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Scritto da Davide Dotto   
Lunedì 02 Dicembre 2019 10:09

 

RESTO QUI di MARCO BALZANO

 

 

 

Non ti racconterò la tua assenza. Non ti dirò una sola parola degli anni passati a cercarti, dei giorni sulla soglia a fissare la strada. Non ti dirò di tuo padre che senza salutarmi esce di casa. Alla stazione di Bolzano lo bloccano mentre cerca di salire su un treno merci diretto a Berlino. La polizia italiana prima lo sbatte in cella, poi gli promette che gliela riporteranno loro, la sua Marica. Qualche giorno più tardi prova ad attraversare il confine a piedi…

 

Ci troviamo nella provincia di Bolzano, a Curon, in val Venosta, tra Austria e Svizzera. È famoso per il campanile sommerso. Parte della storia riguarda la diga, segno del progresso che “valeva più di un mucchietto di case”, allagate insieme ai terreni coltivati e il centro abitato più antico. Prima di questo, il paese ha affrontato la Storia: l’uscita dalla Grande Guerra, gli esiti del trattato di Saint Germain-en-Laye del quale ricorre, unitamente a quelli di Versailles cui è congiunto, il centenario.

È il principio di una colonizzazione interna a opera di Mussolini e della questione Sudtirolese, di un popolo che si scopre senz’avviso in suolo italiano, quando l’Austria perde qualcosa come duecentomila cittadini:

"Da un giorno all'altro ci siamo ritrovati insegnanti veneti, lombardi, siciliani. Loro non ci capivano, noi non capivamo loro".

Gli italiani arrivano a migliaia, il bilinguismo diventa un problema. 

 

 

Il confine. I cento anni del Sudtirolo in Italia di Sebastiano Vassalli (Rizzoli) 

 

L’italianizzazione forzata della popolazione è un fatto incontrovertibile. Si crea un confine che trasforma irrimediabilmente non solo la terra, ma anche e soprattutto gli uomini, comportando una divisione non originaria, ma storicamente indotta. Le medesime lingue (l'italiano e il tedesco) sono muri che si alzano.

Sebastiano Vassalli ne Il confine, i cento anni del Südtirol in Italia, Rizzoli racconta come, quello stesso popolo, vedesse in Hitler la possibilità di liberarsi degli invasori prima di essere sacrificato alla campagna di Russia:

"Il nazismo era la vergogna più grande e presto o tardi il mondo se ne sarebbe accorto".

La diga in paese non è l’ultimo problema, ma il problema. Si sperava che con la guerra, e dopo di essa, non si sarebbe messo a repentaglio un intero quartiere, e la follia sarebbe stata – altro monumento alla stupidità umana – abortita. Invece la diga viene costruita ugualmente:

Se questa era la pace stavo meglio con la neve alle calcagna, la fame che mi consumava.

In questa cornice complessa si muovono i personaggi del romanzo: Trina, suo marito Erich, i figli: Michael, “nazista per non essere fascista” e Marica, che acconsente a essere condotta nel Reich dagli zii. Entrambi i ragazzi ritengono, in questo modo, di conquistare una sorte favorevole, senza sapere di cadere dalla padella alla brace.

Resto qui è il racconto di generazioni che si avvicendano. Nessuna appare più consapevole o migliore dell’altra, specie quando le cose non sembrano funzionare come dovrebbero. Vi è un confronto serrato tra chi rimane (con i fascisti) e chi si rifugia nella Germania nazista, alla quale l'Austria è annessa nel 1938.

Il momento è confuso, difficile stabilire da che parte stare (a quale carnefice votarsi?). Non ogni cosa dipende dalle proprie scelte, ma dall'influsso dell’insondabile gioco tra destino, principio di causa ed effetto, ed eventi che interessano singoli, famiglie, villaggi, città e nazioni.

 

 

Davide Dotto 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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