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Certezze & misteri non ancora svelati, conoscenze perdute… PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Venerdì 02 Ottobre 2009 19:29

Prima di iniziare la trattazione reputo necessario fare una piccola premessa: vista la vastità dell’argomento che abbraccia numerosi campi, dall’archeologia alla fisica, dalla matematica alla religione, dall’astronomia alla storia, passando anche per l’antica mitologia non ho ritenuto opportuno approfondire nel dettaglio ogni singola materia. Mi sono limitata ad affrontare i concetti fondamentali del tema centrale, dando, invece, una visione d’insieme dei punti di collegamento con le altre discipline.

 

Archeoastronomia

L’Archeoastronomia o Paleoastronomia, è la scienza che studia i reperti archeologici che ci tramandano il ricordo di attività di osservazione e studio dei corpi celesti effettuati dalle antiche civiltà. Trae le sue fondamenta dalle conseguenze del moto precessionale e permette, attraverso precisi riferimenti cosmici che i grandi costruttori del passato ci hanno lasciato, -ad esempio l’allineamento delle pietre con determinate stelle- di conoscere adeguatamente il cielo, com’era visibile all’epoca in cui il reperto fu prodotto.

Il cielo, per l’archeoastronomia, rappresenta un immenso orologio cosmico, grazie al quale è possibile risalire alla data di costruzione di qualsiasi monumento che rispetti le condizioni di allineamento celeste.

Le antiche civiltà, infatti, conoscevano molto bene la matematica e l’astronomia –quest’ultima, in fondo, si basa proprio su calcoli matematici-. Probabilmente, a modo loro, gli antichi popoli avevano già raggiunto un elevatissimo grado di conoscenze astronomiche che oggi, forse, neppure noi abbiamo ancora acquisito. Purtroppo, però, risulta duplice il problema per la verifica delle effettive conoscenze delle antiche civiltà: da una parte, non sono rimasti molti reperti; dall’altra, può anche darsi che molti archeologi abbiano travisato il significato di strutture, costruzioni, oggetti e scritture appartenute alle antiche civiltà. Chi può, infatti, effettivamente provare al 100% che tutte le teorie sino ad ora costruite intorno alle antiche civiltà siano reali? E se si sbagliassero? Da questo punto di vista, l’archeologia non è molto distante dalla fisica. Anche l’archeologia è una scienza inesatta. In fisica esiste un campo di esistenza entro il quale una teoria è considerata valida, ma se un giorno si scoprisse che quella teoria è sbagliata e ne venisse dimostrata un’altra? Verrebbe accettata sino ad una nuova scoperta: e così è stato per tutti questi anni. Infatti, le nostre conoscenze sono state raggiunte effettuando un continuo aggiornamento delle vecchie teorie che, in un primo momento, risultavano le uniche plausibili e dimostrabili. Lo stesso procedimento è applicabile all’archeologia: perciò, come si può sapere fino in fondo dove si trovino le verità che gli archeologi vogliono convincerci ad accettare per vere? In fondo, le prove non le hanno neppure loro…

Ad esempio, l’archeologia moderna relega ad un ruolo d’esclusiva praticità le conoscenze astronomiche degli antichi egizi (o di chi aveva insegnato loro). Tuttavia, moderne scoperte e ritrovamenti archeologici, fanno pensare ad un uso totalmente diverso di questa scienza: le loro conoscenze andavano ben oltre quelle necessarie per "un uso pratico" e, forse, l’utilizzo dell’astronomia per gli antichi egizi supera persino quello degli astronomi moderni.

 

La precessione degli equinozi – la base dell’Archeoastronomia

 La precessione degli equinozi è il risultato di una lenta e ciclica oscillazione dell’asse terrestre, che altera inesorabilmente la posizione di tutte le stelle nel cielo e sposta la costellazione dominante, quella portatrice dell’equinozio di primavera. Il fenomeno della precessione ha caratteristiche matematiche severe e ripetitive che possono essere calcolate con estrema precisione.

In un ciclo di 25.920 anni essa induce il Polo Nord Celeste, situato lungo la stessa retta che passa per il Polo Nord terrestre, a tracciare un grande cerchio nella sfera celeste.

