Gli Anasazi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Lunedì 09 Marzo 2015 01:45

 

DIMENTICANZE ARCHEOLOGICHE: GLI ANASAZI    

 

 

Ormai lo sappiamo bene: ci sono argomenti archeologici di cui si parla pochissimo. E il bello è che proprio su questi argomenti si dovrebbero, a rigor di logica, intavolare tavole rotonde di ogni genere e forse proprio per questo non se ne parla. Meglio "obliare". Solo che tante e tali sono le contraddizioni che l'oblio riesce maluccio e diventa assurdità. E la cosa decade, come al solito.

Vediamo:

- Stati Uniti d'America, area Meridionale fino al confine con il Messico, Arizona-New Mexico-Utah-Colorado, luoghi ricchi di fascino. Stando all’archeologia ufficiale si sarebbe sviluppata qui una civiltà chiamata ANASAZI (in Lingua Navaho "gli Antichi") con il proprio massimo sviluppo tra il 900 ed il 1250 d.C. Tale civiltà (di durata peraltro davvero breve, anche se, come al solito, le cronologie sono assai discordanti -e vorrei ben vedere!) avrebbe poi generato i nativi denominati HOPI-ZUNI. Gli Anasazi non conoscevano, e quindi non usavano, la scrittura, però edificavano tranquillamente complessi come quelli illustrati nelle immagini, con centinaia di stanze, locali perfettamente circolari detti KIWAS (mai più riprodotti), si spostavano lungo una linea (Meridiano Nord-Sud), costruivano città che poi abbandonavano quando la siccità impediva il sostentamento (versione ufficiale). Peccato che dei quattro luoghi certamente edificati dagli Anasazi, a detta dell’ufficialità archeologica, alcuni siano stati abbandonati dopo neanche cinquant'anni. Spesso, casualmente, viene omesso un particolare interessante: detti Anasazi hanno anche costruito strade, di cui resta qualche traccia, non certo strette ed improvvisate, perfettamente in linea Nord-Sud con l'asse su cui sono stati edificati tutti i loro insediamenti.

 

 

 

Commenti doverosi:

1) Una civiltà che per minimo 350 anni non utilizza la scrittura, a fronte di una capacità edilizia notevole, eccezionale. Una tenacia davvero incredibile, della serie "non vogliamo scrivere, no e poi no!". L'ho già sentita una storia simile. In Bolivia, dove, stando sempre all’ufficialità ortodossa, il sito di Puma Punku sarebbe stato edificato da nativi che non usavano la scrittura, ed in Sardegna dove, ufficialmente, i Sardi non utilizzavano un proprio alfabeto, nella plurimillenaria attesa che arrivassero i soliti Fenici salvifici. Non è ironia, bensì tutte versioni ufficiali, ci tengo a precisare. Una prassi diffusa, evidentemente. Certo che meno conoscevano la scrittura e meglio edificavano, anche in Sardegna. Roba da far saltare millenni di studi sull'ingegneria civile.

2) Una civiltà che edifica quattro centri urbani principali, di complessa struttura, con una tale lungimiranza (!!!) da doverli abbandonare, causa siccità, dopo appena 50 anni: praticamente in una sola generazione o al massimo due. Assurdo. Gli addetti alla programmazione erano un tantino scarsi, mettiamola giù così, anche perché hanno reiterato e reiterato nello sbaglio. E che diamine. Non ne hanno imbroccata una che sia una!

 

 

 

3) I quattro maggiori centri edificati dagli Anasazi, e poi frettolosamente abbandonati dopo poche decine di anni, sono tutti ubicati lungo una direttrice Nord-Sud perfetta. Per fare qualcosa del genere, ossia seguire perfettamente un Meridiano Terrestre come direttrice, (Meridiano 108, individuabile puntando Greenwich e spostandosi ad Occidente, tanto per capirci), non ci vuole fortuna, bensì strumentazioni complesse. In pratica gli stessi archeologi sostengono si sia trattato di un fatto intenzionale e non se lo spiegano affatto. Né per quanto attenga alle motivazioni, né per quanto riguardi l’avere centrato perfettamente il medesimo meridiano 108 appunto. Si tenga presente che mantenere un tale allineamento nell’edificare i nuovi centri abitati a diverse centinaia di chilometri di distanza, è cosa molto complessa. I quattro villaggi, o centri, di cui discutiamo sono: Aztec Ruins, Solomon Ruins, Chaco Canyon e Casas Grandes.

