Angelize PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Mazzanti   
Giovedì 16 Gennaio 2014 09:13

ANGELIZE di AISLINN 
 

Ora non siete più angeli. Non conta come lo eravate diventati. Uomini non potevate tornare, ma d'ora in poi sarete qualcosa che assomiglia a entrambi, angeli e mortali. Avrete un corpo, ma per voi il tempo resterà fermo e non morirete come gli uomini. Non sarete più creature del Padre – che disprezzano la carne, le sue gioie e le sue sofferenze. Sarete creature della Madre, vivrete così la mia notte.

 

Con Angelize, novità Fabbri Editori, presentato in anteprima nazionale al Lucca Comics & Games lo scorso 6 novembre, Aislinn stravolge le carte in tavola proponendo una versione inedita non solo della figura dell'angelo, bensì anche della loro cosmogonia.

 

Ci troviamo in una Milano grigia che nulla ha di meno rispetto a molte altre metropoli che hanno fatto da scenario agli urban fantasy di successo di questi ultimi anni; le strade sono gremite di vita, gli esseri umani come formiche, minuscoli puntini che pullulano negli spazi immersi e che si disperdono, si sfiorano, si relazionano, si sfuggono nel via vai della loro esistenza terrena - non sanno di essere osservati, che in mezzo a loro ci sono le entità alle quali affidano le loro speranze, confidano i loro timori. Questi esseri sono appunti gli angeli. Ma quanti sono questi angeli, o meglio: quanti ne sono rimasti?

        
Dio è morto. E di angeli ce ne sono ormai pochissimi, formano un gruppo sparuto che continua a rispettare il Volere del Padre, lottando. Ma lottando contro chi?      
È qui che la figura dell'angelo si rinnova. Perché abbiamo gli angeli puri, i pochi rimasti, a cui fa capo Mikael, ovvero l'arcangelo; e ci sono poi loro, gli angeli bastardi, quegli angeli che con invidia guardano alla vita delle persone sulla terra, assetati di sensazioni terrene come possono esserlo anche solo quella di una mano che accarezza il manto di un gatto, il sapore del cibo, il calore dei raggi del sole sulla pelle.

 

E se gli angeli potessero uccidere?

 

È l'interrogativo che viene gridato sopra il titolo, ed è quello che gli angeli bastardi fanno per tornare in vita, riottenere un corpo, reincarnarsi; la formula è quella del sacrificio: si induce un essere umano alla morte, lo si spinge al suicidio, a buttarsi sotto un camion per salvare la vita di un bambino, sbandare con la macchina per evitare una persona improvvisamente apparsa in mezzo alla strada e finire in acque gelate. 
È quello che è successo ai tre protagonisti del romanzo Daniele, Giacomo e Christian, che all'improvviso si sono trovati nella dimensione degli angeli, persa la materialità del corpo, e persino il loro nome terrestre. Ora sono rispettivamente Haniel, Rafael e Hesendiel. I nomi sono quelli degli angeli di cui hanno preso il posto, un posto che sta loro stretto, pur se nell'immensità dei cieli, così ancora attaccati alla terra, alle vite che conducevano.        

Grazie all'aiuto della Dea - la quale ha sostituito Dio, il Padre - loro tornano in vita, creature della Madre, per vivere la notte, loro e molti altri angeli i quali riprendono chi il corpo, chi un corpo, come nel caso di Haniel, che si ritrova in quello di una ragazza...
Le cose insomma non è che quadrino come ci si illudeva che andassero, ovvero il disegno della Dea non si rivela essere così chiaro.

Cosa si aspetta Lei da coloro che ha aiutato a tornare in vita? 
Vale la pena di andare a cercarla ancora?
Tornare a esistere è senz'altro difficile nel momento in cui non si è riconosciuti più legalmente come vivi, si è deceduti all'anagrafe, riprendere le attività della vita passata è impossibile. Se poi si aggiungono le legioni degli angeli puri che ti stanno alle calcagna, con Mikael e Uriel il rosso in prima fila, poco utile risulterà scendere a patti con loro...

          
Gli ingredienti ci sono tutti, funzionando alla grande, per una storia avvincente nella quale ci viene regalata una nuova visione degli angeli e della loro cosmogonia, con questo interessante contraltare femminile della Dea e con  l'inquietante assenza di Dio; ci viene quindi anche proposta una versione inedita di Lucifero...       
Un occhio di riguardo va inoltre alle scene di battaglia che si sa, sono assai difficili dare rendere, ma che nel caso di Angelize sono ottimamente rese e visibili.  

Ma in questo romanzo - strutturato secondo l'alternanza di capitoli che, attraverso il punto di vista dei tre protagonisti, offre una visione a 360° degli eventi narrati - Aislinn sa parlare nondimeno di sentimenti e passioni, situazioni nelle quali persino il lettore poco avvezzo al genere può facilmente riconoscersi: perché la dimensione dell'urban fantasy si intreccia con quella di una narrativa più propriamente mainstream, dove l'accento viene posto sulle situazioni di ogni giorno e i problemi di chi vive in una grande città. Particolarmente sentita - forse è stato il personaggio più caro all'autrice, verrebbe da pensare - è la vicenda che ruota attorno a Hesendiel, ovvero a Christian che, riottenuto il corpo umano, cercherà, riuscendoci, di ristabilire un contatto con la sua fidanzata, Elena.

          
Ciò che rende piacevole e scorrevole questo esordio narrativo non è solo lo stile con il quale l'autrice ha saputo ben rendere la caratterizzazione di ognuno dei personaggi, anche quelli secondari, quanto i rimandi al mondo reale, la musica e le canzoni, i luoghi di questa Milano di febbraio cupa che sarà riconoscibile persino a chi non la conosca direttamente.       

Il finale di Angelize è aperto, ci sono degli spiragli da cui sbuffano colonne di fumo sulfureo, infernale. 

Odore di un seguito? Ce lo auguriamo.       
 

Marco Mazzanti 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Disponibile su Libreria Universitaria.it 
 

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