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Gli ultimi segreti dell'antico regno dei Faraoni PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Domenica 10 Aprile 2011 16:17

"Gli ultimi segreti dell’antico regno dei Faraoni. Reperti che non rientrano negli schemi"

 

(Dal "Libro degli antichi misteri" di Reinhard Habeck - Newton & Compton Editori - edizione del 2004) 

 

SAPERI MISTERIOSI DI SACERDOTI E ARTIGIANI

 

É stato dimostrato che gli antichi Egiziani possedevano sorprendenti attitudini per l’architettura. Essi sbalordiscono, tuttavia, anche per le loro abilità nel campo della chimica. Le loro conoscenze relative ai processi chimici più complessi sono pari al livello delle conoscenze degli scienziati odierni. É quanto emerge da recenti analisi, effettuate da ricercatori francesi, su alcune statuette risalenti a 4000 anni fa. Le analisi hanno rivelato resti di polveri cosmetiche. A quei tempi i cosmetici venivano creati, secondo un procedimento complicato, per mezzo di processi chimici durante i quali si formavano dei composti a base di piombo. Sono state trovate tracce di laurionite e di clorocarbonato di piombo, entrambi composti ossidati di piombo contenenti cloro e difficilmente reperibili in natura. É possibile che questi elementi siano stati creati artificialmente? Negli ultimi anni si è venuti a conoscenza di sorprendenti abilità, che hanno accresciuto lo stupore. É il caso, per esempio, dell’interrogativo su come i produttori di vetro dell’antico Egitto siano riusciti, oltre 5000 anni fa, a rivestire vasi e monili con vetro traslucido in blu turchese e blu lapislazzuli.

É risaputo che intorno al 5500 a. C. i ceramisti della Mesopotamia erano riusciti a creare superfici colorate ma che le prime smaltature vere e proprie siano state effettuate sul Nilo. Gli esperti si sono arrovellati per lungo tempo. Oggi si sa che queste opere d’arte non sono state create da vasai ma da scalpellini ingegnosi. Le magnifiche "maioliche egiziane" non sono, infatti, di argilla. Sono state create per mezzo di una raffinata miscela di sabbia quarzosa sbriciolata, calce e malachite come anche da un silicato ottenuto per fusione con fondente.

Questa combinazione di minerali veniva prima di tutto mescolata ad acqua, quindi surriscaldata fino ad ottenere una poltiglia. A tale pasta, prima di incominciare a plasmarla, l’artigiano aggiungeva del sale di rame, che precipitava sulla superficie della materia grezza, creando delle "efflorescenze" nel momento in cui si asciugava. Quando, infine, l’oggetto veniva cotto questo strato si scioglieva formando uno smalto vitreo azzurro.

Un procedimento complicato che alcuni anni fa è stato chiarito per mezzo di analisi effettuate presso istituti scientifici. Rimane tuttavia irrisolto il problema relativo al come gli operai edili, che 5000 anni fa lavoravano sul Nilo, siano approdati a questo procedimento. É stata ancora una volta una pura coincidenza? Si è trattato di una ricerca meticolosa? O è stato semplicemente il risultato del provare a mescolare le sostanze e cuocerle?

Quando nei musei ci troviamo davanti a splendidi monili e capolavori in filigrana, realizzati più di 1000 anni fa da eccellenti artigiani, è difficile allontanarsene per lo stupore. All’epoca, nonostante fossero di un materiale "primitivo", gli utensili per la lavorazione erano taglienti come gli odierni bisturi. La stessa cosa valeva per lame e pinzette di bronzo e di ossidiana. Per quanto riguarda le loro conoscenze nel campo della medicina, gli abitanti del Nilo non avevano nulla da invidiare agli attuali "dei in bianco". Nelle loro «formule magiche usate per la guarigione», vengono citate diverse ricette che alludono a sostanze provenienti dal mondo vegetale, animale o alcalino. É compresa tra i farmaci elencati una gran quantità di piante che fino ad oggi non è stato possibile identificare.

In un rotolo di papiro scoperto dall’egittologo George Smith, vengono nominati preparati anestetizzanti. Sono enumerati non meno di 48 casi di descrizione del processo di anestesia di un paziente. Da alcuni geroglifici è emerso che i chirurghi dell’epoca erano a conoscenza del collegamento tra il sistema nervoso ed il movimento delle articolazioni. La stessa cosa vale per le cause di paralisi. Anche la funzione del cuore e delle arterie era già conosciuta, come non era inconsueta la chirurgia maxillofacciale e l’inserimento di protesi dentarie testimoniato da mummie ritrovate nella Valle dei Re.

É stato documentato che diverse straordinarie nozioni in campo medico risalgono al periodo pre-faraonico. Una tavolozza di ardesia databile al IV millennio a. C. mostra una divinità con la testa di mucca circondata da stelle, le cui braccia sollevate terminano con due stelle. La rappresentazione della "mucca celeste" corrisponde esattamente all’odierna rappresentazione scientifica dell’utero, comprese le ovaie e le tube.

