Il Consulente PDF Stampa E-mail
Scritto da Mariano Grossi   
Martedì 31 Marzo 2015 02:14

 

IL CONSULENTE di MARCELLO RODI    

 

Che cosa ha lasciato Vinny Casertano, il superpoliziotto dell’”Androgino”, opera prima di Rodi, quale eredità ricompositiva e metapregiudiziale ha consegnato a chi ha  preso il suo posto in un’America che vive quasi a mo’ di piaga endemica la psicosi post 11 settembre 2001? Nulla! Tutto appare nel “Consulente” fagocitato dalla logica operativa della Real Politik in un thriller che si legge tutto d’un fiato, ma  che è prevalente  azione priva dei messaggi e semantemi traboccanti nel precedente romanzo dell’autore. Intravedere tratti di umanità (nel senso etimologico del termine, da ”humus”, pregni dunque di debolezze e fallacità) nei personaggi che strutturano la vicenda, fornendole i gangli compositivi, risulta piuttosto arduo. A stento il Roderick Braxton, ex Berretto Verde tagliato fuori dal Corpo di appartenenza per l’emergere di problemi fisici, richiama la frustrazione dell’Ufficiale riformato che permeava di sé sovrabbondantemente, quanto a struggimento, l’epopea narrativa dell’”Androgino”; così come Sean Mc Kenny, supervisore FBI, ben poco trasmette al lettore della profondità e del tratto psicologico del suo mentore, Vinny, che campeggiava in tutta la vicenda del primo romanzo con una positività e purezza vocazionali invero decolorate nei colleghi. Una lievemente maggiore affinità si potrebbe intravedere tra il caporale afghano in servizio nel Distaccamento ISAF, Abu Mohammed Pashir, ed il musulmano Ahmed dell’”Androgino”, ugualmente terrorizzato per le sorti della propria famiglia. C’è tanta America fattuale e pragmatica nell’ordito narrativo de “Il Consulente”, dunque le vicende personali che costituivano l’essenza affascinante e fascinosa del primo volume di Marcello si possono solamente intuire, perché il target del compositore appare virare decisamente più sull’esperienza del thriller stricto sensu: dolcissimo in questo sopravvivere en passant del tratto solipsistico del singolo personaggio è l’accenno del poliziotto FBI Jack Vitiello al travaso operativo della didassi dell’autismo che ha costituito per lui la patologia del fratello minore.

Ma dove son finiti gli ”angeli” così ben descritti da Marcello nell’intervista concessa a questo stesso sito all’epoca del primo romanzo, quelle figure parametriche e riplasmatrici della vita individualmente addolorata dei singoli americani protagonisti di quel libro? L’attuale lavoro è permeato di “tanta America” e ”zero americani”, se mi si passa la proporzione metaforica; un’America che ha dimenticato gli angeli della propria interiorità e pare persa dietro ai demoni della vendetta. E’ il giusto tributo da pagare all’opzione pragmatica del thriller, pregno di una trama avvincente, dai ritmi sempre sincopati nell’intreccio e nelle alternanze degli scenari. Ma l’autore lancia comunque il suo messaggio tra le righe di questa America che a tutta prima pare monoliticamente compatta contro il nemico musulmano e dietro la facciata febbrile del Corpus statunitense nevrilmente impegnato contro l’eversore straniero emergono le fratture intercorporative, le gelosie tra apparati satelliti, i deliri d’onnipotenza degli intellettuali organici ed extraorganici, le eccentriche deviazioni endogene caratterizzanti da sempre l’establishment delle intelligence di ogni dove.

Ma questo non è, mi si consenta, essendo chi scrive un commilitone dell’autore, un messaggio allotrio, neutro e secondario da parte di Rodi. Come già emerso nell’intervista che gli facemmo qualche anno addietro, all’uscita de “L’Androgino”, si tratta della frantumazione del mito accademico dell’UNA ACIES, sopraffatto a tutte le latitudini da ambizione individuale, deriva del concetto di spirito di Corpo e rivalità carrieristiche più beceramente innescabili in barba all’affabulazione delle mitologie del “God bless America!” o peggio del “Right or wrong, my Home!”.

E’ questo, a mio giudizio, il reiterarsi del messaggio disincantato e pirronico in un autore che solo in apparenza sembra avvinto esclusivamente dall’empito del thriller americano, palesemente raggrumato tra tecno-linguaggio ed eiaculatio di acronimi (la cui esegesi a piè di pagina, meritoria per l’attenzione ai non iniziati all’informatica ed al lessico tachigrafico USA, rallenta inevitabilmente l’attenzione del lettore e l’azione).

Quanto alla facies eminentemente stilistica, l’autore appare decisamente evoluto in un sostrato grammaticale, morfologico, lessicale e strutturale che si mantiene sui livelli già sperimentati nella prima opera. Rodi adotta un registro compositivo aderente e ligio alla norma scritta, permettendosi raffinatezze stilistiche come l’ossimoro elegante di pag 272 (inquietante tranquillità) e metafore niente affatto scialbe come quella di pag. 362 (..un grosso gruppo elettrogeno..cantava sommessamente la  sua canzone).

L’elenco che bonariamente qui riportiamo mira soltanto a sottolineare come nella lingua parlata e scritta di oggi trovino spazio, pur negli autori di livello linguistico più ortodosso, quelli che i nostri docenti alle scuole medie chiamavano errori da lapis rosso  o blu. Accanto all’oggettiva elencazione dei meri errori grammaticali, ci si è posti anche sotto il punto di vista stilistico, con lo scopo di suggerire alcune variazioni con un valore, per l’ambito cui si rivolgono, lo stile appunto, meramente soggettivo.

