Il numero otto PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariano Grossi   
Martedì 15 Settembre 2015 01:20

 

IL NUMERO OTTO di NICOLA DE ROGATIS

 

C’è tutta la diakonìa e la koinonìa di un animo profondamente cristiano, nella gamma del secondo grandissimo comandamento dell’amore verso il prossimo come quello che si ha per se stessi, nel libro di Nicola De Rogatis, un testo che vuol essere un allarme contro il solipsismo e l’individualismo della civiltà liberista rinnegatrice dei valori fondanti del Credo dell’autore.

Ecco perché i protagonisti sono gli homeless e i disabili, quei perdenti che erano l’orgoglio di Gesù Cristo e lo scandalo della società degli scribi e  farisei riproposta nel libro di De Rogatis sub specie di poliziotti corrotti, ricercatori senza scrupoli e star musicali cocainomani e psicopatiche.

Apostoli del secolo corrente si affannano al recupero e alla difesa di tali sconfitti e l’intreccio si annuncia trasparente e nitido da subito e in corso d’opera, talché pare si tratti non di un vero giallo poliziesco, ma di un affresco della società europea sempre più monadica ed alienata, costituita com’è di individualità sofferte e spesso singolarmente soccombenti nel privato prima ancora che nel pubblico.

L’impronta cristiana di De Rogatis traspare chiaramente in una visione spesso paraclitica e provvidenziale che trasuda in certi tratti della vicenda, riecheggiando una sorta di rinnovellato manzonismo che, a mio giudizio, lungi dall’essere un limite, dona una prospettiva salutare, anche se desueta, alle pagine.

La citazione di Matteo XXV, 34-36, a monte d’opera, pare quanto mai programmatica in tal senso e potrebbe essere questa la soluzione per dare una calmata a certi irrigidimenti isterici che permeano le odierne confessionalità: il recupero del secondo grande comandamento.

E’ un peccato che l’opera sia gravata di un’evidente assenza di labor limae mostrando gli handicap di limiti grammaticali quali:

- indicativi in luogo dei congiuntivi nelle dipendenti che li richiederebbero;

- mancanza di asindeti prima delle avversative e delle apostrofi;

- scambi di generi nei pronomi personali;

- sovrabbondanza di particelle pronominali in presenza di pronomi relativi e dimostrativi;

- uso del complemento diretto anziché indiretto nelle preposizioni locative;

- inversioni delle funzioni predicative del gerundio semplice e participio passato (uno a valore attivo e l’altro a valore passivo);

- mancanza delle elisioni tra un articolo indeterminativo e un sostantivo femminile;

- perdita dell’omogeneità temporale;

- condizionali nelle protasi,

e una marcata tendenza ai colloquialismi e ai provincialismi.

Ma non se ne adonti l’autore! A titolo di consolatio riportiamo qua alcuni passaggi significativi nello scambio tra il “le” femminile e il “gli” maschile nell’attribuzione dei generi ai pronomi personali:

- “..il babbo cominciava a torcere il muso, ma la ragazza fingeva di non accorgersi, poiché la nappa del berretto del bersagliere gli aveva fatto il solletico dentro il cuore e le ballava dinanzi gli occhi”;

- “…e Santo le guardava gli occhi celesti come il fiore del lino e il petto che gli riempiva il busto e faceva l’onda al par del seminato.-Non vi angustiate, comare Nena - gli diceva – Mariti non ve ne mancheranno. Ella  scrollava il capo per dir di no; e gli orecchini rossi che sembravano di corallo gli accarezzavano le guance..”;

- “…e Lucia rimbeccava che senza aver marito gli erano toccati i guai dei figliuoli altrui…”;

- “…la mamma che vedeva tutto, e ascoltava anch’essa, guardando la figliuola, diceva che a lei invece quella musica gli metteva allegria dentro…”

Allegria, Nicola! Sei in buona compagnia! Si tratta di Giovanni Verga, passi scelti da ”Cavalleria rusticana”e “Pane nero”! Chi mai l’avrebbe detto?

E quanto a consecutio temporum e ipotassi, parrà strano, ma la prima edizione di ”Rosso Malpelo” recita così:”Ei possedeva delle idee strane, Malpelo! Siccome aveva ereditato anche il piccone e la zappa del padre, se ne serviva, quantunque fossero troppo pesanti per l’età sua; e quando gli avevano chiesto se voleva venderli, che glieli avrebbero pagati come nuovi, egli aveva risposto di no; suo padre li ha resi così lisci e lucenti nel manico colle sue mani, ed ei non avrebbe potuto farsene degli altri più lisci e lucenti di quelli, se ci avesse lavorato cento e poi cento anni.”

C’è comunque da auspicare all’autore l’acquisizione di un livello “post pentecostale” anche a livello linguistico e che l’Aghion Pneuma insuffli sapientemente nella sua penna ancora intrisa di una sorta di provinciale “giudaismo”, talché l’ecumenismo che pervade contenutisticamente i suoi libri possa essere pareggiato anche dalla internazionalizzazione della sua lingua, ad oggi ancora ingombrata dai gravami  sopradescritti.

Il numero 8 possa essere pertanto simbolo di un equilibrio finale tra valenza contenutistica e spessore linguistico, affinché tutte le sue opere spicchino il legittimo volo cui aspirano:

All  your readers long to wait,

Nick, you reach your number 8!

 

 

Mariano Grossi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/numero-otto-rogatis-nicola-mephite/libro/9788863201642?a=415021

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