4) Le KIWAS, queste grandi “stanze” perfettamente tonde, prive di copertura, di grandi dimensioni, in parte interrate, che ricordano tanto il basamento di serbatoi o di cisterne, o di enormi contenitori. Notate l’immagine che ritrae una struttura gigantesca, in rapporto alla figura sullo sfondo. Ma che vado a pensare, saranno mica ricordi di tecnologie dimenticate? Ufficialmente luoghi di culto. Anche questa soluzione l'ho già sentita, lasciamo perdere. Quando non si sa, sostanzialmente, cosa dire, si sostiene che si tratti di luoghi di culto, o, se proprio va bene, di osservatori astronomici.

 

 

 

5) Sempre sulla direttrice di cui al punto sub 3, gli Anasazi hanno anche edificato una strada, ancora oggi in parte visibile, non improvvisata giusto per spostarsi dopo aver abbandonato il centro urbano precedente, bensì larga come una nostra strada moderna. Francamente non si capisce perché un popolo, che abbandona un luogo causa siccità per trasferirsi altrove, decida di lasciarsi alle spalle una sorta di via di passaggio larga e strutturata, tanto da essere ancora oggi identificabile. Sarebbe stato logico creare una sorta di sentiero e nulla più. Avranno avuto la mania delle strade, anzi delle mitiche Highway americane. E sempre senza saper scrivere.

Ma non è che, per caso, dicevo/azzardavo, si tratta di antichissime strutture utilizzate ben diversamente in origine e poi "ri-abitate" da popolazioni nomadi che le hanno abbandonate nel giro di qualche decennio causa invivibilità? La grande strada, in tal caso, ci sarebbe già stata, e la cosa si fa ben più logica. Ma non solo: i grandi fossati circolari, perfettamente rotondi, non hanno davvero alcun senso, ma proprio nessuno. Una profondità limitata, disseminati sul terreno senza alcun ordine, senza alcuno scopo apparente? A pensarci bene, una così limitata profondità funge, di norma, da basamento, o da fondamento/a, di strutture ancora oggi usatissime: torri di raffreddamento, (senza copertura, e soprattutto in grado di abbassare la temperatura dell’acqua senza congegni particolari: basta il semplice contatto con l’aria), cisterne, grandi serbatoi. Ci sono altre kiwas, edificate successivamente, di dimensioni contenute, e dotate di tetto, ma la differenza di fattura è più che evidente. Nulla a che vedere con le perfette linee tonde e molto grandi che si possono ben distinguere nelle immagini allegate.

Ora, il pensare che in questi siti ci fossero radiazioni o qualcosa di molto simile, tipo esalazioni venefiche, che abbia costretto gli abitanti ad andare via dopo pochi decenni, non è follia. Non si costruisce un centro abitato, poi seguito da altri in linea, con strade percorribili, per abbandonare il tutto dopo pochi decenni. Ben più comprensibile e plausibile è che una struttura abbandonata venga occupata da qualcuno che non ne conosca la potenziale pericolosità e che, per tale motivo, dopo pochissimi anni sia ovviamente costretto ad andare via. In moltissimi siti centro-americani vengono raffigurate divinità od esseri che presentano malformazioni, emorragie, lesioni tipiche da contatto con materie o materiale radioattivo.

 

 

 

Se si prende per valida la versione “ufficiale”, la logica va letteralmente in pezzi. Nel secondo caso, invece, tutto quadra perfettamente, ivi compresa la dislocazione dei siti su un medesimo meridiano terrestre, quasi si tratti di un preciso riferimento. Senza strumentazione è impossibile fare qualcosa del genere, e gli Anasazi non scrivevano neanche. Se si accetta, e sarebbe anche ora, che ci sia stata sul nostro pianeta almeno una civiltà tecnologicamente molto sviluppata (Piramidi in linea, Campi Circolari per sperimentazioni bio-genetiche, materiale isolante ad alte temperature, elettricità) si accetta anche che, abbandonate queste strutture, esse siano state “occupate” da chi non poteva conoscerne la potenziale e micidiale pericolosità. Conseguenze: malformazioni e morti, nonché venerazione teistico-post-tecnologica. Fantasia? L’ho sentito spesso, ma, francamente, a fronte di versioni ufficiali che fanno letteralmente sghignazzare nella propria assurdità, le preferisco, dati i riscontri. E sugli Anasazi, come avete potuto leggere, le versioni ufficiali sono indifendibili, tanto da aver fatto cadere il tutto nel consueto “oblio”.

La storia non è mai illogica. Mai. Incredibile forse, o difficile da concepire alla luce delle proprie conoscenze pregresse, ma illogica mai.

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

(tratto da: La preistoria atomica lungo la linea di Orione - Anguana Edizioni - Sossano , VI)

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/preistoria-atomica-lungo-linea-orione/libro/9788897621232?a=415021 

 

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