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Il negazionismo alfabetico PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Giovedì 01 Ottobre 2015 01:25

 

PROVE ARCHEOLOGICHE A CONFRONTO. IL NEGAZIONISMO …ALFABETICO

 

 

Esaminata, la volta scorsa, la vicenda dei nuraghi più antichi, circa trecento, talvolta “negati” da parte dell’ufficialità in quanto scomodi per taluni confronti nord europei, passiamo ad altro argomento riguardo cui il negazionismo opera a briglia sciolte, come si suol dire: l’Alfabeto Sardo Antico.

 

 

 

 

 

A fronte di incisioni ed iscrizioni praticamente su tutta l’isola, ivi compreso uno straordinario bronzetto purtroppo andato in asta alcuni mesi orsono (di cui ci restano almeno le immagini…), il silenzio della archeologia ufficiale regna sovrano.

Eppure, al di là di ciò che possano affermare il sottoscritto e chi di tutto ciò ami discutere, tali raffigurazioni sono evidenti, palesi, non più eludibili. Ancor più grave è il fatto che una incisione su bronzo va considerata “prova storiografica”. Di norma, solo di norma, ma ovviamente non per il negazionismo archeologico, che le norme, ove gli convenga, le “dimentica”.

Vecchia storia. Passiamo alla dimostrazione concreta. Due reperti a confronto a proposito di alfabetica, con tanto d’immagini e traduzioni (ove possibili, ovviamente): i reperti sono: la stele di Nora ed il bronzetto andato in asta a Londra (catalogo 1/92) arrecante iscrizioni in Ogham-Sardo Antico. (immagini allegate). Vediamo:

 

 

 

 

 

1) Stele di Nora: posto che per l’archeologia ufficiale i Fenici hanno inventato un alfabeto che ha poi fatto da base sia a quello Greco che a quello Latino e, posto che, sempre per l’archeologia ufficiale, detti Fenici hanno letteralmente “alfabetizzato” la Sardegna, apportando quindi anche la capacità di scrivere, che evidentemente, secondo tale visione, i Sardi non conoscevano affatto prima del 900 circa avanti Cristo (“insediamento” fenicio in Sardegna), detta stele di Nora rappresenta, o meglio rappresenterebbe, un documento scritto, di mano fenicia, attestante, appunto, l’utilizzo di un alfabeto sconosciuto. Bene. (si fa per dire).
2) Bronzetto sardo: iscrizione in alfabeto Ogham, ovviamente risalente a ben prima del periodo fenicio, posto che l’ogham, nel nord della Scozia, era utilizzato in età pre-celtica, come attestato anche dalle pietre pitte (massi con incisioni Pitte o Pittiche) ancora oggi perfettamente leggibili. Anche in Sardegna, peraltro, di tali iscrizioni su pietra ce ne sono a bizzeffe, ma abbiamo preferito citare il bronzetto in quanto estremamente chiaro ed intellegibile. Bene.

3) Primo problema con la stele di Nora: non è stata praticamente tradotta.

Mi spiego meglio: esistono tali e tante versioni, spesso contrastanti tra loro, di tale scritto, che al momento non è affatto chiaro il senso del testo. C’è chi parla di commemorazione, chi d’inaugurazione di un edificio, chi di un testo religioso; insomma, un vero e proprio mistero. Anche perché i più intravedono, nel testo medesimo, solo una sequela di consonanti, senza l’uso di vocali, con conseguente libera, e creativa, interpretazione. Male, anzi, Malissimo.

4) Il bronzetto è chiarissimo: l’ogham è un alfabeto estremamente chiaro, le parole (che abbiamo potuto ricavare anche solo da immagini) sono talmente intellegibili (FABA – ABBA – SABA) da avere un significato molto preciso. Tanto preciso da essere traducibili, riconducibili alla lingua sarda ancora oggi parlata e, soprattutto, alla lingua latina, con conseguente dimostrazione del fatto che i Latini hanno certamente, ripeto, certamente, mutuato termini dal sardo scritto e parlato. Antico ed attuale. Altro che “analfabeti in attesa dei fenici”.

 

 

 

 

 

5) Strano davvero che un alfabeto “inventato” dai Fenici, che avrebbe fatto da base alle alfabetiche mediterranee, non sia comprensibile, non “crei” termini comprensibili, non sia stato traslato nella lingua sarda, e neppure in quella latina. Nulla di nulla.

6) Il bronzetto, e le tante pietre incise in Sardegna, sono comprensibilissime, una volta acquisito il meccanismo dell’alfabetica ogham. Solo che c’è un problema, ed anche grosso: ove l’ufficialità accettasse di voler “vedere” tale forma alfabetica, dovrebbe giocoforza ed automaticamente prendere in considerazione anche i rapporti tra Antica Civiltà Sarda pre-celtica, Scozia settentrionale ed insulare, e penisola Iberica, asseverando contatti stabili nel terzo millennio avanti Cristo. Sarebbe un bel problema, a quel punto, ricollocare, e riscrivere, non solo una ben ridimensionata vicenda fenicia in Sardegna, bensì un insieme di vicende mediterranee e nord atlantiche da sempre prive fino ad oggi, a livello ufficiale, di una presenza molto importante: quella dell’Antica Civiltà Sarda, appunto.

Quando si trascura, o si nega, o si omette, o s’ignora, un pezzo di storia, la conseguenza è semplicissima: bisognerà trascurare, negare, omettere od ignorare sempre di più. Perché da quell’evento, o fatto, o circostanza non considerata, sono derivati, derivano e deriveranno, comunque, accadimenti successivi. Che lo si voglia o meno. Che piaccia o meno.

E di accadimenti successivi l’Antica Civiltà Sarda ne ha lasciati parecchi. Davvero parecchi!

 

 

Fabio Garuti

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