La Cella n° 13 PDF Stampa E-mail
Scritto da Alessandro Martini   
Martedì 14 Dicembre 2010 00:00

"LA CELLA n° 13" di MASSIMO FORTE

Un libretto aureo: il romanzo breve di Massimo Forte ci guida attraverso sentieri inaspettati e luminosi. Con uno stile scorrevole ed in alcuni tratti poetico, l’autore ci conduce dentro il percorso interiore di un condannato a morte. Il tema forse non è nuovo, ma sorprendente è l’abilità di Massimo Forte di appassionarci con una vicenda che si muove con sagacia su due binari: da una parte la descrizione dei drammi e della macerazione interiore dei personaggi e dall’altra le vicende esteriori che essi vivono, narrate con gusto quasi cinematografico e una ricerca gustosissima del colpo di scena, che tradisce la passione dell’autore per la grande letteratura gialla e noir. Il tratteggio dei personaggi non cade mai nello stereotipo, e in un tema di questo genere il rischio è grande: anche la profonda religiosità che pervade tutto lo scritto non patisce mai contaminazioni “clericali”, ma è piuttosto la ricerca di una sintesi del meglio della tradizione orientale e occidentale.

E’ un libretto denso, che mette molta carne al fuoco, che tratta la materia difficile del perdono, dell’amore, del tradimento, della scoperta di un senso profondo, direi metafisico, degli eventi, senza mai appesantire il lettore, anzi con un incalzare della eventi che convive con la trattazione di tematiche così dense di significati. Risulta difficile inserire in un genere questo racconto: lo possiamo definire un racconto dell’anima, una vicenda che ci ricorda che nulla è senza significato, nessuna vicenda umana è priva della sua possibilità di riscatto e che, come dice un poeta dei nostri tempi, Fabrizio de Andrè, “….dal letame nascono i fiori….”. Circa a metà del racconto l’autore lancia poi una “provocazione” che è una sorta di manifesto letterario che ritengo interessante citare per intero:“ (quando si legge un libro) Non si tratta di acquisire nozioni tecniche, non è questione di un sapere. Anche quello conta, certo, soprattutto in determinati settori. Ma l’essenziale è qualche cosa d’altro. Dobbiamo chiederci se siamo diventati degli esseri migliori rispetto a prima di aver letto quel libro, a prima di aver studiato quella materia. Se la risposta è positiva, se siamo cresciuti come esseri umani, se la nostra disponibilità verso gli altri si è fatta più attenta, se abbiamo chiarito un poco il grande mistero che ci circonda, allora abbiamo letto un buon libro, abbiamo impiegato bene le nostre forze interiori.

Provocazione certo, un’affermazione decisa, ma che sintetizza lo sforzo che trapela dalla prosa di Massimo Forte. Una riflessione che può, per chiunque, essere una bussola alla ricerca dei significati autentici delle cose che l’invadenza odierna dei messaggi privi di significato spesso rende estremamente difficoltosa, ma della quale si sente più che mai il bisogno. In questo racconto l’autore ci fa riflettere, contemporaneamente ci offre anche suspence e divertimento, coniugando quindi due elementi che ci offrono un’opera assolutamente da consigliare.

E’ un libro che va letto tutto d’un fiato: il consiglio è prendersi il giusto tempo e leggerlo tutto dall’inizio alla fine per seguire il filo della redenzione del condannato, che ci fa infine comprendere come la prigionia vera non sia quella fisica ma quella a cui ci auto condanniamo per non coltivare la scintilla divina della nostra anima, l’impulso Cristo che riscatta infine anche il peggiore dei delitti.  

 

Alessandro Martini     

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Autore: Massimo Forte
Editore: Edizioni Simple - Macerata 
ISBN: 9788862592581
Prezzo: € 10.00
Pagine: 119 

 

Nota biografica: Massimo Forte è nato a Roma nel 1948 è laureato in filosofia ed esperto Grafologo presso il Tribunale di Roma. Appassionato di letteratura poliziesca, ha scritto un romanzo, di prossima pubblicazione, (“Peccato averla già consegnata”) ispirato alla figura di Philip Marlowe, il detective creato, negli anni ’30, da Raymond Chandler. Attualmente sta lavorando ad un’altra opera (“Di S.H. e degli altri”), nella quale  richiama in azione un altro degli eroi archetipici del “giallo”: lo Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle. Per la Valtenio Tacchi editore ha poi pubblicato, insieme ad altri autori, “I quattro elementi”, opera della quale è stato anche il curatore. Sempre per i tipi della Valtenio Tacchi editore ha in programma, prossimamente, la pubblicazione di un romanzo di genere fantasy, “Contagio”. Tra i suoi altri interessi lo studio del mondo vegetale, con particolare riguardo per le proprietà terapeutiche delle erbe, nonché la pluriennale esperienza teatrale, sia come attore, sia, più di recente, come regista. Insieme ai ragazzi del laboratorio teatrale “SetteCinqueTre”, il 25 novembre 2010, in occasione del quarantennale del suicidio rituale di Yukio Mishima, ha preso parte, presso il Museo della Civiltà Romana, alla messa in scena, sponsorizzata dal Comune di Roma, de “La voce degli spiriti eroici”, tratta da uno scritto del grande autore giapponese, nella quale ha interpretato il personaggio dell’Imperatore Hirohito.  

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