Bastardo posto PDF Stampa E-mail
Scritto da Salvo Zappulla   
Martedì 15 Novembre 2011 21:44

 

Questo di Remo è un romanzo che colpisce subito già dal titolo (Bastardo posto, Perdisapop, pagg. 172 €. 14.00) come una maledizione. Bastardo posto è un luogo dal quale non si può sfuggire, non appartiene alla geografia, il protagonista se lo porta dietro, se lo porta dentro la sua anima. Paolo Limara è un giornalista che vaga nella notte alla ricerca di luce, di misteri da svelare, delle sue ossessioni da quietare. La sua ossessione maggiore è un mistero che non riesce a dipanare: la sparizione di una donna e di tre bambini. O forse non è nemmeno quella. Sono le ragnatele che si porta dentro il cervello, i fallimenti, le nuvolette di fumo della sigaretta inseguite invano con la mente. Paolo Limara è decisamente un personaggio di tutto rispetto, trasmette angoscia, un rapace notturno che molto spesso da predatore si trasforma in preda, costruito ad arte da Remo Bassini. Attorno a lui personaggi altrettanto inquietanti, anime morte che vagano nell’oscurità, fluttuano nella nebbia, si muovono al rallentatore tra le esalazioni delle pattumiere e i rigurgiti dell’alcol vomitato negli angoli delle strade. Remo ci presenta lo spaccato di un’umanità andata a male, infetta e incancrenita, destinata alla rottamazione: un mafioso evirato, un prete ambiguo; una donna morta in un incidente d’auto, un’altra schiava dei propri vizi e di uomini che la plagiano. I personaggi di questo romanzo sembrano racchiusi dentro il palmo di una mano la quale si stringe implacabile sempre di più con lo scorrere della pagine fino a stritolarli. Un giallo molto singolare questo di Remo, i delitti sono solo uno spunto per dare il via a indagini molto più profonde nel baratro dei nostri drammi esistenziali. Ne emerge uno spaccato di umanità sudaticcia e fallimentare, impregnata d’alcol e di odori pestilenziali, che si imbelletta per mascherare il disagio e la desolazione ma che alla fine è costretta ad arrendersi di fronte agli eventi ineluttabili della vita in cui è costretta a sbattere contro. In definitiva un’analisi spietata della società in cui viviamo, non c’è rimedio, non c’è scampo, il momento di saldare il conto arriva per tutti. Non conoscevo Remo, questo è il suo primo romanzo che leggo e devo dire che le sensazioni suscitatomi sono ottime, più che ottime. Ci sono scrittori che scrivono seguendo il flusso della propria coscienza e della propria vena artistica, lontani da mode estemporanee e da orientamenti di mercato, e Remo è uno di questi.

 

 

Intervista a Remo Bassini     

 

Remo, un giallo il tuo che si consuma in cinque notti, dedicato agli ultimi, ai diseredati, a coloro che non ricevono giustizia. Come nasce questo romanzo? E perché hai voluto dare voce a quanti in genere vengono emarginati o ignorati?

E' successo questo. Avevo in mente una trama, precisa. Cinque notti che mettono a nudo le schifezze di una città. Volevo farne un giallo, ispirandomi a Manchette pensavo addirittura di scrivere un noir anarcoide, del disordine. Durante la stesura mi hanno però influenzato – si sono presentate a me, come fantasmi - quelle persone che lottano e denunciano il malaffare (diciamo, nell'ordine, mafia al nord, massonerie, porcherie di certi preti) e, proprio per questo, vengono lasciati soli, calunniati, derisi. Ho pensato a come può morire un personaggio così, e c'è un personaggio così nel mio libro, e ce ne sono nella vita reale.

 

I tuoi personaggi si dibattono, come presi nella tela del ragno, sembrano vittime predestinate, vittime delle loro ossessioni e delle loro debolezze. Perché un quadro così fosco dell’umanità?

Ho diviso l'umanità in manichini e uomini. I manichini pensano di essere immortali, e non si confrontano mai con la morte. Chi tenta di essere uomo – e non è facile perché occorre coraggio – ha un solo fine: cercare di vivere per poi morire sorridendo. E il mio protagonista sta in mezzo: deve decidere, insomma, come vivere e morire. Perché io credo che in fondo in fondo si muore allo stesso modo in cui si è vissuto. I codardi e gli stolti e gli egoisti, insomma, avranno paura.

 

E’ più difficile vivere o scrivere?

Vivere, perché quando sbagli l'errore resta. Se scrivi hai la possibilità di correggere, o comunque di non fare danni. Sulla scrittura vorrei però aggiungere che mi riconosco in quel che diceva Fenoglio: La mia miglior pagine esce spensierata dopo decine e decine di penosi rifacimenti.

 

Chi è Remo Bassini scrittore? Definisciti.

Uno che non è mai soddisfatto di quello che ha scritto. Uno che non ha mai detto a nessuno "leggimi". Uno che potrebbe smettere da un momento all'altro di scrivere, sebbene la cosa un po' lo terrorizzi. Che farei di notte quando arrivano i miei fantasmi?

 

Salvo Zappulla

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