Elektron PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariano Grossi   
Lunedì 08 Giugno 2015 01:26

 

ELEKTRON di CINZIA BALDINI

 

Quando scriviamo che la Baldini prima di tutto è una sceneggiatrice e una poetessa non crediamo di buttare al vento un’opinione vacua, soggettiva e infondata.

Anche qui in ”Elektron” l’atmosfera inerziale che ruota attorno al sistro, che così come si presenta, pare una sincope semantica di ”sinistro”, con il mistero e l’angoscia che ne genera la scoperta, condita com’è di ambiguità e di simbologia, non può non riecheggiare analoghi utilizzi lirici dell’oggetto e quest’eco è tutta profondamente, inconsciamente o consciamente, avvertita dall’autrice; chissà perché, chissà per come, il sistro rimbomba in analoghe atmosfere da brividi sulla pelle, si pensi a questa lirica pascoliana:

 

Dov’era la luna? ché il cielo
notava in un’alba di perla,
ed ergersi il mandorlo e il melo
parevano a meglio vederla.
Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù;
veniva una voce dai campi: chiù...

Le stelle lucevano rare
tra mezzo alla nebbia di latte:
sentivo il cullare del mare,
sentivo un fru fru tra le fratte;
sentivo nel cuore un sussulto,
com’eco d’un grido che fu.
Sonava lontano il singulto: chiù...

Su tutte le lucide vette
tremava un sospiro di vento:
squassavano le cavallette
finissimi sistri d’argento

(tintinni a invisibili porte
che forse non s’aprono più?...);
e c’era quel pianto di morte... chiù...

 

Oppure a questa, altrettanto melanconicissima, di Montale:

 

Debole sistro al vento
d’una persa cicala,

toccato appena e spento
nel torpore ch’esala.

Dirama dal profondo 
in noi la vena
segreta: il nostro mondo
si regge appena.

Se tu l’accenni, nell’aria
bigia treman corrotte
le vestigia
che il vuoto non ringhiotte.

Il gesto indi s’annulla,
tace ogni voce,
discende alla sua foce
la vita brulla.

 

Sintomaticamente il sistro della Baldini evoca analoghe atmosfere di resistenza alle forze misteriose della natura e alle leggi ineluttabili della caducità umana; in altri termini, sistro = mistero. Come non pensare a Lovecraft e a una delle sue massime paradigmatiche: «Il sentimento più forte e più antico dell'animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell'ignoto.»? Lovecraft che, tra l’altro, si modula proprio nelle stesse contiguità da brividi, accennando a quello strumento nel suo ”Under the Pyramids”:

 

Proseguendo la mia strisciante avanzata, trovai altre colonne smisurate, poste a distanze indecifrabili; poi, improvvisamente, attirò la mia attenzione qualcosa che il mio udito subconscio doveva aver percepito molto prima che lo registrassi consapevolmente.

Da un abisso delle profondità della terra, sempre più insondabile, mi giungevano dei suoni che non avevo mai sentito prima: ritmici… definiti.

Per una specie d’intuizione, seppi che erano antichissimi, palesemente rituali, e le mie letture in materia di musicologia egizia mi suggerirono il flauto, il piffero, il sistro ed il timpano.

In quel pipillare, tintinnire e rullare, avvertivo un terrore più grande di qualsiasi terrore conosciuto sulla Terra, ma curiosamente disgiunto dalla paura del singolo, e che assumeva la forma di una specie di distaccata commiserazione per il nostro mondo; perché nei suoi recessi racchiudeva gli orrori capaci di suscitare quelle folli cacofonie.

All’aumentare dell’intensità dei suoni, compresi che si stavano avvicinando…  

 

Ma è tutta l’aria di ”Elektron” che rimbomba idiofonicamente di ignoto (diremmo, con Archiloco, sostrato classico fondante per l’autrice, “kichànei d’ex aelptìes phòbos”, ”paura viene dall’inatteso”), perché la Baldini risuona omogeneamente armonica con tutto il suo humus interiore, a mo’ d’un sistro, di mistero, come dimostra attitudinalmente in questa e in altre sue opere che semanticamente pongono di volta in volta un oggetto a centro eziogenetico dell’atmosfera che vi si dipana intorno (un fusto ne “Il veleno di Circe”, un antico diario in ”Non nobis, Domine!”, un sistro in ”Elektron”).  

Ciò che più nitidamente emerge nella thriller writer Baldini è la sua attitudine a portare per mano il non iniziato, il profano di Egittofilia, trasformando l’esoterismo in essoterismo, proprio attraverso la traccia scovata nel tenue labirinto dagli oggetti scaturigine del racconto, una pista a mo’ di sassolini nel bosco di memoria perraultiana, spie per la soluzione del giallo in fieri; spuntano così a turno il dyed, il tyet, il sistro, l’ankh e il lettore vi si abbarbica, li annusa e ne va istintivamente alla caccia durante tutto il tragitto della trama sempre viva, alternata e piena di emozione! 

