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"Schegge di futuro" dà il via a una nuova collana digitale PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Aprile 2010 22:45
“SCHEGGE DI FUTURO”, DA' IL VIA A UNA NUOVA COLLANA DIGITALE

Nel panorama editoriale moderno, internet ha ormai assunto un ruolo fondamentale, sia a livello di comunicazione, portando a conoscenza dell'utente medio i nuovi autori emergenti, molti dei quali pubblicano i propri lavori in e-book, sia a livello di conoscenza, permettendo agli stessi autori di confrontarsi tra loro sul web, per mezzo di forum o blog letterari, portandoli così a migliorarsi.
Da tempo anche gli editori osservano questo nuovo mercato “digitale” e alcuni di essi hanno già iniziato a muoversi in tal senso. È il caso de Il Mondo Digitale Editore, che ha deciso di inaugurare la sua collana E-Book con un'antologia di racconti di fantascienza di Nicola Roserba, autore poco conosciuto nelle librerie ma dal notevole talento. Trattandosi di e-book, il costo delle opere è chiaramente ridotto rispetto a quello della carta stampata.
Il suo libro, intitolato Schegge di futuro si apre con una prefazione di Daniele Bonfanti, il quale, di Nicola dice (cito testualmente): Una birra gelata in una sera d’estate. Ecco come vanno giù i racconti di Nicola: uno dopo l’altro con un sapore pieno e diretto, onesto e senza fronzoli, che ti lascia in bocca a lungo l’aroma della soddisfazione, e – soprattutto – per qualche prezioso minuto ti porta via dalla testa preoccupazioni e pensieri. Magari di una giornata di lavoro piena di scadenze, di quelle che non ne vogliono sapere di finire. E allora via, veloce, lontano da qui, il piede giù sull’acceleratore e guai a sollevarlo. Naturalmente, niente cinture di sicurezza.
L'antologia si apre con il racconto Shawnee, una storia d'amore tra un uomo e una ragazza di origine indiana. La storia affronta il trauma di un incontro inatteso; e di come la vita quotidiana possa trasformarsi di colpo in un incubo. Segnaliamo che questo racconto ha ottenuto il secondo posto al premio Vaults 2008.
A seguire troviamo IC79243, nome in codice di un detenuto costretto a scontare una pena in termini di lavoro in completa solitudine in una base mineraria su un ammasso roccioso nella fascia di asteroidi tra Marte e Giove. Peccato che non sia veramente solo, lassù.
Il viaggiatore, racconto selezionato per l'antologia NASF4 (2008), ci conduce nella mente di un astronauta che è stato vittima di un parassita psichico subdolo e spietato. Per riappropriarsi del suo corpo sarà costretto a dar sfogo a tutta la sua immaginazione.
Con DeathRun, Nicola ci catapulta nel bel mezzo di un reality show duro e spietato, che vede affrontarsi per le strade di una città abbandonata due squadre armate fino ai denti, pronte a versare sull'asfalto il sangue dei loro avversari. Un gioco sadico che nasconde il ritratto di una società marcia, in cui la vita non vale di più di uno spot pubblicitario.
Non chiamarmi ragazzina! è un racconto d'azione, nel quale seguiamo le avventure di Anita, una giovane fuggiasca che trascorre le sue giornate a nascondersi nelle case abbandonate di una Terra soggiogata dai perfidi Kneser, alieni che hanno resa schiava l'intera umanità. Anita si unirà a Raul, un ribelle che ha una missione da compiere, missione a cui lei finirà per prendere parte.
Il pezzo che segue, La casa degli Dei, c’è un interessante ribaltamento di punti di vista, e uno sguardo a una realtà a noi molto vicina; meglio non dire di più, per non rovinare al lettore il gusto della sorpresa.
Il giorno dei giorni è un'astuta digradazione cronologica verso il 21/12/2012, giorno in cui, secondo una profezia Maya, finirà un'era e ne comincerà un'altra; il “giorno dei giorni” rivelerà, finalmente, agli occhi di tutto il mondo, la grande verità nascosta dietro la predizione.
Ne Il mondo segreto assistiamo al lento sconvolgimento nella vita di uno scrittore cieco che si vede impiantare delle retine artificiali per tornare a vedere. Purtroppo, il suo ritorno alla normalità, coinciderà con la discesa verso una cupa alienazione.
A chiudere la raccolta troviamo L'ultimo treno, quarto classificato al premio Agorapolis 2008, la storia di un ragazzo che vive in un villaggio di contadini che un giorno, per soddisfare la sua curiosità, si nasconde sul treno degli Dei, ansioso di saperne di più su di loro; si ritroverà sbalzato in una realtà fin troppo umana, a cui dovrà sottrarsi per tornare dalla sua gente e avvertirla dell'errore che, generazione dopo generazione, alimenta le loro esistenze.
Incontro con l'autore
D: E ora veniamo a noi, Nicola. Parlando di fantascienza, alcuni di questi racconti racchiudono una matrice classica, come L'ultimo treno, IC79243, La casa degli Dei, Il viaggiatore e Non chiamarmi ragazzina! Viceversa Shawnee, Il mondo segreto, DeathRun e Il giorno dei giorni hanno un taglio diverso, più moderno. Quale tipo di racconti ti trovi più a tuo agio a trattare?

