L'Occhio del Giudeo PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Venerdì 03 Agosto 2012 00:41

 

L'OCCHIO DEL GIUDEO di GIUSEPPE GRASSO 

 

Quello che ci disvela Giuseppe Grasso ne L’OCCHIO DEL GIUDEO va oltre il reportage fotografico. È un racconto "visivo" che permette al lettore di entrare all’interno di una tradizione secolare, quella della Festa dei Giudei di Sanfratello, di viverla e comprenderla.

Gli scatti dell’obiettivo, spesso, si sostituiscono alle parole e schiudono le porte su uno scenario incredibile e di assoluta spettacolarità.

A San Fratello, ridente paesino siciliano che sonnecchia disteso sui Nebrodi, a metà strada tra Messina e Palermo, la settimana santa è vissuta in maniera assai sentita e particolare e Giuseppe Grasso ne ha colto il fascino primitivo e accattivante. Con il suo obiettivo, immerso nel folklore cittadino, rumoroso, strimpellante e goliardico, ne ha catturato le immagini più significative ed emozionanti e le ha proposte all’ammirazione dei lettori.

Le numerose e dettagliate fotografie in cui sono immortalati i momenti salienti che vanno dal rito della vestizione del "Giudeo" alle "strombazzate" all’ultimo respiro, singole o di gruppo, alle evoluzioni acrobatiche dei giudei che accompagnano la processione, ai volti rugosi e senza età, arsi dal sole ma orgogliosi di mostrarsi nelle loro "maschere" pasquali, alle grandi abbuffate che dal mercoledì santo si susseguono senza posa fino alla mezzanotte del venerdì, sono degli stupendi frammenti di una palpitante tradizione.

Nell’introduzione al volume illustrato, l’autore dice: "Ci provo, per la prima volta seriamente, con questo progetto sui Giudei di san Fratello, sperando di riuscire a trasmettere le emozioni che mi ha suscitato" ed io che, personalmente, mi sono trovata ad assistere da una posizione privilegiata alla Festa dei Giudei posso garantirvi che non solo Giuseppe Grasso è riuscito nel suo intento ma è andato ben oltre lo scopo che si era prefisso. Ha catturato nelle sue foto l’intimo legame insito nel DNA di ogni sanfratellano con le proprie origini, l’orgoglio di appartenere ad una terra esigente ed appassionata, madre e spesso anche matrigna, ingrata e al contempo riconoscente, una terra, insomma, fatta di contrasti e di generosi slanci d’amore.

Il Grasso ha riportato fedelmente, nei suoi scatti, anche l’estatica ammirazione del turista che si scopre coinvolto in una festa tanto magica quanto colorata, allegra ed inattesa, o lo sbalordimento del credente che in un periodo religioso di lutto per la morte di Cristo si trova a dover fare i conti con una sfrontata orda briosa e spumeggiante, pia e irriverente, o ancora, l’eccitazione che contagia il paese, la periferia e le campagne circostanti dove uomini, donne, vecchi e bambini, compresi nei loro ruoli, ripetono e perpetuano quegli antichi rituali di festeggiamento pagano, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

Con la sua arte, è riuscito ad afferrare e riportare la suggestione degli squilli delle trombe che si levano, si rincorrono, si sfidano e squillano insolenti e melodiose da un capo all’altro della cittadina, il profumo sacro dell’incenso delle funzioni religiose che si mischia a quello profano del pane appena sfornato che arricchisce la tavola imbandita su cui fanno mostra di sé ghiottonerie tipiche ancora fragranti, cucinate per saziare il gagliardo appetito dei giudei che, festanti, visitano le case del paese.

Non vi racconto altro perché il prezioso volume con le foto proposte dall’estro e dalla professionalità di Giuseppe Grasso va centellinato pagina dopo pagina come un prezioso e raffinato vino d’annata.