Particolare importanza assume l’Equinozio di Primavera che fissa ogni anno l’inizio del segno dell’Ariete, ovvero grado zero dello Zodiaco. Da quel punto nel cielo, distanziati da 330° esatti l’uno dall’altro, si susseguono tutti gli altri segni. Segni e non Costellazioni, in quanto, grazie ad un fenomeno fondamentale quale la Precessione degli Equinozi, nota alle popolazioni antiche, la costellazione che ospita il sole all’equinozio di primavera non è sempre la stessa, ma varia molto lentamente nel corso dei millenni.

La precessione è un fenomeno lentissimo, ma di grande importanza in quanto scandisce le grandi ere cosmiche. Perché il sole attraversi a ritroso tutte e 12 le Costellazioni occorrono ben 25.920 anni; l’equinozio resta in una Costellazione per circa 2.160 anni. La nostra civiltà in questo momento si trova alla fine dell’era astronomica dei Pesci, iniziata nel 150 a.C., e all’inizio dell’era astronomica dell’Acquario, che durerà fino al 4.160 d.C.

E’ interessante notare come le ere astronomiche fossero già ben note ai popoli antichi e come abbiano segnato le loro civiltà: probabilmente non è un caso che il periodo in cui è avvenuta la nascita di Cristo sia collocato nell’era astronomica dei Pesci (il termine stesso Cristo deriva dal greco "Ictus" che significa, appunto, "Pesci" ed il simbolo dei pesci ha anche una valenza religiosa). Inoltre, numerosi studiosi e archeologi hanno dimostrato che la Sfinge sia stata costruita proprio nell’era del Leone, infatti, il suo corpo riproduce esattamente la figura di un leone sdraiato.

 Tutte le civiltà antiche rappresentavano il sole sempre al suo sorgere durante l’equinozio di primavera, in corrispondenza di una determinata costellazione zodiacale. L’archeoastronoma ed egittologa Jane B. Sellers ha evidenziato come nel mito di Osiride, risalente almeno al 1.450 a.C. (Testi delle piramidi) siano contenuti i numeri necessari per il calcolo della precessione degli equinozi, con un grado di precisione superiore a quello ottenuto dal greco Ipparco nel I sec. a.C. Ogni 71,60 anni, il sole garantiva un computo temporale preciso per i popoli che basavano proprio sullo scorrere del sole lungo l’orizzonte i loro ritmi vitali. Un grado precessionale è stato calcolato dalla scienza ufficiale in 71,6 anni.

Nella mitologia degli antichi popoli ricorre molto spesso il numero 72. Essendo la mitologia basata su simbologie umane o animali, difficilmente avrebbe potuto adottare come riferimento un numero decimale, ma poteva servirsi dello stesso numero arrotondato per eccesso, come nel caso del 71,6, arrotondato a 72. Questa ricorrenza è presente sia nell’architettura sacra, sia in molti miti e leggende. Potrebbero essere coincidenze, ma potrebbe anche essere un chiaro segno dell’importanza che questo numero rappresentava per le antiche civiltà.

I quattro punti chiave dell’anno sono rappresentati dagli equinozi e dai solstizi, in ciascun punto si vede sorgere il sole in una costellazione diversa. Attualmente sorge nei Pesci all’equinozio di primavera, nella Vergine all’equinozio di autunno, nei Gemelli nel solstizio d’inverno e nel Sagittario nel solstizio d’estate. Fra breve, a causa della precessione degli equinozi, il punto vernale o equinozio di primavera passerà dai Pesci all’Acquario e, anche per quanto riguarda gli altri, da Vergine a Gemelli, da Sagittario a Leone e da Toro a Scorpione.

 

L’inversione dei poli & l’inclinazione dell’asse terrestre

Cause. Le tecniche di datazione geologiche e geomagnetiche hanno consentito la ricostruzione dell’evoluzione geofisica del nostro pianeta, a cominciare da circa 200 milioni di anni fa, quando tutte le masse terrestri che oggi conosciamo facevano parte di un’unica gigantesca massa continentale, nota con il nome di Pangea. Nei milioni di anni che seguirono, questa grande massa si frantumò ed enormi porzioni di crosta terrestre andarono alla deriva, formando i continenti (deriva dei continenti).A causa della lunga durata delle fasi cronologiche interessate, la preistoria fu suddivisa nelle varie epoche geologiche. Catalogando le varie fasi cronologiche mediante la misurazione del magnetismo nelle rocce, gli scienziati hanno rilevato che il campo magnetico della terra ha subìto ripetute inversioni di polarità in numerose occasioni, apparentemente senza alcuna spiegazione ovvia. Oggi si è scoperto che lo spostamento dell’asse terrestre, in modo non parallelo all’asse stesso, è dovuto ai moti millenari.

