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Archeologia comparativa sardo-scozzese PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Giovedì 11 Giugno 2015 02:19

ARCHEOLOGIA COMPARATIVA SARDO–SCOZZESE

 

Indubbiamente il metodo “comparativo” rappresenta un capitolo importante nell’ambito della ricerca storico-archeologica. E penso che fin qui si sia tutti d’accordo. Del pari, penso si possa convenire anche sul fatto che le similitudini tra due oggetti o manufatti, o meglio, il riscontrare similitudini in tal senso, sottenda già e comunque un procedimento di tipo logico, mancando praticamente sempre un qualsivoglia marchio di fabbrica che ne identifichi con precisione assoluta origini e composizione, nonché datazione. L’utilizzo della logica è, quindi, giocoforza necessario, e francamente non si capisce il motivo per cui taluna ufficialità rifiuti qualsiasi riferimento in tal senso anche per altre questioni. Inutile dilungarsi, era solo una riflessione, peraltro doverosa, a mio avviso.

 

 

 

Ora, dove purtroppo non si conviene più, è sulla scelta dei manufatti da comparare, o anche sui criteri di comparazione. “Articoli” assai gettonati sembrano essere, ovviamente a livello ufficiale, i manufatti in terracotta o ceramici, ma non così una miriade di altri oggetti, costruzioni, edifici, simbologie iconografiche e quant’altro che, come vedremo, non vengono ancora considerati come penso meriterebbero. Senza contare i territori presi in considerazione: per quanto riguarda la Sardegna ben conosciamo lo “sguardo tendenzialmente rivolto ad Oriente “ che, sinceramente, comincia a mostrare parecchie lacune rispetto ad un invece ben dimostrabile “sguardo ad Occidente”, oltretutto assai vetusto, come spesso abbiamo argomentato, tanto da poter parlare apertamente di Antica Civiltà Sarda ben pre-celtica.

 

   

 

Ma torniamo alle nostre comparazioni. Tra Sardegna e Scozia abbiamo un esempio eclatante di quanto sopra asserito, ne abbiamo già parlato, ma a volte è meglio affrontare talune questioni da angolazioni differenti: gun scozzesi e nuraghi sardi. Senza annoverare le tantissime altre comparazioni possibili, mostriamo alcune immagini relative a struttura esterna, dimensioni, utilizzo di pietra a secco, doppio guscio murario, scala interna elicoidale infra-muraria, nicchia d’andito, mancanza di finestre, uso ed utilizzo originari ancora non spiegato (ma la funzione votiva è la più percorribile, in entrambi i territori ovviamente). Nelle immagini non specifichiamo l’appartenenza all’uno od all’altro territorio, giusto per consentire a chi osservi di poterlo fare senza un’idea o una didascalia già classificanti.

 

   

  

Altro dato: migliaia di edifici del genere in Sardegna, ed oltre un migliaio in Scozia (da non confondersi assolutamente con i broch. In un apposito articolo ne abbiamo enumerato le differenze con, appunto, i dun). Numeri importanti, ed affinità evidente. Giusto come precisazione va ricordato che tra questi due territori c’è la penisola iberica. La bravissima Valeria Putzu ne sta curando un’analisi molto approfondita ed assai interessante, che sarà oggetto di articoli futuri.

 

  

 

Dicevamo di Sardegna e Scozia: tante e tante affinità, come in questi mesi abbiamo mostrato. Si è sostenuto che i dun scozzesi siano stati edificati durante l’età del ferro, ossia in epoca ben successiva ai nuraghi ma scusate: l’età del ferro inizia in nord Europa (datazioni ufficiali) intorno al decimo secolo a.C. I Celti erano già arrivati da parecchio ma per davvero. Ebbene, i Celti non hanno mai edificato edifici del genere, e quindi è impensabile che nel nord della Scozia sia stata effettuato uno strappo alla regola. Ma se parliamo di Pitti Scozzesi, ben precedenti ai Celti, le cose cambiano, collimano, anche a livello di tanti altri reperti non certo celtici e la logica ha finalmente un proprio soddisfacente ruolo.

 

   

 

Se ne deduce che, a proposito di archeologia comparativa, c’è da fare una bella analisi, finalmente senza pregiudizi o preconcetti. Non si edificano migliaia di edifici tanto simili senza un’affinità socio-culturale notevole e, oltretutto, in età pre-celtica. Inoltre gli edifici, rispetto alle ceramiche e alle terracotte, hanno un’altra interessante caratteristica: non possono essere spostati. E non è poco.

 

     

 

Già che ci siamo accludo anche le immagini di due pozzi sacri. I Celti non li hanno edificati. Pitti Scozzesi e Antichi Sardi sì. Archeologia comparativa? Giudicate voi, anche in questo caso.

 

 

Fabio Garuti

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

  

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

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