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Le fonti archeologiche. Validità e attendibilità PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Sabato 27 Dicembre 2014 03:52

 

LE FONTI ARCHEOLOGICHE. VALIDITA' ED ATTENDIBILITA'   

 

 

Annosa questione dietro cui certa archeologia ormai ultra-ortodossa si para pur di non dover accettare e riconoscere ufficialmente nuove realtà spesso evidenti, è quella sulla attendibilità di talune fonti e di taluni spunti di ricerca. Posizione anche condivisibile, in certi casi, solo che spesso il tutto diventa strumentale, manieristico e, francamente, quasi ridicolo. Uno scudo dietro cui ripararsi pur di negare l'evidenza, rifiutando a priori ogni confronto. Ma la medesima intransigenza viene utilizzata anche per le "proprie" fonti? No, assolutamente, come vedremo tra breve. 
Esempi classici: l'attribuzione al faraone Cheope della costruzione della Grande Piramide di Giza, avvenuta ufficialmente verso la metà del terzo millennio avanti Cristo e la negazione, ormai ai limiti del surreale, dell’esistenza di un’Antica Civiltà Sarda a favore dell’impalpabile ed indefinibile "Civiltà Nuragica", definizione questa francamente non più tollerabile. Come se la civiltà greca classica divenisse la "Civiltà Templistica" e la nostra civiltà attuale quella "Stadiaria" in quanto edifichiamo gli stadi di calcio. E quella romana? Ovviamente "Civiltà Arenica (o... Arenaria, o ...Anfiteatrale o Acquedottica...) in quanto venivano edificate arene, anfiteatri ed acquedotti appunto. Talmente assurdo, ne convengo, da far sorridere.
Due esempi differenti, ma sostanzialmente ben comparabili, di come la negazione di differenti realtà archeologiche conduca comunque al medesimo risultato: lo spingersi in una sorta di tonnara dogmatica da cui non si può più uscire senza incorrere in figuracce ben poco professionali, soprattutto ove provengano da certa accademia, per fortuna sempre più esigua. "Figuracce" a dir poco, una sorta di eufemismo. 
A sostegno delle super-stratificate concezioni di cui sopra, si citano fonti, la cui attendibilità e veridicità non è in discussione. Benissimo. Innanzitutto una considerazione: ma dove è scritto che non si possa mettere in dubbio un qualcosa pur accettato da secoli? Perchè no?

Ed allora vediamo:

- Piramide di Cheope: Fonti: un’iscrizione (una sola in tutta la gigantesca costruzione), peraltro grammaticalmente scorretta, non databile, in cui si fa cenno al faraone Cheope. Ora, dico io, una sola iscrizione ed anche sbagliata? Ogni commento è superfluo.

Altra, ed ultima fonte: il racconto dello storico greco Erodoto, che "narra" (ebbene sì) fatti accaduti 2000 anni prima e riferiti da fonte non scritta ma orale. E' come se io oggi, parlando con qualcuno che conosca bene l'anfiteatro Flavio a Roma (il Colosseo) affermassi che, 2000 anni fa, i Celti, o i Galli, o i Celtiberi, abbiano edificato il magnifico monumento. Non ci crederebbe nessuno, appunto. Ma c'è di più: lo stesso Erodoto (storiografo eccellente, 500 circa avanti Cristo, Grecia Classica) utilizza più volte il verbo "dicono" e mai e poi mai "certamente", con grande onestà intellettuale (lui sì...). Afferma, inoltre, che 100.000 uomini lavorarono per 20 anni. Ora, basta fare due calcoli (anni, ore, minuti, diviso il numero dei colossali blocchi pesanti spesso decine di tonnellate, circa 2.300.000) per giungere alla conclusione che sia stato posto, con precisione millimetrica, un blocco ogni 4 minuti circa. Per vent'anni, ininterrottamente, sempre e comunque, senza sosta, pausa, festività, cerimoniali o chissà cosa. Il tutto con funi naturali e strumenti semplicissimi. Bene! E di notte? Con le torce? E durante le piene del Nilo? Con pinne maschera e boccaglio? E come illuminavano all'interno, data la mancanza di segni o tracce di fuliggine od altro? E come parlavano a distanza di centinaia di metri? Voce stentorea alla Al Bano? Scusate, ma l'ironia è dovuta, anche perché il minutaggio di cui sopra si riduce ulteriormente, in maniera quasi comica.

