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Antico Alfabeto Sardo - Analisi dei simboli PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Lunedì 19 Ottobre 2015 01:39

 

ANTICO ALFABETO SARDO – ANALISI DEI SIMBOLI    

 

Continuando nella nostra disamina sull’Antico Alfabeto Sardo, e dopo aver dimostrato come esistano raffigurazioni ben traducibili dall’Ogham alla nostra attuale lingua (vedi articoli precedenti), così da aver stabilito alcuni primi punti fermi, iniziamo oggi la disamina dei singoli simboli. Argomento anche in questo caso complesso, ma basilare, al fine di proseguire sulla nostra strada di ricerca. Essa, ormai, comincia a dividersi in tanti “filoni”, come è ovvio che sia, dato che un alfabeto, ove reale ed usato, ha tante e tante sfaccettature che, una volta identificate, ne semplificano la comprensione. Più è semplice e lineare l’interpretazione di una forma alfabetica, meno la sua comprensione necessita quindi di “interpretazioni” personali, più si è vicini alla classica quadratura del cerchio. Laddove si debbano elaborare forme interpretative personali o personalistiche, l’oggettività perde, giocoforza, molta della propria potenza, con conseguente perdita di credibilità di un’analisi. Ma questo lo sapete bene.

Noto, in questi giorni, un’accesa discussione, ovviamente a livello mediatico, su tanti aspetti dell’alfabetica sarda, da parte di lettrici e lettori, e questo mi fa molto piacere. Noto anche una partecipazione intensa, un voler ricercare siti e testimonianze sul territorio (di cui spesso mi date ben gradite notizie correlate da immagini) davvero stimolante.

Grazie di cuore.

Dicevamo l’analisi dei singoli simboli: perché? Per vari motivi, che analizzeremo tutti ovviamente, compreso quello di cui voglio parlarvi oggi: in Sardegna l’Ogham classico, ossia quello lineare che già abbiamo analizzato, assunse varie caratteristiche peculiari, che ne fecero un vero e proprio alfabeto sardo. Come? Innanzitutto dividendo le originarie simbologie, tutte trascritte su un’unica linea orizzontale o verticale, in “singoli simboli”. Un passaggio molto importante, come potremo vedere, da cui scaturiranno svariate conseguenze, dato che una forma alfabetica, per quanto originaria, subisce sempre nel corso dei secoli tante e tante trasformazioni. Se non si riesce a distinguere la “forma di partenza” non se ne viene fuori. La prima conseguenza, dicevamo, è rappresentata dall’utilizzo di tali simboli, la seconda, di cui parleremo prossimamente, è costituita dalla possibilità di creare terminologie nuove, svincolate dallo schema classico lineare. Ma procediamo per gradi: i simboli singoli.

Il più diffuso nell’Isola (lo troverete praticamente dappertutto, come è accaduto al sottoscritto), è quello costituito da una linea obliqua ad intersecare una linea dritta. Ovviamente lo troverete anche “girato” in varie posizioni, ed è questa una caratteristica da tenere presente per il futuro. Per adesso vi basti tale informazione. Vi fornisco in allegato un esempio di come risulti il simbolo, identico, però differentemente orientato:

 

                 

 

Come avrete potuto comprendere dall’alfabeto Ogham, che ormai ben conoscete, e che ci è stato “tradotto” nella nostra alfabetica grazie al lavoro dei copisti del medioevo (altrimenti brancoleremmo nel buio più totale), si tratta del simbolo della vite vinifera, detta MUIN o MVIN (la U e la V hanno in questo caso un suono molto simile, tanto che la V in Ogham non esiste affatto), ed il suono della M è molto labile, quasi assorbito dalla U-V. In pratica, a livello fonetico, la M è quasi impercettibile (caratteristica dell’incontro da due consonanti del genere) tanto da costituire un gruppo consonantico, appunto, che nella nostra attuale lingua non esiste più, essendo decaduto per non uso.

Tenete presente queste informazioni allorquando parleremo dell’origine latina della parola VINUM. So che siete scaltri e che, quindi, avete già compreso dove io intenda andare a parare. Ma ne riparleremo con calma.

Tornando al nostro simbolo, esso delimitava i terreni coltivati a vite vinifera. Tale pianta nel nord Europa non esisteva, e ciò rende il simbolo, il relativo significato, e la relativa raffigurazione, ripeto diffusissima, un qualcosa di eminentemente sardo. Ancora oggi ci sono terreni così coltivati, in Sardegna, che nei propri pressi sono delimitati da pietre arrecanti l’incisione di tale simbolo.

Un altro tassello della nostra ricerca. Quando siete in Sardegna, potete ben deliziarvi a cercare un riscontro sul campo di quanto affermo.

Non solo parole di senso compiuto, quindi, come abbiamo già analizzato nei precedenti articoli, ma anche simboli singoli ad identificare luoghi e culture. Altro che cartellonistica. Mi chiederete se altri simboli singoli identifichino altre coltivazioni o altre piante. La risposta è ovviamente sì, ma ne riparleremo. Sono voluto partire da questo simbolo in quanto esso è fortemente caratterizzante, e soprattutto, perché, a livello alfabetico, (sostantivi e verbi), avrà un’importanza enorme. Anche in altri alfabeti.

Alla prossima!

 

 

Fabio Garuti

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