| Associazione Musicale Culturale Musicaemozioni di Treviso |
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| Scritto da Daniela Lojarro |
| Sabato 29 Maggio 2010 00:00 |
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ASSOCIAZIONE MUSICALE CULTURALE "MUSICAEMOZIONI" DI TREVISO
L'Associazione «Musicaemozioni» è stata fondata nell'aprile 2008: da sempre si occupa esclusivamente di artisti emergenti cercando di coniugare la musica alle altre forme d'arte come, per esempio, la poesia e la pittura, nell'intento di offrire, da una parte, un'occasione ai giovani per farsi conoscere e, dall'altra, di presentare al pubblico eventi ad ampio raggio d'interesse.
Innanzi tutto, desidero presentare brevemente i fondatori di «Musicaemozioni», il M° Alessandro Pierfederici e il soprano Lucia Mazzaria, che rappresentano il cuore pulsante dell'Associazione. Il M° Pierfederici è nato a Treviso ed ha conseguito giovanissimo il diploma in Pianoforte, Composizione, Organo e Composizione organistica. Ha partecipato ai corsi di direzione d'Orchestra del M° Julius Kalmar al Conservatorio di Vienna ottenendo il prestigioso Diploma di Direzione d'Orchestra dei «Wiener Meisterkurse». Specializzatosi come Maestro Collaboratore, ha collaborato con prestigiosi teatri quali il Comunale di Treviso, La Fenice di Venezia e il Bassano Opera Festival. Come pianista si è esibito in Italia, Stati Uniti, Irlanda, Spagna, Giappone e Francia accompagnando artisti di come R. Scandiuzzi, N. Martinucci, P. Gavanelli, B. Praticò. In qualità di Direttore d'Orchestra si è esibito in Brasile, Francia, Italia e Ungheria. Oltre a una approfondita conoscenza del repertorio italiano, è specializzato anche in quello francese e tedesco., con una particolare predilezione per il teatro wagneriano. Per gli appassionati frequentatori dei teatri d'opera in tutto il mondo, la voce di Lucia Mazzaria è «la voce» ideale delle eroine del repertorio italiano del XIX° secolo. Nata a Gorizia e figlia d'arte, Lucia debutta nel ruolo di Mimì della Bohème di G. Puccini al Teatro La Fenice di Venezia: l'esordio è travolgente e la giovanissima cantante viene immediatamente incoronata quale erede di Mirella Freni. Quel fulminante debutto le spalanca le porte di tutti i maggiori teatri europei e americani dalla Scala di Milano all'Opera di Stato di Monaco, dal San Carlo di Napoli al Covent Garden di Londra, dal Lyric Opera di Chicago fino alla «faraonica» produzione internazionale di Aida all'ombra delle Piramidi di Giza. Ha collaborato con famosi direttori d'Orchestra, quali L. Maazel, R. Muti, C. Kleiber, e con registri del calibro di F. Zeffirelli, G. Patroni Griffi, R. De Simone. Pura e dolcissima voce di soprano lirico, nei primi anni di carriera, Lucia si è soprattutto dedicata ai ruoli lirici sia del repertorio italiano che francese o russo, come Liù (Turandot di G. Puccini), Marguerite (Faust di C. Gounod), Desdemona (Otello di G. Verdi), Tatiana (Eugenio Oniegin di P. I. Tschaykowski) affrontando poi gradatamente il repertorio drammatico, Aida nell'omonima opera di G. Verdi, Turandot nel ruolo titolo, Santuzza (Cavalleria Rusticana di P. Mascagni).
Come è nata l'idea di fondare questa Associazione?
