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L'Universo delle Emozioni PDF Stampa E-mail
Venerdì 08 Gennaio 2010 00:00
 

L'UNIVERSO DELLE EMOZIONI di ANTONIO RICCIUTI

 

In un mondo pervaso dalla violenza che ci sta abituando a orrori inauditi, è difficile tenere viva la propria Fede, la Speranza, la Fiducia nell’uomo, o meglio nei “Potenti della terra”.

Ciascuno di noi si sente come anestetizzato di fronte alla barbarie cui assistiamo quotidianamente.

Questa raccolta di pensieri profondi sull’uomo e sulla Vita ci aiutano a riflettere su noi stessi, sul nostro rapporto con DIO, sul futuro dell’umanità tutta.

Sprofondato nel buio di speranze annerite, iago dell’anima è diventato un autentico “GIUDA” delle passioni, delle emozioni. L’uomo con la sua arroganza scientista e tecnica,  è “CONVINTO” di essere il “PADRONE” del mondo o quantomeno è convinto che con il suo potere economico è in grado di dominare, di cambiare il mondo, la storia, le origini, di poterlo gestire a sua immagine e somiglianza. Ma il mondo inesorabilmente con il passare del tempo costringerà l’uomo a cambiare idea.

Da sempre esiste una giustizia terrena e una giustizia “DIVINA”, quella terrena in alcuni casi può rivelarsi anche sbagliata. Ma quella divina è inesorabile, incondizionata in quanto è il Signore nostro DIO a gestirla. Nel suo tribunale poco contano le raccomandazioni o l’onnipotente potere economico “costruito” durante il percorso della vita terrena. Davanti a lui non esiste né accusa né difesa, semplicemente ognuno risponde del suo “OPERATO”.

Attualmente viviamo in un mondo dominato dal binomio potere-denaro. Soprattutto il denaro, nella nostra società mercantilistica, permea ogni aspetto dell’esistenza: dai discorsi, ai rapporti interpersonali. Troppi interessi sono ad esso legati, al punto che da mezzo è diventato fine, inquinando molti modi di pensare e di comportarsi. Il denaro, ormai più importante della cultura, è diventato l’emblema del valore di una persona, cioè una patente di merito, un indice di bravura, un indicatore dell’ascesa sociale, un segno di potenza e uno strumento di controllo sugli altri; denaro e potere sono due facciate della stessa realtà poiché chi possiede il primo gestisce il lavoro altrui, quindi domina. Chi non è ricco non è considerato, mentre l’abbiente riceve onori, credibilità, rispettabilità, prestigio sociale. Perché oggi si è quello che si ha. Non è più visto con sospetto, ma diventa oggetto di ammirazione, preso a esempio, imitato nello stile di vita. Non si rendono conto di quanto sia triste misurare il valore di un uomo soltanto in cifre. Trascorrono la superficialità di una vita passando dal possesso di un oggetto materiale a un altro ancora più materiale.

Oggi ciò che conta è comparire, essere presenti sotto i riflettori, esibirsi in una vetrina che non abbassa mai le saracinesche. Se non ci si fa vedere non si è valutati o addirittura si è svalutati. Altrettanto conta il possedere, sulla base dello slogan: «Posseggo quindi sono». Molte persone usano quello che possiedono come una seconda pelle. Chi è sazio non capisce cosa significa la fame, il denaro può comprare una casa ma non un focolare, un letto ma non il sonno, un orologio ma non il tempo, un libro ma non la conoscenza, una posizione ma non il rispetto. L’educazione, la sensibilità d’animo, la generosità contano molto meno, anche perché chi ha in sé tali valori non è preda della ribalta, dell’arrivismo, della mancanza di scrupoli e della disonestà. La dignità, l’umiltà, le passioni, sono onde inarrestabili all’interno dell’universo delle emozioni.

 

Antonio Ricciuti