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Le navi dei sardi e degli scozzesi PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Domenica 01 Febbraio 2015 01:22

 

LE NAVI DEI SARDI E DEGLI SCOZZESI 

 

Abbiamo dimostrato, nel corso delle ultime settimane, che i rapporti tra Antica Civiltà Sarda e nord della Scozia sono stati intensi, profondi e socio-culturalmente rilevanti, fino a quando, in Scozia, l'avvento dei Celti (dopo il 2500 a. C.) ha causato la fine di tale interessante interscambio, date le notevoli differenze socio-culturali tra tali nuovi Popoli, (appunto Celtici e di origine Indo-Europea), ed i Popoli già presenti sul territorio Europeo e di origine prettamente "Occidentale" quali Pitti, Britanni, Bretoni, Liguri ed appunto Sardi.  

A parte le testimonianze degli storici di età classica (latinità e grecità), sono gli incroci etimologici, le vestigia ed i reperti, le peculiarità "edilizie" e le caratteristiche socio-culturali a garantire la veridicità di una tale, e netta, cesura tra Popoli "Occidentali" antichissimi e nuove realtà Indo-Europee tra cui soprattutto le etnie che raggruppiamo, almeno per quanto riguarda un inizio cronologicamente identificabile, sotto il nome di Popoli Celtici appunto, (dal Greco antico "KELTOI"). La loro presenza in Europa è molto importante, dato che proprio il fatto che avessero usanze e costumi completamente differenti rispetto a chi già occupava tali territori, ci permette di offrire datazioni realistiche, pur trattandosi di tempi tanto remoti. Un esempio lampante su tutti: i Celti non hanno edificato nè i Nuraghi nè i similari Dun (Scozzesi): ne consegue che la presenza di tali edifici non solo garantisce datazioni pre-Celtiche, ma anche, e soprattutto, la presenza di popoli del pari non celtici.  

Va sempre ricordato, soprattutto nell'ottica "Antica Civiltà Sarda", che i Celti non hanno mai edificato, appunto, strutture simili ai nuraghi/dun, non hanno costruito pozzi sacri, non hanno raffigurato iconografie su pietra del tipo "cerchi concentrici", non hanno optato per una organizzazione sociale di tipo matriarcale e non hanno mai amato né il mare né le isole, prediligendo terra ferma e foreste.  

In Sardegna non ci sono stati, quindi, sconvolgimenti causati dai Celti in quanto questi ultimi non hanno mai occupato l'isola né vi si sono insediati stabilmente. Contatti sporadici, in età successiva, sono certamente possibili, ma mai determinanti o totalizzanti come è accaduto in Europa. Ne deriva che l’Antica Civiltà Sarda, nata e sviluppata nell'isola, ha avuto un interscambio con i territori nord europei della Scozia settentrionale ed insulare, culminato in parecchie affinità che abbiamo visto e che riepilogheremo tra breve, in età ben precedente a quella celtica appunto.  

In questo momento, più che stabilire come e perché tale affinità e tali contatti siano sorti e si siano sviluppati, (lo analizzeremo più in là,anticipando fin d'ora che si trattava certamente, almeno in origine, di interscambi di natura commerciale e di reciproci approvvigionamenti di materie prime), ci interessa asseverarne portata e conclusione, soprattutto per identificare al meglio proprio l'Antica Civiltà Sarda, altrimenti persa, da sempre, in una sorta di nebuloso oblio. Il fatto che i contatti con quei territori siano cessati per l'avvento dei Celti non ha impedito alla civiltà isolana nel Mediterraneo di sviluppare ulteriormente le proprie prerogative in maniera ben più consistente di quanto non sia avvenuto, appunto, nella Scozia settentrionale ed insulare, cosa che denota una sostanziale ed importantissima autonomia assoluta tra i due territori, perfettamente in grado l'uno (la Sardegna) di sviluppare sempre più la propria sfera di influenza stavolta verso il mare Mediterraneo, l'altra (la Scozia) di finire nell'orbita celtica. 

In pratica un interscambio, un arricchimento reciproco, una identità socio-culturale purtroppo conclusosi verso la metà del terzo millennio avanti Cristo, ma che, per fortuna, ci ha lasciato in Scozia vestigia importanti, che asseverano proprio la vetustà della Antica Civiltà Sarda. 

Abbiamo visto che, a parte i magnifici Dun (molto simili ai Nuraghi), anche i pozzi sacri (molto simili a quelli Sardi), le raffigurazioni iconografiche (raffigurazioni su pietra di cerchi concentrici, praticamente identiche), le stele su pietra, la concezione matriarcale (identica) vista come vera e propria organizzazione e caratterizzazione sociale, il culto comune ed antichissimo della Dea Madre (dea della Vita, delle Acque, della Terra), nonché addirittura strumenti musicali unici al mondo a particolarissimi, quali Launeddas e Triple Pipes, accomunano questi due territori, assai legati, evidentemente, per lungo tempo: almeno, ripetiamolo sempre, fino al 2500 a.C.. Anche per quanto attiene alle terminologie abbiamo visto come il termine Ser-dan o Sar-dan abbia suffissi e prefissi, significati parziale e totale, agganci ad edifici diffusissimi (i Dun appunto) che asseverano ulteriormente il tutto. 