 

Conseguenze. Recenti studi hanno dimostrato che lo spostamento della crosta terrestre è consentito da uno strato di roccia liquida, posto a circa 160 Km sotto la superficie del pianeta. E’ stato, inoltre, ipotizzato che l’inversione dei poli provocherebbe lo slittamento della crosta terrestre sullo strato interno di roccia fusa, causando l’esposizione della roccia superficiale a campi magnetici di senso diverso. Vi sono prove schiaccianti che le grandi catastrofi globali siano state accompagnate o causate da spostamenti dell’asse terrestre, in seguito ai quali si siano manifestate delle irregolarità nei moti della terra. 

Immanuel Velikovsky (1895-1979), fisico russo stimato da Albert Einstein ma boicottato dal mondo accademico a causa delle sue teorie, definite "troppo innovative e rivoluzionare", viene oggi progressivamente rivalutato dalla comunità scientifica. In uno dei suoi libri ci ha fornito un resoconto dettagliato di quello che potremmo aspettarci, se l’asse della terra s’inclinasse raggiungendo una posizione "estrema" (vicino a raggiungere la posizione orizzontale), sconvolgendo completamente il clima terrestre.

Tratto dal suo libro "Mondi in collisione" (titolo originale WORLDS IN COLLISION)

"…in quel momento, un terremoto farebbe tremare il globo intero. Aria ed acqua si muoverebbero di continuo per inerzia; la terra sarebbe spazzata da uragani ed i mari investirebbero i continenti, portando con sé ghiaia e sabbia e animali marini, scaraventandoli sulla terra. La temperatura diventerebbe torrida e le rocce verrebbero liquefatte, i vulcani erutterebbero, la lava scorrerebbe dalle fratture nel terreno squarciato, ricoprendo vaste zone. Dalle pianure spunterebbero come funghi le montagne, che continuerebbero a salire sovrapponendosi alle pendici di altre montagne e causando faglie e spaccature immani. I laghi sarebbero inclinati e svuotati, i fiumi cambierebbero il loro corso; grandi estensioni di terreno sarebbero sommerse dal mare con tutti i loro abitanti. Le foreste sarebbero divorate dalle fiamme e gli uragani ed i venti impetuosi le strapperebbero dal terreno sul quale crescevano, per ammonticchiarle in enormi cumuli, rami e radici allo scoperto. Il mare abbandonato dalle acque, si tramuterebbe in deserto. E se lo spostamento dell’asse fosse accompagnato da un cambiamento nella velocità di rotazione diurna (rallentando il pianeta), l’acqua finora confinata negli oceani equatoriali dalla forza centrifuga si ritirerebbe verso i poli, ed alte maree ed uragani spazzerebbero la terra da un polo all’altro, portando renne e foche ai tropici e i leoni del deserto nell’Artico, risalendo dall’equatore alle catene montuose dell’Himalaya e ridiscendendo verso le giungle africane; e rocce frantumate strappate alle montagne divelte si spargerebbero su vaste estensioni di terreno, mentre branchi di animali sarebbero trascinati via dalle pianure della Siberia. Lo spostamento dell’asse cambierebbe il clima di ogni luogo, disseminando coralli a Terranova ed elefanti in Alaska, alberi di fico nella Groenlandia del Nord e lussureggianti foreste nell’Antartide. Nel caso di un rapido spostamento dell’asse terrestre, molte specie e famiglie di animali sulla terra e nel mare sarebbero distrutte e la civiltà, se ancora esistesse, sarebbe ridotta in rovina."

 

Sulle tracce di Atlantide…

Circa 18000 anni fa la terra è stata investita da un cataclisma di enorme furore ed entità: l’inversione istantanea dei poli magnetici, che ha avuto come conseguenze raggi cosmici nocivi, ghiacciai sciolti e montagne sprofondate.

Tutti questi effetti si sono succeduti in brevissimo tempo, con sconvolgenti reazioni a catena, seguite successivamente dalla pioggia: il diluvio universale. Circa 520 leggende ci tramandano l’evento apocalittico.

