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Incontro con Raffaele Serafini PDF Stampa E-mail
Scritto da Daniele Picciuti   
Martedì 20 Ottobre 2009 00:00

INCONTRO CON RAFFAELE SERAFINI

Nel panorama degli scrittori emergenti, tra i premiati dei concorsi "di genere", può capitare di imbattersi nel nome di Raffaele Serafini, autore dalle idee effervescenti, capace di regalare prove di rara maestria letteraria. Questo non per cantare elogi, ma per spiegare come a volte, nonostante l’indubbio talento, occorrano tempo e dedizione per iscrivere il proprio nome nel firmamento dei grandi. Posso assicurare ai lettori di Art-Litteram che i suoi racconti, alcuni dei quali presenti in diverse antologie, sono delle chicche da non perdere. Curatore della selezione letteraria dei "Corti" per Edizioni XII, Serafini è reduce da una brillante vittoria nel premio Nella Tela! 2009, concorso riservato a storie di genere horror e fantastico.

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 Raffaele Serafini
 Raffaele Serafini

 

Incontrarlo, dunque, è stato per me un vero piacere.

D: Cominciamo dal Nella Tela! che è anche il "pretesto" per l'intervista: hai vinto con il brano Pietra su pietra. In sintesi di cosa parla?

R: Il tema era la città, con un vago retrogusto calviniano nel sostantivo. Il racconto parla di un paese che "cammina", nell'estremo est friulano. In realtà è un pretesto per inserire in chiave fantastica e con un pizzico d'horror la problematica dello spopolamento delle valli del Natisone, dove alcuni paesi si sono ridotti a poche unità di abitanti, per lo più anziani.

D: Bene e questo racconto ricalca, a tuo avviso, il genere di storie che preferisci raccontare, o di norma il tuo orientamento letterario è diverso? Se è possibile definire questo concetto, in quale genere narrativo ti riconosci di più?

R: Bella domanda, a cui dovrei rispondere che i generi non esistono e bla bla bla. In realtà sì, è un racconto di quelli che una volta iniziati mi ha avvolto, nel senso che non ero io a scrivere lui, ma lui a farsi scrivere. Il che è semplicemente un modo per dire che è un racconto aderente al mio concetto di fantastico, che mescola realtà, fantasia e meraviglia. Quindi genere "fantastico" per rispondere alla tua domanda.

D: Raffaele, riprendendo queste tue affermazioni, mi interessa molto avere una tua opinione sulla differenza di generi che, mi pare, secondo la tua ottica non è ben delineata. Cosa intendi esattamente?

R: Diciamo così: che ci siano diversi generi è innegabile. Al limite non esistono i confini tra generi, o, se si preferisce pensarla così, quando più generi convivono in uno scritto (praticamente sempre), questo lo si attribuisce al genere di cui ha aspetti prevalenti. A me piace scrivere "fantastico" nel senso che preferisco inserire elementi fantastici in una trama del tutto reale e coerente. Ma un'aspirazione maggiore è anche quella di scrivere storie che si possano leggere a più livelli. Terza cosa, concluderei, che contengano (almeno) un'idea. Quando hai una storia, con un'idea che ti piace scrivere... beh, direi che non ti fai più domande sul genere. Che sia giallo o noir, o horror o romantica, o comica o storica. Quel che viene viene, insomma.

D: Qui su Art-Litteram, sei ospite nella sezione Frontiere del Fantastico. Ci occupiamo di incontrare autori emergenti in questo ramo, che, nelle librerie, sembra appartenere per lo più ad autori stranieri. Tu credi che in Italia si stia muovendo qualcosa in questo senso? C'è una concreta possibilità di spostare l'attenzione nazionale sugli autori nostrani?

R: Premetto che pur essendo un discreto lettore, non credo di avere abbastanza conoscenze per darti una risposta precisa ed esauriente. Però delle sensazioni sì, le ho. Una prima riguarda il fatto che, il nostro paese, sta formando in primis dei pessimi lettori. E dei pessimi lettori sono un presupposto per non lasciar sviluppare buoni scrittori in generale. In tutti i generi. Se noti, non si riesce a trovare un nome che sia uno, che si possa definire un Grande Scrittore. E questo è deprimente. Per quel che riguarda il fantastico, da un lato c'è una dominazione del mercato del fantasy, a quanto pare, o più di recente dell'horror romantico. E sono entrambi campi che potremmo dire appartenenti al grosso contenitore definibile come Fantastico. Il fatto è che i motivi per cui queste categorie hanno un successo di pubblico sono tutt'altro che legate a quest'ambito. Riguardo alla scena italiana è innegabile che i nomi ci siano, ma un elenco che potrei farti con velocità, finisce per essere un insieme di nomi che, per chi sta leggendo queste righe, magari sono conosciuti, ma per il lettore medio rimangono autori che non leggerebbe o che non conosce nemmeno. Insomma, diciamo che l'idea di propagandare un genere, con i relativi autori a rimorchio, mi pare un po' sterile. Meglio parlare di bei libri, senza dire che c'entrano col fantastico.

D: Senti, parliamo di romanzi. Hai niente di scritto o in cantiere? O pubblicato?

