Sia fatta la tua comicità PDF Stampa E-mail
Scritto da Pia Barletta   
Sabato 25 Agosto 2012 00:56

 

SIA FATTA LA TUA COMICITA' di PIETRO PANCAMO

 

Siamo in estate, una bella lettura “fresca” che infonde più di un pizzico di buon umore è SIA FATTA LA TUA COMICITA' di Pietro Pancamo, autore ironicamente irriverente che ci delizia con sette storie a sfondo divino. Gli eventi mistici diventano sportivi grazie a personaggi dai nomi emblematici, come il parroco Don Naiolo, che trasforma il crocifisso in un palo della cuccagna sul quale si arrampicano i Sant’Arellini tra cori di Alé-lù-ià. Esilarante quanto surreale la lotta per la conquista dell’ostia, come si trattasse del pallone nello stadio, con un linguaggio colorito volto a ironizzare sugli usi religiosi. Non meno surreale è “Succederà”, un racconto in cui la fa da padrona Satana con i suoi diavoli, che, al pari di inesorabili untori, contaminano chiunque con l’arma della tentazione. E quando l’Inferno si sarà spopolato sovraffollando la terra, qualcuno vi si stabilirà con armi più aleatorie ma, (solo) per chi ci crede, non meno efficaci. Passa poi con disinvoltura a immagini poetiche con “Serafino preposto al coraggio”, in cui gli Angeli osservano con un misto di pena e divertimento gli umani afflitti da ansie, frustrazioni, sensi di colpa e l’attesa di qualcosa che non verrà: “aspetta e spira” alias “chi di speranze vive disperato muore”.  Rimanendo in tema biblico, l’autore scomoda Dio in carne e ossa (si fa per dire) che, mentre coccola il suo amato gattino, scatena il secondo Diluvio Universale stizzito da un filosofeggiante Noè che ama la vita a maggior ragione quando la distruzione è tutto intorno a lui. Non tanto paradossale se ci si riflette: chi ha paura di perdere la vita in fondo è già morto. Anche Dio disserta, nel suo ufficio con il figlio Bambin Gesù e una schiera di Angeli si infervora, minaccia tuoni e fulmini (promessa che mantiene) e confessa il malumore per la resistenza di un misero essere umano. Quasi amari “Apnea” e “Parusia”, dai toni più seri pur mantenendo la prosa brillante e scherzosa che caratterizza l’opera rendendola solo un po’ agrodolce, ma non è forse vero che il segreto per rendere soffice e appetitoso un buon dolce consiste nell’aggiungere un pizzico di sale? Pietro Pancamo ironizza, dissacra e smitizza con umorismo sottile e intelligente, passando con disinvoltura dagli Arcangeli ai Demoni, da personaggi biblici a tifosi dei nostri giorni, barcamenandosi (è il caso di dirlo) sul mare delle contraddizioni umani, attraversando fiumi di ancestrali paure per approdare a luoghi di perdizione da riconvertire con la fede. Un’opera breve ma di spessore, divertente ma non per questo priva di significato intrinseco, un ebook che non dovrebbe mancare sul nostro e-reader.

 

                                       Intervista a Pietro Pancamo

 

Oggi, graditissimo ospite di Art Litteram,  abbiamo Pietro Pancamo. Ciao Pietro, sei giornalista, scrittore, poeta e coordinatore del sito culturale  “L(’)abile traccia”, seguitissimo, è doveroso specificarlo. Ti va di spiegarci meglio di cosa si occupa?

Innanzitutto, Pia, voglio ringraziarti di cuore per il tempo che mi hai dedicato e per l’estrema competenza con cui hai recensito il mio e-book.

Venendo poi alla domanda che mi hai appena fatto, ebbene, nato com’è nel 2006, «L(’)abile traccia» (www.labileabile-traccia.com) è un portale culturale ad aggiornamento aperiodico. Si occupa di recensioni, poesia, narrativa, sociologia, liriche e prose d’avanguardia, arte retorica, cinema, televisione, sport, viaggi; senza contare che ha una rubrica interamente dedicata all’universo femminile.

Citato in un volume della Zanichelli a dicembre del 2007, è stato apprezzato e promosso sia dall’Associazione “Fonòpoli” (che ha visto la luce negli anni Novanta per iniziativa di Renato Zero) sia da un sito particolarissimo che, denominato «I Quindici», è connesso ad un noto collettivo di autori, ovvero la cosiddetta “Wu Ming Foundation”.

Per «L(’)abile traccia» –che pur avendo temporaneamente sospeso le proprie attività, ha comunque prodotto e messo on-line, abbastanza di recente, due antologie elettroniche di poeti vari– hanno scritto nel corso degli anni esperti e studiosi come ad esempio Marisa Napoli (saggista spesso pubblicata da Rizzoli, Zanichelli, Laterza e La Nuova Italia), Francesco Muzzioli (critico affermato, che viene ormai menzionato nei testi d’esame universitari come nelle storie della letteratura italiana) e il professor Matteo Meschiari, docente di lingua italiana in Francia, presso l’ateneo di Avignone.