Procediamo con ordine:

a pag 6 l’autore indulge in una serie di ripetizioni che sarebbero state agevolmente aggirabili ricorrendo ad un’elencazione più sintetica: “si era classificato tra i migliori del corso di tre settimane di sopravvivenza, evasione, resistenza e fuga (SERE), oltre ad aver frequentato con profitto il corso di lancio libero di paracadutismo militare, quello di qualificazione al combattimento subacqueo, il corso Sniper per le forze speciali, il corso di tecniche avanzate per operazioni speciali, la ricognizione avanzata, ed il corso di tecniche di acquisizione e designazione bersagli”. Nel giro di 8 linee il sostantivo corso o il pronome di riferimento ricorrono 6 volte. Tautologia cortocircuitabile agevolmente: “Si era classificato tra i migliori nel corso di tre settimane di sopravvivenza, evasione, resistenza e fuga (SERE), oltre ad averne frequentato  con profitto gli altri di seguito elencati: lancio libero di paracadutismo militare, qualificazione al combattimento subacqueo, Sniper per le forze speciali, tecniche avanzate per operazioni speciali, la ricognizione avanzata e tecniche di acquisizione e designazione bersagli”;

a pag. 7 la povertà lessicale che induce ad una duplicazione del verbo fare nel giro di una linea e mezzo (“In effetti, sembrava che tutto ciò che facesse, Rod riuscisse a farlo al massimo”), potrebbe essere agevolmente superata arricchendone il vocabolario: “In effetti, sembrava  che in tutto ciò che facesse Rod riuscisse al massimo”;

a pag. 9 occorrerebbe ortodossamente confinare e separare la dipendente causale dalla reggente, inserendo gli asindeti di apertura e chiusura: “..da quando erano costretti alla macchia non conveniva loro portarsi appresso un prigioniero e, dato che la punizione per quello che aveva fatto non era la morte, si erano limitati a distruggergli la casa, i campi e a uccidergli le bestie”;

a pag. 10 nella frase “A Rael il sangue stava bruciando nelle vene e la testa gli pulsava da morire” la presenza del polisindeto coordinante rende superfluo e sovrabbondante l’utilizzo del pronome personale “gli”, tanto più che il sostantivo di riferimento (Rael) è in apertura di periodo. Mentre con una cesura asindetica tra prima e seconda proposizione coordinata il pronome andrebbe benissimo: “A Rael il sangue stava bruciando nelle vene. La testa gli pulsava da morire.”;

a pag. 14:

abbiamo un esempio di come quotidianamente nella lingua odierna viene oramai disattesa dai  più la regola di vincolo tra pronome relativo e termine che immediatamente lo precede: ”L’edificio invisibile, così come il sofisticato sistema di sensori installato lungo la rete perimetrale, l’intreccio di raggi infrarossi che copre il terreno  a filo d’erba e le molte telecamere sparpagliate lungo il viale interno di accesso ed il lungo parcheggio asfaltato prima della piazzola di accesso all’edificio, che fanno sì che non esista il minimo punto cieco ….”; il verbo al plurale (fanno) indica che il pronome relativo ingloba tutti i soggetti elencati nella proposizione precedente, ma l'agevolazione della comprensione deve sposarsi con il rispetto della regola sintattica, pertanto andrebbe introdotto un sostantivo ricapitolativo che abbracci tutta quella quella elencazione introduttiva, per esempio: ..elementi (ovvero dispositivi) che fanno sì che non esista…. “

una certa lessicopenia determina la ripetizione della parola “accesso” nel giro di una  linea; sarebbe opportuno diversificare la seconda: “e le molte telecamere sparpagliate lungo il viale interno di accesso ed il lungo parcheggio asfaltato prima della piazzola che adduce all’edificio …”;

a pag. 18:

occorrerebbe ortodossamente confinare e separare la dipendente temporale dalla reggente, inserendo l’asindeto: “… avrebbe poi reso il computer ai due che lo avrebbero riportato indietro, separandosi una volta tornati negli Stati Uniti e consegnato il computer a chi di dovere, non appena sbarcati dall’aereo”;

la ripetizione nel giro di due linee del termine “computer” va agevolmente evitata con opportuno pronome: “… avrebbe poi reso il computer ai due che lo avrebbero riportato indietro, separandosi una volta tornati negli Stati Uniti e  consegnandolo a chi di dovere “;

l’incidentale/parentetica “…che era l’unico potenzialmente in grado di accedere ai dati contenuti nell’hard disk”, si apre con un trattino e si chiude con una virgola: andrebbe tipograficamente uniformata nell’incipit e nel desinit;

a pag. 38 ulteriore esempio di come quotidianamente nella lingua odierna viene oramai disattesa dai più la regola di vincolo tra pronome relativo e termine che immediatamente lo precede: “… si sarebbe avviato usando le istruzioni presenti in una scheda di memoria installata all’interno del computer, che avrebbero dato il via alla formattazione totale del sistema …”. E’ evidente che l’autore riferisce il pronome relativo ad un termine (le istruzioni) che sta per lo meno a 9 parole di distanza da esso: testo comprensibilissimo, ma grammatica brutalmente violata! Si potrebbe rimediare così: “…si sarebbe avviato usando le istruzioni presenti in una scheda di memoria installata all’interno del computer. Esse avrebbero dato il  via alla formattazione totale del sistema …”. I pronomi aiutano a snellire le nostre frasi, i nostri periodi, ma occorre saperli saggiamente e regolamentarmente scegliere; spesso un pronome di  persona, un dimostrativo, sono ortodossamente usabili laddove un relativo costituisce eterodossia;