L'idea è nata durante una festa: il desiderio di ascoltare buona musica non manca mai e, come nei salotti dell'Ottocento, ci siamo ritrovati attorno al pianoforte. Il Maestro Pierfederici ha iniziato a spiegare L'Anello del Nibelungo di Richard Wagner (o Tetralogia: monumentale opera in un prologo e tre giornate) a persone che non avevano neppure sentito nominare questo compositore: l'interesse è stato immediato e partecipe. Poi, uno dei nostri amici ci ha chiesto di ripetere la serata trattando altri compositori. Così, dopo un mese è toccato a Giuseppe Verdi con il Rigoletto, poi a Gioacchino Rossini con opere, aneddoti e... ricette (il musicista di Pesaro, oltre a essere un buongustaio, amava cucinare e inventare ricette per gli amici - famosi sono i suoi Tournedos alla Rossini, sorta di cannelloni). Ci siamo resi conto che questo modi di «raccontare la musica», introducendo i brani o le opere, proponendo esempi al pianoforte e facendo cantare i nostri allievi, interessava molto. Quindi, abbiamo deciso di portare questa idea fuori casa: l'unica opzione possibile era creare un'associazione.
Cosa desidera proporre Musicaemozioni con le sue iniziative e in che cosa si differenzia dalle altre Associazioni o Clubs dedicati alla Lirica?
Il nostro motto è «Raccontare la musica» facendone partecipe anche il pubblico meno esperto: questa è la differenza. Spiegando di volta in volta ciò che si andrà a proporre, la gente si predispone all'ascolto con un'attenzione maggiore e ne esce sempre gratificata perché sente che chi conosce ha il piacere di condividere anziché elargire. Non sempre viene spiegata la musica in sé ma, spesso, viene illustrata in rapporto alla storia, alla letteratura e alle altre arti: la ricerca di abbinare la musica alle altre forme di espressione culturale ed artistica è il secondo aspetto che caratterizza la nostra Associazione differenziandola dagli altri Clubs. Infatti, da sempre la musica accompagna situazioni e occasioni della vita, quindi perché non capirla ed eseguirla in rapporto con la letteratura, la storia, la pittura, la danza e tutte le altre forme artistiche? Ci siamo dati la regola fissa di cercare sempre una tematica sulla quale realizzare il programma e di conseguenza decidiamo quale Arte potrebbe esservi abbinata. Infine, il terzo aspetto: permettere ai giovani, ai quali è affidato il futuro di quest'arte che sta morendo, di esibirsi davanti a un pubblico. Spesso i ragazzi studiano senza avere occasione di mettersi alla prova: autentici talenti perdono fiducia nel constatare quanto sia incerto il loro futuro di musicisti e quanto poco sia considerato il ruolo sociale dell'artista. Noi creiamo occasioni affinché possano toccare con mano i risultati del loro studio, sperimentare il contatto col pubblico e costruirsi una personale esperienza prima di affrontare un mondo difficilissimo. Infine, non manchiamo mai di ricordare al pubblico quanto impegno e sacrificio vi sia dietro lo studio del canto e quanto rispetto meritino i giovani che vi si dedicano con passione e onestà.
Come sono accolte dal pubblico, dalle amministrazioni comunali, dalle miriadi di altre associazioni e dalla critica le vostre manifestazioni?
Dal pubblico abbiamo avuto sempre riscontri positivi e lo vediamo crescere di volta in volta: amico chiama amico e, quindi, vuol dire che funziona. Abbiamo realizzato un lavoro ciclopico in poco tempo, quindici eventi in un anno e mezzo ed ora la gente ci telefona per avere i nostri programmi e informazioni sulla nostra attività: considerando la realtà attuale del mondo musicale, possiamo dire di essere stati veramente bravi. Il riconoscimento da parte del pubblico e dei nostri soci artisti per il nostro impegno a diffondere la cultura musicale rappresenta sicuramente la nostra maggiore soddisfazione. Le amministrazioni comunali si muovono sempre con cautela perché spesso non sanno valutare sulla carta le nostre proposte; tuttavia, constatando dalla risposta del pubblico la qualità e la validità dei nostri progetti, ci offrono la loro disponibilità per future collaborazioni e ci chiamano. Fino ad ora, purtroppo, non si sono presentate occasioni per contatti e collaborazioni, di cui saremmo ben felici, con le altre Associazioni locali. Però, l'orizzonte del nostro lavoro va oltre la realtà locale. Infatti, abbiamo avuto l'occasione di conoscere l'associazione canaria ACAPO con cui ci siamo gemellati nel segno della comune passione per la diffusione della cultura, dell'educazione e della musica. Pure la stampa ha cominciato a interessarsi alla nostra attività: abbiamo avuto un riscontro positivo su diversi giornali e testate locali; sul numero di aprile della rivista Amadeus (rivista specialistica musicale a diffusione nazionale), è uscito un articolo sulla nostra Associazione e sul nostro gemellaggio con le Canarie. Abbiamo avuto anche un articolo su L'Italo-Americano di Los Angeles.