Infine parecchie sono le case editrici (due per tutte, LietoColle e Meridiano zero) che spedivano regolarmente le proprie ultime uscite a «L(’)abile traccia», perché venissero recensite.

 

Sei anche redattore del blog “Viadellebelledonne” e conduttore di un programma radiofonico che va in onda il giovedì. Ci dici qualcosa di più al riguardo?

Voluto da Antonella Pizzo, attualmente ventiseiesimo nella classifica dei blog letterari più seguiti in Italia (un’ottima posizione, se consideriamo che solo nel nostro Paese  il numero dei blog letterari è praticamente sterminato), «Viadellebelledonne» (http://viadellebelledonne.wordpress.com/) pubblica liriche, racconti, recensioni, saggi su importanti figure della poesia e della narrativa mondiale, ma anche articoli divulgativi, incentrati su popolari forme d’arte come la pittura e la musica.

Il mio programma webradiofonico si chiama invece «Poesia, l(’)abile traccia dell’universo»; l’ho ideato io stesso nel 2010, e ne sono sia conduttore che direttore editoriale. Diffuso via Internet da un’emittente di Milano denominata Pulsante Radio Web, va in onda ogni giovedì alle 22:30 e ogni venerdì alle 14:00. Nel corso delle varie puntate (ciascuna delle quali ha una durata che oscilla, a seconda dei casi, fra i ventisette e i centodiciotto minuti), ho sinora avuto l’onore di intervistare una serie di poeti emergenti, più alcuni che si sono ormai affermati: ad esempio Luciano Troisio (forte di una silloge, «Parnaso d’Oriente», uscita per i tipi della Marsilio) e Paola Loreto (che, autrice di due raccolte per la Crocetti Editore, è spesso apparsa sul trimestrale «Nuovi Argomenti» della Mondadori). La trasmissione fornisce inoltre utili consigli di lettura, tutti a cura del bravo Andrea Borla (romanziere cui ho assegnato un’apposita rubrica intitolata “L’angolo della narrativa”) e del poeta Paolo Ottaviani, la cui opera ha destato l’interesse di Maria Luisa Spaziani e che, in qualità di ex direttore della Biblioteca centrale dell’Università per stranieri di Perugia, commenta e analizza le sillogi poetiche fresche di stampa. Vengono recensite, però, anche quelle elettroniche. Senza contare che, intervistandone direttamente i responsabili, presentiamo fra l’altro i migliori siti culturali attualmente on-line. Prezioso è infine l’apporto della professoressa Carla Burdese, che declama le liriche dei poeti via via ospitati e dei nostri ascoltatori.

Al link www.internettabile.org/prw/programs/main.asp?ID=7, è possibile trovare e scaricare gratuitamente i podcast delle ultime puntate. Una di queste è dedicata a June Hall, stimata poetessa inglese i cui versi sono reperibili sulle principali riviste specializzate d’oltremanica (da «Staples» ad «Acumen») e che in passato, dopo essersi distinta come valente redattrice della celebre casa editrice londinese Faber & Faber (leader in Gran Bretagna), ha fondato una propria agenzia letteraria che, prima di chiudere, ha saputo conquistarsi clienti di assoluto prestigio fra cui il colosso editoriale americano Simon and Schuster.

 

Quando hai iniziato ad appassionarti alla scrittura? Quali gli autori e le letture che hanno in qualche modo formato il tuo stile?

Per la verità sono un prosatore precoce, che ha iniziato presto a buttar giù (per gioco, vale a dire per propensione naturale) piccole novelle. E siccome il loro obiettivo principale è sempre stato quello di lavorare intensamente sul linguaggio – così da ottenere esiti in qualche modo simili a quelli della prosa lirica, tipica dell’ultimo Pirandello (autore di cui regolarmente subisco il fascino) – ecco che intorno ai quindici anni si è originato spontaneo, in me, il passaggio alla poesia.

Adesso comunque, dopo un periodo piuttosto lungo durante il quale mi son dedicato quasi esclusivamente alla stesura di liriche e versi, ho ricominciato a scrivere racconti, badando scrupolosamente a permearli tutti (dal momento che la realtà attuale e la razza umana in genere mi convincono decisamente poco) di una spiccata ironia. Sì, nelle storie che creo (come in quelle del mio e-book, d’altronde) ho l’abitudine di canzonare la società, compresi i suoi costumi; per me è una specie di missione, ormai. E per compierla al meglio, spesso mi servo di trame a carattere religioso: grazie ad esse riesco infatti a sottolineare e bollare (cioè “marcare e marchiare”) gli aspetti peggiori, ma anche più goffi e grotteschi, fra quelli che oggi scandiscono la vita quotidiana del cosiddetto consorzio civile. Però non dimentico mai di basare ogni narrazione su un sostrato costante d’indulgenza e sorriso “didascalico”: perché così vuole l’autentica ironia!