R: In realtà non ho una preferenza definita. Amo la fantascienza della "Golden Age", senza dubbio, perché rispecchia l’ottimismo dilagante del dopoguerra, donando al lettore scenari ariosi e rassicuranti, ma quando scrivo cerco di raccontare le storie che mi vengono in mente nel modo che ritengo più adatto, senza troppi riguardi o ossequi nei confronti di questo o quel mostro sacro del passato.

D: In DeathRun ci mostri un reality show spietato e privo di qualsiasi regola morale, il tutto legalmente approvato dall'autorità. Hai voluto lanciare un messaggio preciso, in riferimento a quello che è l'andamento della nostra società?

R: Ho provato a raccontare la spettacolarizzazione dello sport portata all’eccesso. Spesso, anche al giorno d’oggi, si sconfina in altre “aree” dello spettacolo. Si veda per esempio il wrestling che è palesemente "taroccato" eppure negli States riempie le arene ovunque. Qualcuno ci ha visto un remake di Rollerball  ma in realtà non è così.

D: Tra tutti i racconti, L'ultimo treno mi è parso quello più calibrato sulla psicologia dei personaggi, forse anche per via della lunghezza. Quanta importanza ha, secondo te, tale introspezione in un racconto?

R: È quello che rende “tridimensionale” un personaggio, favorendone la credibilità e di conseguenza l’immedesimazione da parte del lettore. Sarebbe un obiettivo da perseguire sempre, perché il lettore non è “lontano” dall’azione, ma ci si trova catapultato dentro. Non è sempre possibile, purtroppo. Il racconto, per sua natura, rende particolarmente difficile l’implementazione di questa tecnica, proprio per ragioni di spazio. Ne L’ultimo treno ho avuto la possibilità di farlo perché il concorso a cui ho partecipato consentiva lunghezze maggiori. Normalmente un concorso per racconti recinta le storie entro le ventimila battute, e allora è davvero difficile riuscire a raccontare delle vicende complesse dando spazio anche all’anima dei personaggi.

D: Leggendo Shawnee, salta all'occhio una chiara componente horror nel racconto. Cosa pensi della cosiddetta “contaminazione tra i generi”?

R: Shawnee è stato un esperimento. Non so se sia ben riuscito, ma rimane uno dei miei pezzi preferiti. La contaminazione dei generi secondo me deve essere sempre benvenuta, perché svincola l’autore da certi cliché molto pericolosi, e di fatto crea altri sottogeneri. È più facile comporre qualcosa di “nuovo” mescolando atmosfere e ritmi che rimanere in binari prestabiliti.

D: Come ti è venuta l'idea di fondo de Il mondo segreto? Un'operazione che permette di recuperare la vista e non solo, di ampliare il proprio spettro visivo. Trovo che sia un tema ricco di potenzialità.

R: Mi piaceva l’idea della “rinascita”. Il racconto, nel suo complesso, è una metafora di un uomo che riparte su presupposti diversi a seguito di un trauma. Poi, le cose non vanno proprio per il meglio, ma vabbé…

D: Mi è sembrato di notare, leggendo IC79243 e Il viaggiatore, che tu tenga particolarmente al tema della mente e  - in misura minore, sia pur strettamente collegata alla prima - dell'anima, intese come entità proprie. Cosa ti ha ispirato a scriverli?

R: Credo che la mente sia ancora l’ultima frontiera per l’uomo. Qualcuno ha scritto che è la cosa più complessa del Creato. Quale soggetto più interessante, allora?

D: Parlando della fantascienza, cosa ne pensi dell'involuzione che ha avuto in Italia dopo il boom degli anni '50? C'è speranza per questo genere, in futuro?

R: Mah, a mio parere il genere sta mostrando la corda da molto tempo. Un po’, forse, per la mancanza dei grandissimi maestri degli anni ’40, ’50 e ’60, un po’ perché ormai è veramente difficile trovare un soggetto totalmente nuovo da raccontare. Provateci: è un incubo.