In quale maniera finanziate i vostri progetti?
Bella domanda! All'inizio, ci siamo auto sovvenzionati, poi ha fatto capolino qualche comune e, infine, qualche benefattore coprendo le spese vive ma per il momento è sufficiente! Per ora, si può dire che siamo un'associazione “fai da te”, nel senso che chi sa fare qualcosa la fa e si adopera. Risparmiamo sulla grafica che viene curata da me (Lucia) con mezzi antidiluviani e programmi che fanno sorridere anche i tabaccai, ma alla fine le locandine e i programmi di sala sono sempre belli perché curati con tanta fantasia. Abbiamo anche proposto serate con abiti da sera che si riallacciavano alla tematica dell'evento, del periodo o del personaggio storico. Insomma, abbiamo una sartoria fai da te dove si trovano le nostre Socie Artiste per attaccare passamanerie e perline, capeggiate dalla Vice Presidente che cuce a ritmo di musica. È divertentissimo creare tutti assieme. In ogni caso, in un periodo in cui trionfa l'esteriorità, abbiamo deciso di concentrare le nostre energie sulla cura della sostanza. Il Maestro Pierfederici, nostro Presidente, passa ore immerso nella ricerca dei brani per i programmi e per relazionarli nel dovuto modo; la nostra Segretaria, dott.ssa Manola Torzo, si occupa di buona parte della burocrazia, che è complicatissima mentre gli altri Soci collaborano per pubblicizzare gli eventi assumendo di volta in volta il ruolo di artista, assistente di sala o di scena, addetto alla biglietteria... tutto quanto serve perché l'organizzazione funzioni perfettamente. Ci sentiamo fuori dal mondo sia perché crediamo nella sostanza del fare, sia perché lo facciamo tutti insieme, applicando alla lettera, in ogni occasione, il famoso motto dei moschettieri di Dumas. Questa è la prova che non serve spendere molto per proporre un evento valido e, soprattutto, gradevole: tenacia, buona volontà, passione sono la nostra ricetta vincente, unita al grande rispetto reciproco che abbiamo voluto fortemente imprimere nel DNA di Musicaemozioni.
In base a quali criteri vengono elaborati i programmi?
Fin dalla fondazione dell'Associazione abbiamo elaborato delle linee guida per la stesura dei programmi, orientandoci su un repertorio che non venisse proposto spesso. Poi, abbiamo cercato di offrire ai ragazzi la possibilità di provare i brani che avrebbero dovuto proporre a esami, concorsi e audizioni: su tali brani, quindi, abbiamo ideato le tematiche. In altre occasioni abbiamo cercato dei temi ammiccanti. Insomma, non c'è una vera e propria regola fissa perché ci muoviamo in primis secondo le necessità dei giovani e, in seconda battuta, per il piacere dei soci.
Quali sono i prossimi impegni di Musicaemozioni?
