Le difettose PDF Stampa E-mail
Scritto da Pia Barletta   
Venerdì 25 Maggio 2012 00:00

 

LE DIFETTOSE di ELEONORA MAZZONI 

 

"Un giorno sì e uno no mi sputo per strada alle 5,50. La notte è ancora viva, densa come l’olio."

Inizia così la storia di Carla Petri, circa quarant’anni, bella, intelligente e con un marito (perfetto) che l’adora. Perché allora questa donna un giorno sì e uno no si sputa per strada, dove va, cosa cerca, cosa le manca? A Carla manca un figlio, è una "difettosa" e, pur di realizzare il suo desiderio di maternità, si sottopone a cure mediche lunghe e dolorose, sia psicologicamente che fisicamente. La donna ci ha provato in tutti i modi: fare l’amore nei giorni fertili, meditazione yoga, reiki, pensiero positivo, diete, erbe e tutto ciò a cui affidarsi in maniera naturale. Ma quando i rimedi naturali non funzionano decide di andare oltre, ricorre così all’inseminazione artificiale. L’autrice, Eleonora Mazzoni, ci racconta il calvario di Carla, che è lo stesso di Katia, di Gianna, Lucia e tante altre donne accomunate da un iter estenuante: conteggio degli ormoni, transfer, prelievi, anestesie e infine l’attesa. Carla, però, detesta i ritardi. Tranne uno. Seneca e nonna Rina sono i suoi discreti accompagnatori, con loro può esprimere dubbi, ansie e paure, a loro affida i pensieri più intimi attraverso i quali scopriamo un mondo a parte, il mondo solidale delle "difettose" che sviluppano una vera e propria ossessione per la maternità. Tratteggia le "fivettare", le sue compagne di percorso, con rara sensibilità, descrive le delusioni all’arrivo delle "rosse" e le angosce delle meno giovani per le quali è sempre più incombente la menopausa. Ma la speranza, si sa, è sempre l’ultima a morire, la Bibbia ci insegna che anche una donna vecchia e ormai sterile può procreare, perché lei no? La maternità è un desiderio primordiale a cui è difficile sottrarsi, Carla e le sue nuove amiche non fanno eccezione, la loro è una via crucis in cui l’ultima fermata è la sala parto. L’opera prima di Eleonora Mazzoni è un piccolo capolavoro di introspezione, il registro linguistico colloquiale e ironico ai limiti del dissacrante coinvolge, travolge il lettore, soprattutto la lettrice, tanto da indurre a leggerla tutto d’un fiato. Il tema è tanto doloroso quanto attuale, in un’epoca in cui la scienza ha fatto passi da gigante e per molte donne procreare in vitro è più di una semplice speranza. Tuttavia, come lei stessa afferma, i figli andrebbero concepiti nei letti caldi d’amore, tra i sentori dell’orgasmo e non su un tavolo operatorio sotto le fredde luci dei neon. Parole solo apparentemente poetiche, sono parole spietate che fanno riflettere sulla sottile differenza che esiste tra desiderare un figlio come prolungamento di se stessi, per un atto quasi egoistico, e desiderarlo per donare amore. Si fermerà Carla o continuerà fino allo stremo delle forze? Alcune donne si fermano e scelgono la strada dell’adozione, ugualmente appagante per chi si sente "mamma" fin nel profondo dell’anima, poche però: l’iter dell’adozione in Italia non è meno lungo e doloroso della procreazione assistita. Eleonora Mazzoni, attrice di indubbio talento, è al suo esordio con un romanzo semi autobiografico, un esordio a cui, mi auguro, seguirà una brillante carriera di scrittrice.

 

 

 

Diamo un caloroso benvenuto su Art Litteram a Eleonora Mazzoni, attrice affermata di teatro, televisione e cinema.

 

 

Eleonora, artista a tutto tondo, tra un set e l’altro e due bambini trovi anche il tempo di scrivere, e in maniera egregia, aggiungo. Da quanto tempo covavi la passione per la scrittura?

