Sia la pelle carta bianca PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Sabato 03 Agosto 2019 10:24

 

SIA LA PELLE CARTA BIANCA di SABINA SCARAMUCCI

TRADUZIONI e COMMENTI a CURA di MARIANO GROSSI 

 

Se cercate un volume nel quale una poetessa, supportata da un’ispirazione potente e disinibita, ed un ufficiale dell’Esercito in ausiliaria, autore erudito dall’animo gentile, quasi un cavaliere d’altri tempi, uniscono le loro diversità scrittorie per trarne un’opera originale e davvero “sui generis”, allora, Sia la pelle carta bianca (Editore L'Inedito, Collana Minimalia) è il libro che fa per voi.

Ed è proprio tale difforme, coraggioso, accostamento a rendere particolare la raccolta di liriche erotiche della poetessa Sabina Scaramucci e i commenti (con le traduzioni in inglese e castigliano) per ognuna di esse, dell’autore Mariano Grossi.

 

L’assoluto

 

La follia della ragione

che ricerca l’assoluto

mentre mi strappi i vestiti di dosso

e mordi le labbra baciandomi

con il pensiero del sé

sempre misto all’altro

amalgama la passione

con lo scontro della fine.

 

Commento n. 40

L’impulso eretistico irrazionale, focalizzato sulla trascendenza dei corpi dei due amanti che si cercano, pare riplasmarsi in una più meditata ansia di osmosi reciproca, ed è proprio questa sorta di contrasto essenziale nell’umoralità del maschio e della femmina a fare da coagulante della pulsione erotica.

 

L’esempio sopra riportato è meglio di tanti giri di parole, per far comprendere l’azzeccatissimo mix di due autori così diversi, per caratteristiche “tecniche,” tra loro.

Non è assolutamente facile recensire in toto Sia la pelle carta bianca, visto lo spessore poetico e culturale del volume che la Scaramucci e il Grossi hanno dato alle stampe.

Sono poesie sensuali, quelle di Sabina Scaramucci, che prima di raggiungere l’anima, travolgono ogni cellula corporea. Sono versi erotici che impattano sul lettore con una travolgente fisicità. E non è facile, mi ripeto, commentare liriche di un genere così particolare e dare loro il risalto che meritano.

Questi versi, infatti, vanno prima percepiti con i sensi e solo alla fine, quando hanno attraversato il corpo e lasciato languori e brividi fin nei recessi più intimi e personali, svincolati dall’istinto, possono essere analizzati razionalmente. Ovviamente, affrancandoci dalle sovrastrutture e dagli orpelli demagogici quali i pregiudizi o i tabù socio-culturali che da secoli e secoli ci portiamo dietro e che vincolano il nostro pensiero, proprio come ci insegna Mariano Grossi nei suoi autorevoli commenti.

 

Miele

 

Spalmiamoci a vicenda,

ma solo con la lingua

senza usare le mani,

lentissimamente,

su tutto il corpo,

miele di acacia.

Moriremo

ansimanti di voglia

finché non saremo filtrati

l’uno dentro l’altra,

sotto pelle.

 

Commento n. 78

Il miele idealizzato come lubrificante per il desiderio di penetrazione reciproca dei due amanti, l’elemento coadiuvante per by-passare gli ostacoli all’esaudimento del reciproco desiderio, ottenuto solo quando l’uno diventerà pelle dell’altra; davvero originale l’immagine del cibo come trasduttore dell’ansia erotica dei due.

 

L’erotismo mai sottinteso ma espresso con parole coinvolgenti non scade in alcun momento di qualità, non si scredita nella volgarità ma si glorifica nell’amore e con l’amore perché la sessualità è l’esternazione fisica di tale sentimento immateriale, ne è l’alfa e l’omega.

La sessualità, in questo volume, non è il termine negativo, vergognoso, da non pronunciare o da condannare. La carnalità non è depravazione o patologia, non è dissolutezza, non è, contrariamente a quanto afferma la moralità religiosa, immorale. Il rapporto sessuale, secondo la Scaramucci è Unione, e il possedersi non è solo appagamento fisico tra maschio e femmina ma è rispetto reciproco tra Uomo e Donna. La passione è l'antico "do ut des" (per ricalcare le orme di Mariano Grossi) che porta chi si ama a mettere da parte l’egoismo per assecondarsi vicendevolmente, a fondere le forze per dare e ricevere piacere. Intendiamoci, non un qualcosa di dovuto per contratto, ma per una sorta di altruismo connaturato all’istinto passionale insito nel genere umano. L’orgasmo ne è l’atto conclusivo, la combinazione tra immanente e trascendente: l’amore che crea, che innalza, che trascina, che annulla la volontà e rende l’atto sessuale liberazione fisica e psicologica.       

La figura maschile, interprete principale o di secondo piano, affascinante e partecipe, pur se indefinito o, per meglio dire, lasciato all’immaginazione del lettore nelle sue caratteristiche corporee, è sempre presente quale dominatore o dominato, amante o amato, compagno o complice, alleato o ignaro, colpevole o innocente, istigato o istigatore, santo o peccatore.

 

Come aeroplano

 

Plano sul tuo corpo da nord-ovest

e atterro sulla dura pista.

La carne si apre vogliosa

ed è resa al multiplo piacere.

I muscoli pelvici,

freni disinibitori,

permettono l’attracco

con fuochi d’artificio.

Non è poca cosa

il tuo sorriso,

mentre il guerriero riposa.

 

Commento n. 60

Dove si posa, dove atterra lo scandaglio della poetessa nel florilegio metaforico dell’eros? La femmina parrebbe un mezzo di locomozione aereo, il suo maschio una striscia di arrivo.

Questo in exordium, per passare poi ex abrupto in medias res eroticas ed il corpus del componimento si abbandona a chiarissime descrizioni dell’impatto sessuale e riaffacciarsi subito alle metafore verso l’explicit nel solito anelito travalicante il mero atto epidermico: “membro soluto”, direbbe Orazio, a passione esausta, quel che conta, esprime litoticamente l’autrice, è la felicità sul volto del partner! Sintesi efficacissima della variatio stilistica tipica della Scaramucci e della sua semantica contenutistica.

 

I commenti di Mariano Grossi, a volte aulici ma mai ridondanti o eccessivi, sono sempre in sintonia con le liriche della Scaramucci, sembrano guidati da un’ispirazione parimenti elevata. Appropriati e classicamente stimolanti scorrono paralleli ad esse.

Da notare, allorché la passione dell’eros fiammeggia tra le pagine in vermigli arabeschi, l’acuirsi della ricercatezza delle parole. Quanto più i versi diventano intimi e intensi tanto più i commenti raggiungono una raffinata classicità per stile e citazioni, quando “il vincolo naturale determinato nell’amplesso con l’allacciamento delle estremità inferiori pare foriero di un rapido orgasmo puntualmente descritto dello stillicidio perlaceo. Pare di riascoltare Archiloco nel frammento ottativo che dipinge la sua voglia di comprimere le mani, il ventre, le cosce di Neobule.” (Commento n. 81)

O, come quando…

 

Sia la pelle

carta bianca

per scrivere

fresca sete.

La saliva

Inchiostro blu

per tracciare

nuovi segni.

Questa lingua

penna stilo

per narrare

desideri

                                                                                           (Carta bianca)

 

 

 

Cinzia Baldini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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