Cristo e Annibale PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio Garuti   
Giovedì 25 Ottobre 2018 14:53

 

CRISTO ED ANNIBALE, RELIGIONE E STORIA, FONTI E DATAZIONI, LE LINGUE AD OGGI NON TRADOTTE.

 

Accostamento apparentemente improponibile, quello tra Religione e Storia, che diventa molto interessante laddove si ricerchino le fonti scritte a supporto di quanto ancora oggi, e da secoli, viene considerato realtà, storica e dimostrata, quando così non è affatto. Anche la Religione, considerata ovviamente da un punto di vista eminentemente storico, può diventare spunto di riflessione importante in tal senso, giustificando l’accostamento di cui al titolo del presente articolo.

Consideriamo quindi due figure-chiave: Gesù Cristo ed Annibale Barca. Del primo, al di là delle questioni di Culto che esulano assolutamente da questo discorso, si conosce molto per quanto attenga alla biografia, esattamente come del secondo, famosissimo per l’episodio, decisivo nella storia di Roma, della seconda guerra punica, che tutti abbiamo studiato a scuola.

Del primo personaggio analizzeremo la data di nascita, del secondo le vicissitudini belliche. In entrambi i casi qualcosa non quadra, soprattutto a livello di fonti storiche universalmente riconosciute come più che credibili.

 

La data di nascita di Gesù Cristo -base per le datazioni che utilizziamo tutti i giorni-  da cosa è stata desunta, dove è stata letta e, quindi, precedentemente scritta? Non dagli Atti degli Apostoli, che parlano di un generico periodo di Erode il Grande (di Erode ce ne sono stati parecchi), non dagli scritti dei Padri della Chiesa (II-III secolo dopo Cristo), che forniscono una data approssimativa, bensì da uno studioso, tal Dionigi il Piccolo, che nel VI secolo dopo Cristo fornisce, non si sa come, l’identificazione del fatidico Anno Zero, ossia la data di nascita del Cristo da cui far partire tutte le datazioni, presenti, passate e future, fino ad oggi.

 

 

 

La stessa identificazione del Natale, come ricorrenza a ricordo della nascita del Cristo, risale a non prima del 336 dopo Cristo. Insomma, non esiste una cronaca, dell’epoca, precisa in tal senso, eppure è davvero strano, considerando la valenza e la portata non solo religiosa in senso stretto, ma anche storica, di questo personaggio.

Eppure all’epoca si scriveva. Eccome! Esistevano già la storiografia, le cronache, i resoconti, eppure su questo episodio-chiave manca qualsiasi riferimento bibliografico diretto e soprattutto coevo. Davvero incredibile, che sia stato necessario attendere quasi seicento anni per fornire una datazione, ovviamente molto soggettiva, ma comunque riconosciuta a livello ufficiale.

Come incredibile è il resoconto della seconda guerra punica. Episodio famosissimo, lo conoscono tutti, lo hanno studiato tutti, eppure, incredibile a dirsi, manca una qualsiasi testimonianza diretta e contemporanea del tutto.

Non ci credete?

 

Vediamo: di tutti gli storici che riportano le cronache della seconda guerra punica, il più “antico” è Polibio (206-124 a.C.). Costui, quando terminò tale guerra (iniziata nel 218 e terminata nel 202 avanti Cristo), aveva quattro anni di età. Tutti gli altri storici che ne danno un resoconto, si sono basati sulla sua cronistoria. Parliamo di autori del calibro di Cicerone, Cornelio Nepote, Tito Livio, Valerio Massimo, Strabone, Plutarco, Appiano di Alessandria, solo per citare i più famosi e cronologicamente più vicini a Polibio. 