Il prossimo evento sarà in collaborazione con l'Unicef: si tratterà di una raccolta di fondi a favore dei bambini di Haiti. Il concerto di musica sacra avrà luogo a Treviso il 15 maggio nella chiesa di San Giuseppe. Poi, sabato 5 giugno presenteremo all'Auditorium “Dina Orsi” a Parè di Conegliano il programma «Intrecci amorosi e amori contrastati». In agosto, terremo un master class, anzi, una Vacanza-studio, all'isola de La Palma (Canarie) in collaborazione con l'Associazione gemella ACAPO. Al nostro rientro avrà luogo un master sulle opere liriche tratte dai drammi teatrali di V. Hugo. In ottobre, siamo invitati dall'Associazione Italo-Tedesca per un omaggio a Frédéric Chopin, Robert Schumann, Hugo Wolf e Gustav Mahler; sempre in ottobre, saremo a Thiene per una serata in abbinamento alla pittura con la partecipazione del pittore chiarista Silvio Zampieri. In novembre, torneremo a Santa Cruz de La Palma per il Festival dedicato al compositore Giovanni Battista Pergolesi, ideato dal M° Pierfederici in occasione del tricentenario della nascita del compositore. Proporremo sia il repertorio sacro (Stabat Mater) che il profano (Serva padrona) nella stessa serata. Ci sono ancora altri eventi in via di definizione dei quali, per scaramanzia, preferisco non parlare ancora!
Quali difficoltà incontrate nell'organizzare i vostri eventi culturali?
L'unica difficoltà vera è la burocrazia. Negli uffici preposti riceviamo di volta in volta risposte che si contraddicono lasciandoci sempre nel dubbio sulle scartoffie consegnate. Non sappiamo mai se i documenti compilati sono in ordine e questa incertezza è veramente pesante. Leggi e cavilli si accavallano (permettetemi questo gioco di parole per alleggerire l'argomento!), ogni giorno dobbiamo confrontarci con una nuova normativa che sostituisce quella precedente: quindi, ogni evento propone sempre nuove sfide burocratiche. Perfino, le normative per le pratiche e per le affissioni con le relative tariffe differiscono da Comune a Comune (Treviso, per esempio, ha una tariffa di affissione di euro 4,00 a locandina!)
Insieme al M° Pierfederici, tuo compagno non solo in questa avventura ma anche di vita, tu prepari i cantanti per le manifestazioni. Vorresti parlarci del vostro lavoro con i giovani? È vero, come dicono alcuni appassionati, che non ci sono più le voci di un tempo?
Al contrario! Le voci ci sono! E ci sono anche tanti ragazzi con tanta buona volontà e tenacia. Ci sono anche quelli che vorrebbero che la Scala andasse a casa loro, così potrebbero tranquillamente cantare distesi in divano ma, per fortuna, questa tipologia di persone con noi non durano: non facciamo neppure la fatica di mandarli via perché se ne vanno da soli. I nostri ragazzi si preparano con grande coscienza e noi, alla fine, ci siamo resi conto di essere una sorta di navigatore: come l'ago della bussola indichiamo la strada ma a percorrerla sono loro ...e se la cavano bene.
Secondo voi, esiste un interesse da parte di un pubblico giovane per l'Opera Lirica? Quali iniziative potrebbero creare un ricambio generazionale?
I giovani ci sono ma ce ne sarebbero di più se le istituzioni preposte (la scuola soprattutto) facessero il loro dovere. Nella scuola frequentata da mia figlia, per esempio, si investe tutto sulla musica etnica a scapito però della nostra tradizione. Gli insegnanti dicono che è per favorire l'integrazione degli stranieri ma forse molti stranieri potrebbero essere interessati dalla musica lirica o classica. Come spiegare altrimenti l'arrivo in massa in Italia di orientali o stranieri in genere per venire a studiarla? Mancano iniziative concrete per i bambini o vengono addirittura rifiutate, a priori, proposte per la divulgazione dell'Opera Lirica perché considerata «cosa per vecchi». E credo di aver detto tutto.