E’ proprio l’atmosfera binaria che plasma la maggior parte del racconto in quell’avvicendamento serrato capitolo egizio - capitolo proteriano, dal 5° al 55° (forse in una simbolistica strutturale del numero 5, chissà…), interrompendosi solo al capo 56, a rendere veloce ed incalzante la trama di ”Elektron” ed a giustificare anche le licenze stilistiche che l’autrice si concede, come e più che in precedenti opere tipo “Non nobis, Domine!”; alludiamo alla:

  - surrogazione del congiuntivo delle interrogative indirette o delle concessive con l’indicativo;

  - omissione della virgola prima dell’apostrofe, invocazione e avversativa, o tra reggenti e dipendenti in forma implicita;

  - preferenza delle infinitive piuttosto che delle completive in dipendenza di verbi di percezione;

  - sovrapposizione di particelle pronominali in proposizioni già gravide di nome di riferimento ovvero pronome sostitutivo;

 - predilezione del pronome di 3^ persona singolare gli laddove l’ortodossia grammaticale richiederebbe quello di 3^ persona plurale (loro);

  - irriguardosità verso la regola formale del pronome relativo e del nome che lo precede immediatamente;

   - tendenza a prolessi dell’oggetto con conseguente anacoluto.

 

Chi scrive ritiene che sovente questa tecnica del cambio di scena, ricercata in parecchi thriller writer, non sempre riesce ad ottenere l’incremento della suspense che si prefigge, ma nel caso specifico la scrittrice ha trovato un’alchimia compositiva che la rende veramente coessenziale alla riuscita del romanzo, forse perché i due scenari (l’egizio e il proteriano, il terrestre e l’alieno) si suggeriscono al lettore immediatamente consequenziali e collegati da un filo rosso che chi legge intuisce di dover scoprire nel desinit dell’opera, punteggiato com’è proprio dalla simbolistica degli oggetti compresenti in entrambi gli scenari e dal nome stesso scelto per il mondo di provenienza degli alieni, che è sema di anteriorità cronologica e di precedenza.

Quando poi definiamo fantascienza ovvero nel caso specifico fantaegittologia ciò che si legge anche in “Elektron”, pensiamo si debba meditare un attimo sull’immediato concetto di opera d’immaginazione e invenzione, nella misura in cui il tema del vocabolo fantasia è quello del verbo phaino, che significa ”mostrare”, ”apparire”, una radice di per sé antitetica all’idea dell’irreale, del falso, e se tuttora gli esperti si interrogano sul significato di alcune rappresentazioni pittoriche delle piramidi egizie e Maya, suggerirei di porre molta cautela nell’asserzione che si tratti di pure allucinazioni. Qualcosa di veramente strano e inspiegabile a tutta prima doveva essere apparso, doveva essersi mostrato a quella gente!

 

«Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione, una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell'elettro in mezzo al fuoco.». (1, 4). «Nel mezzo» di questa vampata di fuoco scesa dal cielo a breve distanza e al cui interno dunque sembravano distinguersi dei bagliori metallici «apparve la figura di quattro viventi, il cui aspetto era il seguente. Presentavano sembianze umana... » (1, 5). «Or, guardando io quei viventi, vidi che sul terreno v'era una ruota a fianco di tutt'e quattro. Le ruote e la loro struttura splendevano come il crisolito: tutt'e quattro avevano l'identica forma, e sembravano congegnate in modo come se fossero l'una in mezzo all'altra. Così movendosi potevano andare verso quattro direzioni, senza voltarsi nei loro movimenti. La loro circonferenza era di grande altezza, e i cerchioni di tutt'e quattro erano costellati di occhi tutto all'intorno ... » ( l , 15 -18). «Sulle teste di quei viventi vi era una specie di firmamento (= volta), splendente come un cristallo disteso sopra le loro teste... » (1, 22).

 

Questo è un passo del libro del profeta Ezechiele: pura invenzione ovvero qualcosa di arcano gli era apparso, qualcosa di misterioso gli si era mostrato? Occhio a liquidare quel che si legge anche in ”Elektron”, pertanto, come pura opera immaginifica, poiché è proprio la sua verosimiglianza ad affascinare il lettore. Sappiamo quali offese alla dignità umana e alla conoscenza abbia portato in passato l’abitudine di bollare nei discorsi come eretico tutto ciò che non si allinea alla cultura dominante! Ora, è pur vero che ad inizio d’opera l’autrice specifica che la sua è un’opera di fantasia, ma quanto riportato alle pagine 469 e 470 nei discorsi di Patrick, Paul e Mark è pura realtà storica e basta confrontarlo con quanto riportato nel pezzo “Siloe e Secretum Omega” sul  link http://www.filosofiaelogos.it/News/Secretum-Omega.html.