 

Hai ottenuto diversi riconoscimenti sia con i racconti che con le poesie, ma sono queste ultime che ti hanno dato maggiori soddisfazioni tanto da vederle tradotte in altre lingue. Che effetto fa sapere che le proprie “creature” vengono lette e apprezzate all’estero?

In effetti alcuni miei componimenti sono apparsi in inglese sia su «Snow Monkey», vivo ed attivo periodico statunitense, sia sul quadrimestrale canadese «Filling Station», che va per la maggiore all’Università di Calgary. Successivamente altre mie liriche sono state tradotte in arabo dalla webzine «El Ghibli» e in catalano da Pere Bessó i González, politico e letterato spagnolo, tra i maggiori esponenti dell’odierna poesia valenciana. Senza contare poi i miei versi che han fatto capolino, nel tempo, sulle pagine di «Gradiva», rivista culturale di New York, e nel sito italo-olandese «Il Cofanetto Magico» (gestito da Maria Cristina Giongo, giornalista del Gruppo Rizzoli nonché corrispondente di «Avvenire» dai Paesi Bassi). Ed un ulteriore riconoscimento davvero gratificante l’ho ottenuto proprio quest’anno, ad aprile, quando la Rete Uno della radio nazionale della Svizzera italiana mi ha dedicato una puntata del programma «Poemondo».

Che si prova ad esser letti (e ascoltati) anche in “terra straniera”? Beh, sicuramente è bello sapere che il tuo pubblico va espandendosi (almeno un po’) e che quindi la fatica “disperata” di scrivere, ma soprattutto di promuoverti in qualche modo, alla fine un senso ce l’ha (per fortuna!).

 

In letteratura esistono delle “mode”, ora è il momento del fantasy, genere oramai inflazionato. La poesia invece non conosce tempo, è sempre attuale ma anche un po’ “snobbata”. È  il “Poeta” una specie in via di estinzione o  semplicemente se ne parla meno?

No, i poeti sono molti. In realtà sono gli appassionati di poesia (i lettori, intendo) che si stanno estinguendo. Dev’essere anche per questo che, ultimamente, son tornato alla narrativa.

 

Cosa rappresenta per te la poesia?

Il mio rapporto con la “musa”, devo dire, è cambiato nel corso del tempo. All’inizio, ovvero quand’ero piccolo (sui quindici anni se non sbaglio), pensavo che la poesia fosse una sorta di vocazione o chiamata. Ricordo che nel mio cervello si formavano versi in continuazione, ad ogni ora, senza che io minimamente li cercassi o propiziassi. Invece adesso la poesia è una delle tante attività che scandiscono la mia giornata di redattore tuttofare, impegnato senza sosta a scrivere liriche e commenti critici, a correggere quelli degli altri, a costruire e-book, a trafficare con file audio di varie estensioni per tirarne fuori sottofondi musicali, interviste o addirittura trasmissioni. Quindi se oggi continuo a buttar giù strofe e componimenti, seppure assistito da un’ispirazione non più torrenziale come prima, è per lavoro, per abitudine e perché la poesia, ormai, è una vecchia amica per me… e perderla di vista mi dispiacerebbe.

 

Se per un evento incontrollabile dovessero andare distrutte tutte le opere poetiche e tu potessi salvare solo quelle di tre autori, a quali daresti la precedenza e perché?

Salverei innanzitutto Edgar Allan Poe (per la bellezza fosca e allucinata di componimenti come «Il Corvo» o «Il verme conquistatore»); poi Federico García Lorca (per la fantasia solenne e tragica di poesie come ad esempio «Novembre»); e infine Vittorio Alfieri, i cui versi son forse retorici e pomposi, a volte. Però in passaggi del tipo “Morte, a troncar l’obbrobrïosa vita,/ che in ceppi io traggo, io di servir non degno,/ che indugi omai, se il tuo indugiar m’irrìta?”, si riscattano senz’altro per quel sentimento di dignità ferita (e perciò “ruggente” o leonina, se non eroica addirittura) che sanno indubbiamente esprimere.

 

Parliamo di “Sia fatta la tua comicità”, il tuo e-book che comprende sette racconti a sfondo mistico – umoristico. Sette deliziose storie in cui l’irriverenza verso Dio farà sorridere tutti, credenti e non. A cosa è dovuta questa scelta?