Il 24 aprile 2010, davanti al Teatro alla Scala di Milano, un gruppo di musicisti ha tentato di manifestare contro i tagli del F.U.S. (Fondo Unico per lo Spettacolo): è stato respinto e messo a tacere dalla polizia in tenuta anti-sommossa. Ti senti di dare il tuo parere sugli sviluppi in Italia della politica culturale e scolastica (legata ovviamente agli Istituti musicali e ai Conservatori)?
Per come funzionano adesso i conservatori, io li chiuderei! L'insegnamento è diventato un impiego e basta, raramente c'è passione e competenza: molti insegnanti attuali sono in conservatorio grazie a graduatorie stilate con criteri assurdi. Non ci sono dei veri professionisti a insegnare - e non è detto che un professionista esperto non commetta errori, quindi, figuriamoci gli altri! - ma la cosa che trovo più deprimente è il poco amore per la musica che aleggia nei conservatori: carte e scartoffie ... ma senza le note sopra! Perciò, i ragazzi frequentano il conservatorio per avere un diploma e poi vanno dal maestro privato per imparare la musica. Tempo e soldi buttati sia dalle istituzioni che dai ragazzi.
Passiamo alle giovani artiste dell'Associazione, Cristina Alunno Balocco e Janetta Marie Ledell, preparate sia dal punto di vista tecnico che da quello musicale dalla coppia Mazzaria/Pierfederici, una italiana e l'altra statunitense, a testimonianza della vocazione internazionale di questa Associazione, una tipica bellezza bruna italiana e l'altra una prorompente bionda. Le due promesse della lirica sono affascinanti giovani donne con un fisico da Top model, ben lontano dall'immagine comune della cantante lirica: anche il Melodramma ha avuto la sua «rivoluzione» estetica. Oltre alla lingua madre, parlano entrambe correttamente almeno una lingua straniera, fatto che permette loro di affrontare non solo il repertorio italiano ma anche quello tedesco o francese.
Come vi siete avvicinate al mondo dell'Opera?
Cristina: La mia passione per la musica è un percorso personale che non viene dalla famiglia ed è iniziata in modo del tutto casuale. Ho sempre amato cantare ma non avevo nessuna conoscenza diretta del mondo dell'Opera fino a quando una docente di canto mi propose di studiare con lei. Lo studio del canto è un lavoro di conoscenza di sè molto entusiasmante e affascinante; però, si è rivelato pieno di difficoltà e ostacoli, soprattutto all'interno del conservatorio. Gioie e soddisfazioni sono arrivate solo poco tempo fa quando, dopo aver intrapreso un percorso di studi privato, ho iniziato a fare i primi concerti e debuttato in un'opera. Inutile dire che raggiungere questi primi traguardi ripaga di tanta sofferenza passata. E' una strada intensa, delicata, a volte impervia ma, potendo tornare indietro, la sceglierei ancora e senza alcun dubbio perché scoprire il teatro e viverlo merita davvero tanto impegno e tanta passione.
Janette: Ho cominciato i miei studi musicali come violista. Mi è sempre piaciuto cantare e, quando ho frequentato il Wichita State University per conseguire il Bachelors of Music, ho iniziato lo studio del canto. Durante gli studi, ho avuto l'opportunità di partecipare a diversi spettacoli, come cantante e anche come assistente di regia, spaziando dal repertorio operistico al musical e alla prosa. Dopo il diploma di canto, sono venuta Europa, prima in Italia e poi in Inghilterra, dove nel 2009 ho conseguito il Master di canto presso il Birmingham Conservatoire. Frequentando il conservatorio inglese ho partecipato a diversi spettacoli, Boheme (nel ruolo di Musetta) di Giacomo Puccini e Anything Goes (in quello di Reno) di Cole Porter. Ho partecipato a vari concorsi e masterclasses: Mozarteum Sommerakademie (Salzburg, Austria), International Vocal Arts Institute (Portland, OR USA), Villa Ca' Zenobio (Treviso, Italia), CCM Opera and Musical Festival of Lucca (Italia) e, infine, il Concorso Internazionale C.A. Seghizzi (Gorizia, Italy) nelle categore II- Gershwin Songs and Jazz di cui sono stata finalista nel 2007 e nel 2008. Nel 2006 ho vinto una borsa di studio dell'Associazione Richard Wagner di Venezia per il Festival Bayreuth. Sempre per questa Associazione ho cantato due volte a Ca' Vendramin Calergi a Venezia. Mi sono esibita in concerti sia negli Stati Uniti che in Austria, Inghilterra e Italia, cantando spesso repertorio Liederistico, che mi piace particolarmente.
