La vedova scalza PDF Stampa E-mail
Scritto da Davide Dotto   
Giovedì 14 Febbraio 2019 14:27


LA VEDOVA SCALZA di SALVATORE NIFFOI

 

 

 A studiarci e a descriverci non basterebbe un'altra Bibbia. Ci vorrebbe un'enciclopedia per ognuno di noi, perché siamo gente strana in terra strana.

 

 

È importante avere in mente il mondo in cui maturano le vicende, cogliere il senso del grido di dolore di cui queste pagine sono pregne:

Ohi Miccheddu, che hai lasciato una moglie zovanedda e un orfaneddu, strappato ai suoi cari da mani assassine.

 

La Sardegna, in particolare la Barbagia nuorese, ha fame di libertà, a costo di porsi fuori dai limiti angusti della legge. In un luogo in cui non sembra esservi molto altro, i sentimenti e l'orgoglio si esprimono all'ennesima potenza.


La morte di Micheddu è all'origine dell'inesauribile flusso di coscienza che è questo romanzo. La sua è un'esecuzione atroce (il suo corpo è letteralmente fatto a pezzi) che grida vendetta, missione di cui si fa carico la vedova, Mintonia Savuccu.


Mintonia ha poco più di vent'anni, è colta e ha fatto letture importanti. Conosce i romanzi dedicati alla sua terra, scritti da Grazia Deledda, la Lettera scarlatta di Hawthorne e Anna Karenina. Le deve essere noto, perciò, l'esergo del romanzo di Tolstoj: Mihi vindicta, ego retribuam, alla quale risponde con selvaggia determinazione:

 

Io non mi sono sostituita a Dio, ho solo anticipato il suo giudizio finale.

 

In un momento in cui il mondo di Mintonia Savuccu, e il barlume di sicurezza che da esso proviene precipita tutto intero, la vendetta diventa un'esigenza viscerale, capace di richiamare feroci vocaboli:  faida, disamistade. Quello che deve avvenire (tramite il suo intervento) è inoppugnabile, inevitabile, fa parte di una legge superiore (primordiale) alla quale non si deve e non si può soprassedere; ha quasi una valenza biblica:

 

Perdono? Da noi, a Taculè, gli sgarri vengono restituiti sempre con gli interessi e un morto ammazzato senza motivo se ne porta subito altri appresso.


Lei sa chi è stato, ce lo rivelerà a tempo debito. Il delitto è ignobile per le modalità con cui si è consumato. È stato superato un limite che impone una reazione adeguata e proporzionata. Anch'essa deve superare il limite, quello delle maglie della legge umana, laddove si riuscisse ad applicare.


Non ha fretta, il suo disegno può aspettare. Ha un figlio - Daliu - da crescere, "come una quercia" da innaffiare "con la rabbia di tutti i santi giorni". Poi, a tempo debito, prima di abbandonare l'isola e raggiungere la lontana Argentina, vestirà i panni del carnefice. La vendetta così intesa (occhio per occhio, dente per dente) è vissuta come un vero e proprio sacrificio. Esige il coraggio e la forza di compiere un'azione altrettanto terribile di quella da cui scaturisce. Ci si deve vestire della necessaria crudeltà, ribaltando la propria anima in modo da covare senza cedimenti il proposito. Dovrà poi pagarne il prezzo, perché Mintonia, contrariamente a quanto si pensi, comprende che a chiudere un conto, inevitabilmente se ne apre un altro. Se così non fosse, non avrebbe necessità di lasciare il suo paese - con i figli al seguito, dopo.

 

 

Davide Dotto 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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