Come dicevo prima, ho usato la religione per mettere bonariamente alla berlina le storture della nostra società. Ma il carattere giocoso e ilare che contraddistingue i racconti dell’e-book, deriva anche dal fatto che, per chiunque creda veramente, Dio diventa una sorta di amico. E con un amico,  la cosa più naturale, se non immediata, è certamente scherzare (e magari prenderlo affettuosamente in giro).

 

In “Serafino preposto al coraggio” gli Angeli osservano gli umani afflitti dalle loro paure. La forza di Noè sta nell’aver superato le paure. Sembra emergere la pavidità dell’uomo su ogni altra cosa, davvero credi che “chi ha paura è già morto”? Le tue paure quali sono?

Chi ha paura è già morto? No, assolutamente: io, infatti, sono ancora vivo.

Ma a prescindere dalle battute, la paura è sicuramente un’occasione d’oro per dimostrare la propria forza d’animo, il proprio “ardimento”. E il mio modo di essere per così dire “valoroso” –e di combattere il timore terribile che ho di ammalarmi (derivatomi senz’altro da una patologia assai grave di cui ho sofferto da adolescente)– è indubbiamente l’ironia. Quest’ultima infatti è un’autentica forma di coraggio, secondo me, forse l’unica davvero in grado di consolare, di sostenere e, in breve, di donare l’energia morale, necessaria a tirare avanti ugualmente, nonostante le innumerevoli difficoltà della vita.

 

Il mercato (malato) editoriale lo conosciamo tutti: poco spazio al talento vero e sempre più i soliti noti personaggi dello spettacolo. Quanto è importante il web per far conoscere gli autori emergenti meritevoli?

Internet è davvero fondamentale perché offre un’opportunità (piccola o grande che sia) a tanti e tanti autori che, a corto purtroppo di contatti o conoscenze influenti, sono rimasti intrappolati nelle retrovie della letteratura. Internet dà un pubblico, qualche soddisfazione e, insomma, un sussulto di speranza (non a pagamento...).

 

C’è però il rovescio della medaglia: qualunque scribacchino può usare lo stesso strumento per tessere lodi di presunte opere, proprie e altrui, con il rischio che al potenziale lettore si confondano ancora di più le idee. Quali suggerimenti daresti a chi cerca informazioni “di qualità” per non cadere nella “rete” della cattiva informazione?

Nel campo della narrativa, sono molti gli autori attualmente incensati dalla critica. Ma quando vai a leggerli, ti accorgi che da un volume all’altro, da un romanziere all’altro, cambiano ovviamente i personaggi, le trame e le ambientazioni. Non lo stile, però. Che anzi (tutto a base com’è di frasette secche secche composte solo di soggetto, predicato verbale e complemento) resta puntualmente e ossessivamente quello, col risultato che spesso hai quasi l’impressione di avere per le mani sempre e ineluttabilmente lo stesso autore. Un simile appiattimento (che non esito a definire brutale) della creatività linguistica e sintattica degli scrittori, si deve alla logica di mercato tipica delle case editrici maggiori, secondo cui i lettori non sono che una massa di pigri analfabeti, allergici sia agli incisi che ai periodi articolati. Sentendomi così apprezzato e stimato, io ho deciso –e già da tempo– di ignorare sistematicamente gli editori principali, per dedicarmi a quelli minori o addirittura locali. Ecco perché ho sviluppato l’abitudine, ogni volta che entro in libreria, di scartabellare esclusivamente (con cura, attenzione e a lungo) negli scaffali più nascosti o remoti: infatti è lì che si celano (di tanto in tanto) le opere vere, ossia pubblicate da gente che si sforza di dire la sua in maniera originale, diversa e personale, senza mai abbandonarsi alla paratassi endemica e virale, “ordita” e “sintetizzata in laboratorio” dai colossi della carta stampata. Insomma, morale della favola, un buon libro bisogna cercarlo, scoprirlo, conquistarlo, perché non necessariamente è in bella mostra, nei cataloghi di Einaudi, Feltrinelli e compagnia.

Per quanto riguarda poi gli scribacchini, siamo sicuri che esistano sul serio? Dal canto mio, sono convinto che ciascuno di noi abbia il pieno diritto di esprimersi come vuole o come può. Basta semplicemente che non si limiti ad imitare pedissequamente modelli preordinati imposti dall’alto (e oggi talmente diffusi da provocare –in determinati individui, almeno– crisi di noia o comunque di rigetto).

 

Grazie mille per averci dedicato un pezzetto del tuo tempo.

Infinite grazie a te, Pia, non solo per la recensione, ma anche per l’intervista. Ed un abbraccio affettuoso, naturalmente, a tutti i lettori e redattori di «Art Litteram». A risentirci presto!

 

 Pia Barletta

 

 

 

 

 

Autore: Pietro Pancamo

ISBN: 978-88-90-6667-0-4

Formato E-pub: Euro 2,90

Editore: Cletus Production 

Genere: Narrativa

Anno: 2012

 

 

 

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