Secondo un’ipotesi sostenuta da alcuni studiosi, vi furono dei sopravvissuti in zone franche e gli stessi si accorsero che l’evento si sarebbe potuto ripetere a distanza ciclica di anni. Da quell’istante tutti i loro sforzi ed il loro lavoro fu volto a lasciare ai posteri una previsione ed un messaggio di salvezza. Considerando il lungo raggio temporale che "il messaggio" doveva attraversare, essi presero in considerazione vari canali:

L’uso del linguaggio matematico, fondamentale ed unico che può unire culture diverse anche lontane nello spazio e nel tempo. Probabilmente, gli antichi popoli erano consapevoli del fatto che in ogni civiltà che raggiunga un certo grado di sviluppo, alcuni numeri sono sempre riconosciuti: 3,14 = numero magico pi greco; 11,1 ciclo medio delle macchie solari.

L’uso di un codice simbolico figurato: il codice precessionale che, sfruttando gli effetti della precessione degli equinozi, permette di ottenere un orologio cosmico che offriva agli antichi popoli sicurezza ed affidabilità circa le date di partenza e di arrivo del messaggio. Infatti esso, una volta lanciato, doveva rimanere inalterato e vivo nelle tradizioni di ogni popolo. Con genialità lo inserirono in due veicoli trainanti e duraturi: la religione e la magia, ottenendo una sorta di pilota automatico che procedette per secoli e millenni, spesso all’insaputa dei portatori, i quali, ormai, non comprendendone più il senso, continuavano a tramandarlo sotto forma di mito o leggenda.

Per la concretezza e l’immediatezza visiva, essi si affidarono alla dura e resistente pietra, che ancora ci parla attraverso blocchi allineati e squadrati secondo precise direttive astronomiche come la sfinge, le piramidi di Giza o il tempio di Angkor. Risalenti ad almeno ottomila anni prima di Cristo risultano, inoltre, la misteriosa città fortificata nella piana di Gerico ed il tempio di Stonehenge, in Inghilterra, che è stato dimostrato essere in realtà un vero e proprio osservatorio astronomico.

 

Certezze & misteri non ancora svelati, conoscenze perdute…

Tutta la mitologia che arriva dal profondo passato è di natura astronomica ed in particolar modo basata sugli effetti della precessione degli equinozi, movimento che le popolazioni che noi definiamo storiche ed anche quelle precedenti, conoscevano perfettamente.

I monumenti nei principali siti archeologici sono stati costruiti per fermare particolari momenti precessionali e, di conseguenza, per far risaltare un’era precessionale o una data in particolare.

Molto probabilmente il linguaggio astronomico mitologico è la famosa lingua universale prima della Torre di Babele.

E’ probabile, inoltre, che la civiltà emissaria del messaggio, reputasse di importanza vitale che queste conoscenze giungessero intatte fino ai nostri giorni, considerato lo sforzo al limite dell’umano che hanno fatto per la divulgazione di esse.

Com’è possibile che la cultura dell’Antico Regno in Egitto sia comparsa improvvisamente con una sofisticata mitologia astronomico-religiosa ed una complessa grammatica geroglifica già pienamente formate?

Com’è possibile che gli indiani Nord Americani Mic Mac usassero una scrittura geroglifica formata da decine di simboli appartenenti alla scrittura corsiva ieratica egizia? Basti pensare che questo popolo utilizzava questa scrittura quando, in Europa, la decifrazione dei geroglifici era ancora un mistero per gli studiosi.

Si ha la sensazione che manchino diversi capitoli della storia antica. Perché conoscenze astronomiche sofisticate, di gran lunga esuberanti rispetto alla necessità dell’agricoltura spuntano in culture dalle scarse realizzazioni tecniche? Normalmente sono le civiltà marinare ad affinare l’astronomia per gli scopi dell’orientamento della navigazione. Né i Sumeri né i Maja navigavano, eppure questi ultimi (900 a.C. 1.000 d. C.) privi di strumenti adatti, elaborarono un calendario formidabile che stimava la durata dell’anno solare in 365,2420 giorni (il risultato più preciso di tutti i tempi dopo quello ottenuto dalla scienza europea). Esso calcolava il periodo delle fasi lunari al secondo ed era tarato sui cicli astronomici di Venere per mantenersi preciso nei millenni. Il sistema numerico vigesimale (a base 20) ed il calendario Maya erano, peraltro, un’eredità degli Olmechi, una popolazione che si insediò nel Messico Sud Orientale dal 1.500 al 1.200 a.C. I Maya, inoltre furono i primi ad usare il simbolo dello zero rappresentandolo come una conchiglia stilizzata.