Credo da sempre. Da adolescente scrivevo poesie, al liceo avevo cominciato un romanzo, poi all’Università, dopo uno spettacolo fatto con un gruppo di amici, mi è nata la passione per recitare. Ricordo benissimo. Fu durante la prova di una scena de "Il settimo sigillo" (il mio personaggio si ammalava di peste, sapeva di dover morire e cercava di prepararsi, distaccandosi dalle cose e dalle persone che non avrebbe più rivisto). E io pensai: "È così bello poter vivere tutte queste emozioni, poter essere qualcos’altro da sé. Voglio fare l’attrice". Questo a lungo mi ha distolto dalla scrittura.

 

"Le difettose" decreta il tuo esordio in campo letterario. Quanto c’è di autobiografico?

La storia nasce da un’esperienza personale e dall’aver scoperto un mondo che mi sembrava di dover raccontare. Questo è stato l’impulso iniziale. Però poi è stata l’immaginazione a guidarmi. Ho cesellato i personaggi vedendomeli di fronte, belli staccati da me, mettendoli spesso in situazioni e circostanze diverse dalle mie. Con la voglia di seguirli.

 

Durante il tuo percorso hai incontrato tante donne e conosciuto tante storie, alcune con lieto fine e altre no. Ce n’è qualcuna che ti ha colpito in maniera particolare?

Mi hanno colpito certe ostinazioni fuori misura (la donna che ci prova per 17 anni con una marea di tentativi falliti e di gravidanze interrotte), certe improvvise consapevolezze (la ragazza a cui i medici stranieri consigliano di fermarsi e che prova finalmente sollievo), certe capacità di sacrificio (l’ammalata di sclerosi che sospende le terapie per non compromettere la salute di una gravidanza solo ipotetica).

 

L’istinto materno è primordiale, è un assunto inconfutabile, e a volte la donna sviluppa una vera e propria ossessione per la maternità mettendo a repentaglio la serenità coniugale. Quanto, secondo te, è principalmente frutto di condizionamenti mentali (la donna è nata per fare figli) su colei che, impossibilitata ad averne, si sente defraudata della sua femminilità?

Soprattutto nella nostra società, dove a lungo la donna è stata vista funzionale al suo ruolo di moglie e madre, il condizionamento è fortissimo. In più da sempre, in tutte le culture, razze e religioni la sterilità è stata considerata una disgrazia. Peggio. Una punizione di Dio. Sono fardelli di cui è difficile liberarsi. Detto questo, c’è una parte istintuale con cui tutte le donne, anche quelle che decidono di non avere figli, devono fare i conti. In alcune questo richiamo della natura può rompere gli argini e diventare devastante. Diventa anche non voler rinunciare a quella unicità del femminile che, sebbene per secoli ci abbia relegato in un ruolo secondario, è sinonimo di forza e potere. Io penso che la maternità non sia solo legata al fare bambini. È una categoria dell’anima. È potenza. Che va fatta emergere dalla nostra vita indipendentemente dai figli. 

 

Con la nascita dei gemellini hai coronato il tuo sogno, ma, se non fosse arrivata la "pennuta", avresti tentato di nuovo?

Quello era l’ultimo tentativo. Sapevo di essere arrivata alla fine di quel percorso. Anche grazie a Carla, mi ero riappacificata con me e con il mio destino e non mi sentivo più difettosa. Anzi. Mi percepivo ricca. Completa e piena. Avrei iniziato le pratiche dell’adozione e un’altra avventura. Con i miei figli ho coronato un sogno perché mi percepivo già coronata. È stato l’amplificazione meravigliosa di uno stato già presente in me.

 

Cito un tuo passo: "I figli andrebbero concepiti nei letti caldi d’amore, tra i sentori dell’orgasmo, lenzuola sfatte e luci soffuse." Quale consiglio daresti a una donna che decide di tentare l’inseminazione artificiale?

Carla dice quella frase mentre sta aspettando di fare l’anestesia per il pick-up degli ovociti. Poco prima una ragazza aveva riferito una frase identica che le era stata detta da sua madre. Carla sul momento aveva reagito rispondendo: "Ma tu ascolti ancora tua madre?". Salvo pensare la stessa cosa subito dopo. E questo a proposito dei mille condizionamenti che abbiamo. A chi non riesce ad avere un figlio consiglierei assolutamente la strada della fecondazione. Sapendo che la scienza può molto aiutare e che in provetta si riescono a creare gli embrioni ma nessun medico li può impiantare. Può solo trasferirli. "Poi il becco ce lo potrà mettere solo la cicogna. E io, ubbidiente, devo sottostare alla tirannide della pennuta. O del destino, di Dio, della vita. Non so come chiamarlo".