a pag. 55 sarebbe preferibile usare il sostantivo “l’assassino” evitando la perifrasi che determina un’eccedenza di imperfetti congiuntivi: ”Dunque si poteva dedurre che chi avesse ucciso, non avesse confidenza con l’ambiente o che lo conoscesse solo superficialmente”;

a pag. 57 il colloquiale “Erano stati uccisi da seduti” genera un’ambiguità interpretativa; chi legge, trovandosi in un contesto in cui l’autore non è affatto colloquiale, è portato ad interpretare come un complemento d’agente quell’espressione (erano stati uccisi da persone che erano sedute!); preferibile mantenere il livello formale del contesto scrivendo: “Erano stati uccisi in posizione seduta, ovvero mentre erano seduti”;

a pag. 58 l’aggettivo “compiaciuto” è usato in unione con la preposizione articolata “dallo”, mentre normalmente va usato  con la preposizione “di”, in articolazione “dello”;

a pag. 62 si legge “..anche se è duro da ammettere che tu ti voglia vendicare”, qui pare che  l’autore si posti a cavaliere tra un’espressione formale ed  una colloquiale; deve aver pensato il concetto in questa forma: ”Sean aveva voglia di vendicarsi, anche se ciò è duro da ammettere”, ma formula il pensiero in forma più nitida: ”Anche se è duro ammettere che tu  ti voglia vendicare”; la preposizione semplice da, che ha funzioni riepilogative in una frase come questa, deve essere evitata quando il verbo ammettere è seguito dalla dichiarativa; si scrive  è  duro ammettere  che”,  e non “è duro da ammettere che”;

a  pag. 63:

 con quel “lui che considerava la lealtà il pregio principale di un uomo” l’autore, di regola sempre formale e omogeneo nel registro linguistico, cede al colloquialismo; il soggetto richiederebbe “egli” e non ”lui”, forma riservata ai complementi diretti ed indiretti;

Tutte e quattro quelle persone erano come volessero sostenersi in quello che stavano per intraprendere insieme, che poteva rivelarsi come il loro primo successo …”: la consecutio temporum esige che il futuro nel passato si esprima col condizionale passato (“…che avrebbe potuto rivelarsi …”);

a pag. 69 analogo errore di consecutio temporum: ”.. la squadra si riunì nuovamente nel primissimo pomeriggio, dopo che tutti avevano consumato un pasto frugale e veloce..”: la legge dell’anteriorità prevede che un’azione espressa nella reggente da tempo perfettivo (passato remoto) formuli nella dipendente temporale la propria antecedenza cronologica mediante la corrispondente forma perfettiva (trapassato remoto) e non con quella imperfettiva (trapassato prossimo) (“… dopo che  tutti  ebbero consumato un pasto frugale …”); la correlazione dei tempi nei casi di certezza prevede  questa proporzione: imperfetto : trapassato prossimo = passato remoto : trapassato remoto.

L’ibridismo formale tra reggenza e dipendenza mal si coniuga con la regola grammaticale;

 

a pag. 76 la frase esclamativa ”Ecco com’erano entrati indisturbati nel campus universitario” richiederebbe la corrispondente punteggiatura in coda (!);

a pag. 77 abbiamo una serie di interrogative indirette espresse all’indicativo (“Qui trovarono il proprietario, a cui fecero le solite domande di rito - dov’era, se si ricordava di chi aveva abbandonato il furgone -…”), laddove la regola grammaticale prevede una serie di congiuntivi: ” dove fosse, se si ricordasse di chi avesse abbandonato  il furgone …”;

a pag. 80 c’è l’identica violazione della regola del futuro nel passato già rilevata a pag. 63 (“Aveva lasciato una traccia, e chi aveva organizzato quel massacro voleva coprirle, invece, le proprie tracce” anziché “Aveva lasciato una traccia, e chi aveva organizzato quel massacro avrebbe voluto  coprirle, invece, le proprie tracce” );

a pag. 83 c’è un infinito sostantivato espresso al Dativo, meglio, come complemento di termine, laddove nell’Italiano moderno di regola solo le preposizioni in e con (anche articolate) reggono tale forma (cfr. http://www.treccani.it/enciclopedia/infinito-sostantivato_(Enciclopedia_dell'Italiano)/): ”Loro sono l’unico filo che ci lega al capire il  perché di due casi irrisolti”. Poiché l’infinito sostantivato serve essenzialmente a compensare la mancanza, nel vocabolario italiano, di nominalizzazioni appropriate, specialmente per nomi di azione e di processo (cfr. sempre lo stesso link), in questo  caso il termine ha ben poco da compensare, essendoci dovizia di sintagmi nominali corrispondenti (comprensione, intelligenza, intendimento, intuizione), sarebbe consigliato pertanto un normale sostantivo, ad esempio  Loro sono l’unico filo che ci lega alla comprensione del perché di due casi irrisolti”);

a pag. 90:

Le politiche dell’immigrazione sono un tema centrale della politica” induce una sensazione di “lessicopenia” facilmente risolvibile ad esempio con “Le tematiche dell’immigrazione sono un argomento centrale della politica”;

