati ritmi e prosodie.

Ed è significativo riportare proprio in chiusura di questo breve studio sperimentale quella che è la reazione di un autore di fronte alla versione in altra lingua dei suoi pensieri, delle sue melodie:

 

Leggere i versi delle mie poesie  in tedesco, inglese, francese e spagnolo è stata un'esperienza perturbante.
Uso questo termine nell'accezione che ne diede  Sigmund Freud nel 1919  per esprimere in ambito estetico una particolare attitudine del sentimento più generico della
paura, che si sviluppa quando una cosa (o una persona, una impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando spaesamento.

Nel mio caso non v'è stata alcuna paura, ma percezione simultanea di familiarità ed estraneità e uno strano quanto piacevole senso di spaesamento. Come se la traduzione avesse aperto nuove porte all’attribuzione di nuovi significati attraverso la nuova prosodia intrinseca alla  nuova lingua in cui apparivano tradotti per la prima volta dinanzi ai miei occhi. Sentire suonare in quattro lingue diverse i propri sentimenti messi in versi, è stato come sentirli per la prima volta: una nascita, una nuova nascita. Ma quante vite hanno essi allora? Possibile che io abbia scritto questo? Misteri delle lingue umane!

Mi affascina la prosodia, quel che unisce musica e parola, uno degli aspetti protomentali dell'esperienza umana.   
Già dalla ventiquattresima settimana di vita  nostra madre ci si è rivelata  attraverso i suoi rumori organici, viscerali, ma soprattutto tramite la voce. Abbiamo assorbito tutta la sostanza affettiva di quella voce,  ne siamo stati impregnati; allora il desiderio di comunicare non era  altro allora che il desiderio di non interrompere, o eventualmente di rinnovare, una relazione acustica con nostra madre così soddisfacente. Siamo stati immersi in un universo sonoro di rumori interni  in cui ogni tanto faceva capolino la musica della sua voce. Per ritrovare l'universo musicale impregnato della voce materna abbiamo imparato a tendere l'orecchio perché potessimo instaurare nuovamente il dialogo con quella musica . Già nelle prime ore dopo la nascita abbiamo riconosciuto la sua voce  rispetto a quella di altre donne e rispetto alla voce di  nostro padre. .Parafrasando l’incipit del Vangelo secondo San Giovanni “
in principio era il suono", Franco Fornari in Psicoanalisi della Musica scrisse :” e il suono era presso la Madre, e il suono era la Madre”.

D'altronde è  certo: la prosodia è la prima percezione, e la prosodia d'una lingua s'apprende in amnios : i bambini  francesi piangono secondo la prosodia della lingua francese e cosi gli inglesi, gli italiani, i tedeschi e cosi via.


Come canta Pedro Solinas nella poesia "La voce a te dovuta " :

Sì, al di là della gente
ti cerco.
Non nel tuo nome, se lo dicono,
non nella tua immagine, se la dipingono.
Al di là, più in là, più oltre.
Al di là di te ti cerco
Non nel tuo specchio e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.
Al di là, ancora, più oltre
di me ti cerco. Non sei
ciò che io sento di te.
Non sei
ciò che mi sta palpitando
con sangue mio nelle vene,
e non è me.
Al di là, più oltre ti cerco.


Il linguaggio della poesia è una danza continua tra la prosodia, la musica della parola, e il suo significato.
In questa perenne oscillazione nulla più appare definito e una volta per tutte.

Se la mente programma, calcola e mente, infatti, la musica della parola che è musica del cuore, non conoscendo calcoli e opportunità, non mente mai.” (Guglielmo Campione

 

 

 

Mariano Grossi

 

 

Commenti

avatar Nicola De Rogatis
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Interessante il lavoro di Mariano Grossi il quale, analizzando testi della musica detta all'epoca "beat" ed altri testi di letteratura, ha portato ai vertici della poesia e dell'arte scritta e cantata brani ascoltati nella mia giovinezza ai quali non avevo dato la giusta importanza.
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