Anche il seguente esempio è degno di nota: le bende usate dai medici erano tessute in maniera molto più fine ed erano quindi più efficaci di quelle odierne. Oggigiorno rimangono ancora circondati da un alone di mistero alcuni capi di abbigliamento vecchi quasi 4000 anni, confezionati con un tessuto di lana o di lino sottilissimo. Il particolare procedimento usato dagli Egiziani per ottenerli costituisce tuttora un enigma persino per gli egittologi.

Misteriosi rimangono anche il ritrovamento e la scomparsa di un oggetto fuori dal comune, ritrovato alcuni decenni fa da archeologi egiziani nell’oasi di Dakhla nel deserto libico. Si tratta di una specie di specchio, non inteso tuttavia nel senso comune del termine. Esso presentava piuttosto una certa somiglianza con lo "specchio magico" posseduto, secondo una saga cinese, dall’imperatore Tsin Shi (259-210 a.C.).

La leggenda narra che con questo "specchio magico" era possibile «rischiarare le ossa dei corpi». Se una persona ammalata si avvicinava a questo attrezzo alto circa 1,76 metri e largo 1,22 appariva l’immagine riflessa del paziente, ma a testa in giù. La straordinarietà di questo specchio consisteva nel fatto che con il suo aiuto era possibile fare una radiografia di tutti gli organi dell’uomo e delle sue ossa; l’oggetto funzionava quindi come un moderno apparato radiologico. Pare che nell’anno 206 d.C. questa apparecchiatura incredibile si trovasse nel palazzo di Hien-Jang, nella regione dello Shensi; esattamente uno "specchio magico" di questo genere sembra sia stato ritrovato in alcuni siti archeologici, assicura il dottor Souhea. Questo oggetto misterioso è stato tenuto nascosto all’opinione pubblica sin dal suo reperimento. Perché mai?

Non tutte le scoperte misteriose si possono passare sotto silenzio senza problemi. Nel caso di arredi funebri famosi, come per esempio quello del Faraone Tutankhamon, la scomparsa di un oggetto non resterebbe certamente inosservata. Oro e gioielli, fiori e vino, poltrone e troni, carrozze e letti, sono tutti oggetti che gli Egiziani hanno dato al loro defunto re nel suo ultimo viaggio. Gli oggetti preziosi che sono stati ritrovati nella tomba sono di una bellezza travolgente. I tesori hanno rivelato diversi segreti, ma hanno anche posto problemi che sono tuttora irrisolti. Tra questi tesori è da annoverare il pugnale in acciaio inossidabile di Tutankhamon; tale acciaio è costituito da una lega di alta qualità che, nonostante le conoscenze odierne, può essere prodotto soltanto senza che il materiale entri in contatto con l’aria. Il misterioso pugnale viene conservato nel Museo Egizio del Cairo dove, insieme a un’altra lama d’oro, è stato collocato , privo di numero di riferimento, nella vetrina centrale della camera principale, riservata ai tesori sepolcrali del faraone. Secondo la teoria classica gli antichi Egizi non conoscevano neanche il ferro, pertanto non erano sicuramente in grado di trasformare il minerale di ferro in acciaio inossidabile. Un’incongruenza che varrebbe la pena di esaminare più a fondo.

Continuiamo ad occuparci dei tesori di Tutankhamon. Il pezzo più pregiato della collezione conservata nel Museo Egizio del Cairo è la maschera mortuaria, risalente a 3300 anni fa. Venne ammirata per la prima volta dai visitatori 20 anni fa, in occasione di una mostra itinerante su Tutankhamon realizzata in tutta Europa. La maschera della mummia del faraone è stata realizzata in oro massiccio e lapislazzuli molto pregiati. Il suo peso ammonta a 11 kg.

All’epoca i visitatori della mostra non riuscirono a vedere una misteriosa radiografia. La foto fu fatta a Parigi da alcuni esperti dell’affiliata francese Eastman-Kodak. L’immagine, sviluppata su pellicola radiografica Kodak, sbalordì gli esperti. La maschera, apparentemente perfetta, presentava infatti un’irregolarità strutturale sulla guancia destra che a occhio nudo sarebbe stato impossibile individuare. La cosa strana è che "l’errore" si trova esattamente nel punto in cui sulla salma è riconoscibile una piccola cicatrice, che pare derivi da un morso. La modificazione della struttura del metallo è stata quindi evidentemente intenzionale.

Ci si domanda in che modo gli antichi alchimisti egiziani siano riusciti a realizzare questo da un punto di vista tecnico. Com’è stato possibile trasferire in maniera "invisibile" sulla maschera mortuaria la minuscola cicatrice presente sul volto della mummia? Gli esperti in radiografia non riescono a spiegare in nessun modo tale fenomeno. Evidentemente nell’antichità gli esperimenti di Knoff-hoff non erano una rarità.

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