Quel che resta del giorno PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Mercoledì 12 Giugno 2019 15:41


QUEL CHE RESTA DEL GIORNO di KAZUO ISHIGURO                       

 

 

 

Mr. Stevens, maggiordomo di Darlington Hall, decide di intraprendere un viaggio in Cornovaglia. Non è solo un'escursione di piacere, prevale l'esigenza di risolvere una preoccupazione professionale. Nel riorganizzare il lavoro del personale, ha rilevato una serie di sviste rimediabili col possibile ritorno dell’ex governante Miss Kenton, ora Mrs Benn.

 

Sin da subito avvertiamo come in nessun caso Mr. Stevens smetta l’abito del suo mestiere, mostrando la propria dimensione privata. Il diario che gli dà voce, è l’occasione per intendere quali siano le qualità irrinunciabili dell'impiego. Non quelle superficiali, non “l’attenzione ossessiva verso la capacità di eloquio e la cultura generale”, non quelle che emulano l’importanza “di personaggi di minor levatura”.

 

Se la dignità professionale impone di non spogliarsi mai dei propri panni in pubblico, vi è una pericolosa asimmetria che mette da parte i sentimenti persino nei momenti più delicati e opportuni. Un eccesso di zelo contro il quale sono insufficienti i moniti espressi in precedenza da Miss Kenton. 

A soffrirne è la vita privata, non l'umanità di Mr. Stevens: è giusto rimarcarlo, perché le emozioni sono vissute e provate - sebbene nell'intimo - ma non manifestate. Che battaglia sarebbe, altrimenti?

 

Ciò rende estrema la sfida auto-imposta (dato che, fino a prova contraria, nessuno in tutto il libro pretende tanto, né suo padre, né i suoi datori di lavoro): non tralasciare i propri doveri nemmeno davanti alle emergenze più gravi, famigliari. Mr. Stevens infatti sostiene un inaudito braccio di ferro tra virtù di diversa natura, di cui una viene sacrificata all'altra, con ciò mantenendo una lucidità e determinazione  feroci. La morte di Mr. Stevens senior è un esempio, oltre che un caso limite per occasione e circostanze: 

 

"Pur con tutti i motivi di tristezza ad essi legati, ogni qualvolta ripenso oggi a quella serata, mi accorgo di farlo con un grande senso di trionfo”.

Trionfo o no, siamo di fronte all'origine di difficoltà relazionali associate alla mancata esternazione delle passioni che pur prova, dell’umanità presupposta da scelte e azioni compiute.

 

 

La dignità professionale di cui nutre un culto incondizionato, si scontra con il compito, nel ’35, di licenziare due cameriere ebree. Se Miss Kenton ha un moto di ribellione, il maggiordomo di Darlington Hall non cede di un millimetro, e se tensione c’è, non traspare dalle parole pronunciate, sempre adatte alle circostanze:

 

"Questa è una faccenda molto chiara. Se sua signoria desidera che questi particolari contratti vengano interrotti, allora vi è ben poco altro da aggiungere".

 

I nodi vengono al pettine nell’affidarsi ai ricordi e alla necessità di tirare le somme. Sia per Mr. Stevens, sia per miss Kenton sono trascorsi gli anni. Se l’ex governante ha perduto la scintilla di un tempo, ha però vissuto la sua vita, a fianco di un marito e di una figlia.

Non c’è modo di rimettersi in gioco, né si chiede loro di dimostrare qualcosa. Tutto sta nello stabilire come colmare ciò che rimane delle rispettive esistenze. Se vi è un pezzettino di futuro per Miss Kenton, ora Mrs. Benn, per tutto il diario Stevens si è ancorato a un passato che non può tornare, e la delusione lo lacera nel profondo.

 

 

Davide Dotto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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