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Scritto da Michela Zanarella   
Sabato 08 Settembre 2012 00:08

 

MARIO DE ROSA NEL LUOGO D’ARCANO SILENZIO

 

"È un luogo bellissimo e nascosto nella campagna del mio paese, un luogo d'arcano silenzio dove ritemprare lo spirito". È questo il commento poetico di Mario De Rosa di "Fiume silenzioso", foto della copertina da lui scelta per le 75 poesie che danno vita alla raccolta pubblicata dalla Montedit nella Collana "Le schegge d’oro" (i libri dei premi). La silloge NAVIGANDO SILENZI è composta da tre parti, "I sentimenti invisibili", "Chiaroscuri", "Orme sulla sabbia", ed è proprio in queste tre parti che si avverte l’esigenza comunicativa di far comprendere e avvicinare l’arte poetica di Mario De Rosa a qualche lettore distratto, estraneo alla vera poesia, ma dall’anima viva, e questa è speranza commovente per chi ne ha sperimentato nella propria anima le doti d’intimità, il dono spirituale della Poesia. Mario De Rosa è scrittore intenso, maestro di un’inquietudine essenziale e d’una liberazione lirica originale che dispiega la sua esperienza nel soppeso della parola, nella profondità suggestiva e sfuggente del timbro letterario. C’è, nella poetica di Mario De Rosa, il fascino delle grandi distanze prefigurate, un fuoco alto e lontano immediatamente reso alla fermezza della sua originale poesia:

"…vivida fiamma

le sue lingue

dal nero mio

camino dei ricordi

e ti gioca sul viso……

Quel dissepolto attimo

t’irradia d’un sorriso….."

Mario De Rosa è nato alla prosa e alla poesia "solo da un lustro", vincendo, esprimendosi con i suoi versi, la sua natura schiva. L’esordio è avvenuto con "Ali d’inchiostro", edito dalla Kimerik, per poi, a seguire, "Canti del Pollino". Ha scritto qualche racconto breve e con la Montedit è alla sua terza pubblicazione. È comunque da ricordare la sua apprezzata esperienza in vernacolo dal titolo, felliniano, "T’aricordisi". È vincitore di prestigiosi primi premi nazionali e di innumerevoli premi minori. Da alcuni anni promuove la poesia nella sua terra, la Calabria, ed organizza come Direttore artistico incontri letterari apprezzati dal pubblico e dalla critica. È paladino per la difesa del dialetto moranese e delle tradizioni del Pollino e per la diffusione della Poesia anche tra la gente più semplice: "La poesia deve completare il cerchio e ritornare alla sua sorgente, senza mai essere svenduta."

Grandi affetti compressi in figure mitiche dominano il suo flusso poetico: "Proiettile tracciante

nella notte del cuore,

l’incanto dischiudi

in luminosa scia…"

Così come nei versi di "Un tuo sogno":

"Di Delfi o Cuma

io chiederò all’oracolo

di conoscere un sogno

tra le tue miriadi

per te che mai

me ne racconti uno,

e forse ancora li confondi."

Memorie di un passato, un paese, memorie di affetti, di una terra dove umori soavi e fortissimi provocano quasi la sentenza d’un destino concluso: "…E trovo

oltre la notte

nell’accennata luce,

te, rapida sinapsi

che lieve invadi

il cuore."

Il senso del distacco penetra più semplicemente i vagabondaggi e i ricordi, le spettralità dell’insonnia, in uno stile che sa mantenersi altissimo assumendo certe levità di calco sulla rena:

"Ci sono…

Alcuni uomini

sono tutti i Sud del mondo,

temuti e odiati

come invidia e teme un pollo

la libertà dell’aquila…"

Ed ancora:

"…ai vetri di finestra

Assediati dal buio,

sciogli, vagabondo il tuo sguardo

ad incontrare, un fremito, un chiarore

foriero d’alba nuova."

Ed ancora:

"………

S’oggi consulto l’interna

mia sibilla, per ripercorrere

le mie già impresse orme…

d’oro già la tua immagine ritrovo

in quelle scintillanti acque interne….."

È questa sillabazione rigorosa, dove il classicismo accennato è intriso di musicalità degli affetti, ad assorbire senza squilibri quell’immagine realissima, lasciandole un senso di religiosa e insostituibile immediatezza. La poesia di Mario De Rosa può appoggiarsi audacemente su certi particolari d’intelligenza e di umore perché essi formano il naturale rovescio, e in questo modo l’esempio e la garanzia, d’una liricità essenziale raggiunta sempre per esperienza. Dalle esattezze culturali (…segreta vena esondava/ tale a Danae di Klimt……) o locali (…s’andava dalla Nina…), dai brevi capricci (Sono i versi puntelli/al tetto…) e dall’inestinguibile serietà della vocazione (…Il vero poeta, sai,/è così facile da ferire…), dal rigoglio espressivo che riporta al mito (…Ma in fondo agli occhi/naufrago un balenio,/riporta quei ragazzi/sempre in cerca di/Itaca.) e dai nudi sentimenti (Oggi indosso la mia malinconia…) scritti in poesia, l’autoritratto lirico del De Rosa assume un’ostinata, minuziosa, vastissima luce. Ed è quella luce che il lettore dei suoi versi, percepisce nella mente.

 

Michela Zanarella

 

 

 

 

Autore: Mario De Rosa

ISBN: 978-88-6587-1560

Pagg. 94  Euro 8,50

Editore: Montedit

Genere: Silloge poetica

Collana: Le Schegge d'oro

Anno 2012

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