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Una prima importante caratterizzazione sarda dell'alfabeto ogham PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Domenica 03 Maggio 2015 02:24

 

UNA PRIMA IMPORTANTE CARATTERIZZAZIONE SARDA DELL’ALFABETO OGHAM

 

 

Continuiamo dunque il percorso relativo agli alfabeti utilizzati dalla e nell’Antica Civiltà Sarda. Parliamo ancora di Ogham, iniziando però, oggi, ad evidenziarne una (prima e non ultima) caratterizzazione Sarda estremamente importante, che ci permetterà di proseguire su altre strade di ricerca.

Alcune precisazioni doverose, anche per inquadrare meglio il contesto in cui operiamo:

1) L’alfabetica dell’Antica Civiltà Sarda non è un qualcosa di immobile ed immutabile, e sarebbe assurdo sostenere il contrario.

2) Ci muoviamo ancora in ambito pre–celtico,ossia prima del 2500/3000 a. C., ed andando ovviamente a ritroso. Per ora ci basta questa informazione certa e riscontrabile, in quanto i Celti non hanno inventato né utilizzato l’alfabeto Ogham e non lo hanno modificato. Hanno bensì utilizzato, assai raramente come sistema di scrittura, le famose Rune, destinando di norma ad esse un ruolo quasi totalmente sacrale-divinatorio.

3) L’alfabeto Ogham lineare è stato certamente utilizzato dai Sardi, dai Pitti in Scozia, ed anche nella penisola Iberica, (altro elemento di grande interesse che analizzeremo in un apposito capitolo).

 

 

 

 

 

Ovviamente, il fatto che i Pitti abbiano utilizzato l’Ogham prima dell’arrivo dei Celti, è prova assoluta che anche i Sardi abbiano fatto la medesima cosa, e nel medesimo periodo . Ripeto ancora una volta: il contatto, ormai innegabile, tra Sardegna e Scozia, con la penisola Iberica a fare da importante punto di riferimento obbligato sulle rotte Mediterraneo-Atlantiche, ci permette ancora una volta di stabilire correlazioni e cronologie altrimenti ben difficili da focalizzare. Dunque, l’Ogham e le sue trasformazioni alfabeto lineare, che ormai ben conoscete e di cui abbiamo tracce consistenti sia su pietre pitte sia su pietre sarde, molto spesso ubicate proprio nei pressi dei nuraghi, sia su pietre iberiche, subisce, come naturale evoluzione di se stesso, e certamente per identificare particolari prerogative territoriali senza dover utilizzare scritture sia lineari che lunghe, una trasformazione basilare, divenendo un insieme di simboli distaccati tra loro e non più un unico e lungo scritto di tipo lineare. Trasformazione apparentemente poco rilevante, ma, in realtà, un cambio a dir poco epocale. Perché? Soprattutto perché caratterizza, come detto, le peculiarità di alcuni territori senza dover scrivere od incidere lunghi messaggi, o perchè crea brevi, significativi e caratterizzanti insiemi di singole e brevi sostantivi, o perchè crea scrittura senza più dover utilizzare una linea verticale od orizzontale. Soprattutto perché viene compiuta una semplicissima quanto geniale operazione: si creano termini slegati da un lungo contesto.

 

 

 

 

 

Se l’Ogham classico è caratterizzato da un lungo e continuo susseguirsi di segni, che necessita addirittura di un particolare segno che delimiti inizio e fine del discorso, aver “singolarizzato” (passatemi il termine) i vari caratteri costituisce una novità di pregio atta a delineare con estrema precisione parole, sigle e gruppi letterali. Ovviamente nei prossimi capitoli entreremo nello specifico di tutto ciò, anche per addentrarci nella problematiche delle famose rune. Ma dove tale nuovo fenomeno è maggiormente identificabile, con riscontri molto precisi, è proprio in Sardegna, e gli splendidi scatti di Marcello Cabriolu (che ringrazio sentitamente) ce ne danno prova: in Scozia l’Ogham pittico (o Pitta) termina con l’arrivo dei Celti, e di raffigurazioni Ogham “singole” praticamente non ne abbiamo.

 

 

 

 

 

Differente il discorso che riguarda la Penisola Iberica, in cui, benché le raffigurazioni su pietra siano ben delineate, non sono mai così altrettanto variegate come in Sardegna, al fine di far notare in maniera inequivocabile lo “stacco” tra i due sistemi di scrittura. In ogni caso proprio la penisola Iberica ci sarà utilissima per comprendere ulteriori passaggi, tanto da far ritenere che, come vedremo, non costituì certamente solo un “ponte da e verso la Scozia” ma molto di più, anche in virtù di raffigurazioni iconografiche (cerchi concentrici) a dir poco straordinarie.

 

 

 

 


In Sardegna, dicevamo, il passaggio dall’Ogham lineare a quello “singolo” è nettissimo, leggibile chiaramente, prova che l’Antica Civiltà Sarda ha vissuto, e da protagonista assoluta, questo importante passaggio. L’impiego di alcuni simboli particolari, attestanti significati e soprattutto utilizzi di materie naturali non certo nord europee, fungerà da ulteriore e particolarissima testimonianza in tal senso, portando ad ulteriori, svariate ed importanti conseguenze, nell’area mediterranea.

 

 

Fabio Garuti e Valeria Putzu

 

 

 

 

 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA Anguana Edizioni - Sossano - VI ) 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021 

 

 

 

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