Secondo voi, quali sono le possibilità per un giovane cantante di calcare le scene?
Cristina: Dipende. Credo che un buon grado di preparazione sia fondamentale per intraprendere un mestiere come questo con una tradizione così ampia e ricca da rispettare. Non so, però, se nell'attuale situazione teatrale italiana, possa bastare. Certo è che in Italia non è facile per nessuno trovare lavoro o iniziare una carriera, tanto meno per gli artisti considerati parassiti e sempre meno utili. Purtroppo, questo atteggiamento diffuso nei nostri confronti, spinge molti colleghi a farsi spazio come meglio possono, anche a costo di sporcarsi un pò le mani. Ad ogni modo credo, forse per mancanza di esperienza, che la buona volontà, l'impegno e l'integrità prima o poi verranno premiate, se non in Italia magari all'estero... almeno lo spero!
Janetta: Al giorno d'oggi in Italia le opportunità per esibirsi sono molto limitate e, senza il riscontro del pubblico, è molto difficile, se non impossibile, maturare e sviluppare le proprie capacità artistiche. Concorsi, piccoli concerti e corsi a pagamento sembrano essere l'unico ponte fra conservatorio e palcoscenico. Chi ha fortuna magari si trova un posto in un'opera-studio dove, però, i cantanti spesso vengono sfruttati senza riguardo alcuno del loro patrimonio vocale. Si deve stare molto attenti e salvaguardare la proprio voce e anche il proprio equilibrio psico-fisico.
Concorsi di canto: cosa ne pensate? Credete che siano utili?
Cristina: Non ho personale esperienza di concorsi ma credo che siano un ottimo modo per farsi ascoltare e anche per conoscere «il mercato». Si sente spesso dire che alcuni sono truccati perché i vincitori sono decisi a tavolino ma, a mio avviso, in questo caso è più importante partecipare piuttosto che vincere sia perchè confrontarsi è sempre un'ottima occasione di crescita sia perchè in giuria potrebbe sempre esserci quel direttore artistico che sta cercando proprio una voce come la tua. Nella vita non si sa mai ... tentar non nuoce!
Janetta: Ho partecipato a un paio di concorsi ma non so quanto siano veramente utili: quando ho ottenuto un premio o un riconoscimento, non ho mai ricevuto né un contratto di lavoro in un teatro né una promessa di collaborazione. Inoltre, trovo che lo stress del concorso riduca qualsiasi beneficio che un concorso potrebbe avere. È un'esperienza molto diversa dal concerto o dall'audizione: sembra completamente avulsa dal mondo reale del teatro. Costa energia e fatica partecipare, senza contare le spese di viaggio, vitto e alloggio! Spesso, i componenti della giuria non sono ben suddivisi fra cantanti, agenti, direttori; talvolta, l'atmosfera di competizione fa emergere tensioni con i colleghi, creando situazioni spiacevoli. Inoltre, per non disperdere inutilmente energia, denaro e tempo bisogna anche riuscire a distinguere i concorsi seri da quelli organizzati solo per l'incasso delle quote di partecipazione ma che, in realtà, non offrono esperienze vere per chi partecipa.
Laboratori, scuole di perfezionamento legate ai teatri (come, per esempio, la Scuola di canto della Scala o quella del Comunale di Bologna), corsi che mettono in palio la partecipazione a una produzione riservata ai vincitori: vi siete già cimentate?