R: niente di pronto, niente in cantiere, niente di pubblicato. Vedo gente a destra e a manca che scrive romanzi, e io mi sento che a malapena riesco a gestire con (mia) soddisfazione un racconto lungo 40-50mila caratteri. Per ora miro a crescere in questo senso. Ho letto troppe opere prime acerbe e/o ingenue e/o brutte e/o inutili. Voglio arrivare a un romanzo quando a me non sembrerà né acerbo, né brutto, né ingenuo e tutte quelle cose là, insomma.

D: In effetti chi ti conosce sa che prediligi storie brevi. Cosa ti piace dei cosiddetti "Corti"?

R: Dei Corti mi piace la loro difficoltà e il fatto di obbligarti a essere essenziale, nel senso carveriano del termine. Avere a che fare con un racconto breve e avere dei limiti mi porta ogni volta a capire quanto di superfluo si scriva. Ecco perché continuo a essere attratto dai Corti... hanno fascino da vendere.

D: Spesso il genere fantastico è ritenuto un genere per ragazzi, o letteratura leggera. Se volessi convincere qualcuno che si sbaglia, quali letture consiglieresti per dargli la chiave di apertura di questo mondo?

R: Calvino e Borges innanzitutto. Poi Buzzati se vogliamo rimanere in zona italica e restare classici. E te li dico perché sono quei nomi indiscutibili, anche dai denigratori del genere. Poi, certo, se ampliamo i nomi sono molto di più. Tieni presente che la stragrande maggioranza dei romanzi "fantastici" sviluppano il concetto di Diversità. Prendi Matheson e due suoi romanzi come Io sono leggenda o Tre millimetri al giorno. Il primo è considerato un caposaldo dell'horror, perché parla di vampiri, ma alla fine è un romanzo sulla diversità, sui cambiamenti, sull'innata paura umana per ciò che non è simile. L'altro, sviluppa questi temi in modo assai più approfondito: c'è un uomo che rimpicciolisce "tre millimetri al giorno", punto. Un piccolo elemento fantastico che introduce uno stravolgimento totale della concezione del mondo, per quell'uomo e per chi gli sta intorno. Se li vedi in questo modo, non so quanto questi romanzi si possano definire a cuor leggero, appartenenti solo al "fantastico".

D: Assolutamente d'accordo con te. Nelle tue storie, ti capita di parlare di drammi simili all'interno di una cornice fantastica? O ti è più facile partire da un elemento fantastico e poi virare inserendoli in eventi talmente realistici da potersi collocare nella realtà?

R: Forse entrambe le cose e nessuna delle due. Nel senso che la genesi di una storia non mi è poi così chiara da distinguere e collocare in una delle due opzioni. Diciamo piuttosto che nasce un'idea. Un qualcosa, un punto che (mi) susciti meraviglia. Non mi piace l'idea di scrivere un racconto senza una scintilla di questo genere. Lo vedrei come un racconto nudo, debole a prescindere. Poi questa idea può dirigersi in una direzione o in un'altra, circondarsi di eventi reali, e inserirsi in un contesto credibile; oppure, all'opposto, diventare qualcosa sì più legato alla fantasia o perché no, alla fantascienza, se entri in contesti futuri, o al fantasy o al surreale, se invece prendi quelle direzioni.

D: Raffaele, per concludere, vuoi regalare un tuo corto ai lettori di Art-Litteram?

R: Ehi, ehi... ok, ok, puoi abbassare quella pistola. Dammi mezz'ora... [,,,] Eccolo qui, scritto apposta per voi!

 AGGRAPPATI

Martedì c'era un giovanotto in tenuta da ciclista. Mercoledì, al suo fianco, una signora con un vestitino azzurro. La sera successiva un vecchietto che pareva uscito dagli anni '50.
– E che facevano? – gli chiede Sandro.
– E che ne so io? Mica mi son fermato! – risponde con un'alzata di spalle Livio, soffiando sul suo caffè.
– Sì, ma... Voglio dire, si parlavano? Ti hanno fatto dei gesti?
– Ma no, ti ho detto. Mi hanno solo guardato. Cioè, guardavano la macchina.
Venerdì compaiono due bambini, in pantaloncini corti, e una signora in tuta da ginnastica.
Sabato piove, e le gocce scendono dalle frange del giubbotto di pelle di un omone barbuto, che si è aggiunto agli altri.
– E io che pensavo che mi prendessi per il culo – gli fa Sandro, mentre infila la chiavetta nel distributore.
– Ma quanti erano? Ma sempre lì? – gli chiede Livio, nascondendo sollievo e concitazione sotto un'espressione da “te l'avevo detto”.
– Uff! Ho finito il credito, hai dieci centesimi? Non so quanti, sai, era un po' bevuto. Sei o sette mi pare. Quello vestito da ciclista c'era. E anche una tipa vestita di celeste. Comunque sì, sempre sul curvone in braida di sotto.
Livio apre il portafoglio e gli porge venti centesimi.
– Comunque ti guardavano con certi occhi... – continua Sandro – e pensa che ieri pure pioveva!
– Secondo me è una candid camera!
– Ma guarda, se lo è sono dei deficienti. È gia abbastanza pericolosa di suo, quella curva.
E mentre lo dice, un brivido corre sulla schiena di entrambi.


Ringraziando Raffaele Serafini per la disponibilità dimostrata e per il suo gentile omaggio, non mi resta che porgergli, a nome di tutta la redazione di Art-Litteram, un sincero augurio per il futuro, alla maniera dei "Corti", con tanto di citazione: “Che la Forza sia con te!”

 

DANIELE PICCIUTI

 

 

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