 

Figli biologici e figli adottivi. Figli, sempre e comunque per chi dentro si sente davvero Mamma. Secondo te, se non fosse così difficile adottare un bambino, si ricorrerebbe meno alla medicina? O ritieni che poche donne siano "pronte" ad accogliere come proprio un bambino meno fortunato?

Credo che pronte si diventi. Per cui anche per l’adozione serve fare un percorso. Innanzitutto elaborando il lutto per la mancata gravidanza naturale. Una mia amica è stata adottata a 3 mesi. Allora non c’era ancora la possibilità di ricorrere alla fecondazione. Mi racconta che sua madre non si è mai alzata dal letto per la depressione. E poi bisogna essere pronti in due. Comunque sì. Se l’adozione fosse una strada meno ardua sarebbe di sicuro più "allettante". Invece è più lunga, complicata e costosa di una fecondazione artificiale. Pensare che i bambini soli o abbandonati sono vite che esistono già in questo momento, in questo momento patiscono. Una cattiva sincronizzazione mondiale non permette di far combaciare domande e offerte, fa perdere tempo e amore in lunghe sedute psicologiche e pratiche burocratiche. Io farei adottare tutti e subito, i single, i gay, le lesbiche, i conviventi di qualsiasi età ed estrazione sociale. Vorrei risparmiare quella perdita di tempo e di amore che fa crescere la sofferenza. 

 

Nonna Rina e Seneca ti fanno compagnia al pari di guide spirituali. Cosa ti lega particolarmente a questi personaggi? Hanno qualcosa in comune tra di loro?

Seneca rappresenta il punto di vista laico, aperto, umanissimo di cui avevo bisogno per raccontare una storia del genere. Rappresenta un periodo storico e una condizione spirituale, quando gli dei antichi non c’erano più e Cristo non c’era ancora, in cui esisteva l’uomo, solo. Nonna Rina è la declinazione vivente e popolare di questa filosofia. E mi ha dato la possibilità di costruire un personaggio di femmina coraggiosa e anticonformista che mi piace molto. Capace di dare un senso al dolore che le attraversa la vita.

 

È capitato che qualche "difettosa" ti abbia contattata dopo aver letto il libro? Qual è stata la loro reazione?

Tantissime lettrici mi hanno contattato tramite Facebook o per mail (attraverso il mio sito www.ledifettose.it). Molte esordivano dicendo: Sono stata (o sono) anch’io una difettosa. Alcune mi hanno raccontato la loro storia. Leggendo il romanzo tutte si erano sentite capite e rappresentate. C’era anche chi mi diceva di essere una difettosa e di sentirsi ben descritta, pur avendo avuto figli. E forse quello era il complimento più bello. Come se fossero passati anche i temi più sotterranei del libro.

 

Recitare o scrivere, quale delle due cose ti gratifica di più?

Sono due strumenti diversi (entrambi molto gratificanti) per lo stesso fine: comunicare. Raccontare. L’uno non è in contrasto con l’altro. Anzi, l’uno arricchisce l’altro. Vorrei continuare a usarli entrambi.

 

Sei già al lavoro su un altro progetto? Se sì, ci anticiperesti qualcosa?

Durante la gravidanza, trascorsa interamente a letto, ho buttato giù il plot del secondo romanzo. C’è tutto. Personaggi, scene, e qualcosa che eccita il mio inconscio. È lì che aspetta solo che mi ci dedichi anima e corpo e ci lavori intensamente. Posso solo dire che ci saranno molti uomini!

 

Grazie, Eleonora, per la tua disponibilità, un grosso augurio per ogni campo della tua poliedrica vita artistica da parte di tutti noi e dei nostri lettori. 

 

 

 

Pia Barletta

 

 

 

 

 

Autrice: Eleonora Mazzoni

EAN: 9788806210694

Editore: Einaudi

Pagg. 172    Euro 16,00

Collana: I Coralli

Anno 2012

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