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I mille mondi di Milena Debenedetti PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Picciuti   
Sabato 21 Marzo 2009 01:52

I MILLE MONDI DI MILENA DEBENEDETTI 

 

Inaugurare una sezione dedicata alla fantascienza richiede un esordio “speciale”, che rappresenti nel migliore dei modi i temi che qui verranno affrontati.

Non c’è modo migliore per iniziare quest’avventura, che incontrare una scrittrice di consolidata bravura, esperta tanto di fantasy, quanto di fantascienza, che però forse non tutti ancora conoscono.

Parliamo di Milena Debenedetti, autrice di numerosi racconti che negli anni hanno ricevuto i dovuti riconoscimenti in concorsi letterari di spicco come il Premio Courmayeur e il Premio “Cristalli Sognanti” e molti dei quali sono stati pubblicati in raccolte e antologie di fantascienza.

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Milena Debenedetti 
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Una scrittrice a tutto tondo dunque, che nel 2007 ha vinto il Premio Italia con il romanzo fantasy “Il dominio della Regola”, edito da Delos Books nella collana Odissea Fantasy, un’opera magistralmente concepita, in cui si muovono personaggi che sembrano usciti dal pennello di un pittore impressionista.

 

Recensione de "Il dominio della Regola"

 

La vicenda narra di una creatura deforme che emerge dalle nebbie della Piana di Inesistenza, un luogo temuto da tutti dal quale, si dice, nessuno ha mai fatto ritorno. Quando viene catturata, di lei tutti hanno orrore e ne vorrebbero decretare la morte. Alla frettolosa sentenza si oppone un anziano studioso, Arenio, che la prende sotto la sua ala protettrice. Man mano che il tempo passa, la creatura sembra trasformarsi, perdere le orribili fattezze da mostro ed assumere lentamente quelle di un essere umano, fino a rivelarsi per ciò che era un tempo: una donna bellissima cui Arenio dà il nome di Alimar.

Il tema della diversità in questa prima parte del libro, è palese e molto efficace. Viene naturale immedesimarsi in questa creatura debole, impaurita, che sembra “nascere” nel momento stesso in cui lascia Inesistenza. Il coinvolgimento è puro affetto nei confronti di Alimar e questo aspetto ci spinge a continuare la lettura con rinnovato entusiasmo.

La Regola, l’ordine religioso che governa il regno di Alterria, sa che Alimar è una Vedente, in grado di percepire cose che potrebbero danneggiare l’equilibrio costituito e in lei scorge un pericolo per la propria egemonia. Così attorno ad Alimar vengono intessute  trame oscure, il cui maggior artefice è l’Interrogatore, una figura spettrale che racchiude una malvagità e una tristezza che ne fanno uno dei personaggi meglio riusciti di questo romanzo.

Costretta a una fuga disperata, Alimar si lascia ogni cosa alle spalle, compreso
Arenio, il suo maestro, una figura che resta scolpita nella mente del lettore (merito anche della suggestiva copertina), riuscendo a trovare asilo nella lontana Farnisia, un luogo permeato dalla magia, in cui finalmente  riuscirà a ritrovare la piena memoria di sé.

La seconda parte del romanzo è per certi versi meno incisiva della prima, ma forse è l’incredibile efficacia dei primi capitoli a creare quest’impressione. La storia prosegue con un salto temporale che lascia un po’ interdetti ma che non penalizza l’evolversi della vicenda e il finale è un susseguirsi di eventi sempre più incalzanti.

Il mondo fantasy de “Il dominio della Regola” è certamente molto diverso da quello classico a cui siamo stati abituati. Quindi niente elfi, nani o draghi, ma qualcosa di più vicino a noi, alla nostra realtà di tutti i giorni. La Regola è talmente “viva” da apparire non solo come l’insieme delle leggi emanate per governare, ma come governo stesso, una sorta di Grande Fratello di orwelliana memoria che tutto vede e tutto sa, al quale è assai difficile sfuggire.

A questo contesto sociale, fa da contrappeso quello di Farnisia, dove Alimar trova rifugio,  in apparenza un’oasi di pace, governata da veggenti che si adoperano per insegnare a pochi eletti un cammino spirituale in grado di condurre, attraverso il dolore e il sacrificio, a una sorta di ascesi. Ma anche questa società non è perfetta: se da una parte ci sono coloro che sono destinati a essere iniziati ai segreti dello spirito, dall’altro troviamo un numero incalcolabile di schiavi, che vivono una vita di soprusi e sofferenze.