Cartografia. Civiltà raffinate come quella Egizia, sumera, olmeca non possono essere sorte all’improvviso ma sono le sopravvivenze di un’evoluzione culturale iniziata millenni prima e che si arrestò ad un certo punto della storia. Questa civiltà dimenticata ci ha lasciato in eredità una cartografia dettagliata della Terra: si tratta di mappe nautiche che furono ridisegnate da cartografi medievali, copiando alcuni documenti, forse originariamente conservati nella biblioteca di Alessandria. Tali carte raggiungono un livello di precisione inspiegabile. Esse riportano la longitudine corretta, all’epoca della loro compilazione, di località distanti tra loro migliaia di Km, rivelando la presenza di terre ancora sconosciute o forse sommerse. In alcune mappe si osservano calotte glaciali sul nord Europa, il deserto del Sahara occupato da una verde pianura ricca di fiumi e di laghi, un lembo di terra al posto dello stretto di Berings, caratteri morfologici compatibili con il clima dell’era glaciale tra il 15.000 a.C. ed il 10.000 a.C. La più celebre di queste carte è quella di Piri Reis che riporta tra l’altro la topografia della penisola Antartica libera dai ghiacci. Essa faceva parte di un planisfero ottenuto attraverso una proiezione centrata nei pressi del Cairo, che denota l’utilizzo di una trigonometria sferica.

 

Nuove risposte ad antichi interrogativi. 

Si è visto che numerose datazioni convergono in un periodo compreso tra il 12.000 ed il 10.000 a.C., un’epoca che ha visto improvvise estinzioni di massa tra i mammiferi (i mammut congelati) e l’inversione dei poli magnetici terrestri. Subito dopo, attorno al 9.500 a.C. iniziano i primi esperimenti di agricoltura, contemporaneamente in terre situate agli antipodi. La rivoluzione agricola è il primo passo verso la formazione della civiltà. Non sembra così remota l’eventualità che una catastrofe planetaria abbia interrotto bruscamente lo sviluppo di una precedente civiltà. La potenza di elaborazione informatica ha permesso di trovare nuove risposte ad antichi interrogativi: Maurice Cottarel, ingegnere e programmatore, per mezzo di una sofisticata simulazione al computer, ha riprodotto l’andamento dei campi magnetici del sole, oltre a confermare l’origine elettromagnetica del fenomeno delle macchie solari, che spostano la zona della curvatura neutra del sole, invertendone la polarità. Inoltre, ha scoperto diversi cicli regolari nella radiazione in arrivo sulla terra (tra cui un ciclo di 28 giorni ed un grande ciclo di 1.366.040 giorni), ipotizzando di aver trovato la causa dell’inversione periodica dei poli geomagnetici. Dal canto suo la terra, cercando di riallinearsi repentinamente al nuovo campo magnetico esce dal suo asse di rotazione per ritornarvi con polarità diverse. Le sue teorie portano a riconsiderare l’origine autentica dell’astrologia, il ricordo degenerato di quello che gli antichi sapevano sull’influenza dei campi elettromagnetici sulla biologia terrestre.

Ogni periodo mensile (segno zodiacale) è caratterizzato dall’irraggiamento di vento solare con prevalenza di ioni positivi (segni di aria e di fuoco) oppure ioni negativi (segni di terra e di acqua). Inoltre, ha evidenziato la connessione di macchie solari ed il calendario maya che, attraverso un macchinoso sistema numerico, giungeva a calcolare il cosiddetto lungo computo di 1.366.560 giorni. L’unica obiezione giustificata, mossa ai sostenitori delle nuove teorie è: "perché sono stati trovati soltanto i prodotti finiti della tecnologia dimenticata e mai gli strumenti?". Diversi strumenti del passato sono stati ritrovati, ma non riconosciuti al momento della loro scoperta ed altri importanti reperti di cui non si conosce subito l significato, vengono fatti sparire o considerati falsi.

 

Alcuni dei misteri tutt’oggi irrisolti.