 

Quanto al tratto fisiognomico e psicologico dei personaggi, avevamo lasciato una Baldini sempre intenta a progettare protagoniste dei suoi romanzi dai caratteri volitivi e determinati, ma contemporaneamente gravide di un’umanità che le scevrava da aloni di eroismo e le faceva sentire umanissime (la Giulia de ”Il veleno di Circe”, la Alexia di “Non nobis, Domine!”), impegnate com’erano da sole contro il male. Nur, l’archeologa di “Elektron”, con l’alleanza inconsapevole con il suo alieno angelo custode e la perseveranza nell’affrontare con quell’impalpabile protezione il male, diventa vera martire testimone della ricerca del vero, al di là dei registri protocollari acclarati del reale, ma questo suo innato eroismo, lungi dal renderne la figura distante e inavvertibile, l’avvicina al lettore, trasformandola in un legittimo parametro imitativo con le sue qualità omnicomprensive intrise d’intelligenza, cultura, stakanovismo e coraggio. Il mondo maschile che le ruota satellitarmente attorno è caratterizzato dai template che costituiscono topos per la scrittrice: il rigore del membro delle Forze dell’Ordine (il Colonnello Houssaf), la razionalità dello scienziato del CERN (Patrick), la competenza e l’alacrità professionale dei colleghi archeologi (Paul e Omar), il professionista carrierista in inarrestabile precipizio sul crinale del crimine (il Professor Koury). Ma l’abilità dell’autrice è quella di creare una miscellanea sempre nuova ed interessante in questi canoni referenziali che sono una caratteristica imprescindibile del suo pensiero di confezionatrice di thriller, talché non si può mai dire che ella appaia monocorde e ripetitiva, pur in un humus concettuale e nei suoi modelli ideali chiari e definiti! Insomma un repertorio costante, omogeneo e pur sempre nuovo e cangiante nell’avvicendamento dello spartito.

 

L’anelito della fiction che abbiamo descritto altrove e cui accennavamo nell’esordio di questa recensione si evidenzia e si marca più ancora che in altre opere con la costante presenza a ridosso di ogni discorso diretto, al termine o all’inizio degli interventi di ogni personaggio, di un aggettivo o locuzione predicativa che punta a dipingere analiticamente e dettagliatamente l’atteggiamento prosopico di chi parla e agisce:

 

“Maledizione”impreca Inepu, deluso;

 

Non se ne parla proprio!” esclama, deciso, Wasir;

 

“Ho capito perfettamente, colonnello. L’aspetto.” replica, docile, Nur.

 

Il lettore viene così portato otticamente in scena in un’atmosfera narrativa fantastica ed affascinante ed in un tratteggio così analitico dei protagonisti urgente di una drammaticità ancora più rilevata rispetto a quella dei precedenti romanzi-fiction; l’autrice sembra allestire set di film prima ancora che trame di romanzi e questa compresenza e contemporaneità narrativo-mimetica la rendono davvero originale e dotata di uno specifico interessantissimo. A giudizio di chi scrive i meriti in quest’opera si spiralizzano ancor più, in ragione del fatto che la materia è gravida di dottrina e studio nel campo della civiltà egizia, senza che ciò appesantisca minimamente lo sprint della trama, anzi fungendo quasi da elemento catalizzatore! Questo anche grazie alla simbolistica e all’onomastica che ella sceglie per la trasposizione aliena della mitologia egizia ed è dolcissimo, anche in maniera equivoca ed eterodossa per il non iniziato, pensare alla verosimile trasformazione della dizione originaria dei nomi di quegli astronauti, Aset, Wasir, Djehuti, Inepu, Nebet, Sutekh diventati per gli ominidi terrestri Iside, Osiride, Thot, Anubi, Nefti, Seth. Fantasia? Immaginazione? Delirio onirico? Chi può dirlo? E se anche fosse, che importa? Di uno struggimento, come ama dire la Baldini, “da togliere il fiato”!

 

Mi è gradito concludere, al solito, l’analisi dell’opera con un cenno strutturale, partendo da un passo del libro stesso con valore quasi profetico; la piastrina di riconoscimento di Wasir è un rettangolo aureo, dice Paul, il rapporto tra lato maggiore e minore è identico a quello tra lato minore e segmento calcolato sottraendo quest’ultimo dal lato maggiore, il valore che ne deriva, 1,618, il numero divino, esprime la sezione aurea. A pag. 212 si legge: ” (Nur)…sa il valore di tale principio matematico presso i sapienti dell’antico Egitto tanto da porre sul capo della dea Iside, una delle maggiori divinità del loro pantheon, un geroglifico conosciuto come la rappresentazione di un trono che altro non è se non il simbolo di un rettangolo aureo…”.

 

Abbiamo a disposizione circa 465 pagine (intere) di libro; la Baldini ne destina circa 287 agli egizi e circa 178 ai proteriani; dividete 465 per il numero aureo e scoprite il risultato!

 

Ad maiora, Cinzia-Nur!!!!

 

 

Mariano Grossi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su:

 

LINEE INFINITE EDIZIONI 

 

http://www.lineeinfiniteedizioni.net

 

 

- Libreria Universitaria.it 

 

http://www.libreriauniversitaria.it/elektron-baldini-cinzia-linee-infinite/libro/9788862471138?a=415021

 

 

 

 

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