Il Senatore PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Domenica 17 Novembre 2013 00:47
 
IL SENATORE di VALENTINA CUCINELLA 
 

Vi sono verità semplici e banali, tipo “la vita va avanti”, ma traumatiche quando ci si rende conto che la vita va veramente avanti, non raccoglie i cocci rotti.

Quella di non sentirsi né carne né pesce è una condizione che attraversiamo un po’ tutti. Per sua natura è transitoria, se diviene stabile occorre darsi una smossa, non attendere qualcuno che ci costruisca un destino su misura. Si deve accettare il confronto con se stessi. Senza questo confronto non vale nemmeno la pena di chiudersi in una torre d’avorio, perché non ci si conosce come si deve, e anche lo specchio riflette un’immagine che non ci appartiene. La pseudo sicurezza che si costruisce diviene una roccaforte che non dà alcuna protezione.

Questo è il ritratto di Sofia Mannino: anzi un non-ritratto, una mancata fotografia.

Sofia vorrebbe essere diversa, prendere il mondo tra le mani, capire cosa si prova a salire sul carro dei vincitori.

Sofia vorrebbe riprendere il viaggio, recuperare il tempo perduto. Non è priva di energie, ma le reprime a suo danno, costruendo un circolo vizioso che alimenta in crescendo il malessere interiore:

Quanta energia ho represso oggi? Odio il materasso. Il sonno non arriva. Perché non arriva? Forse perché io non voglio dormire. Voglio vivere. E come si può dormire quando hai voglia di muoverti?

Grazie a un inatteso amico di penna, Marco, qualcosa si muove. Il costante scambio di lettere la mette in guardia contro il rischio esistenziale corso, quello di atrofizzare qualsiasi stimolo, in attesa del tanto sospirato momento perfetto. Capisce che l’eccessivo rimuginare sulla giusta strada da percorrere moltiplica i dubbi e le incertezze, è causa di ulteriore smarrimento.

Ecco una prima risposta, lasciarsi andare senza porsi troppe domande, non abbandonarsi alle paure, piuttosto all’istinto:

 Da qualche parte, lei, la vita, mi sta chiamando e mi invita a correre insieme a lei. Ma io non riesco a sentire la sua voce. Avverto il suono indistinto del suo richiamo, ma non sento le sue parole.

Il momento di prolungata fragilità permette a Sofia di entrare nel profondo di situazioni che sente estranee, anche se tarda a tirare le somme. Fino a ora non ha osato salire sul treno in corsa, nel timore di esserne sbalzata fuori. Cosa che accade quando perde l’unica certezza: l’impiego al giornale. È esclusa da ciò che corre a velocità spedita. Il treno è partito lasciandola sul piazzale vuoto della stazione. Il fallimento è totale, il tenue filo che la teneva legata al mondo degli altri si è lacerato.

Sono le parole di sua madre, così crudeli e poco materne, però giuste e tempestive, (Dio sa quanto ciascuno di noi abbia bisogno di sentirsele dire ogni tanto) a darle la scossa:

«Sai, per nessuno è facile vivere, Sofia, per nessuno. Che cosa credi, che la mia vita sia una passeggiata? Beh, ti do una notizia sensazionale: non lo è. La mia vita non è semplice e non lo è quella di nessun essere vivente che si muove su questa cazzo di terra, ma questo non è un motivo per lasciarsi andare».

Per la prima volta, dando fondo alle sue risorse,  guarda dentro se stessa. La necessità crea virtù che pensava di non possedere. Queste le prime parole magiche pronunciate:

Devo inventarmi qualcosa.

Sono parole che non hanno la consistenza delle frasi fatte, ma provengono da una spinta interiore.

Il secondo incontro decisivo (il primo è Marco) è quello con il senatore Roberto Lombardi.

Sofia e il Senatore si trovano su due sponde diverse, perché se lei è votata all’invisibilità, l’altro è competitivo, cinico, ha il mondo ai suoi piedi.

Il Senatore rappresenta il lupo che Sofia dovrebbe diventare. Non per sopraffare, ma per riuscire a tenersi sulle proprie gambe. È affascinata dal carisma che rende tutto facile, ne vorrebbe carpire il segreto come una medicina. Vuole uscire dalla prigione che si è costruita da sé, e liberarsi dal gioco di circostanze che hanno compiuto il resto. Deve darsi una direzione che sia una. Ha inizio una corrispondenza tra gli antipodi, la perlustrazione di un terreno sconosciuto.

Sofia viene coinvolta nella campagna elettorale del politico, entra nella sua squadra: dovrà immedesimarsi in lui, scriverne i discorsi in qualità di speech writer.

A poco a poco si fa strada una se stessa altrettanto inesplorata quanto il mondo che frequenta. Il dubbio rimane, forse sta imbrogliando le carte, si veste di panni non suoi, però è chiaro che ha da cambiar pelle per dar luogo a una necessaria metamorfosi.

Ha raccolto il bandolo di una matassa confusa, inizia a orientarsi, a cogliere nuove piccole verità:

Noi siamo niente, è vero, e proprio per questo possiamo fare tutto.

Qual è la natura del Senatore, il doppio di Sofia?

Non si ritira in se stesso ma affila le armi. Sta all’erta e non abbassa la guardia. È competitivo e non si pone domande inutili, quelle che implicano risposte manichee del tipo il bene è qui, il male è là. Paradossalmente possiamo vedere sotto un’altra luce lo stesso Senatore, che incarna difetti che non ha del tutto in sé, e che è costretto ad assecondare: il mito delle apparenze, la mentalità ipocrita e moralistica, una faziosa libertà di pensiero… Questo sarà per Sofia: una scuola per imparare a stare al mondo e conoscersi di più.

Da qualunque parte si guardi emergono le qualità discutibili di un ambiente in sfacelo. Ci sono i forti (gli stronzi, quelli che vivono bene) e i deboli (gli stupidi, quelli che godono delle meraviglie di un tramonto). Un universo di soli forti o di soli deboli è inconcepibile. Un essere umano totalmente stronzo o del tutto stupido è un essere dimezzato. Un politico ha a che fare sia con i (poteri) forti sia con i deboli, allo scopo di conquistare una terra di nessuno dove ciascuno di noi può coltivare il proprio campo.

Se il Senatore è giunto a patti con l’altro sé, Sofia deve fare altrettanto. È come se si trovassero ai lati opposti di un ponte, e lo attraversassero fino a giungere al centro, dove si ricongiungono alla loro metà.

Entrambi intendono costruire un nuovo equilibrio, nel quale bene e male, notte e giorno formano una realtà singola, un ritratto consolidato, una fotografia definita. 

La cosa funziona come uno specchio. Se Sofia si riflette nel senatore, il senatore si riflette in lei. Ciascuno è condizionato dall’altro, dal polo al quale si ricongiunge. Entrano in contatto due parti della stessa anima. Sofia e Roberto recuperano il proprio dualismo interiore. In sottofondo sta la massa informe, alla quale nessuno dei due vuole assomigliare.

 

Davide Dotto

 

 

 

Autore: Valentina Cucinella

ISBN: 8866601012

Pagg. 208 - Euro 16,00 

Editore: Ciesse Edizioni

Collana: Green

Narrativa Contemporanea 

Anno 2013

 

 

Disponibile su Libreria Universitaria.it

http://www.libreriauniversitaria.it/parte-anima-arlotta-emanuela-galassia/libro/9788897695882?a=415021

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