Unica obiezione a tutto ciò resta, (per la verità ormai sempre più somigliante ad una sorta di vuoto simulacro svuotato di ogni significato reale e logico), la mancanza , ovviamente solo a livello "ufficiale", della prova certa che ci fossero le navi (Sarde o Pittiche) con cui tenere i contatti a cui facciamo riferimento. Non ve n'è traccia né da parte dei Sardi né da parte degli Scozzesi settentrionali ed insulari. Almeno così sembrava. 

Va subito detto che effettivamente è molto difficile reperire, dopo millenni e millenni, tracce consistenti di imbarcazioni in legno, ma forse abbiamo trovato un qualcosa che può finalmente aiutarci a posizionare anche questo tassello, anche se dovrebbero già bastare, logica a parte, i magnifici bronzi sardi, che raffigurano talmente tante imbarcazioni, e talmente bene, da non rendere plausibile l'affermazione che sardi e scozzesi del nord "non navigassero". 

Abbiamo comunque ben di più: Scozia nord orientale (in pieno territorio disseminato di Dun, le costruzioni in pietra a secco ben simili ai nuraghi), area amministrativa di Angus, in quella che una volta era la Contea di Moray, sono ancora ben conservate diverse Pietre Pitte (o Pittiche) ossia vere e proprie stele, (attenzione il plurale della parola "stele" è invariato, all'inizio mi confondevo anch’io), su cui sono stati scolpiti soprattutto motivi di ordine iconografico o naturale. 

In particolare ci interessa una di queste pietre, denominata Saint Orland's Stone (Pietra di Santo Orlando), su cui, caso unico per tutte le pietre pitte, è effigiata una grande barca. Dato che le imbarcazioni, non avendo alcuna valenza iconografica, non venivano di norma rappresentate, va ricercato il motivo per cui questa sia stata invece scolpita: il motivo possibile è solo uno: è stato raffigurato proprio il trasporto di una stele o di una grande pietra, ben visibile sulla destra della stessa imbarcazione. 

 

 

 

Le navi, quindi, c'erano eccome, erano grandi, la raffigurazione è certamente precedente al periodo celtico (2500 a.C.) dato che le pietre celtiche sono completamente differenti, ed il fatto che i Pitti possedessero navi e sapessero navigare, conferma che, almeno dalla Scozia alla Sardegna il viaggio poteva essere fatto. Ne siamo davvero lieti. 

Che poi qualcuno, in vena di scherzi, voglia affermare che non si potesse fare il viaggio contrario,o che i Sardi non fossero in grado di costruire una barca per arrivare in Scozia via mare, corre seriamente il rischio di suscitare, anzi scatenare, una fragorosa risata. C'è un limite a tutto, penso. 

Ma, già che ci siamo, non è finita qui: il fatto che si parli certamente del 2500 avanti Cristo e non oltre, prova che i sardi le navi le avessero eccome, e da migliaia di anni. Ora, stando alle "cronologie ufficiali", l'età nuragica inizierebbe nel 1800 a.C., mentre nell'800 avanti Cristo giungerebbero i Fenici. Dato che, sempre a livello "ufficiale", prima dell'arrivo di detti fenici nell'ottavo secolo a.C. non si sarebbe visto nessuno fermarsi stabilmente in Sardegna ed i sardi non sarebbero andati da nessuna parte, nel corso di tali 1000 anni di "vuoto storico" (diciamo mille, proprio per attenerci all’"ufficialità"), le navi sarde, (che c'erano come abbiamo dimostrato), dove sarebbero andate a finire? Rimessaggio continuo? Mare perennemente in burrasca? Mal di mare? Mai un viaggetto, così, tanto per fare un po’ di sano diporto nautico? Dal 1800 all'ottocento a.C. nulla di nulla? Eppure le navi, come abbiamo visto, c'erano!

 

 

 

Penso che vada davvero rivisto parecchio nella storia dell’Antica Civiltà Sarda, e penso che vada rivisto con una certa urgenza, anche perché ciò porterà inevitabilmente ad una sostanziale modifica della stessa storia mediterranea..

Ogni realtà storica modifica, di conseguenza, tante altre realtà storiche… Che lo si gradisca o meno!

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA, PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA - UNA GRANDE CIVILTA' MEDITERRANEA MIGLIAIA DI ANNI PRIMA DELLA STORIA DI ROMA - Anguana Edizioni - Sossano - VI)

 

 

 

 

 

  

Disponibile su Libreria Universitaria.it

 

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

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