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Scrittori emergenti: Stefano Noventa PDF Stampa E-mail
Lunedì 23 Marzo 2009 11:27

SCRITTORI EMERGENTI: STEFANO ANDREA NOVENTA

A partire dagli anni '50 e fino agli anni '80 la fantascienza ha vissuto un periodo d’oro grazie ad autori del calibro di Isaac Asimov,  Edwin Charles Tubb, Eric Frank Russell, Philip K. Dick, Ursula K. Le Guin e tanti altri; tuttavia, nel corso del tempo i suoi estimatori si sono ridotti notevolmente, tanto che ad oggi possiamo affermare che la fantascienza ha, nell’editoria nostrana, un ruolo del tutto marginale, riservato a un pubblico di nicchia. Ritengo quindi fondamentale cercare nel mare di scrittori emergenti che navigano tra editoria e web, quegli autori che abbiano le capacità di dare a questo genere gli input necessari a ritrovare nuovo smalto, nella speranza che un giorno possa tornare alla ribalta. 

É per questo motivo che, a nome della redazione di Art-litteram, voglio dare un caloroso benvenuto a Stefano Andrea Noventa, scrittore di fantascienza emergente dalle straordinarie potenzialità.

 

Stefano Noventa
Stefano Andrea Noventa

 
Stefano, dopo la lettura di tre dei tuoi racconti, devo dirti che sono molto curioso di parlarne con te. Partiamo da Babbilani, visibile tra i racconti di Fantascienza.com, portale dedicato alla Science Fiction tra i più noti e apprezzati in internet.
Ecco l’incipit:
Hybris Noèsis æthernæ Meth.
Era stato scritto con caratteri invisibili nell’ultimo pianto della libertà. Tracciato su un numero incalcolabile di muri di biogranito e marmo osseo, vetroresina e cemento neurostrutturato, metallo e fibre poliorganiche; su ponti e strade connesse in ogni angolo del globo a ogni altezza e direzione; sopra le arterie e le vene che pulsavano nella carne e nel metallo del pianeta: un fitto mosaico di linee biorganiche di trasmissione d’anima e materia.
Era stato scritto dalla Nuova Anarchia in ogni anfratto dell’utero di Bhaga, la Bestia che, livello su livello, organo dopo organo, aveva sepolto la terra e i mari in una tomba di muscoli e acciaio.
La Bestia che si era nutrita del mondo, delle sue speranze e della sua libertà.
Hybris Noèsis æthernæ Meth.

Inserii quelle quattro parole di fila, impilandole una dopo l'altra nella neonata memoria di Noa. Quelle quattro parole erano come un vagito, una sorta di tetragràmaton del suo venire al mondo e delle mie speranze. Quindi incapsulai Noa nei profondi recessi dell'Arkhè. Dovevo ora dare il permesso a Bagha di espropriarci l'anima?

In questa opera presenti un mondo al di là di qualsiasi immaginazione, potremmo quasi definirlo una finestra sugli albori della vita nell’universo, una fusione tra scienza e fede amalgamati a trarne una visione onirica di cosa potrebbe aver dato origine a tutto. Puoi dirci come ti è venuta l’idea e cosa volevi comunicare con questo racconto?

Be’… permettimi innanzitutto di ringraziarti per il cappello introduttivo quanto mai lusinghiero, se devo essere sincero sono un po’ imbarazzato: eccesso di timidezza alla prima intervista. Comunque, tornando in topic, Babbilani è nato per gradi: inizialmente si trattava di un racconto futuristico nel quale una civiltà, per vari aspetti postumana, giungeva a trascendere al rango di divinità. A quel punto, però, mi sono reso conto che la fine poteva essere in realtà un inizio e che la religione, il mito, potevano diventare gli elementi portanti della storia. L’idea si è presentata da sola: la fusione tra fede e tecnologia, realtà e sogno, l’unità fondamentale di ogni aspetto dell’esistenza, è questa l’idea alla base e al contempo il messaggio che volevo comunicare.

In Babbilani ci sono Golem, programmi che addormentano e svegliano anime, entità tra il divino e la macchina. Come hai fuso insieme tutti questi elementi? Qual è esattamente il ruolo dei Golem e cos’è l’Arkhè?

La fusione deriva proprio dalla necessità di trovare un'unità in aspetti all'apparenza contrastanti. I Golem sono esseri postumani dai quali è stata estratta l'anima, di modo che il loro corpo possa essere utilizzato per ricavare potenza pura di calcolo. L'Arkhè, un nome ironico per indicare il principio, invece è una sorta di multinazionale fondata dal protagonista; ma non comprende solo l'insieme degli uffici, stabili e macchinari, dell'Arkhè fanno infatti parte anche le persone che lavorano per essa e che il protagonista "cede" a Bhaga.

Il protagonista, Bèl Hadàd Saphòn, fa quello che fa per amore verso la sua amata Ishtar o per dovere verso la vita nel suo insieme, per ciò che ai suoi occhi rappresenta?

