Home Lo scrigno dell'arcano Archeologia eretica Prove archeologiche a confronto
Prove archeologiche a confronto PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Domenica 27 Settembre 2015 02:21

 

PROVE ARCHEOLOGICHE A CONFRONTO

 

 

Dato che la Ricerca Indipendente viene bollata, da gran parte del mondo accademico, come “fantasiosa”, “priva di riscontri”, “inaffidabile”, fino ad arrivare a termini talvolta irripetibili (parliamo di evidente Negazionismo, ma non a copertura di qualche oscuro complotto, bensì semplicemente di posizioni acquisite e da non voler assolutamente mettere in discussione…), mi sembra logico, opportuno e doveroso fare un bel raffronto metodologico, con tanto di immagini e descrizioni, su due esempi concreti di “prova archeologica”. La posta in gioco, e lo sanno benissimo tutti, nessuno escluso, è molto più alta di quanto si creda e soprattutto di quanto si voglia talvolta far credere: la credibilità, requisito fondamentale per ottenere l’attenzione, l’approvazione e l’incoraggiamento del pubblico e capace, inoltre, di creare una “forchetta” sempre più ampia ed incolmabile tra i due modi di affrontare la ricerca storico-archeologica.

Lascia interdetti il fatto che grandissima parte dell’archeologia accademica bolli come “fantasiosa o fantastica” tutta la ricerca non figlia della propria sfera d’azione, rifiutando a priori ogni possibile percorso di studio: un atteggiamento di chiusura inutile ed ovviamente sospetto, oltre che incomprensibile ed acritico, e che suona molto come sintomo di paura, anzi terrore, di mostrarsi contrari all’“idea dominante”, per motivazioni evidentemente avulse dal contesto in questione. Non che la cosa abbia una rilevanza particolare, ma indubbiamente un fenomeno, molto nostrano, che fa riflettere. Se un qualcosa è inutile, tanto da non dover essere neppure preso in considerazione anche solo come percorso o come idea, perché continuare a difendere a spada tratta il proprio operato da non si sa quali “inquinanti” pericoli? Suona tanto, passatemi la semplificazione, come un “ma perché non lasciate perdere così stiamo tutti belli tranquilli?“. Vabbè…

Fino a poco tempo fa il monopolio di immagini e resoconti non permetteva simili raffronti; adesso le cose sono cambiate, e di parecchio. Ovviamente mi riferirò ad una ricerca fatta da me medesimo, solo perché, fatto salvo l’ottimo lavoro dei ricercatori indipendenti in genere, conosco perfettamente i termini della questione. Dunque, raffronto tra due differenti “prove archeologiche”:

1) Per l’archeologia ufficiale i Fenici, presumibilmente provenienti dall’odierno Libano hanno colonizzato, civilizzato, alfabetizzato la Sardegna, abitata, fino all’arrivo dei medesimi, da una sorta di semi-nomadi incapaci anche di navigare, oltre che di scrivere e fare di conto. Questo all’inizio del primo millennio avanti Cristo. Per la verità tali granitiche ed incrollabili certezze (pluridecennali) cominciano a scricchiolare paurosamente, ma tant’è: a riprova del tutto vengono fornite alcune “prove certe” tra cui, con grande vigoria, vengono inclusi i TOFET, o TOPHET, affermando che si tratta di un riscontro chiaro, evidente ed incontrovertibile. Benissimo!

 

 

  

 

 

2) Per quanto mi riguarda (Ricerca Indipendente) gli Antichi Sardi avevano contatti molto stretti con il popolo dei Pitti, nel nord della Scozia, già ben prima dell’arrivo dei Celti e dei proto-Celti, ossia prima del 2500 a.C. Ciò indica che, non solo i Sardi navigavano perfettamente in pieno Atlantico, ma godevano, ovviamente, di una vera e propria civiltà, autonoma e molto sviluppata. A riprova di tali contatti, tra gli altri riscontri, il raffronto tra i magnifici nuraghi sardi (migliaia e migliaia) ed i dun scozzesi (circa un migliaio). Benissimo!

 

 

 

 

 

Primo problema, alquanto imbarazzante: il raffronto tra nuraghi e dun è possibilissimo, in quanto gli edifici sono ancora oggi ben visibili, a migliaia si badi bene, in entrambi i territori. Ciò non è possibile per i tofet.

In Libano, patria (supposta) dei Fenici, di tofet non ce n’è neanche uno, neppure l’ombra, zero assoluto. Ce ne sono nel nord Africa, attribuiti ai Punici, considerati discendenti od affini ai Fenici. Siamo d’accordo, ma perché i Fenici, in Libano, non hanno eretto tali strutture? Mistero, non risolto, su cui l’ufficialità glissa come se niente fosse. Malissimo!

Secondo problema: a differenza dei nuraghi–dun, ancora oggi ben visibili, i tofet, (sorta di santuari a cielo aperto in cui venivano conservate spoglie, combuste, soprattutto infantili), sono semplicissime strutture, edificabili da chiunque, senza specifiche conoscenze edilizie, roba da gitanti nel week-end. Una sorta di area chiusa da un muretto, con giare e/o stele a perpetuare la memoria dei defunti. Tutto qui. Per edificare un nuraghe-dun, invece, ci vogliono conoscenze tecniche notevoli, soprattutto in considerazione del fatto che parliamo di almeno un millennio e mezzo prima. Poi, ripeto, non è possibile alcun confronto in territorio libanese. Un bel problema. Di male in peggio!

 

 

   

 

 

Terzo problema: il tofet non è paragonabile alla presunta originaria ma inesistente versione fenicio/libica; ci si rifà alla versione punico/cartaginese, in considerazione del fatto che detti Punico-Cartaginesi sono, o dovrebbero essere, discendenti od affini ai Fenici, e confrontando quindi il tutto con il nord Africa e non con il territorio libanese appunto. Il nuraghe-dun, invece, ha parecchie similitudini, perfettamente osservabili e studiabili: forma dell’edificio, edificazione a secco, doppio guscio murario, scala elicoidale interna infra-muraria, nicchia d’andito, per citare le più evidenti e palesi. Edificare qualcosa del genere non è certo semplice, ed edificarlo in modo tanto simile non è certo casuale.

 

 

  

 

 

Le immagini parlano chiaro. Altro, penso, non ci sia da commentare. Ma affermare che il raffronto tra nuraghe/dan sia fantasioso, basandosi, a livello probatorio, sul raffronto tofet/nulla assoluto, mi sembra un tantino assurdo. E non ho voluto parlare, oggi, di alfabetica Sarda Antica, totalmente ignorata dal’ufficialità, nel mentre, sempre la Ricerca Indipendente, è già arrivata non solo alle traduzioni, verificabili sempre da chiunque, ma addirittura ai riscontri nella lingua sarda attuale.

 

 

  

 


Solo un tantino assurdo, dicevo. Forse non solo un tantino. Allego immagini del raffronto nuraghe-dun. Del tofet allego una sola immagine, scattata a Nora nel 1889, dato che in Libano, appunto, siamo a livello di “non pervenuto”.

 

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.
 

Ricerca nel sito

Syndication

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information