 

  Le pile di Bagdad sono vasi in terracotta vecchi di 2000 anni, contenenti un cilindro di rame ed un tondino di ferro immersi nell’asfalto. Erano considerati oggetto di culto fino al momento in cui furono notati da W. Konig, negli anni ‘30 che inserendo una soluzione elettrolitica come il solfato di rame nel congegno si accorse che questo produceva energia elettrica.

 

  Il geode di Coso, deve il nome alla omonima località dell’Arizona in California dove, negli anni ‘60, venne alla luce una sfera incrostata di conchiglie fossili. Una radiografia mise in evidenza l’interno, formato da una sottile anima di metallo, circondata da una sezione circolare di materiale ceramico durissimo, tale da consumare la sega di diamante utilizzata per il taglio, con un cappuccio esagonale. Un esempio incredibile di tecnologia sconosciuta di 500.000 anni fa.

 

  Il meccanismo di Antikytera, piccola isola del Mediterraneo tra la Grecia e Creta nelle cui acque agli inizi del 1900 alcuni pescatori di spugne trovarono il relitto di una grossa e antica nave da trasporto. In mezzo al carico composto da statue di marmo e bronzo venne rinvenuto anche un complicato strumento metallico formato da una scatola contenente una serie di ruote dentate sulle quali spiccavano chiaramente delle iscrizioni con caratteri greci. Gli archeologici datarono il relitto della nave al I sec. a.C. ma non concordarono sulla stessa datazione per il meccanismo, nonostante lo studio delle lettere delle iscrizioni confermasse il medesimo periodo. Essi lo ritenevano un planetario o un astrolabio di lavorazione molto più recente che non apparteneva alla nave, né al suo carico, ma fosse capitato lì per altre cause. Solo nel 1951 il professor Derek J. de Solla Price dell’università di Yale dopo averlo restaurato e aver condotto lunghi e accurati studi disse che era un vero e proprio computer usato per calcolare i calendari lunare e solare. La stranezza di questo congegno è data dal fatto che da parte dell’archeologia ufficiale si pensa che in quel periodo storico le conoscenze scientifiche dei greci, o comunque la tecnologia del tempo non avrebbe consentito la costruzione e l’uso di dispositivi così perfetti e precisi quale l’"ingranaggio differenziale" inserito all’interno del meccanismo inventato ( o riscoperto?) solo nel 1500.

 

  Le lampade di Dendera. In questa località che sorge sulla riva occidentale del fiume Nilo, nel tempio della dea Hathor edificato in età tolemaica, sono visibili alcuni bassorilievi, i cui disegni sono decisamente "bizzarri" o comunque di non facile interpretazione. Le figure scolpite, infatti, sono sacerdoti dell’antico Egitto affaccendati attorno a gigantesche lampade –l’archeologia ufficiale li identifica come fiori di loto- nel cui interno è visibilissimo un lungo cavo. Nel libro "FORVUNEN TEKNIK" (Tecnologia dimenticata) Henry Kjellson, un ingegnere svedese dice che il significato geroglifico di quel lungo filo che attraversa la lampada è "illuminare" ossia "seref". Gli antichi egiziani avevano dunque scoperto una qualche forma di corrente elettrica?

 

  Angkor, la città nascosta nella giungla cambogiana è una collezione di meravigliose cattedrali e monasteri sia buddisti che induisti, con templi altissimi e bassorilievi ineguagliabili. Angkor, la capitale dell’impero Khmer si è sviluppata nell’arco di 500 anni; i cambogiani la chiamano semplicemente Angkor, che nella loro lingua significa Capitale. E’ interessante notare che la stessa parola ANGKOR in egiziano significa IL DIO HORUS VIVE. Nel 1996 J. Grigsby, collaboratore di Graham Hancock, fece una scoperta eccezionale: i principali monumenti di Angkor sono la controparte terrestre della costellazione del Drago, esattamente come le tre piramidi di Giza rispecchiano le tre stelle della cintura di Orione, i monumenti di Angkor rappresentano il sinuoso dragone celeste. La splendida collaborazione tra Hancock e Grigsby ha portato ad un altro risultato di enorme interesse e cioè che non solo i templi riproducono sul terreno la costellazione del Drago, ma lo fanno fermando la stessa data delle tre piramidi di Giza il 10.450 a.C.