 

 

 

Ora, costui non ha potuto avere, giocoforza, conoscenze dirette, per cui ha riportato notizie, fatti e avvenimenti che “ha sentito da altri” non specificati. Resoconti romanzati, leggende, una sorta di epopea celebrativa di Roma? Non si sa ovviamente, solo che, nel resoconto sulle gesta di Annibale, ci sono incongruenze clamorose, mai prese in considerazione dalla storiografia. La principale? Dopo la battaglia del Lago Trasimeno, disastrosa per Roma, e siamo a 140 chilometri dalla città, Annibale si reca addirittura nel Salento, a 500 chilometri circa di distanza, senza utilizzare le strade dell’epoca, che passavano, ovviamente, tutte per Roma. Per cui, dopo aver sconfitto i Romani in tutta l’Italia, evita le strade, e si reca per l’appunto nel Salento, laddove trova i Romani che, una volta riorganizzati, si sono recati anch’essi così lontano da Roma, ed avviene la famosa battaglia di Canne. Ma neppure stavolta Annibale marcia verso l’Urbe, preferendo fermarsi a Capua. Insomma, in Italia ha sconfitto i Romani dappertutto, ha evitato le strade Romane, si è spostato di centinaia di chilometri, peraltro seguito in queste inspiegabili peregrinazioni dai Romani stessi che poi, per ironia della sorte, sono stati sempre sconfitti.

 

Mi limito a dire che, in questa narrazione, qualcosa non quadra, per niente. Soprattutto non quadra, come nel caso della nascita di Gesù Cristo, il fatto che nessuno abbia redatto una cronaca coeva e basata su fatti visti in prima persona.
Eppure è strano davvero: nel 218 avanti Cristo si scriveva eccome a Roma, ed anche molto prima. Solo che, ecco il problema, il cosiddetto Latino Arcaico non lo si è ancora tradotto a dovere: in caso contrario diventa facile comprendere cosa sia accaduto, in quanto, e sarebbe impensabile il contrario, le devastazioni di questa lunga e terribile guerra sono state annotate e citate in parecchi testi ed epigrafi, ad oggi ancora non tradotte come si deve.

Idem dicasi per la vita di Gesù Cristo. Ove ci siano annotazioni importanti su questa vicenda, sono state certamente scritte in lingue non ancora tradotte, o magari, come nel caso dell’Etrusco (per fare un esempio) tradotte secondo teoremi personalistici e senza controprove, comprensibili a tutti, che traccino un percorso grafico, fonetico e lessicale chiaro e lineare, ossia come avviene oggi, anche a livello liceale, per il latino e greco classici.

Non è possibile che gli scritti di storia, filosofia, scienze, religione, geografia e quant’altro, comincino proprio da quando iniziano le “scritture tradotte”, ossia latino e greco classici, per l’appunto. E prima di tutto ciò non si scriveva altro che “formule rituali” o “nominativi di divinità” o “riti funebri”?

Ma vi sembra credibile una assurdità del genere?

Ovviamente non è così e le vicende storiche che ho citato ne sono una conferma. Solo che divulgare tutto ciò non è semplice, in quanto in aperto contrasto con dati e concezioni molto, ma molto stratificate e radicate.

Verrà il tempo per ammettere anche questo, ci vuole pazienza.

Un dato è certo, e non si tratta solo di logica elementare: già ben prima della scrittura “tradotta” si scriveva di storia, di arte e di scienze, solo che, ad oggi, tutto ciò non è stato ancora compreso e decifrato, benché si sia sempre voluto far credere il contrario e si parli quindi di “preistoria” o di nebbiosi periodi “neolitici” o di altrettanto nebbiose età del ferro, del rame, del bronzo o che so io. Solo che taluni “teoremi” non reggono più, tutto qui.

E’ tempo che ci s’inizi a rendere conto del fatto che si scriveva, si parlava di scienze, arte, storia e filosofia, di economia e di navigazione, anche molto prima che latini e greci scrivessero in maniera comprensibile e traducibile per noi oggi. Il non aver saputo tradurre, fino ad oggi, ciò che è stato scritto prima della “Classicità” da Sardi Antichi, Etruschi, Minoici, Micenei (per citare una minima parte di lingue non tradotte) non significa che tutto sia iniziato proprio con la “Classicità Latina e Greca” tradotta fino ad oggi. Questione di logica, elementare, e di capacità linguistica.

 

Fabio Garuti

 

 

 

 

 

 

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