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Massimo Marini - Le commedie dell'eroe PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Martini   
Venerdì 17 Aprile 2009 14:35

MASSIMO UMBERTO MARINI – Le commedie dell’eroe

 

Alla ricerca di testi teatrali inediti mi sono imbattuto in un autore, Massimo Umberto Marini, non più giovanissimo, che in due anni ha dato alle stampe le sue prime opere.

Penso che sia giusto esaminarle e leggerle insieme, perché, anche se diverse, sono però legate da un filo ben preciso. Questo filo comune che le lega è l’ideale dell’eroe.

Infatti una commedia tratta del "puro folle", l’eroe della ricerca del Santo Graal, il mitico Parsifal; l’altra di Giuseppe Garibaldi, personaggio più vicino a noi, storicamente ben documentato, ma altrettanto "folle" nelle sue imprese che furono anche, all’epoca, considerate visionarie.

Due opere, dunque, dedicate a due capisaldi della letteratura e della storia. Due temi che, come si diceva una volta, potrebbero "far tremare le vene ai polsi". Si potrebbe facilmente rimanere perplessi nei confronti di un autore che, per debuttare, si cimenta con personaggi così aulici, così poco praticati dalla letteratura contemporanea, laddove il tema dell’eroe epico o cavalleresco è limitato alla letteratura fantasy, e ancor meno praticato nel teatro.

Ebbene devo dire che si rimane ammirati dal modo elegante e semplice, nella più positiva connotazione del termine, con cui Massimo affronta questi personaggi, mostrandoci anche con delicatezza ma chiaramente la visuale da cui intende osservarli. Visuale che potremmo definire "cristocentrica", nel senso che l’azione dell’eroe viene giustificata e risolta nella fedeltà ad un grande ideale spirituale che è proprio il "Redentore".

Questo aspetto va evidenziato con attenzione, perché sappiamo quante interpretazioni varie siano state date alle figure di Parsifal e Garibaldi. Basti pensare, per esempio, che le saghe degli eroi del Nord Europa sono state utilizzate, insieme ad altri miti vari, per costruire l’immaginario del nazionalsocialismo oppure andare con la memoria alla propaganda elettorale del 1948 in italia ove Garibaldi era, come diremmo oggi, il "testimonial" del Fronte Popolare.

Massimo Umberto Marini tenta di andare alla fonte di ispirazione dell’azione degli eroi, una fonte che trascende le contingenze sociali, politiche o culturali in cui questi si muovono o a cui sono stati forzatamente ricondotti.

A mio avviso questo tentativo gli riesce, dimostrando così una notevole maturità stilistica; ma c’era da aspettarselo, perchè Massimo giunge alle sue opere prime già maturo di età e al culmine di vicende personali molto dolorose e significative, come lui stesso segnala nella prefazione al "Parsifal".

In questa commedia, che è la prima delle due, la vita di Parsifal viene ripercorsa in diciassette scene dense e d articolate, rielaborando le opere di Wolfram Von Eschenbach, Chretien de Troyes e Richard Wagner. Una materia, come è facile immaginare, non semplice, ma affrontata dall’autore con stile sciolto e ben delineato, ove i passaggi fondamentali della vicenda, contemporaneamente terrena e sovrannaturale di Parsifal, sono ben evidenziati. Occorre dire che ci troviamo di fronte ad un tema, la ricerca del Santo Graal e la vicenda dell’eroe puro e folle, affrontato da autentici giganti dell’arte mondiale: ricordiamo il già citato Richard Wagner con la sua monumentale opera lirica in quattro atti, autentico caposaldo della musica e della letteratura di ogni tempo.

Ebbene anche Marini riesce a farci entrare nel cuore della vicenda di Parsifal, con curiosità e facendoci sognare ad occhi aperti un palcoscenico in cui si muovono re, regine, cavalieri, sacerdoti e terribili maghi neri. Il tutto senza mai perdere di vista il filo conduttore che, come dicevo prima, è l’ideale spirituale del cavaliere.

Una vicenda, quindi, quella di Parsifal e della meravigliosa moglie Kundwiramur, figura che peraltro Massimo evidenzia con maggiore risalto rispetto alle tradizioni medievali, che si dipana tra Cielo e Terra e ci fa pensare alla necessità di una messa in scena in cui lo spazio dove si muovono gli attori sia fatto di luci e ombre più che di solida materia.

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 Parsifal
“Parsifal”
Autore: Massimo Umberto Marini
Pag.: 98
Prezzo: € 14,00
Edito da: Tilopa Edizioni, Roma
Uscito nel 2005
Genere: commedia teatrale

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Più terrena sembra la vita di Giuseppe Garibaldi, che Massimo affronta ne "La Stella di Giuseppe". Ma forse solo in apparenza: anche l’eroe dei due mondi nella sua biografia abbonda di eventi assolutamente fuori di una logica comune e ordinaria.

In questa commedia lo stile è più intimo, la ricerca di Massimo si muove più verso i pensieri reconditi, l’intimo sentire dell’uomo Garibaldi. Sullo sfondo delle vicende storiche ben conosciute, si formano così le riflessioni che Garibaldi fa sull’amore e sul suo compito storico. Molto presente nella vicenda è la figura di Anita che spicca per dolcezza e calda simpatia umana.

Nello scambio tra i due personaggi è, a mio avviso, il punto di forza della commedia. Qui Massimo riesce, in alcuni passaggi, veramente a commuovere, muovendosi con maestria nel duplice binario delle vicende personali e storiche che coinvolsero Giuseppe e Anita. Sono tredici scene che scorrono con fluidità attraverso cinquant’anni di storia, raccontati con rapidità ma cogliendo di ogni passaggio l’essenziale.

L’impressione che si ha è che Massimo, nella "Stella di Giuseppe", abbia realizzato un contatto empatico, un autentico "Einfuhlung" con il personaggio di Garibaldi, un contatto da cuore a cuore, restituendoci un Garibaldi che non possiamo non credere vero.

La messa in scena che si può immaginare in questo caso, passa soprattutto attraverso la forte espressività degli attori, capaci di restituirci la ricchezza di sentimenti che trapela dalla penna dell’autore.

 

La stella di Giuseppe
“La stella di Giuseppe”
Autore: Massimo Umberto Marini
Pag.: 103
Prezzo: € 15,00
Edito da: Ibiskos Editrice Risolo
Uscito nel 2007
Genere: commedia teatrale

 

Un altro elemento che accomuna le due opere è la previsione, all’interno del copione, di musica e canti, non come elemento riempitivo o di accompagnamento ma come autentico tessuto connettivo dello svolgersi della storia. Purtroppo le musiche non le sentiamo, ma leggendo i canti possiamo immaginare come la giusta musica possa accompagnare con ulteriore vivezza lo svolgimento scenico.

 

Per concludere possiamo quindi dire che Massimo Umberto Marini è bensì alle sue prime opere, ma è già un autore maturo. Il suo mondo di contenuti e le sue cifre stilistiche ci evidenziano un’artista con un suo stile ben definito e un percorso chiaramente intrapreso.

L’augurio che possiamo fare all’autore e a tutti noi è che al più presto sia possibile chiudere il cerchio magico "stesura della commedia – messa in scena" che è il giusto auspicio di ogni autore di commedie teatrali. Solo portata in scena una commedia passa definitivamente dalla sua potenzialità all’atto.

Attendiamo con grande interesse.

ALESSANDRO MARTINI

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