Se da un lato dovrebbe evitare un afflusso troppo massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall’altro può finire con l’incentivare l’immigrazione clandestina”: nelle disgiuntive occorre mantenere omogeneità dei modi verbali, pertanto, all’indicativo nella prima deve corrispondere l’indicativo nella seconda, ovvero condizionale a condizionale: “Se da un lato dovrebbe evitare un afflusso troppo massiccio di immigrati che non potrebbero essere assorbiti dal mercato del lavoro, dall’altro potrebbe  finire con l’incentivare l’immigrazione clandestina”;

A fronte di un numero di immigrati regolari vengono spesso applicate delle sanatorie che da un lato portano fuori dall’illegalità molti immigrati”: basterebbe una particella pronominale e la ripetizione del sostantivo immigrati sarebbe agevolmente evitata: “A fronte di un numero di immigrati regolari vengono spesso applicate delle sanatorie che da un lato ne portano fuori dall’illegalità molti”;

a pag. 91 duplice errore sull’uso del pronome relativo:

 ”A nulla sono valsi tentativi presso l’OPEC  per ottenere un  aumento delle trivellazioni che potesse portare ad un ribasso del prezzo del greggio”; il relativo deve sempre riferirsi al termine che lo precede, in questo caso ”le trivellazioni”; ma logicamente qui è riferito ad “aumento”; sarebbe pertanto suggeribile l’utilizzo di una finale in luogo della relativa: “A nulla sono valsi tentativi presso l’OPEC per ottenere un aumento delle trivellazioni al fine di determinare un ribasso del prezzo del greggio”;

“… se confrontate con l’eterogeneità delle rocce serbatoio, in quanto provengono dalla perforazione dei pozzi che è molto costosa” periodo comprensibilissimo, ma anch’esso formalmente “violatore” della regola della concordanza del pronome relativo; come sopra, l’ortodossia grammaticale suggerirebbe di cortocircuitarlo scrivendo: “se confrontate con l’eterogeneità delle rocce serbatoio, in quanto provengono dalla perforazione dei pozzi di per sé molto costosa”;

a pag. 110 si noti la polluzione di relativi (pare che Marcello, mi si consenta scherzosamente, sia un “relativo-dipendente”!):”…un ufficio di cui lui aveva la chiave elettronica, che conteneva un arredo standard da ufficio, un computer che aveva Darned Duck  come sistema operativo, un televisore LCD a parete, uno schedario e  un angolo confortevole con due poltrone ed un divano”; proviamo a sciogliere con qualche “mucolitico” linguistico questa sorta di bradipnea del periodo: “possedeva lui la chiave elettronica di un locale, che conteneva un arredo standard da ufficio, un computer con Darned  Duck come sistema operativo, un televisore LCD a parete, uno schedario e un angolo confortevole con due poltrone ed un divano”; è quasi superfluo rilevare di nuovo che il secondo pronome relativo usato dall’autore viola la regola della concordanza col termine immediatamente precedente, stavolta, in aggiunta, in una proposizione che lascia adito a dubbi interpretativi: grammatica alla mano, è la chiave elettronica a contenere l’arredo standard da ufficio;

a pag. 133 incongrua variatio nel modo verbale di due dipendenti omogenee e coordinate: “Rod Braxton aprì gli occhi all’alba: sapeva dove si trovasse e cosa lo aspettava .”: due interrogative indirette coordinate, la prima ortodossamente  al congiuntivo, la seconda all’indicativo; “Rod Braxton aprì gli occhi all’alba: sapeva dove si trovasse e cosa lo aspettasse …” è la normalizzazione del periodo;

a pag. 138 l’aggettivo/participio passato ”soddisfatto” regge la preposizione articolata “dalla”: il Garzanti specifica che regge la preposizione ”di”, in articolazione dunque ci si attenderebbe un ”della”;

a pag. 148 li colloquialismo rende oscura la comprensione del testo: “Lì c’erano due uomini ad attenderlo: uno lo conosceva, era Newman, l’altro invece era anziano, distinto e atletico: trasudava una notevole sensazione di sicurezza nei gesti e negli atteggiamenti. L’istinto di Rod gli suggerì che fosse il Grande Capo”: a chi si riferisce il pronome personale “gli” espresso al complemento di termine? A Rod? Al Grande Capo? E chi è la persona conosciuta? Rod? Newman? La normalizzazione dovrebbe suonare più o meno come segue: ”Lì c’erano due uomini ad attenderlo: uno era Newman, ben noto a lui, l’altro invece era anziano, distinto e atletico: trasudava una notevole sensazione di sicurezza nei gesti e negli atteggiamenti. L’istinto suggerì a Rod  che fosse il Grande Capo”;

a pag. 149 errore nella  dipendenza da un verbo d’opinione; uso dell’indicativo (“… la consideriamo il massimo che potevamo avere come Consulente”) in luogo del congiuntivo (“… la consideriamo il massimo che potessimo avere come Consulente”);

a pag. 163 leggiamo “Abu Mohammed Pashir avrebbe potuto essergli molto utile”; è noto che i verbi servili non hanno coniugazione autonoma, ma mutuano quella del verbo che asservono, pertanto con il verbo essere va usato l’ausiliario essere (“sarebbe potuto essergli molto utile”);

a pag. 170 si legge: “… Oh, Profeta! Di’alle tue spose e alle tue figlie  e alle donne dei credenti  che si ricoprano dei loro mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e che non vengano offese ”; l’aggettivo “atto” espresso al comparativo di maggioranza regge p koino sia “a distinguerle” sia “che non vengano offese”; ma esso non viene usato in Italiano con una finale in forma esplicita, bensì unicamente con proposizioni di scopo espresse in forma implicita (con la preposizione semplice “a” + l’infinito); occorre, pertanto, omogeneizzare e normalizzare la seconda dipendente scrivendo: “… Oh, Profeta! Di’ alle tue spose e alle tue figlie  e alle donne dei credenti che si ricoprano dei loro  mantelli; questo sarà più atto a distinguerle dalle altre e a far sì che non vengano offese …”ovvero”… a non farle offenderle dagli altri);