Ecco allora che individuiamo un punto in comune tra le due diverse società: l’ingiustizia.

Un tema analogo, ricorrente nel romanzo, sembra essere la mancanza di un qualcosa di “perfetto”: niente eroi dunque, nessuna oasi di pace, nessun governo da invidiare, nessun amore totalmente ricambiato, nessuna autentica vittoria.

Parlando di eroi, o meglio di anti-eroi, ci accorgiamo di come ogni personaggio sia animato da sentimenti contrastanti che ne delineano una personalità quasi mai del tutto buona o cattiva, ma sempre particolare, che ne risalta il carattere in modo da incasellarlo al suo posto nel mosaico del romanzo.

Sono proprio temi come l’ingiustizia, l’imperfezione e la diversità ad accomunare la vicenda narrata da questo libro, alla nostra realtà.  

Per concludere, “Il dominio della Regola” è molto più  di un romanzo d’esordio, è la conferma del valore di una scrittrice del calibro di Milena Debenedetti, che da anni attendeva il suo momento.

 

 

Il dominio della Regola
Autrice: Milena Debenedetti
Editore: Delos Books, collana Odissea Fantasy
ISBN: 88-89096-37-3
Pagine: 316
Prezzo: € 16,00
Prima edizione: maggio 2006
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Ci sembrava giusto che fosse lei a fare da “madrina” alla nascita di questa sezione e Milena  è stata così gentile da fare due chiacchiere con noi.

 

Intervista a Milena Debenedetti

 

Milena, da anni scrivi di fantascienza. Cosa rappresenta per te, esattamente?


”La fantascienza per me è innanzitutto emozione. Io intendo il "sense of wonder" semplicemente come un tipo speciale di emozione che nessun altro genere mi sa dare. Questo sia come lettrice o spettatrice, sia come scrittrice. Non riuscirei a far uscire, a esprimere la marea di sensazioni, visioni, pensieri che ho dentro, facendo muovere personaggi "normali" in
contesti "normali".

É una forma di comunicazione e interazione che va a scegliersi canali diversi, insoliti, per attivarsi. In qualche caso funziona proprio perché coglie alla sprovvista, a difese abbassate, e ti

costringe a riflettere su concetti o problemi che magari affronteresti con spirito critico, con
prevenzione e con scetticismo in situazioni più dirette. Certo, non tutti hanno questi canali secondari funzionanti, non tutti li vogliono attivare.

Per questo alcune persone rimangono alla superficie del genere e vedono solo quella, tendendo ovviamente a sminuire il genere stesso. Quando dico emozioni lo intendo in un contesto molto vasto, da interazioni di personaggi, anche non umani,  a situazioni, a scenari sociali, politici, economici, scientifici e tecnologici, ad altri mondi, e così via.”


I tuoi racconti sono ambientati in un mondo da te ben definito o hai immaginato per ognuno di essi, un universo a se stante?


”Mi immagino una varietà di scenari. Dalla Terra in un ipotetico futuro prossimo, a mondi paralleli, ad altri pianeti, a viaggi spaziali. Prima per me vengono la storia e i personaggi, poi lo scenario più adatto è come se si creasse tutto intorno di conseguenza.”


Nel racconto "Sconnessione progressiva" del 1993 edito da Delos Books, descrivi in modo formidabile le sensazioni di una cyborg che ha contratto un virus che la sta rapidamente consumando. Dalle tue righe emergono sensazioni contrastanti: da una parte il bisogno della cyborg di "credere" che ci sia ancora una speranza di guarigione e che possa essere l'uomo - il creatore delle macchine - a salvarla; dall'altra, c'è l'amara verità: l'uomo, sopraffatto dalle proprie creazioni e da esse soggiogato, odia le macchine e ne ricerca la distruzione. Dal racconto sembra emergere che l'uomo,  nonostante tutto, non imparerà mai dai propri errori. É così?


