Il Ponte PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Fiori   
Mercoledì 24 Dicembre 2014 01:36

 

Come i lettori di Art Litteram ben sanno, di solito, non postiamo racconti perché riteniamo ci siano siti più qualificati di noi a farlo ma c'è sempre un'eccezione pronta a confermare la regola. Per la commozione e la varietà di sentimenti che regala al lettore e la poeticità delle immagini che si scolpiscono nell’anima ho pensato di condividerlo con tutti coloro che amano gli animali, in particolare i gatti, perché come ci ricorda Fernand Mery: “Se fosse possibile dotare i gatti di ali, essi non si accontenterebbero di essere uccelli, sarebbero angeli”.

 

 

 

 

IL PONTE

 

 

Era capitato in un posto con molta acqua bianca… Troppa… Tanta da non riuscire a vedere oltre il proprio naso… E dire che la sua vista era sempre stata buona. Proseguiva lento… guardingo… cercando di percepire qualcosa…

Nulla…

Nessun odore…

Solo acqua bianca da tutte le parti.

Strano quel posto, non ricordava d’esserci mai stato, e l’assenza di ogni odore era un fatto ancora più strano…, la luce poi era dappertutto e non scaldava come la palla del cielo nei giorni caldi.

Si sedette a riflettere un attimo, non riusciva a ricordare com’era arrivato in quel posto… No…, non lo ricordava proprio.

L’acqua bianca si muoveva pigra e, in qualunque direzione guardasse, vedeva solo lenti rivoli sospesi che s’inseguivano l’un l’altro.

D’improvviso, davanti a lui, apparve una luce flebile ma distinta con ombre che si rincorrevano al suo interno. Si alzò e si diresse verso quella parte.

Fece solo due passi e un’onda di colori, suoni e profumi lo travolse.

C’erano altri come lui, molti altri, ovunque guardasse c’era qualcuno, ed era molto verde l’erba e profumata e morbida e… l’acqua bianca era sparita… Non si era mai trovato insieme a tanti come lui…

«Chi sei?» La voce lo fece voltare, un altro come lui stava seduto su di una piccola collina fiorita e lo fissava.

«Cosa vuol dire chi sono?… Sono uno come te…».

«Si, questo lo vedo, voglio sapere il tuo nome… Da dove vieni…».

«Non lo so… C’era molta acqua bianca prima e…».

«No, no… Prima dell’acqua bianca, che poi si chiama nebbia… Prima dov’eri?»

«Dove sono sempre stato…».

«Ho capito… Sei un senza…».

«Cosa sono?»

«Sei un senza… Senza nome, senza casa… Un… senza…».

In molti si erano avvicinati per osservare il nuovo arrivato. Erano così tanti…

«E dove avrei dovuto prendere il nome e questa…?»

«Dai due gambe».

«Dai due gambe?!» I suoi occhi gialli si sgranarono «Sono sempre riuscito a evitarli e voglio continuare a farlo!»

Alcuni risero e si rotolarono sull’erba, lui li guardò perplesso senza capire il perché di tutto quel divertimento.

«Ti capisco. Alcuni erano come te quando sono arrivati… Non sai dove ti trovi, vero?»

«No…, anzi, lo vorrei saper…».

«Sei sul ponte sull’Arcobaleno» lo interruppe l’altro «dove tutti noi ci ritroviamo quando non siamo più… beh… quando non siamo più dove eravamo prima.»
«Allora sono…».

«Si…, sei…».

Il nuovo arrivato arricciò il muso «Ma…, ne sei sicuro?»

«Certo che ne sono sicuro… Non saresti qui…».

«Ma non mi ricordo niente… Non so cos’è successo…».

«Capita alle volte… Ricorderai…».

«E adesso?»

«E adesso niente. Stai qui con noi».

«Per quanto?»

«A dirti proprio la verità non lo so. Qui il tempo non c’è… Ma non ti preoccupare, si sta bene, stiamo tutti bene e poi vedrai quando arriveranno i due gambe…».

«I due gambe???»

Il nuovo arrivato si agitò e alzandosi su quattro zampe: «Vengono qui? Allora me ne devo andare e anche subit…».

«No aspetta!» lo fermò l’altro: «Non è come credi, solo i due gambe che ci hanno voluto bene possono arrivare qui».

Il nuovo arrivato si sedette ancora più perplesso: «I due gambe… vi hanno voluto… bene...? Ma mi hanno inseguito e lanciato cose strane e…».

«Sappiamo anche questo» continuò l’altro: «e alcuni hanno raccontato storie anche peggiori, ma qui arrivano solo i due gambe che hanno voluto bene a qualcuno di noi… Ti farò conoscere i miei. A proposito, non mi sono presentato: io sono Bossolo e vengo dalla casa verde in fondo al viale dei fiori, lui è Ultimo ed arriva dalla casa tra le nuvole, lei è Lorette e ci racconta che viveva vicino alla tanta acqua, lui è…».

«Aspetta un attimo» lo interruppe il nuovo arrivato: «mi stai dicendo che tutti voi avete avuto a che fare con i due gambe?»

«No… tutti no…, molti…. io sì. Sono loro che mi hanno dato un nome, che mi hanno chiamato Bossolo e mi hanno voluto bene sin quando non sono andato via per venire qua… E io ne ho voluto loro…».

Il nuovo arrivato lo guardava fisso negli occhi senza emettere suono.

Stava ascoltando cose strane da questo “Bossolo” o come aveva detto di chiamarsi ma quel posto era bello e tutti sembravano felici.

«C’è qualcosa che non va?» gli chiese Bossolo vedendolo pensieroso.

«Sì…, no… In realtà no. Sto bene… è che quello che mi dici che…».

«Non ti preoccupare, è tutto una novità per te, lo capisco. Ma vieni, ti presento anche agli altri.

«Ma sono tantissimi!»

«E’ questo il bello! E poi vedrai quando torneranno i due gambe! Te li farò conoscere e, se vuoi, ti daranno anche un nome…, se lo vuoi…».

Bossolo s’incamminò verso un gruppo che giocava un poco più avanti. «Che fai non vieni?» disse al nuovo arrivato voltando la testa.

Lui che non aveva mai avuto un nome, che non capiva cosa volesse dire esattamente la parola “casa” restò seduto a pensare ancora un attimo, si voltò indietro ma l’acqua bianca era sparita, c’era solo altra erba, fiori, alberi e tanti come lui che correvano o si scaldavano al calore della palla nel cielo.

Si…” disse tra sé e sé, sarebbe andato con questo Bossolo ed avrebbe visto come andavano le cose in questo posto e… forse, ma proprio forse, avrebbe conosciuto questi due gambe da vicino… Magari avrebbe voluto anche un nome…, diverso da come lo avevano sempre chiamato. Diverso da… “gatto”.



Daniele Fiori

 

 

 

 

 

 

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