a pag.  179:

scorretto l’uso dell’aggettivo ”circostanti” con la preposizione articolata “alla”; dice il Garzanti: “L’aggettivo circostante non è di norma seguito da una preposizione”; sarebbe sufficiente qui scrivere “le alture circostanti” ovvero “le alture circostanti la sua” (la preposizione latina circum infatti regge l’Accusativo!);

lessicopenia da emendare: “… dispiegò una grande rete mimetica …..iniziò a dispiegare  l’armamentario tecnologico …”; suggeribile una variatio nel secondo verbo: “..iniziò ad aprire l’armamentario tecnologico …”;

a pag. 182 nuovo errore nella concordanza del pronome relativo: “… e si  rese così conto del dedalo di gallerie che doveva connettere tutti quei buchi …”; il pronome relativo, ribadiamo, si riferisce sempre al termine che lo precede, pertanto: “… e si  rese così conto del dedalo di gallerie che dovevano connettere tutti quei buchi …”;

a pag. 194 nuovo esempio di povertà lessicale: “… se lei è qui ha bisogno del mio aiuto senza cui non può – evidentemente – accedere ai documenti e alle persone di cui ha bisogno ”; suggeribile qualche variazione fraseologica: … se lei è qui le serve il mio aiuto: senza di esso non può – evidentemente – accedere ai documenti e alle persone di cui ha bisogno ”. Va  soggiunto che il pronome relativo “cui”, usato nei complementi indiretti, in Italiano dipende esclusivamente dalle preposizioni semplici ( di, a, da, in, con, su, per, tra, fra); per quanto ha tratto con la preposizione “senza”, il Garzanti così recita: ”..  si unisce ai pronomi personali o dimostrativi mediante la preposizione di”, escludendone l’uso in giunzione con un relativo!

a pag. 202 c’ è un troncamento (“Qual era”) scambiato per elisione (“Qual’era”);

a pag. 219 passaggio dall’indiretto al diretto senza marcatori grafici; l’autore, anziché scrivere: “Ho sempre sognato di zittire uno della CIA”, pensò sorridendo tra sé e sé”, ovvero  Pensò sorridendo  tra sé e sé che aveva sempre sognato di zittire uno della CIA”, pensa la frase con i tempi e la grafica dell’indiretto, ma la produce come se fosse a modulo discorso diretto: “Aveva sempre sognato di zittire uno della CIA, pensò sorridendo tra sé e sé.” Pare oramai una tendenza di parecchi autori contemporanei (Carofiglio ne fa abbondante uso). Rimane un errore grammaticale innegabile;

a pag. 220 si ripete il fenomeno già riscontrato a pag. 133, cioè la variatio nel modo verbale di due dipendenti omogenee e coordinate: “Io sono l’unico a sapere chi è e a conoscere che aspetto abbia”, mentre le due subordinate interrogative indirette devono essere poste  entrambe omogeneamente al congiuntivo: “Io sono l’unico a sapere chi sia  e a conoscere che aspetto abbia;

a pag. 230 permane il dubbio di un errore di stampa, poiché inopinatamente l’autore accosta asindeto e polisindeto ed inserisce una virgola che separa soggetto e predicato verbale “L’Iran, ed i suoi Presidenti, non si erano opposti al Piano Saladino …”: se il soggetto coordinato vuol invece esser percepito come un incidentale - parentetico, sarebbe bene inserirlo tra parentesi: “L’Iran (ed i suoi Presidenti) non si erano opposti al Piano Saladino …”;

a pag. 232:

il participio passato del verbo ”coinvolgere” si trova concordato nel genere e numero del più vicino dei sostantivi cui si riferisce,: “… a causa del numero di Governi ed Entità politico-economiche coinvolte ”; il sito dell’Enciclopedia “Treccani” specifica chiaramente che: “nel caso in cui ci sia più di un soggetto e i soggetti abbiano genere diverso, il participio passato sarà concordato al maschile plurale”; dunque: “… a causa del numero di Governi ed Entità politico-economiche coinvolti ”;

testimone ne erano stati i fatti dell’Iraq …” il soggetto maschile plurale (“i fatti”) richiede concordanza in genere e numero per il predicato nominale (“testimoni”), pertanto: “testimoni ne erano stati i fatti dell’Iraq …”

a pag. 234 nuovo esempio di lessicopenia: ”Sarei del parere di far uscire qualunque informazione intendessimo passare da una zona in cui l’informazione stessa possa esser ritenuta immediatamente credibile …”; lecita variatio suggeribile: ”Sarei del parere di far uscire qualunque informazione intendessimo passare da una zona in cui la stessa possa esser ritenuta immediatamente credibile …”;

a pag. 237 c’è un verbo servile che regge l’infinito di un verbo omologo, cioè un modale asservito ad un altro modale (“potrebbe dover essere necessario affidare …”); la polluzione di infiniti non è mai suggerita in Italiano (dovere, essere necessario, affidare) e la Grammatica Italiana Treccani cita solo esempi in cui “dovere” regge l’omologo servile “potere”, non il contrario; ad ogni buon conto, basterebbe eliminare in questo caso “dovere” ottenendo una frase più spedita e un concetto meno “bradipo”: “..potrebbe essere necessario affidare …”;