La suggestione ricreata attraverso L’OCCHIO DEL GIUDEO per l’occhio del lettore riesce a dare quel senso di benessere e di piacevole euforia per la speranza che ancora esistano e resistano, nel nostro paese, tradizioni che rinforzano i legami con il passato e rendono forte e pulsante il rapporto con il territorio in cui si vive. Dove la globalizzazione imperante non riesce a snaturare quel senso di appartenenza, quel legame originario con la propria terra che ogni uomo sugge insieme al latte materno.

Al di là di tutti gli eminenti studi effettuati e delle implicazioni storiche connesse o ritenute tali, sui motivi che hanno portato in tempi lontanissimi, alla nascita della festa dei giudei personalmente, le foto così vivide e colorate del Grasso mi hanno fatto pensare che in fondo questa festa non sia altro che un modo originale per esorcizzare la morte.

Lo sberleffo, la confusione, il mangiare e il bere oltre i limiti, altro non sono che l’affermazione prepotente della voglia di vivere, un’ode alla vita, un inno alla resurrezione, un voler gridare con tutto il fiato che si ha in gola che la morte è stata vinta. Per alcuni versi una trasposizione tutta Sanfratellana dell’annuncio dell’araldo della monarchia francese: "Il Re è morto. Lunga vita al Re!".

 

 

                                   Intervista a Giuseppe Grasso

 

 

Giuseppe Grasso, Pino per gli amici, è nato nel 1965 a Caronia in provincia di Messina. Affascinato dalla fotografia ha avuto la sua prima Pentax P30 a pellicola a diciotto anni. Dopo un iniziale periodo di scatti fatti solo per "immortalare il soggetto" ha iniziato ad interessarsi dell’aspetto tecnico e artistico della fotografia.

Per esigenze personali ha abbandonato per un lungo periodo questa passione finché nel 2002 l’amore a prima vista per una "compattina digitale" riaccende la sua vecchia fiamma: la voglia di tornare a fotografare.

Pur non potendo fare della fotografia il suo lavoro principale ha continuato a coltivarla indirizzando la sua ispirazione creativa verso la fotografia naturalistica e i ritratti.

I suoi "maestri" e punti di riferimento sono il grande fotografo naturalista Juza, al secolo Emanuele Allegri, e il famoso fotoreporter Ivo Saglietti.

 

 

Ciao Giuseppe, dopo questa breve presentazione per farti conoscere anche dai lettori di Art Litteram parliamo del tuo volume illustrato L’OCCHIO DEL GIUDEO.

 

Perché hai deciso di "raccontare visivamente" questa particolare tradizione?

Come ho descritto nel libro, sono andato per la prima volta a vedere questa manifestazione nel 2011, con molto scetticismo in merito (mi riferisco a ciò che si dice dei Giudei e cioè che sono violenti, pericolosi, e amenità simili. Ma non ho visto niente di tutto ciò). Arrivato a San Fratello mi è accaduta una cosa quasi inspiegabile, ho avvertito un brivido che mi ha scosso fortemente. Mi sono reso conto che, quella a cui stavo assistendo, era una manifestazione unica, spettacolare di grande effetto e trasporto. Ho capito che in qualche modo mi apparteneva, pur non essendo sanfratellano. Sono rimasto lì un paio d’ore ma, andando via, mi sono ripromesso di tornarci l’anno dopo per fare qualcosa di più serio. Ed oggi, sono qui a parlarne.

 

In poche parole quindi, cosa ha significato per te vivere la Festa dei Giudei di Sanfratello?

È stata un’esperienza forte, unica…

Ho avuto modo di conoscere un popolo davvero speciale. Un popolo generoso, affettuoso, cordiale e ospitale. Un popolo che ha fatto di tutto per farmi sentire uno di loro e c’è riuscito in pieno. Un popolo con il quale si è creata una forte intimità. Non so se potrò mai ricambiare tutto ciò…

Usando una tua frase: "una manifestazione da vedere e da sentire più che da raccontare".

 

Quale ritieni sia l’aspetto più entusiasmante della festa dei Giudei?

