Il fine giustifica i mezzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Novellino   
Venerdì 04 Ottobre 2019 10:08

 

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI di PAOLO SECONDINI

 

 

Il maresciallo dei Carabinieri Vincenzo Cargiulli comanda una piccola caserma di provincia. Ha avuto una donna, nella sua vita, ma ora è solo e trascorre l’esistenza vicino alla sorella Adalgisa. Lei lo chiama Vincenzino, come faceva la mamma quando erano bambini.

Egli svolge con interesse e dedizione il suo lavoro di tutore della legge e sa che anche in un paesino sperduto può succedere di tutto.

È la vigilia di Natale. Fuori fa freddo, mentre gli interni sonno surriscaldati in modo malsano. Nella villa dell’avvocato Emilio Trenelli è stato consumato un efferato omicidio. Proprio lui, il titolare, è stato trovato riverso nel suo letto con un coltellaccio da cucina piantato nella schiena fino al manico. Ma non ci sono segni di effrazione, quindi il fattaccio deve avere come autore una persona conosciuta dall’avvocato. Il quale ha qualche vizietto, che offusca un po’ la sua immagine di professionista appartenente all’alta borghesia. Gli piacciono le donne, ma ha un’inclinazione un po’ perversa per quelle di malaffare, prosperose e un tantino rozze.

Elisa Deretti, la moglie, è una signora avvenente, distinta e un po’ freddina. Con lei il maresciallo ha subito un incontro che gli consente di capire il modo di vivere della coppia e l’andamento familiare. Nelle indagini è aiutato dal fido e solerte appuntato Frinieri. Doverosa concessione al genere narrativo, essendo ogni investigatore accompagnato da un socio o da un subalterno sempre pronto a fornire i dovuti supporti.

Anche l’indagine segue i canoni consueti della narrazione poliziesca, ma cattura fin dall’inizio l’attenzione del lettore, che si lascia accompagnare da una prosa fluida e precisa, capace di rendere assai vivide alcune caratterizzazioni psicologiche e ambientali.

Il romanzo (Linee Infinite Edizioni – 2019) si legge tutto d’un fiato. Voltare le pagine è come mangiare ciliegie mature, dove al posto del sapore ci sono la curiosità (tenuta viva con grande maestria) e il desiderio di svelare il mistero.

Buon giallo, non lungo, incisivo e piacevole. Con qualche ammiccamento al grande Simenon.

C’è da dire, però, che centosedici pagine non bastano per creare un forte legame tra  il lettore e il maresciallo Vincenzo Cargiulli, un tipo di uomo dai marcati contrasti caratteriali, nel complesso mite e un po’ ironico. Aspettiamo altre sue avventure, non solo per conoscerlo meglio, ma anche per apprezzare la vena narrativa di Paolo Secondini… che già per questo romanzo mi sembra notevole.

 

 

 

Giuseppe Novellino 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                                  

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