D: Ci sono autori italiani – anche emergenti - che, a tuo avviso, in futuro faranno parlare di sé in questo settore?

R: Me ne viene in mente subito uno. Probabilmente sconosciuto a molti, ma davvero un genio in certe trovate. Un uomo che scrive di fantascienza da trent’anni, e si vede. Non ti dico chi è perché credo che gli farò una proposta editoriale per il prossimo anno.

D: Come visto, alcuni dei tuoi racconti hanno ottenuto buoni risultati in diversi premi letterari. Quale importanza dai ai concorsi?

R: I concorsi sono una buona cosa, perché forniscono una misura del proprio “valore”. Certo, ci sono concorsi e concorsi. Le recenti polemiche che hanno invaso la Rete sono la riprova che questo mondo è popolato da gente di grandissimo valore letterario ma anche da tanti “avventurieri”, se vogliamo chiamarli così. La cosa importante, quando si partecipa a un concorso, è non “contarci” mai troppo. Dico questo perché le valutazioni, specie in questo campo, sono spesso estremamente soggettive, come peraltro soggettiva è l’opinione che ciascuno di noi scribacchini ha della propria capacità narrativa. In sostanza il trucco è farne molti, soprattutto in una fase iniziale dell’attività, per poter prendere tante “facciate” e imparare da esse. Una volta che si è capito cosa c’è che non va in quello che si scrive, la fase didattica è terminata. A quel punto le vie sono due: si lascia stare i concorsi o si privilegiano solo quelli a iscrizione gratuita e pubblicazione garantita per i vincitori. I motivi sono ovvi, credo.

D: Alcune letture d'obbligo da consigliare per i cultori della fantascienza?

R: L’ho già detto, ma lo ripeto con estremo piacere. La "Golden Age", assolutamente. Asimov, Herbert, Vance, Heinlein, Clarke, Van Vogt, Brown, Farmer, Silverberg… potrei continuare all’infinito.

D: Hai pubblicato con un editore che ha puntato su una collana digitale. Credi che gli e-book siano il futuro dell'editoria? E comunque, quale ruolo credi rivestiranno in futuro?

R: Non credo che l’editoria digitale soppianterà quella tradizionale a breve. Non perché la tecnologia non sia matura, ma perché ci sono troppi interessi in gioco. La via comunque non può che essere quella. Ho salutato con piacere, per esempio, la notizia che alcuni quotidiani statunitensi stanno abbandonando l’edizione cartacea, o che supporti di ultima generazione come l’iPad abbiano a bordo da subito il supporto al formato .epub. Lentamente, ma inesorabilmente, andiamo tutti in quella direzione, anche se magari non lo sappiamo ancora.

D: Puoi parlarci più dettagliatamente di Mondo Digitale Editore? Quali obiettivi si propone di conseguire?

R: Il Mondo Digitale Editore la pensa come me. In una logica imprenditoriale che sottoscrivo, ha pensato anch’esso che il futuro è digitale, e che quando accadrà bisognerà “esserci”. È una scelta coraggiosa che rispetto e ammiro. La redazione, poi, si sta muovendo in modo molto intelligente in questo mondo, stipulando accordi con distributori di ebook reader, e studiando attività di co-marketing con realtà importanti. Vorrei che ve ne parlassero loro, però. Non voglio anticipare nulla.

D: Hai progetti letterari per il futuro?

R: Il mio progetto letterario per il futuro è Il Mondo Digitale Editore. O meglio, la collana che mi è stata affidata. In essa, mi propongo di dar voce a nuove firme italiane. Il sottobosco letterario, soprattutto in Rete, pullula letteralmente di autori che nulla hanno da imparare da firme più blasonate che campeggiano nelle vetrine delle librerie. Ecco, la piattaforma digitale consente a un editore di “rischiare” nel dare spazio a questi nomi senza investire troppo in stampa o distribuzione. Il prodotto comunque esce di buona fattura, e il costo rimane contenuto e quindi accessibile a tutti. È un ottimo trade off, secondo me. Per il 2011 abbiamo messo in cantiere progetti più ambiziosi. Quello che vogliamo fare, anche se solo un assaggio, lo vedrete con “Mistero”, la prossima raccolta pianificata per giugno.

Concludiamo ringraziando Nicola Roserba per il tempo dedicatoci e, da parte di tutta la redazione di Art Litteram, gli auguriamo un sincero in bocca al lupo per il futuro!
Daniele Picciuti



Il Mondo Digitale Editore
Euro 5,90 scaricabile in .pdf o .epub

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