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Il monopolio dell'erudizione e della cultura PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Martedì 26 Agosto 2014 01:48

 

IL MONOPOLIO DELL'ERUDIZIONE E DELLA CULTURA 

 

Posto che su svariate pagine e gruppi si pubblicano e si commentano, con bella onestà intellettuale e con crescente interesse da parte di appassionate ed appassionati, centinaia di immagini, disegni, resoconti, mappe e quant'altro afferenti lo studio dell'archeologia, e posto che le più che meritorie pagine "libere" le conoscete benissimo ormai, mi piace ogni tanto soffermarmi sulle ormai sempre più disparate, e disperate, tecniche che certa finta eterodossia (in realtà ultra ortodossa al massimo con tanto di lancio di anatemi, strali e quant'altro) pone in essere per cercare di arginare il sempre crescente fiume di interesse da parte di dette appassionate ed appassionati. Innanzitutto si fa una confusione paurosa tra "cultura" ed "erudizione". Il secondo termine riguarda nozioni in senso stretto, il primo è molto più vasto ed abbraccia anche il proprio modo di vivere e di porsi all'interno ed all'esterno della propria società di riferimento. Un esempio apparentemente "stupidotto"? Lo stare a tavola, tanto per intenderci. Anche quella è "Cultura". Ora, parecchie persone hanno letteralmente tirato a campare da sempre su pretese prerogative eudizional-culturali, cercando di mettere in soggezione le Persone al fine di mantenere una propria lucrosa e delirante egemonia. la cosa ha funzionato fino all'avvento di Internet. Caduti i "filtri", la gente ha potuto finalmente osservare, vedere, domandare, comprendere, criticare e quant'altro, ed i risultati si vedono: fino a qualche anno fa sostenere che Cheope con la Grande Piramide di Giza c'entrasse poco o nulla era una bestemmia, adesso sta diventando sempre più difficile, se non quasi comico, sostenere il contrario, soprattutto a fronte delle migliaia di edifici simili sparsi per il mondo.

 

 

Ed i nostri Sapientoni? Disperati, annaspano alla ricerca di un recupero di rendite ormai perse. Si arroccano sempre più, cercano disperatamente di delegittimare, promuovere novità procedurali comiche, facendo oltretutto figure da cabaret. Esagero? Vedo diversi personaggi del genere usare espressioni in lingue straniere di cui non sanno praticamente nulla. Io che ne conosco diverse, non vedo l'ora di incontrarli di persona (ma dubito che abbiano tale ardire) al fine di poter parlare con lor signori in tedesco, inglese, latino, ossia tutte quelle lingue riguardo alle quali ostentano con malcelata sicumera una padronanza che assolutamente non hanno. Meglio cominciare a studiare, fossi in loro.

Il problema è un altro: chi ha avuto la fortuna e la possibilità di poter studiare, non se ne faccia un vanto, un punto d'onore, una raggiera di piume di pavone: lo consideri un onere, un debito morale nei confronti di chi tale possibilità non ha avuto, ma che non per questo è idiota, o deficiente, o quant'altro. Anzi! Anzi, tutt'altro. Confondere erudizione con intelligenza ed acume è un giochino che non paga più. Valutare se in Cina ci sia o meno una miriade di piramidi, non necessita di studi ventennali. Basta osservare. Valutare l'impossibilità di erigere un mostro da oltre sette milioni di tonnellate di peso a Giza con una tecnologia da "scalpello e martello" non richiede dodici lauree scientifiche.

Cito a tale proposito l'illuminante commento di una signora, gentilissima, mia vicina di casa, forse quinta elementare, che a proposito delle tante deliranti teorie sulla costruzione delle piramidi di Giza ha solennemente affermato: "Ma mi scusi, se è tanto semplice costruirle bagnando la sabbia, o usando l'acqua o quant'altro, perché non le rifanno uguali? Toglierebbero ogni dubbio in pochi giorni". 

Ecco. La signora non è laureata ad Harvard, o possiede Master e titoli similari. Ma è intelligente. E come dicono a Berlino "se uno è scemo non bastano pillole e pezzi ci carta". Concetto chiarissimo.

Questo, certi furbetti ormai in crisi di consensi, ancora non lo hanno capito.

 

Fabio Garuti

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