Per entrambe le cose, non credo siano mutuamente esclusive, sebbene più che di “dovere verso la vita” parlerei di rispetto per la vita stessa.

Chi o cosa è veramente Bhaga?

Bhaga è una figura molto complessa, è l'entità informatica e organica che scaturisce dalla somma complessiva di tutta l'elaborazione del mondo, ma al contempo è anche una divinità in fieri, e che diventa tale solo per un errore del protagonista. "Baga" è il nome comune che viene usato per "dio" in persiano antico, e Bhaga è il suo equivalente in sanscrito; tra le sue accezioni c'è anche quella di "colui che divide, che distribuisce", da cui la conclusione della storia: Bhaga è il dio che ci ha diviso a Babele, Babbilani appunto, e l'intera storia voleva essere una rivisitazione di quell'antico mito.

Le parole “Hybris Noèsis æthernæ Meth” cosa rappresentano? Alla fine del racconto lo spieghi, ma nella tua testa come si sono formate e come sei giunto a concepirne il significato?

Volevo una lingua che paresse al contempo greco, latino, aramaico e sanscrito, per unificare il nostro passato in un unico seme. Per questo ho pescato a piene mani da tante lingue antiche: come Bel e Ishtar che sono Baal e Astarte, Babbilani che è Babele, Arkhè, etc... allo stesso modo è nata quella frase. Doveva comprendere diverse lingue e al contempo fornire la chiave di tutta la storia, doveva essere una sorta di tetragrammaton che contenesse la via da percorrere per assurgere al rango di divinità: l'Hybris, la sfida verso gli dèi, ma anche l'ibridazione tra uomo e macchina; Noesis, la conoscenza, ma anche la consapevolezza; aethernae, l'eternità: il secondo elemento che, oltre alla conoscenza, connatura il divino; e infine Meth ed Emeth, la morte e la verità, il trucco con cui si "costruivano" e "uccidevano" i Golem. Questi quattro concetti sono tra loro così interconnessi, a vari livelli di profondità, che mi è sembrato spontaneo raccoglierli insieme.

Cos’è Babbilani?

Babbilani è la torre di Babele. Nel racconto, l'immensa torre che lega la terra alla luna e che lega il maschile e il femminile nella Ierogamia, una sorta di rito che anticipa la vera Teogamia: terra e luna sono unite in un matrimonio fittizio, prima del reale amplesso con il sole, vera entità maschile.

Passiamo ora a parlare di un altro tuo racconto, "Una gita al museo", pubblicato sulla rivista PC World Italia nel numero di agosto 2008. Si tratta di un breve racconto che ci svela in modo sorprendente come l’umanità non esista praticamente più, sostituita in tutto e per tutto da una civiltà interamente robotizzata, sia pure a livelli di nanotecnologia. Come hai immaginato questo mondo?

Dovevo scrivere un racconto che parlasse di informatica, e volevo che fosse al contempo un omaggio alla storia dell'informatica: mi è sembrato spontaneo pensare a un museo. Però mi serviva anche un piccolo colpo di scena alla Brown, per lasciare un sorriso agrodolce sulle labbra del lettore, e quella mi è sembrata la conclusione naturale della storia, una piccola vena ironica postumana.

Nel racconto "Umanità da dodici ore – Alter Ego", uscito nell’antologia del Premio NASF 4, ci troviamo addirittura di fronte a una società che, per far fronte al problema della sovrappopolazione, è riuscita a impiantare una seconda identità nel corpo della gente (gli impianti Alter Ego, appunto). Viene quasi spontaneo chiedersi se hai preso l’idea da quella che viene definita “doppia personalità”.
É così? Oppure è stato altro a ispirarti?


Direi che hai indovinato, mi sono chiesto "cosa potrebbe essere la doppia personalità nel futuro?" e l'idea è venuta da sola. Da lì a capire quale causa potesse portare a tale scelta di vita il passo è stato breve: sovrappopolazione.


Nella tua fantascienza, cerchi sempre di inserire una morale superiore che in qualche modo trasmetta dei valori al lettore o ti soffermi più sul “coupe de theatre” proprio del racconto breve?

Devo essere sincero, per quanti sforzi io faccia di non mettere la morale, spesso ci finisce dentro da sola. Dev'essere figlia della nostra società.


Parlaci dei tuoi mondi, differiscono da racconto a racconto o tendi a ricondurli a modelli ben definiti – nella tua mente - del futuro?

Spesso differiscono tra loro, quando scrivo cerco quasi sempre di costruire un mondo nuovo. Però alla fine ci sono alcuni temi che mi sono più cari di altri e dei quali ho un'immagine, un modello futuro verso cui potremmo tendere, e quindi è inevitabile che io ricada verso di loro.

Ad esempio? Quali sono temi che potresti definire “ricorrenti”?

L’anima, la coscienza, il senso stesso dell’esistenza, il divino, e così via… sono sempre stato affascinato dalla metafisica e dalle tematiche ontologiche.