Cristina: La mia esperienza si limita alla partecipazione a un corso di perfezionamento di tre settimane per la messa in scena di un'opera. Esperienza più che positiva e che mi ha insegnato moltissime cose. Al momento, tenendo conto soprattutto del mio percorso di studio, non sceglierei di entrare in una scuola correlata a un teatro. Scuole come quella di Bologna o Milano sono, a mio avviso, un ottimo trampolino di lancio e una grande possibilità di studio e di lavoro sul palccoscenico ma prima è necessaria una solida base di preparazione che io sto ancora costruendo.
Jannetta: Non ho esperienza personale, quindi non posso rispondere.
Agenzie: un aiuto per chi deve inserirsi o un ostacolo? Che esperienze avete?
Cristina: Purtroppo, o per fortuna, non ho nessuna esperienza con le agenzie ma ovviamente ho sentito tante storie e non tutte a lieto fine. Non ho le idee molto chiare in merito e perciò non posso dare una risposta.
Jannetta: Non ho ancora esperienza con le agenzie ma mi pare difficile cantare al giorno d'oggi senza un agente. Bene o male, dobbiamo convivere con questa sistema.
Ritenete che sia possibile, al giorno d'oggi, presentarsi a un'audizione in teatro (i Teatri sono obbligati per legge a tenere regolarmente audizioni, cioè provini) e ottenere un contratto senza avere una raccomandazione o essere presentati da qualcuno?
Cristina: Sono fermamente convinta dell'insindacabile diritto di ognuno di far valere i propri diritti compreso quello di farsi ascoltare dal direttore artistico di un teatro pur essendo un perfetto sconosciuto. Non bisogna rinunciare e arrendersi a un clima e a un modo di fare le cose: quindi, "Sì" credo che sia possibile presentarsi a un'audizione in teatro. Le raccomandazioni sono sempre esistite e, per certi aspetti, sono anche giuste se la persona per la quale si mette una buona parola è un valido artista (equivarrebbe a garantire per lui); purtroppo, sappiamo che non sempre è così. Questo però non può demoralizzarci o farci perdere la fiducia prima ancora di aver provato.
Jannetta: Chi non vorrebbe scoprire la prossima Callas, Tebaldi, Stella o Price? Il mondo della lirica ha bisogno delle voci che regalano brividi con la loro bellezza e potenza. Però, affidare un ruolo principale a un perfetto sconosciuto è una scommessa e ci vuole molto coraggio e, soprattutto, competenza, da parte di un direttore artistico. È molto più facile affidarsi all'opinione di qualcun altro. Però, io ho ancora speranza che se qualcuno canta veramente bene, chi lo ascolta prenderà nota e cercherà di introdurlo nella programmazione offrendogli la possibilità di cantare in palcoscenico. Certamente, avere qualcuno alle spalle aiuta. Mi sembrerebbe stranno se le referenze non fossero importanti: in un'audizione si cantano al massimo un paio d'arie, non un ruolo intero, e una buona referenza è un'ulteriore assicurazione delle capacità dell'artista. Però, se non ci sono più persone disposte a rischiare o a scommettere sui giovani talenti, direi che siamo veramente alla frutta. Io penso che il problema sia anche un altro: i teatri sono pieni e ho sentito diverse volte storie di audizioni tenute nonostante il fatto che ci fosse un ruolo disponibile. .
Cristina Alunno Balacco Janetta Marie Ledell .
Grazie a Lucia Mazzaria e al M° Alessandro Pierfederici per la collaborazione: ci auguriamo che la loro Associazione e le loro iniziative possano crescere e svilupparsi portando l'Opera Lirica a un pubblico più vasto rinnovando quindi l'interesse e la passione per questa parte della nostra grande tradizione culturale. L'augurio alle giovani artiste è di poter realizzare il loro sogno riuscendo a entrare nel magico mondo del Teatro.
Daniela Lojarro
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