L'eredità di Eszter PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Sabato 19 Ottobre 2019 15:53

 

L'eredità di Eszter di Sándor Márai

 

 «(…) siamo legati ai nostri nemici, che a loro volta non sono in grado di sfuggirci.»

 

Eszter, protagonista di questo breve romanzo, fin dalle prime righe sente l’urgenza di raccontare la sua storia. A suo dire ha “compiuto il suo dovere”. Non tanto nei riguardi di qualcuno – in particolare di Lajos – quanto verso qualcosa di più elevato.

Capisce di essere venuta a patti con la realtà. Ne ha riconosciuto l’ineluttabilità. Ha lottato finché, tra le pieghe degli eventi, è giunto il momento di deporre le armi pur ignorando di tenerle ancora in pugno.

 

La materia del contendere ruota intorno a Lajos, l’unico uomo che abbia mai amato, divenuto suo aguzzino e, per via di una serie di circostanze, suo cognato. Lo rivede un’ultima volta, dopo vent’anni, con il prevedibile e unico epilogo possibile: l’uomo la spoglierà degli ultimi beni rimasti, fonti del suo sostentamento: il giardino e la casa che non ha potuto sottrarle.

 

La presenza di quest’uomo trasborda, ruba la scena. La sua lunga assenza pare aver lasciato un moto di rimpianto. Forse perché andandosene ha portato via ogni cosa e non solo beni, ma anche l’intera scenografia, colori, significati.

A irretire è il suo teatro, l’arte della mistificazione, il “profluvio di energia senza scopo” che rappresenta. In tal modo tiene le redini di un gioco che nessuno sembra avergli affidato.

 

Nel corso del romanzo opera un lento e costante disvelamento di situazioni, moventi che contribuiscono a rifinire i singoli ritratti, e le responsabilità proprie di ciascuno.

La realtà stessa si delinea, a poco a poco, per quella che è: dapprima incerta, offuscata, poi irradiata di fatalità. Non ha importanza se sia inautentica («La vita deve essere abbellita, altrimenti risulta intollerabile»), al di fuori di essa ne esiste una sbiadita, sospesa, incompiuta.

 

Questo ha compreso Eszter, con vent’anni di ritardo. Qualunque alternativa contasse di conquistare sarebbe stata contraffatta, adulterata, divorata di nuovo da Lajos: grande scommettitore, esperto nel cavarsela.

 

L’eredità di Eszter (quella ricevuta e quella da trasmettere) si riduce a nulla, e non è più possibile – per motivi anagrafici –risollevarsi

 

Per il resto Eszter cede non alla menzogna, ma al barlume delle rare verità che per sbaglio escono dalla bocca di Lajos: «Non ci saranno più altri vent’anni nella nostra vita.».

 

Parole e discorsi diversi non fanno presa. Si fa invece strada, in Eszter, un’improvvisa illuminazione che la spinge a raccontarsi: quel che doveva avvenire avrebbe trovato modo di accadere. La questione era obbedire agli eventi, o resistervi ostinatamente a costo di subire maggior danno, procrastinando e amplificando – com’è successo – gli effetti di ciò che sarebbe comunque stato.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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