a pag. 244 si legge:  .. era la persona più simile a Vinny che avesse frequentato  …”: il ”che” introduttivo del 2° termine di paragone di regola va immediatamente dopo il superlativo di maggioranza o minoranza; la presenza del complemento di termine “a Vinny” ne rallenta comprensione ed efficacia; sarebbe meglio trasformare la  frase in “.. era la persona più simile a Vinny tra quelle che aveva frequentato …;

a pag. 245 vi è una sequenza di infiniti narrativi che surrogano in realtà una serie di trapassati prossimi: “Perché assaltare un’università ed uccidere tutta quella gente per poi saltare in aria e tutto per danneggiare un progetto di motore sperimentale? Perché usare una pistola cinese in tutti gli attentati, quasi fosse una firma e permettere agli investigatori di collegare tutti i casi? Perché uccidere con la stessa pistola un ladruncolo drogato e permettere di scoprire l’identità di una pedina importante del complotto? Perché non arrestare subito Hashim, il terrorista complice di Al-Raqqa, ed attendere invece che entri in azione?” Il congiuntivo presente dell’ultima interrogativa diretta va coordinato al passato e dunque va usato l’imperfetto: “Perché assaltare un’università ed uccidere tutta quella gente per poi saltare in aria e tutto per danneggiare un progetto di motore sperimentale? Perché usare una pistola cinese in  tutti gli attentati, quasi fosse una firma e permettere agli investigatori di collegare tutti i casi? Perché uccidere con la stessa pistola un ladruncolo drogato e permettere di scoprire l’identità di una pedina importante del complotto? Perché non arrestare subito Hashim, il terrorista complice di Al-Raqqa,  ed attendere invece che entrasse in azione?”;

a pag. 255 c’è un’interrogativa diretta stampata senza punto interrogativo ”Cosa fai qui” laddove occorrerebbe “Cosa fai qui?”;

a pag. 256:

c’è un aggettivo sostantivato (“l’Italiano”) scritto con la maiuscola, laddove la lingua italiana vieta la maiuscola con i vocaboli che indicano nazionalità;

colloquialismo da evitare poco dopo: ”… a parte quando era venuto negli Stati Uniti …” da sostituire con: ”..se si eccettua la volta in cui era venuto negli Stati Uniti …”;

a pag. 266 si legge: “… avevano previsto che probabilmente il Pakistano poteva mettere fuori uso una microspia …”; il pakistano va scritto con la minuscola per le ragioni dianzi specificate, ma la cosa più importante è ribadire che si ha sempre il congiuntivo dopo un verbo che esprime un’opinione o una convinzione personale (credere, dubitare, giudicare, immaginare, prevedere, ecc.), pertanto: “… avevano previsto  che probabilmente il pakistano potesse  mettere fuori uso una microspia …”;

a pag. 270:

nuovo uso errato dell’indicativo in una interrogativa indiretta (“..Non sapevano se il loro uomo si sarebbe diretto immediatamente in albergo o se prima aveva intenzione di …”); la frase andrebbe dunque emendata in “..Non sapevano se il loro uomo si sarebbe  diretto immediatamente in albergo o se prima avesse intenzione di …”;

anche se le banche sarebbero state chiuse nel pomeriggio, Rjahi Sindh avrebbe potuto avere un accesso “privilegiato”… l’incipit del periodo fa pensare ad una protasi di un ipotetico dell’irrealtà; invece si tratta di una certezza nel futuro (le banche sarebbero state oggettivamente chiuse): sarebbe suggeribile, pertanto, esordire dando l’immagine nitida di quella certezza: “..Le banche sarebbero state chiuse nel pomeriggio, ma Rjahi  Sindh avrebbe potuto  avere un  accesso “privilegiato”…”, preferendo la paratassi con una  congiunzione avversativa all’ipotassi dell’ipotetico;

..avrebbero comunque dovuto restare vigili  per tutto il giorno …” il verbo servile non ha coniugazione autonoma, ma vincolata a quella del verbo che asserve; “restare” esige  come ausiliario il verbo “essere”, pertanto, si deve dire: “..sarebbero comunque dovuti restare vigili per tutto il giorno …”;

a pag. 298 necessita l’inserimento di un avverbio locativo (“..mentre la station wagon si arrestava davanti alla stradina posta a lato dell’edificio e vi si introduceva a retromarcia.”) per snellire la frase che risulta nuovamente affetta da bradicinesia a causa del complemento di moto a luogo espresso con il pronome personale (“..mentre la station wagon si arrestava davanti alla stradina posta a lato dell’edificio e si introduceva in essa a retromarcia.”);

a pag. 299 nuova zoppia nell’uso del pronome relativo: ”Non appena dentro, Jason e Sherry si separarono subito dopo aver salutato “Hashim”, che si trovava dietro il bancone: carnagione vagamente olivastra, naso affilato, due baffetti sottilissimi che gli ornavano il labbro superiore che facevano coppia con un pizzetto ben disegnato attorno al mento”; entrambi i pronomi relativi, da riferire sempre al termine che immediatamente li precede, alludono ai “due baffetti sottilissimi”; il secondo, dunque, necessita di una congiunzione che ne espliciti il corretto riferimento reale e renda la frase grammaticalmente corretta: ”Non appena dentro, Jason e Sherry si separarono subito dopo aver salutato “Hashim”, che si  trovava dietro il bancone: carnagione vagamente olivastra, naso affilato, due baffetti sottilissimi che gli ornavano il labbro superiore e che facevano coppia con un pizzetto ben disegnato attorno al mento”;