Potrei dire la processione della mattina del venerdì santo che è molto suggestiva o i Giudei che fanno le acrobazie, magari il suono incessante delle trombe, ma alla fine tutto è entusiasmante. A partire dai preparativi nei giorni che precedono l’evento, con le riunioni in campagna e le relative prove (quanto calore in quelle magiche serate!) fino al ritrovarsi nelle loro case per la pausa pranzo, con le mogli o le mamme che preparano da mangiare e servono i Giudei con molta devozione senza escludere la parte propriamente religiosa ossia le tre processioni che fanno parte dei riti che si susseguono tra il Mercoledì e il Venerdì .

 

Qual è il rapporto con la tua regione o con la tua terra nel momento in cui scatti le tue foto?

Beh! Non ho dubbi: Amore!

Verso la mia terra provo un sentimento e un attaccamento viscerali che mi permettono di eseguire i miei scatti in uno stato quasi di trance, in un’altra dimensione. Il segreto è proprio questo… amore per la propria terra!

 

Cosa ti piace e cosa non ti piace di come in Italia vengono salvaguardati i nostri antichi retaggi di usi, costumi, cultura e tradizioni?

Dell’Italia in genere non so dire tanto, ma della Sicilia posso affermare che ancora le tradizioni sono conservate e vissute intensamente, con grande trasporto, sentimento e partecipazione. Ne è la prova, per l’appunto, la festa dei Giudei.

 

Hai avuto difficoltà a preparare il reportage e a selezionare le foto da pubblicare per questo lavoro?

Difficoltà? Non conosco questo termine! Scherzi a parte, nella realizzazione del reportage, oltre alla stanchezza fisica, non ho incontrato altre difficoltà, soprattutto per la grande partecipazione di tutti e grazie a Salvatore Oddo che mi è stato vicino in ogni circostanza. Senza di lui sarebbe risultato tutto più difficoltoso.

È nella scelta delle foto, invece, che ho avuto grande difficoltà, erano tante! E la selezione è stata davvero molto difficile.

 

Come nasce e si sviluppa la tua ispirazione, in pratica, quando hai deciso di far diventare libro le tue fotografie?

Non ho deciso di far diventare libro le mie fotografie, sono partito da subito con questa intenzione. Era un progetto che pensavo di portare avanti già dall’anno scorso.

In quanto all’ispirazione… beh, diciamo che tutto parte dal momento in cui senti le "farfalle che ti svolazzano nello stomaco".

 

Qual è il messaggio emotivo che vuoi far arrivare ai lettori de "L’OCCHIO DEL GIUDEO"?

Il messaggio è chiaro, sfatare tutte le dicerie e i luoghi comuni costruiti intorno a questa tradizione e permettere ai Sanfratellani e ai turisti di vivere la Festa dei Giudei come realmente è: un momento di condivisione collettiva e di vera festa popolare. La Festa dei Giudei, infatti, valorizza i rapporti umani, tanto che in quel periodo il popolo è fortemente unito ed è bello assistere a ciò. Dovrebbe accadere sempre e ad ogni latitudine…

 

Perché hai scelto per il tuo libro illustrato un titolo così inusuale?

Come ho scritto nel libro, volevo realizzare il progetto di mostrare la Festa dei Giudei da una prospettiva diversa e cioè, non quella del normale spettatore ma quella del Giudeo. Per questo ho cercato di vederla attraverso
"L’occhio del Giudeo", ed è stato proprio quest’occhio a guidarmi nel corso del progetto. Tra tutte le fotografie del libro c’è la figura ricorrente di un giudeo di spalle che osserva: questo è il suo significato.

 

Hai altri progetti in cantiere?

Qualcuno…

 

Un sogno ancora chiuso nel cassetto?

Fare un reportage in India, che spero sia il regalo del mio cinquantesimo compleanno…

  

Augurandoti che il sogno diventi presto realtà ti ringrazio per la squisita collaborazione e ancora congratulazioni per il tuo lavoro.

 

Cinzia Baldini

 

 

 

 

Autore: Giuseppe Grasso

Pagg. 80  Euro 39,95

Anche in versione ebook Ipad/iphone

Euro 8,99

Editore: Blurb.com

Genere: Illustrato

Anno 2012

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