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Le donne che curavano con le erbe PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Giovedì 06 Novembre 2014 01:07

 

LE DONNE CHE CURAVANO CON LE ERBE. UN FENOMENO EUROPEO POCO NOTO       

 

A volte, anzi molto spesso, i fenomeni Storici s’intersecano, portandoci a riflessioni altrimenti non desumibili. Ho analizzato a lungo, studiando la verità storica sul genocidio contro le donne sbrigativamente etichettato come "Caccia alle Streghe", il fenomeno delle Druidesse (sacerdotesse) Celtiche prima e delle Herbarie (letteralmente: Donne delle Erbe) poi, rendendomi così conto della complessità del fenomeno e degli intrecci storici da esso desumibili. Vediamo perché. Innanzitutto chiariamo che le Druidesse erano presso i Celti coloro le quali si occupavano principalmente dell'uso delle Erbe a scopo curativo, tradizione antichissima, purtroppo non scritta, e purtroppo oggi quasi del tutto persa. Si trattava certamente di sapienza prodigiosa, raccolta ed ereditata in seguito, sotto moltissime forme ed identificazioni in tutta Europa, dalle cosiddette Herbarie, ossia, appunto, le donne che sapevano riconoscere ed utilizzare  erbe e piante medicamentose. Grandi conoscitrici della natura e dei relativi fenomeni e latrici della volontà di integrarsi nella e con la natura stessa, senza volerne possedere i meccanismi o violarne l'integrità come invece accade oggi, tali donne divennero ad un certo punto bersaglio di una repressione spietata. 

 

 

 

Iniziato nel 1300 circa e durato secoli, (in pratica fino ad inizio ottocento) tale genocidio, su cui è più che doveroso fare, ancora oggi, piena luce storica, ebbe lo scopo di  ridurne totalmente e radicalmente la portata sociale, sia relegando così la donna ad una condizione di mera subalternità al potere maschile, sia sterminando in maniera capillare quella classe di curatrici che tanto dava fastidio al potere civile, a quello ecclesiastico ed a quello scientifico, causa  l'aver assunto una notorietà ed un potere sociale considerevoli soprattutto nelle sterminate realtà rurali. Un vero e proprio genocidio, con milioni di donne sterminate, senza alcuna colpa, con confessioni estorte con la tortura e con processi, prerogativa della spietata Inquisizione, che definire sommari è un eufemismo. 

Ebbene, in alcuni territori europei, tale conoscenza antichissima è andata di pari passo, costituendone l'asse portante, con il fenomeno del matriarcato, ossia un’organizzazione sociale in cui il ruolo delle donne era assolutamente preminente. Prima di analizzarne le caratteristiche principali, una considerazione storica interessante: soppiantata dal patriarcato praticamente in tutto il mediterraneo, la forma matriarcale sopravvisse in Sardegna, e solo lì, sopportando e riuscendo addirittura a superare nonostante una feroce repressione, anche gli orrori della cosiddetta "Caccia alle Streghe" e fornendoci dati incredibilmente interessanti. Nell'Isola si è trattato di un fenomeno antichissimo e molto più marcato che altrove, ancora oggi ricordato sopratutto come "Matriarcato Barbaricino", (dalla regione della Barbagia), esattamente come nel nord della Scozia presso il popolo dei Pitti, il che fornisce un ulteriore legame tra i due territori, legame che stiamo da tempo cercando di dimostrare con ulteriori analisi. 

Ma cosa si intende davvero per matriarcato? Spesso si crede che si tratti di una vera e propria "dominazione sugli uomini", esattamente come accade, purtroppo in senso inverso, nei patriarcati. Non è così: qui la madre, intesa come perpetuazione del "dare - vita ", è perno sociale, e ad essa si ispira la vita della comunità. Un vero e proprio valore di riferimento, inteso come l'essere madre ed averne le caratteristiche in tutti gli aspetti del vivere quotidiano, al fine di intessere "tessuto sociale" estremamente omogeneo. Un valore di riferimento, non uno status da imporre, e qui sta la grande differenza rispetto alla condizione patriarcale imposta su tutto e su tutti. Equità e senso della praticità, amore per la vita e rispetto per gli altri. Una coesione fortissima, a tal punto che spesso la società matriarcale adottava il criterio della "matrilinearità" ossia la discendenza per parte, appunto, di madre, sempre assolutamente certa, in particolar modo a scopo dinastico. L'assenza prolungata degli uomini, impegnati nel reperimento del sostentamento o nella difesa del territorio, le portava ad assumere le decisioni in ambito socio-politico-culturale, cosa che conferiva loro, di fatto e comunque, un ruolo di preminenza. Ciò che fungeva da collante sociale era soprattutto l'aiuto reciproco, la creazione di un unicum gruppo, in cui la donna più anziana fungeva da giudice ultimo. 

La natura e la vita erano assolutamente al centro di tale realtà sociale ottimamente organizzata. Parlarne oggi sembra quasi un’assurdità.

 

Fabio Garuti

 

 

(tratto da: LE STREGHE DI BENEVENTO, LA GRANDE BUGIA. Anguana Edizioni - Sossano -VI)

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/streghe-benevento-grande-bugia-garuti/libro/9788897621331?a=415021 

 

 

 

(tratto da: SARDEGNA. PAGINE DI ARCHEOLOGIA NEGATA (Una grande Civiltà Mediterranea migliaia di anni prima della Storia di Roma) - Anguana Edizioni - Sossano -VI)

 

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/sardegna-pagine-archeologia-negata-garuti/libro/9788897621362?a=415021

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