a pag. 319 la “crisi” nella gestione del pronome relativo si ripresenta a mordere la prosa dell’autore: ”La costruzione che vedete sembra una abitazione a due piani circondata da un cortile ed un alto muro di cinta nelle vicinanze di un’ansa del fiume che termina sotto un viadotto”: è l’”ansa” a terminare sotto il viadotto mentre il pronome relativo, posto così com’è, si riferisce a “fiume”, termine immediatamente precedente; la struttura va pertanto modificata: ”La costruzione che vedete sembra una abitazione a due piani circondata da un cortile ed un alto muro di cinta; lì a ridosso il fiume forma un’ansa che termina sotto un viadotto”;

a pag. 342, ossessivamente, il pronome relativo  gioca un altro tiro mancino all’autore: ”..ne aveva ancora una  decina in una tasca interna dello zaino che, fortunatamente, passò inosservata”; il termine immediatamente precedente al pronome relativo è ”zaino”, mentre logicamente lo scrittore lo riferisce alla ”tasca” del medesimo; occorrerebbe quindi eliminarlo, facendosi aiutare dalla punteggiatura; ad esempio: ”..ne aveva ancora una decina in una tasca interna dello zaino: fortunatamente passò inosservata”;

a pag. 352 abbiamo due interrogative indirette disgiuntive col verbo all’indicativo: “A quel punto era vitale che si rendesse conto, innanzitutto, se era detenuto in quell’edificio o se invece era libero di muoversi.”; la  grammatica esige l’uso del  congiuntivo: “A quel punto era vitale che si rendesse conto, innanzitutto, se fosse detenuto in quell’edificio o se invece fosse libero di muoversi.”;

a pag. 353 vi è una variatio nella struttura delle dichiarative dipendenti da un verbo d’opinione, prima un’infinitiva in forma implicita e poi un che + congiuntivo, in forma esplicita (“Valutò di trovarsi al secondo piano, e che fosse la zona ”notte” di quell’edificio, dal silenzio che vi regnava”). E’ buona norma in tali casi rendere le dipendenti strutturalmente omogenee, pertanto: “Valutò che si trovasse al secondo piano, e che fosse la zona ”notte” di quell’edificio, dal silenzio che vi regnava” ovvero “Valutò di trovarsi al secondo piano, e di essere nella zona ”notte” di quell’edificio, dal silenzio che  vi regnava” ;

a pag. 354 si legge: “Durante il suo addestramento gli avevano spiegato che si può bere la propria urina per reidratare l’organismo in condizioni estreme: figurarsi se poteva essere un problema per lui lavarsi dove aveva appena espletato i suoi bisogni corporali”; l’uso dell’espressione “figurarsi se/quando” è indice di colloquialismo da utilizzare negli scorci dialogici; preferibile, visto il contesto narrativo, evitarlo: “Durante il suo addestramento gli avevano spiegato che si può bere la propria urina per reidratare l’organismo in condizioni estreme: non era certo un problema per lui lavarsi dove aveva appena espletato i suoi bisogni corporali”;

a pag. 355 nuovo errore nell’uso del modo verbale in un’interrogativa indiretta: ”Ovviamente sapeva già dove si trovava ; la regola impone il congiuntivo: “Ovviamente sapeva già dove si trovasse;

a pag. 356 ancora la forma colloquiale “figurarsi se/quando” in un contesto   non caratterizzato da mìmesis “… a diciotto anni ci si sente indistruttibili ed in grado di cambiare il mondo da soli, figurarsi quando ti mettono in testa idee di  rivoluzione …”; qui la dièghesis suggerisce di evitarlo: “… a diciotto anni ci si sente indistruttibili ed in grado di cambiare il mondo da soli, specialmente quando ti mettono in testa idee di  rivoluzione …”;

a pag. 358 è sicuramente ravvisabile un errore tipografico perché le particelle negative () son state digitate senza accentazione come se fossero particelle pronominali (ne); il testo va corretto con ”.. più meno come era costretto a fare lui.”;

a pag 360:

ancora disagio nella gestione di una proposizione relativa: ”… sapeva infatti che il filmato che stava memorizzando sulla scheda contenuta nella montatura dei suoi occhiali sarebbe stata in seguito esaminata e processata con un software …”; il termine cui si  riferisce il pronome relativo “che” è chiaramente “il filmato”, pertanto i participi passati ”stata”,”esaminata” e ”processata” necessitano esservi coordinati in genere e numero (probabilmente l’autore si confonde con “la scheda” e li coordina al femminile!): ”sapeva infatti che il filmato che stava memorizzando sulla scheda contenuta nella montatura dei suoi occhiali  sarebbe stato in seguito esaminato e processato con un software”;

errore nella consecutio temporum: ”Quello che realmente lo sorprendeva era stato vedere come ….”; la contemporaneità nel passato va rispettata anche con la prolessi  dell’oggettiva dipendente; o si scrive: ”Quello che realmente lo aveva sorpreso era stato vedere come ….”ovvero: ”Quello che realmente lo sorprendeva era vedere come ….”;

evitare la lessicopenia; in poche righe si legge due volte il verbo ”deputare”: ”..in  un luogo che apparentemente – in passato -  doveva essere stato deputato a qualcosa di analogo ad un’industria vinicola. Si sarebbe aspettato di trovare tecnologia, strutture moderne ed asettiche, impianti di sorveglianza, invece sembrava di essere in una sorta  di comunità deputata all’agricoltura.” Meglio diversificarne uno: ”..in un luogo che apparentemente – in passato -  doveva essere stato destinato a qualcosa di analogo ad un’industria vinicola. Si sarebbe aspettato di trovare tecnologia, strutture moderne ed asettiche, impianti di sorveglianza, invece sembrava di essere in una sorta di comunità deputata all’agricoltura.”;

