Angelina PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Domenica 30 Giugno 2019 15:49

 

ANGELINA di PAOLO D'ANNA 

Ecco...

ora Angelina ha terminato il trasloco e, insieme ad Alfredo, il vecchio ferroviere in pensione, che l’ha aiutata, si prepara ad andarsene, a lasciare per sempre la Cà de’ Ros, la pace e la tranquillità di una vita rurale faticosa ma appagante. E nelle poche valigie che ha deciso di portare con sé non ci sono oggetti di valore o cianfrusaglie ingombranti ma tutti i suoi ricordi, le memorie di una lunga e intensa esistenza.

“«Conosco ogni angolo, ogni sasso. Là, vedi?» disse Angelina indicando un cespuglio fiorito, delimitato da un muretto di sassi di fiume. «Là ci sono i miei gioielli».

«Gioielli? Dove?» chiese Alfredo seguendo la linea indicata da Angelina.

«Ma cosa hai capito? I miei gioielli non sono mica diamanti, e nemmeno perle!» e sorrise. «Sono le mie ortensie, i miei gerani. Mi fanno compagnia; ci parlo, sai, per questo crescono bene, per le piante ci vogliono buone parole, un po’ d’ombra, un po’ di sole e un po’ d’acqua».

Alfredo si accorse che Angelina era assorta in un suo momento di nostalgia e lasciò che l’amica continuasse a raccontare.

«Là, invece, vicino a quel muro, una volta c’era un fico. A settembre dava certi frutti così dolci e farinosi! Il profumo si sentiva anche fuori dalle mura del cortile. I ragazzi arrivavano e gridavano: ‘Angelina, sono maturi!’ Io li facevo entrare e ne davo un po’ a ciascuno»”.

Un’opera di poesia prestata alla narrativa, ecco cos’è ANGELINA, l’ennesima fatica editoriale del poliedrico, prolifico e dotato autore-regista-poeta-attore Paolo D’Anna.

Leggere, in queste pagine, le rievocazioni di Angelina è come riascoltare i propri ricordi. E’ riassaporare la ruvida dolcezza dei biscotti fatti in casa, sorseggiare il vellutato vino novello, respirare a pieni polmoni la fragranza delle erbe dell’orto, gustare il sapore intenso della frutta matura. Un ritorno, per chi ha avuto la fortuna di viverli alla stessa maniera, ai momenti idilliaci dell’infanzia, della spensierata giovinezza prima che il tempo, lento e inesorabile, trasformasse uomini e cose.

Anche la nostalgia che punge gli occhi di Angelina, la commozione a stento trattenuta per un addio previsto ma al quale non sarà mai pronta è la stessa di chi si addentra in queste pagine.

Romanzo e realtà si uniscono. Nostalgia e malinconia stanno all’amata figura di Angelina come il rimpianto e un po’ di tristezza al lettore. Protagonisti letterari e protagonisti reali si mescolano e confondono i loro ricordi nell’ennesimo capolavoro del D’Anna.

Un’amica, una zia, una nonna, una mamma… non si riesce a non ritrovare nell’estrosa e originale figura principale del romanzo, una persona cara della nostra vita.

Aneddoti, storie di vita contadina, di lotte sociali, di profondo spirito religioso, di pratica razionalità, pagine di una faticosa esistenza, di onestà e sani principi morali, di sacrifici e dignitosa povertà ma di enorme levatura morale e ricchezza d’animo e generosità sono le ombre e le luci che si accendono alternativamente e qualche volta, anche simultaneamente, su questo palcoscenico della vita: sull’esistenza di Angelina.

“Le lavandaie”, “La stanza della sposa”, “Il vestito della padrona”, “Adriano D’Arcò” non sono solo una parte dei capitoli del libro, ma vere e proprie perle letterarie.

In questo commento, non troverete cenno sul modo di scrivere, semplice e scorrevole, di Paolo D’Anna, non serve! Il libro parla da sé e sarebbe assurdo circoscrivere, o peggio, racchiudere le emozioni in schemi preordinati grammaticali o logici; le emozioni si provano! Ed in questo piccolo volume sono di uno spessore e di un’intensità incredibili.

“«Là vicino a quel muro, una volta c’era un fico. A settembre dava certi frutti dolci e farinosi e il loro profumo si sentiva fino fuori dalle mura. I ragazzi venivano e gridavano: ‘Angelina, Angelina… ci dai un po’ di fichi, che sono maturi?’, tutto questo accadeva puntualmente ad ogni stagione, poi un anno venne una tempesta, una di quelle tempeste d far paura e un fulmine lo tagliò in due. Sono passati tanti anni, eppure, a settembre, io il profumo di quei fichi lo sento ancora».

Probabilmente a fine lettura, Angelina vi mancherà com’è mancata a me. Ma il sapore di buono, di pulito, l’odore di spighetta e menta, il profumo dei fichi maturi, aleggerà nell’aria ogniqualvolta la mente si risveglierà all’eco di cari ricordi, magari sussurrati proprio dalla voce di Angelina…

 

 

Cinzia Baldini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti

Mostra/Nascondi modulo commento.
 

Ricerca nel sito

Syndication

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of the site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

I accept cookies from this site.

EU Cookie Directive Module Information