| L'Ordine Sacro |
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Pagina 1 di 2 L’ORDINE SACRO di Lucio Apulo Daunio Gesù scelse tra i suoi discepoli, senza particolari formalità, dodici apostoli. Furono i primi che inviò tra la sua gente ad annunciare il Vangelo, la lieta novella del Regno di Dio (sempre agognato e mai attuato), attribuendo loro poteri taumaturgici e carismatici. Sul paradigma di Gesù la Chiesa elaborerà il rituale cattolico dell’ordinazione al sacerdozio, consistente in un periodo di preparazione dei novizi e nella successiva elezione degli stessi a cura del vescovo. Il conferimento dell’ordine sacro resta per tutta la vita (“ad multos annos”), indipendentemente dall’eventuale sospensione “a divinis” o dall’abbandono dello stato clericale. L’ordinazione delle donne non è ammessa nella confessione cattolica romana del cristianesimo. L’ordinando riceve lo Spirito Santo tramite il simbolo dell’imposizione delle mani (At 6,6 e 8,17 e 13,3 e 19,6; 1Tm 4,14 e 2Tm 1,6 ecc.). Al sacerdote la Chiesa (non Dio) ha imposto il “voto” di celibato, giustificandolo per esigenze di purità rituale (gli apostoli, invece, non rinunciarono al diritto di avere una sorella compagna né tantomeno si fecero eunuchi per il regno dei cieli). Il sacerdote è ammesso dentro un ordine sacro, separato dal profano e ritenuto ad esso superiore. La sacralità sacerdotale è deputata al conferimento del sacro in rappresentanza della collettività dei fedeli. Il passaggio nell’ambito del sacro di ciò che è profano ne determina l’inviolabilità, giacché il sacro appartiene a Dio. Il potere sacerdotale consiste nella consacrazione eucaristica; in altre parole, nella trasformazione del pasto sacro e della sacra bevanda (analogamente al ciceone delle religioni misteriche) rispettivamente nel corpo e nel sangue di Cristo (c.d. transustanziazione, decretata nel 1215 dal Concilio Lateranense IV e definitivamente confermata dal Concilio di Trento). Sommo sacerdote, sovrano assoluto dell’impero ecclesiastico cattolico romano, investito della santità dell’ufficio, è il vescovo universale di Roma, mitrato vicario infallibile della maestà divina, venerato da folle ebbre, ossequiato dai potenti, riverito come persona sacrosanta, non giudicabile secondo il diritto umano. In forza di una legittimazione bi-millenaria dell’autorità apostolica, il papa, “Servus Dei”, propaga impunemente asserzioni di fede dogmatica e principi morali e dottrinari dall’alto della presunta cattedra dell’apostolo Pietro (“ex cathedra”). Egli s’arroga la prerogativa dell’infallibilità (dogma sancito da Papa Pio IX nel 1870), in forza della quale pronuncia autoritariamente verità assolute. Sedicente vicario di un dio-trino, da lui presume d’essere guidato nell’espletamento del sacrosanto ufficio pastorale. Il sacramento (sacramentum = giuramento, vincolo) dell’ordine conferisce la dignità sacerdotale. Esso consiste in un pegno di fede non revocabile, un patto (foedus) di eterna reciproca fedeltà (alleanza) tra Dio e l’uomo da lui prescelto (vocazione). La dottrina dei sette sacramenti, simboli del mysterion, di una realtà nascosta, soprasensibile, mezzo di attuazione dell’azione salvifica di Dio, fu consacrata dal Concilio di Firenze nel 1439. I sacramenti sono dichiarazioni solenni con cui il cristiano attesta la sua fede in Cristo Gesù (il dio del consesso dell’Olimpo cristiano). Sono mezzi necessari per la salvezza dell’anima. L’iniziazione ai sacri misteri cristiani avviene con il battesimo, che un mistagogo solennemente celebra per la salvezza nell’aldilà del neofita. Il "fonte battesimale", dove s’appresta il rito di passaggio verso l’eterna salvezza, rappresenta la fontana dell’eterna giovinezza (quella dell’anima), simbolo analogo al mitico albero della vita. Il sacramento della cresima (chrisma = unzione con olio profumato) conferma la grazia battesimale, la ricezione dello Spirito Santo e la definitiva appartenenza del cristiano al corpo mistico della Chiesa. Altra unzione sacramentale con olio benedetto è quella c. d. estrema, a conforto dei moribondi (per la guarigione bisogna sperare nel miracolo) L’eucaristia (ringraziamento) è la comunione conviviale (agape) dei fedeli con Cristo. In sostanza, si mangia il corpo di Cristo, simboleggiato dall’ostia e dal vino nel rito della messa: un’omofagia rituale. Somigliante è l’antico rito degli Aztechi, mediante un sacrificio non violento, consistente nel mangiare il corpo del dio simboleggiato da una focaccia. L’ostia si consuma durante il rito della messa e rispecchia l’antico pasto cultuale delle primitive comunità cristiane (analogo al sacro pasto consumato dai sacerdoti del dio Mitra, di cui Tarso, città natale di Paolo, fu uno dei centri principali di culto). L’archetipo del sacrificio, oltre che nei riti misterici, era presente anche nel rito ebraico del “capro espiatorio” e nel banchetto che ne seguiva, finalizzato al rinnovo del patto di alleanza con Jahvè. Per accostarsi al sacramento eucaristico occorre preliminarmente il pentimento, cioè la remissione dei peccati, commessi dopo il battesimo, mediante il rito della confessione (una specie di psicoterapia religiosa). La confessione auricolare al sacerdote è obbligatoria almeno una volta l’anno (come decretato dal Concilio Laterano IV nel 1215). La nefasta concezione penitenziale della colpa, analogamente agli altri sacramenti, è un mezzo per soggiogare il peccatore penitente all’autorità sovrana della Chiesa. Il matrimonio fu istituito come sacramento dal Concilio Lateranense IV nel 1215. Il Concilio di Trento ne rinforzò la regolamentazione con la celebrazione davanti ad un parroco ed alla presenza di testimoni. I fondamenti del matrimonio sono: il libero consenso degli sposi, la reciproca fedeltà, l’indissolubilità, l’amore fecondo. L’offerta religiosa, mediante la pratica dei sacramenti, crea la propria domanda, legittimandosi nel mercato della fede.
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