| Un té prima di morire |
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| Scritto da Salvo Zappulla |
| Lunedì 07 Giugno 2010 00:29 |
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![]() UN TE' PRIMA DI MORIRE di ENRICO GREGORI
Enrico Gregori è il responsabile della pagina di nera del Messaggero, giornalista abituato a lavorare in strada, a contatto con la realtà più cruda, e sicuramente nella stesura di questo primo romanzo il suo mestiere ha influito molto. "Un tè prima di morire"( Il libro si può acquistare via internet nel sito www.ragioncritica.it) non è un noir classico, l'allegoria piuttosto di un'umanità smarrita tra ansie, frustrazioni e miserie latenti. Un microcosmo dalle infinite sfaccettature, scritto con raffinatezza e ironia. Lo stile è asciutto, essenziale, da giornalista che preferisce andare al sodo evitando fronzoli e alchimie linguistiche. Amplessi furenti consumati di fretta e via, traffici sporchi, illeciti sodalizi, ricerca di guadagni facili. E poliziotti che indagano. Gregori, come un sapiente regista teatrale, ci propone scene di drammatica intensità, affondando rasoiate cruenti sulle debolezze e le ipocrisie dei suoi personaggi. E sembra divertirsi, giocare sornione manovrandone i fili da dietro le quinte, in un palcoscenico di marionette senza testa e senza amore. Il risultato è un romanzo armonico, gradevolissimo, che si dilata notevolmente con il susseguirsi delle pagine, in un coro di voci perfettamente intonate. Un' orchestra cui non è consentito steccare. Nel mezzo l'attentato a Lennon, una donna assassinata dal morso di un serpente rarissimo e un cane usato come mezzo esplosivo per causare una strage. Storie di ordinaria quotidianità, così come ordinarie sono le vicende umane, i fatti di cronaca, l'amore, i tradimenti, le delusioni, le speranze. E la vita. Tutto sta a saperla raccontare.
Autore: Enrico Gregori Bietti editore Pagg.138 € 10.00
D. Enrico, il tuo romanzo sembra prendersi gioco delle debolezze umane, scritto quasi con irriverenza. E' così? I deboli sono capaci di impennate "eroiche" così come i più spietati hanno i loro punti deboli e le loro fobie. Sì, è quello che penso. D. Quanto ha influito il tuo mestiere di giornalista in questo noir? Moltissimo per quanto riguarda tecniche e strumenti investigativi. Ma anche per la comprensione della psicologia dei "detective". D. E' più fantasiosa la vita o la letteratura? Ho imparato che la vita riserva sorprese clamorose. Se la letteratura si limita a raccontare la vita, romanzandola un po', è già un bel risultato. D. Il tuo linguaggio è piuttosto crudo, non lesini a descrivere scene di sesso, usando termini per niente edulcorati. E' una tua maniera di raccontare la realtà senza inutili e ipocriti perbenismi? Il perbenismo lo ritengo innocuo se non addirittura dannoso. Insomma non serve a nulla. Sono per il "verismo", con tutto il rispetto per "maestro" Verga. Nei prossimi libri sarò, secondo me, addirittura più crudo anche se le scene di sesso saranno decisamente soft. D. E' più difficile raccontare la cronaca o il sogno? Credo la cronaca. I sogni sono opinabili. Ognuno sogna i propri. D. Si coglie una vena sottile d'ironia tra le pagine, quasi distaccata, come se in fondo tutto è destinato a procedere secondo regole al di sopra di noi umani e non si può far altro che prenderne atto o sorridere amaro. E così? Più o meno. Credo che la vita abbia le sue regole. Tu puoi anche stravolgerle ma prima o poi la vita ti presenterà il conto. Se sei disposto a pagare il prezzo delle tue "trasgressioni" è un piccolo salvataggio, altrimenti soccombi.
SALVO ZAPPULLA |