”Grazie per questa bell'analisi del racconto. Alla domanda rispondo: sì, sono scettica sulle possibilità del genere umano, non riuscirei a scrivere fantascienza positiva. Sono pessimista di

natura, purtroppo, da sempre. Temperamento "dark" fin da ragazzina, tipo rilassarsi ascoltando il rock più cupo. Al tempo stesso, sono idealista fino al midollo. Una pessima combinazione, visto che con quelle premesse un goccino in più di cinismo e disincanto mi avrebbe aiutata, nella vita. E invece, pur senza molta fiducia, ci ricasco sempre, nelle battaglie perse. Se dovessi dare un'immagine di me, mi raffigurerei come un pugile rintronato che si ostina a
rimanere in piedi.”


Questo racconto vuole essere una sorta di "denuncia" dell'operato del genere umano in tema di sfruttamento indiscriminato delle risorse e di violenza all'ambiente?


”Senz'altro, questo e' uno dei temi sui quali sono più sensibile e che in molte forme ritorna in quello che scrivo.”


Ho intravisto in quest'opera anche un tema mistico: il creatore, sopraffatto dalla propria creazione, cerca ora di distruggere la sua creatura. Potrebbe essere interpretato anche come una metafora di ciò che potrebbe succedere tra Dio e l'uomo?


”Non l'ho mai visto sotto questo aspetto. A dir la verità, il misticismo non è il mio forte. Magari emerge lo stesso, a volte,  in quello che scrivo, perché forse sotto sotto non sono poi così materialista. Ma emerge in modo inconscio, non voluto.”


Milena, nella tua carriera di scrittrice hai scritto molti racconti di fantascienza. Come mai nessun romanzo? Ne hai in cantiere qualcuno?


”Dolenti note. A dir la verità, lo confesso, ho iniziato da ragazzina scrivendo proprio romanzi, da indigeribili polpettoni sociopolitici a diciotto anni, a saghe di space opera subito dopo.  Forse, se ci fosse stato all'epoca una specie di baby boom come c'è ora nel fantasy, avrei potuto sfondare, chissà. Ma così non è andata. In tutto avrò scritto almeno otto romanzi!

Poi ho avuto difficoltà, perché ho iniziato a scrivere storie un po' al limite dei generi, tipo science fantasy,  e in Italia non hanno mai avuto molto spazio. Di uno mi è saltata la pubblicazione all'ultimo. Forse sono anche poco brava a promuovermi e a propormi, mi arrendo troppo in fretta. Come per l'ultimo romanzo di fantascienza scritto in ordine di tempo: due volte di seguito finalista al Premio Urania, ma non ha vinto. Da allora giace in attesa di una nuova revisione. Peccato perché il tema era attuale e molto sentito: l'ho scritto subito dopo il “G8” di Genova, c'entravano i “no-global” e un mondo dominato da un capitalismo esasperato.”

Nei tuoi universi Sci-Fi, hai una costante? Una sorta di linea guida - che possa essere di ambiente, stile, o altro - a cui ti attieni ogni volta che scrivi qualcosa?


”Per lo stile, non saprei. Forse è cambiato un po' con il tempo, forse cambia un pochino in funzione dell'argomento. Per l'ambiente, ricerco un minimo di plausibilità intrinseca, per quanto alieno o estraneo possa essere il contesto, o qualche richiamo alla contemporaneità.
La mia costante, se dovessi definirla, è una sorta di dolore sotterraneo, di male di vivere, che spesso pervade alcuni personaggi, o estrinsecato ed evidenziato, o espresso in modo simbolico, nascosto,  o tenue, appena accennato sullo sfondo. Ma è comunque uno dei concetti presenti quasi sempre, insieme con quelli della solitudine vissuta e consapevole di certe
figure, della diversità, del sentirsi estranei agli altri e al mondo. A volte anche le relazioni fra i sessi, esplorate nelle varie sfaccettature, rientrano in questo contesto. Anche sessi, diciamo, non convenzionali, come l'androgino. Mi piace far riflettere le persone sulle diversità sessuali e sui punti di vista, proprio abbassando le diffidenze del pregiudizio grazie al contesto fantascientifico.”

Tra i personaggi cui hai dato vita nei tuoi racconti, ce n'è qualcuno "ricorrente"? O che in qualche modo ritieni il tuo personaggio migliore?