 


Che poi, come sapete, edifici simili, ed in linea, sono ubicati anche in Messico ed in Cina. Medesime problematiche...

Ed ecco che allora, improvvisamente, si comincia ad affermare che forse 20 anni non sono bastati, che forse ne sono occorsi 40 o, addirittura, cento.

 

 

E no, troppo comodo! Che facciamo, modifichiamo parte della fonte a nostro uso e consumo? Non è scientificamente e metodologicamente corretto, e che diamine! Si deve restare sui 20 anni, altrimenti la fonte salta. Appunto.

- Antica Civiltà Sarda: sembra di abbattere un dogma (che poi, ricordiamolo, dal punto di vista delle religioni i dogmi sono essenziali, ci mancherebbe altro, in quanto chi crede, crede, e non servono dimostrazioni), ma storia ed archeologia non possono essere caratterizzate da dogmi, è assurdo. Ebbene, "Antica Civiltà Sarda" sembra un termine da non utilizzare, una sorta di anatema, a fronte di edifici, navi, arte bronzea, arte statuaria, organizzazione sociale, contatti con regioni lontane quali la Scozia ed il nord della Francia, terminologie antiche ed antichissime, raffigurazioni iconografiche uniche al mondo, reperti particolarissimi ed in genere testimonianze che parlano di una civiltà (e non di pastori ed allevatori semidisorganizzati) con una precisa identificazione certamente pre-Celtica, e quindi anteriore almeno (almeno!) al 2500 avanti Cristo. Tanto precisa da averci tramandato, anche ed addirittura a livello di strumenti musicali, di maschere e di tradizioni, tanto per dirne qualcuna, peculiarità indiscutibili. Ma basterebbe ammettere (con la dovuta onestà intellettuale) che un dato è francamente assurdo.

 

 

 

I contatti: ovviamente via mare. E quindi grazie alla navigazione, tra Bretagna e Sardegna sono certi, in virtù dei tanti Men-Hir presenti nei due territori. Datazione? 3000/3500 a.C. Poi, improvvisamente, stando a certa ufficialità, i rapporti con il nord - ovest Europa cessano, e si deve attendere fino alla metà, circa, del II millennio avanti Cristo per avere nuovi rapporti tra Sardegna e Mediterraneo, ma stavolta orientale. Scusate, ma nei duemila anni intermedi i Sardi cosa hanno fatto? Nulla? Nulla di nulla? Sono tanti 2000 anni. Passarli in ozio e senza far nulla deve essere stato particolarmente tedioso. Ovvio che una barzelletta del genere sia inaccettabile, ed infatti le evidenze dei rapporti tra Scozia settentrionale ed Antica Civiltà Sarda affermano, anzi asseverano, qualcosa di molto diverso. Eppure si sente ancora parlare di una non meglio definita "Civiltà Nuragica", probabilmente perché è stato impossibile ignorare le migliaia di edifici tipici dell'isola, peraltro reperibili anche nella Scozia settentrionale, appunto, in numero di circa un migliaio. La metodologia comparativa parla chiarissimo, oltre a tanti altri riscontri di cui spesso abbiamo parlato. Ma se così deve essere, e se di Civiltà Nuragica e basta si vuole continuare a parlare, vuol dire che d'ora in avanti parleremo anche di Civiltà "Templistica" per i Greci e di Civiltà "Anfiteatrale o Acquedottica" per i Romani. Mi pare un atto di equità archeologica, non vi sembra? Per la piramide cosiddetta di Cheope, siamo sempre in attesa che qualcuno ci faccia vedere come si pongono in opera blocchi di decine di tonnellate di peso, ogni 2/3 minuti, con attrezzi, cordame e strumenti dell'epoca. Solo per un giorno ma ogni 2/3 minuti però, e con precisione millimetrica, come ha fatto chi le ha costruite per davvero.

 

 

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA. PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA (Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma) - Anguana Edizioni – Sossano - VI)

 

 

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021 

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