a pag. 361, dunque usato 3 volte nel giro di una pagina, nuovamente il verbo “deputare” che di per sé è piuttosto desueto (“…che sfociava in una sorta di cloaca deputata a convogliare i liquami..”); meglio un’ulteriore diversificazione: “…che sfociava in una sorta di cloaca atta a convogliare i liquami..”;

a pag. 386 ancora colloquialismo; viene usato l’aggettivo “forte” in luogo dell’avverbio ”fortemente” (fenomeno riscontrabile in altri scrittori i thriller, p.es. Carofiglio che ne ”La regola dell’equilibrio” scrive “parlare sboccato” anziché ”parlare sboccatamente”): ”.. l’ansia  che gli stava attanagliando forte lo stomaco.”; preferibile dire: ”.. l’ansia che gli stava attanagliando fortemente lo stomaco.”;

a pag. 391 chiarissimo errore tipografico poiché si legge “il piloti” anziché “i piloti”;

a partire da pag. 396 quello che è stato sempre chiamato Wertzbach diventa probabilmente per refuso tipografico di qui in avanti Weltzbach;

anche la dedica finale ”Un sentito ringraziamento a ………………… senza cui questo romanzo non avrebbe mai visto la luce” enuncia l’angosciosa gestione del pronome relativo: come già detto, il pronome relativo “cui”, usato nei complementi indiretti, in Italiano dipende esclusivamente dalle preposizioni semplici (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra); per quanto ha tratto con la preposizione “senza”, il Garzanti così recita: ”..  si unisce ai pronomi personali o dimostrativi mediante la preposizione di”, escludendone l’uso in giunzione con un relativo! La dedica corretta suonerebbe così: “Un sentito ringraziamento a …………………! Senza di lei questo romanzo non avrebbe mai visto la luce” .

Tutta questa elencazione potrebbe far sorgere un equivoco: “Il recensore mira a stroncare la lingua dell’autore!

Neanche per sogno! Sgombriamo ogni dubbio con un esempio ed un paragone che a giudizio di chi scrive non pare affatto tirato per i capelli: leggiamo questo passo de ”La coscienza di Zeno” di Italo Svevo:

So perfettamente come mio padre mi guarì anche di quest’abitudine. Un giorno d’estate ero ritornato a casa da un’escursione scolastica, stanco e bagnato di sudore. Mia madre m’aveva aiutato a spogliarmi e, avvoltomi in un accappatoio, m’aveva messo a dormire su un sofà sul quale essa stessa sedette occupata a certo lavoro di cucito. Ero prossimo al sonno, ma avevo gli occhi tuttavia pieni di sole e tardavo a perdere i sensi. La dolcezza che in quell’età s’accompagna al riposo dopo una grande stanchezza m’è evidente come un’immagine a sé, tanto evidente come se fossi adesso là accanto a quel caro corpo che più non esiste”.

C’è tutto, in questo pezzo tratto dall’esordio del romanzo perché un docente possa trarne spunto per una lezione di analisi del periodo ai propri discenti: paratassi perfettamente parallela, ipotassi condita di subordinate esplicite ed implicite, punteggiatura perfetta, scorrevolezza del testo, elisioni scelte con senso di opportunità e sempre in logica sottesa all’agevolezza della lettura. La padronanza delle regole linguistiche traspare nitidamente nel brano come il biglietto da visita diun autore pienamente a suo agio con la sintassi. Certo fa specie ad un purista della lingua italiana quella preposizione “di” alle dipendenze del verbo guarire; nelle orecchie di Svevo risuona l’uso comunissimo della preposizione tedesca “von” (“Erholen Sie sich von einer Gewohnheit”, così si dice in lingua teutonica, laddove in un’unica preposizione “von” si condensa il complemento di allontanamento, provenienza, origine, il partitivo, il possessivo, il causativo, quello di materia e il qualitativo); ne consegue che  chi è più avvezzo alla lingua alemanna possa confondere la giusta attribuzione in Italiano delle preposizioni  “di”  e “da”.

Esempi del genere, quelli tutti riconducibili ai teutonismi sveviani, sono rintracciabili in tutta la produzione dell’autore; eppure ciò non impedì che Svevo facesse comunemente parte dei testi di lettura negli istituti d’istruzione secondaria della Repubblica italiana.

L’elencazione degli scostamenti dall’ortodossia grammaticale in Rodi potrebbe dunque essere replicata all’infinito per un’opera di Svevo o di altri senza minimamente inficiarne la validità strutturale ed il lecito anelito didattico per un discente della lingua italiana; d’altronde i premi e riconoscimenti che l’autore ha ottenuto da parte di esperti della lingua sono cartina tornasole delle sue capacità di scrittore contemporaneo.

Chi scrive ha solo il dovere e l’intento di attestare come la lingua odierna si evolva, divergendo sempre più sensibilmente dai canoni della didattica tradizionale. L’importante è che la modernità e l’evoluzione linguistica non facciano nel tempo perdere la coda alla “ferinità” regolamentare che rimane fondamentale ed imprescindibile.

 

Mariano Grossi

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/consulente-rodi-marcello-campi-carta/libro/9788890789175?a=415021 

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