Se "Babbilani" ritaglia uno spazio onirico nel modo di concepire la fantascienza, gli altri due racconti sono invece più classici, in un certo senso. In quale stile ti riconosci di più? O verso quale di essi vorresti tendere?

Direi nel primo, proprio perché ho la passione dell'unificazione; ma mi piace sperimentare ogni genere e vorrei continuare a farlo. Credo che fossilizzarsi sia il pericolo più grande nella scrittura.

A mio avviso la fantascienza, in questi ultimi anni, ha vissuto un calo notevole rispetto al suo parente stretto, il fantasy, che invece sembra godere del vento in poppa. Cosa ne pensi?

Nei forum si sono spese pagine e pagine su discussioni di questo tipo, e ho notato che vi sono diverse posizioni in merito. Io non sono un esperto, e infatti devo ammettere che in genere in quelle discussioni mi defilo per osservare le schermaglie di quelli che ne sanno più di me. Per cui temo di poterti fornire solo impressioni banali: però, come hai ben detto, è indiscutibile che la fantascienza, soprattutto quella italiana, abbia una diffusione minore del fantasy, in particolare nell'ultimo periodo grazie all'impatto che il fantasy per ragazzi ha avuto sul mercato. Ma da questo punto di vista gran parte della fantascienza di un certo calibro parte svantaggiata, per sua stessa natura non è adatta a quel tipo di pubblico. Credo che il fenomeno sia molto complesso e riguardi un po' tutte le fasce della catena di montaggio: dallo scrittore all'editore, dal distributore alla libreria, fino al lettore; ciascuno con i propri meriti e le proprie colpe, il problema è che questi meccanismi sono circoli viziosi difficili da rompere. Quello che io auspico è che i giovani lettori di oggi, che si stanno facendo le ossa su produzioni di un certo tipo, un domani desiderino qualcosa di più, offrendo così al mercato la possibilità di accogliere anche lavori di maggior caratura. Certo è che se il modello di società in cui viviamo è proprio quello che la televisione ci propina...   

Credi che gli autori italiani di fantascienza, oggi, siano in grado di rinnovare questo genere letterario, ingiustamente accantonato tanto dagli editori quanto dal grande pubblico?

Ci sono validissimi autori in Italia, non cito nessuno per non fare torti agli altri, ma si possono trovare davvero ottimi testi. Per farsi un'idea delle potenzialità basta leggere i vari racconti, più o meno riconosciuti, che si trovano in rete: chissà che non sia proprio internet a fare da valvola di sfogo per incrinare certi meccanismi consolidati dell'editoria, ci sono realtà davvero degne di nota e che si stanno espandendo sempre di più. Certo, nemmeno la rete è esente da difetti.

Quali sono le tue letture preferite?

Direi principalmente fantascienza e fantasy, non disdegno nessun genere letterario, ma ho sempre avuto un feeling maggiore con le prime due. Posso comunque definirmi onnivoro: cerco di leggere di tutto, sempre per via del non fossilizzarsi. Adoro anche manga, fumetti e comics.

Se dovessi consigliare un buon libro di fantascienza a qualcuno che ne è totalmente a digiuno, quale libro sceglieresti per avvicinarlo a questo genere?

Be’… direi che dipende molto dalla persona a cui devo farlo leggere. Così, su due piedi, per partire dalla A, direi: La fine dell’eternità di Asimov. Di certo non partirei da Accelerando di Stross.

Finora hai scritto molti racconti, ma ancora nessun romanzo, eccetto uno breve di genere fantasy. A quando il primo romanzo di fantascienza? E quale pensi potrebbe essere un tema interessante da affrontare che richieda più spazio rispetto a un semplice racconto?

Ti dirò la verità, in realtà non ho scritto soltanto un romanzo breve fantasy, del quale però non so dirti ancora nulla perché è in fase di valutazione. Ho scritto anche un romanzo lungo, sempre di genere fantasy (che in fondo è stato il mio primo amore) ma che deve in realtà moltissimo alla fantascienza; ma anche questo è in coda, in attesa di essere letto e valutato, vedremo cosa succederà.

Stai preparando qualcosa per i prossimi Premio Odissea e Premio Urania? Se sì, puoi anticiparci qualcosa?

Ahimè, tasto dolente: sono due anni che cerco di finire un libro da mandare a uno di quei premi, ma per una vicissitudine o l'altra non ci sono mai riuscito. Chissà che quest'anno non sia la volta buona. Certo è che, visti gli impegni lavorativi di quest'ultimo periodo, comincio a temere che il progetto slitterà per la terza volta di un altro anno. Quanto ad anticipare preferisco di no, sono un po' scaramantico da questo punto di vista (la cosa curiosa è che lo sono soltanto con quello che scrivo).

Concludiamo con un grosso in bocca al lupo per il futuro e ancora grazie a nome di tutta la redazione di  Art-Litteram per il tempo e l’attenzione che ci hai concesso.

Crepi il lupo, e grazie a te e alla redazione di Art-Litteram per lo spazio che mi avete dedicato.

DANIELE PICCIUTI 

 

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