Lo stesso messaggio, gli stessi strumenti, la stessa data di partenza, il 10.450 a.C. o l’era del leone, la stessa data d’arrivo, tra la fine dell’era dei pesci e l’inizio di quella dell’acquario, gli stessi numeri per calcolare il fenomeno precessionale, gli stessi miti e la stessa maniera di esprimersi tra due popolazioni che, secondo la scienza ufficiale, non hanno avuto nessun tipo di contatto. Tutti questi dati comuni non permettono di parlare di coincidenze tanto più che entrambi i siti, sia Angkor che Giza, sono in grado di declinazione 0, dove il nord magnetico e quello geografico coincidono.

 

Conclusioni

Non sembra impossibile che delle civiltà così antiche avessero già un livello di conoscenza così approfondito per la loro epoca? Insomma, stando alle teorie dettate dai libri di scuola queste civiltà erano molto primitive, legate alle credenze religiose poiché non sapevano spiegarsi nulla del mistero della vita, erano, insomma, arretrate, arcaiche, assolutamente con un livello di evoluzione minimo, ma di cultura elevato solamente per ciò che riguardava le credenze e la mitologia.

La mia conclusione, del tutto personale, per conciliare queste contraddizioni, è che le antiche civiltà, in realtà, avevano raggiunto uno sviluppo elevato, una grande evoluzione e delle conoscenze approfondite che, però, sono andate perdute con il trascorrere dei secoli e che noi, nonostante tutto, non siamo ancora stati in grado di ritrovare e di decifrare attraverso i "documenti" (se così si possono definire anche i monumenti), che loro ci hanno lasciato in eredità. A pensarci bene, infatti, cosa rimarrebbe della nostra era alle future civiltà? Saranno esse in grado di capire cos’è o come funziona un computer della nostra epoca? Trovando un cd (sempre ammesso che ne rimarrà qualcosa tra migliaia di anni!), le popolazioni future non potrebbero considerarlo un elemento di culto? In fondo, oggi ogni ritrovamento archeologico di cui non si conosce il significato viene definito elemento di culto… Oppure, se troveranno il modo di decifrare il codice binario che noi oggi utilizziamo per il computer, saranno in grado di capire a cosa serviva? Non potranno pensare: "Ma guarda questi che sistema di numerazione complicato utilizzavano… erano proprio dei primitivi…"

Inoltre, non credo neppure che queste civiltà siano spuntate dal nulla: insomma, non è possibile che una civiltà che noi consideriamo primitiva sia riuscita a costruire tali monumenti ed abbia raggiunto un tale livello di conoscenza. Probabilmente, le datazioni sono errate e da ristabilire, probabilmente sono molto più antiche di quanto vogliano farci credere. Oppure, un’altra teoria del tutto plausibile sarebbe quella che esse siano ciò che rimaneva di un’altra civiltà sconosciuta vissuta anni e anni prima di loro e che abbia accumulato tutte le conoscenze di cui loro hanno potuto usufruire. Ad ogni modo, in entrambi i casi, alla base di tutto vi è un discorso complesso sull’identificazione del periodo storico cui queste civiltà o i loro presunti predecessori, siano appartenuti. Purtroppo, non c’è modo di fare chiarezza poiché gli studiosi affermati del nostro tempo non intendono smuovere di una virgola le loro teorie, neppure di fronte alle numerose contraddizioni in cui sono incappati durante i loro studi. Per quanto possa sembrare strano, coloro che hanno effettuato le più grandi scoperte in campo archeologico sino ad oggi, sono proprio i primi che non intendono più andare avanti nella ricerca, come se tutto quello che ci fosse da scoprire sia già stato trovato. In realtà, siamo molto distanti dalla verità… Troppi punti oscuri rimangono in queste "teorie affermate", e la verità continua ad essere nascosta ed ostacolata proprio da coloro che potrebbero, invece, incentivarne la ricerca… si potrebbe almeno tentare di chiarirne il perché… c’è forse qualcosa che vogliono nascondere? Qualche rivelazione che susciterebbe il caos generale come l’individuazione della data della fine del mondo? O è soltanto un motivo puramente pratico, come il fatto di cambiare tutta la storia e l’evoluzione dell’uomo?

CINZIA BALDINI

 

 

BIBLIOGRAFIA

"Le Profezie dei Maja" di A.G. Gilbert & Cotterel

"Le Profezie delle Piramidi" di Max Toth

"Archeomisteri" articolo di E. Baccarini e articoli su vari numeri, tra cui il n.13/2004

"Il segreto di Cheope" di R. Giacobbo

 

 

 

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