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Avatar: "Io ti vedo" PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Pellicciari   
Giovedì 28 Gennaio 2010 14:02

 

Pelle blu, pelle rosea, pianeta reale Terra, pianeta immaginario Pandora. Ieri sera seduto in platea mi è stato chiesto di "tifare per un’insurrezione contro l’ingiustizia, contro la prepotenza e la sopraffazione legittimata nel nome della speculazione economica e del dio denaro". Ma se scendiamo ad analizzare nel dettaglio che cosa si intende, in questo caso, con il termine insurrezione ci accorgiamo che è una parola interessante che descrive il tentativo di opporsi a un’invasione unilaterale e violenta e, insorto o selvaggio, viene definito chi ha qualcosa di cui tu vuoi impadronirti.

"Avatar", nascendo da queste premesse, come molti altri film sugli alieni, è una metafora del contatto tra culture differenti. Perciò, potrebbe benissimo essere la storia del difficile rapporto tra gli europei e i popoli indigeni delle Americhe sfociato in un massacro che ci ostiniamo a negare. Nel 1492 in America vivevano circa cento milioni di nativi. Alla fine dell’ottocento erano stati quasi tutti sterminati e i pochi sopravvissuti rinchiusi in quei fazzoletti di terra chiamati "riserve". Oppure la tratta delle popolazioni Africane o se vogliamo tornare ancora più indietro nella storia possiamo dire che la carneficina cominciò con Colombo che massacrò brutalmente gli indigeni dei territori appena scoperti.

Lo spettatore così come è invitato a indossare gli occhialetti ed entrare in un nuovo tipo di cinema, allo stesso modo, insieme al protagonista, è chiamato a percorrere un viaggio fantastico in un nuovo mondo d’immagini e colori e alla riscoperta di emozioni e sensazioni lasciate in letargo. La dolcezza di alcune figure, la spettacolarità degli scenari, i frequenti e violenti capovolgimenti di fronte non fanno altro che evidenziare la stonatura tra la corsa ad un arricchimento materiale, voluto a qualunque prezzo e ad ogni costo, che ha asservito ai suoi fini il progresso tecnologico, e la ricchezza spirituale, immateriale, ma molto più profonda perché costituente la dignità e la libertà di ogni creatura vivente, dispensata a piene mani dalla natura a tutti coloro che assecondano i suoi ritmi eterni e osservano le sue leggi immutabili ed universali. Il concetto potrà anche essere abusato e scontato ma non i principi fondamentali che lo costituiscono che, oltre ad essere molto attuali, sono condivisibili e auspicabili.

Il mito del buon selvaggio, in questo caso alieno e virtuale, si contrappone all'idea, reale e tutta terrestre, di progresso inteso come mania di civilizzazione da imporre anche con la guerra. I Cattivi, in quanto portatori di un’errata conoscenza tendente al Male, contrapposti al Bene ossia ai Buoni: i neo-indiani Na’vi, creature in pace con quella natura, madre e non matrigna, da cui traggono energia vitale, forza e benessere, dunque Yin e Yang, Alfa e Omega, Inizio e Fine, insomma la Vita e la sua negazione: la Morte.

Spettacolo, dramma, avventura, patriottismo, fantascienza, fantasy e quella purezza originaria che accomuna ogni singolo mortale allo "spirito cosmico" che noi umani abbiamo smarrito, strada facendo, lungo i millenni della nostra storia. Insomma, dentro "Avatar" c’è di tutto… e perché no? Anche un po’ di "Piccolo principe!".

"Avatar", sarà decretato film Naturae dell’anno 2010 al Festival omonimo che si tiene ogni anno, nel periodo estivo, in Romagna nella ridente e solare cittadina costiera del Lido di Classe.

 

Giorgio Pellicciari