Un po' l'ho già detto nella risposta precedente: un personaggio solitario, diverso, spesso ombroso, spesso estraneo all'ambiente in cui si muove, spesso con un carico di dolore da portarsi dietro, dolore concreto o esistenziale. Direi senz'altro che il motivo principale per cui scrivo è proprio per sublimare ed esorcizzare questo dolore, una sorta di terapia. Se nella vita di tutti i giorni io non sono così, per fortuna, dentro di me, nel profondo, è come se si muovesse una figura del genere, e volesse venir fuori, di tanto in tanto, ed esprimersi e agire per conto suo.”


C’è un’opera a cui sei più legata?

 

“Probabilmente quel romanzo finalista dell'Urania. É un po' l'amore speciale che si può avere per un figlio con tanti problemi. Era un'opera molto sentita, rabbiosa, vissuta. Forse per questo è uscita imperfetta, magari con dei buoni pregi che l'hanno fatta arrivare alla finale, ma con altrettanto gravi difetti. Forse non sono riuscita a trovare il necessario distacco nello scriverla, o forse, ipotizzo, è stata letta e giudicata alla fine da persone su lunghezze d'onda talmente diverse, da non riuscire a capire il mio punto di vista. E non mi riferisco alla politica, sia ben chiaro, ma proprio ad angoli di visuale completamente differenti.”


L’opera  che ti ha dato maggiori soddisfazioni?


”Mah, i racconti che hanno vinto concorsi, senz'altro. E poi quello intitolato "Monoguerra", anch'esso edito sul sito Delos nonché su una antologia della Garden editoriale che aveva avuto un buon successo in edicola. Anche perché è un racconto di fantascienza spaziale militare, e io adoro fare il bastian contrario e uscire dagli schemi che si vorrebbero più consoni a una scrittrice. Mi fa piacere che sia stato apprezzato e non abbia suscitato critiche.”


Negli ultimi tempi ti sei dedicata al fantasy. Il romanzo "Il dominio della regola"(vedi recensione sopra), ha vinto il Premio Italia 2007 come miglior Romanzo Fantasy. É un allontanamento dalla fantascienza in favore del fantasy - generi che comunque hai sempre trattato parallelamente - o è dovuto a una "ispirazione" particolare?


”Piccola premessa: le guerre di fantascienza e fantasy che conducono alcuni, le capisco poco. Così come le classificazioni puntigliose e gli esagerati distinguo, buoni solo a dividere quelli che, in Italia, sono già quattro gatti. Come ho già detto altre volte, per me il genere è solo un mezzo per esprimere quello che ho voglia di esprimere, e di volta in volta scelgo ciò che si adatta meglio al mio stato d'animo, alla storia e ai concetti che mi va di sottintendere. Per questo ho scritto spesso storie, diciamo, al confine. In fondo nel "Dominio", oltre al solito tema del diverso, c'erano anche concetti come la libertà sessuale e l'uguaglianza dei sessi, pur in una società fortemente gerarchizzata e medioevaleggiante. Mi andava di descriverli così. Forse, anche, dopo la delusione un po' dolorosa dell'ultimo romanzo di fantascienza, ho bisogno di esprimermi con maggior distacco, prendendo le distanze dall'argomento e non immergendomi a piè pari, a rischio di forzature e personalismi che danneggiano la storia. E il fantasy inteso come lo intendo io permette proprio questo maggiore distacco. Ora mi va così, insomma. In futuro, chissà.”

 

Su cosa stai lavorando ora?


”Ecco la prova che è un momento strano, per me: dopo un periodo di mancata scrittura o quasi, ho iniziato con un’idea fantasy, non sapendo se farne racconto o romanzo. In contemporanea mi è venuto un lampo su come scrivere il seguito del "Dominio", ambientato nello stesso mondo. Nel giro di sei mesi l'ho quasi finito, e sono molto soddisfatta, personalmente, del risultato. Vedremo il responso altrui...”


A quando  il tuo primo romanzo di fantascienza?


”Eh, vedi sopra... credo che riprenderò, dopotutto, quanto ho già scritto, e lo riproporrò in altre forme. Oppure pubblicherò on line, dipende. Al momento, idee nuove di tipo fantascientifico, per romanzi, non ne ho.”

 

Per concludere, un caloroso ringraziamento a Milena Debenedetti per la sua disponibilità a rispondere alle mie domande, e anche a nome dell’intera redazione di Art-Litteram, le significo il nostro caloroso “in bocca al lupo” per la sua carriera di scrittrice.

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DANIELE PICCIUTI

 

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