Tutankhamon il fanciullo PDF Stampa E-mail
Scritto da Cinzia Baldini   
Venerdì 14 Settembre 2018 01:22


TUTANKHAMON. IL FANCIULLO di VALERY ESPERIAN

 

Tutankhamon. Il fanciullo... Potrei fermare qui il commento.

Basta già il titolo ad accendere l’immaginazione del lettore e a far scorrere nella sua mente immagini di terre inospitali e desertiche, di un fiume eterno e silente, di ombrosi palmeti e piccoli fazzoletti di terre coltivate, di piramidi, di antiche vestigia regali, di millenarie tradizioni. Ed è proprio tale concentrato di superbo, Antico Egitto che il Collettivo di autori “Valery Esperian” di Fanucci Editore, ha messo in scena in questo romanzo.

Il protagonista è, ovviamente, il giovanissimo faraone della XVIII dinastia la cui figura è, ancora, per gran parte, avvolta dalla leggenda.

Salito al trono a soli 8 anni, il Faraone bambino fu conosciuto solo dopo la scoperta della sua tomba, avvenuta quasi per caso, nella Valle dei Re, il 27 novembre 1922 ad opera dell’archeologo Howard Carter.

Il ritrovamento della famosa KV62 fu l’evento storico più rilevante del secolo appena trascorso, un fatto memorabile per l’Archeologia in genere e l’Egittologia in particolare.

Il corpo mummificato del giovane faraone deceduto (secondo alcuni a seguito di una caduta e della setticemia prodottasi nel suo corpo per l’infezione delle ferite riportate, avvelenato o comunque morto in circostanze sospette, secondo altri) presumibilmente all’età di diciannove anni, i centocinquanta amuleti nascosti tra le bende, i seimila oggetti quasi tutti in oro del corredo funebre, i tre scrigni in legno dorato che proteggevano i sarcofagi meravigliosamente conservati, il contenitore dei vasi canopi in alabastro finemente cesellato e la maschera d’oro massiccio, vero e proprio capolavoro dell’arte orafa egizia costituiscono un immenso tesoro artistico, culturale e storico.

E tra i carri da combattimento e da parata, i letti, i bastoni da passeggio, gli ushabti, le vesti, i pettorali, i bracciali, le corone, gli scettri con le insegne del comando e i tanti altri oggetti rinvenuti nella tomba, un paio, ritrovati sulla mummia, spiccano per particolarità. Sono due pugnali: uno con fodero e lama aurei posizionato lungo la coscia destra e l’altro, con fodero in oro ma lama in ferro perfettamente conservato e senza traccia di ruggine, infilato in una cintura all’altezza della vita. L’eccezionalità del metallo di quest’ultimo è nella sua origine non terrestre ma meteoritica, come scientificamente attestato e internazionalmente accettato.

Con ogni probabilità, proprio come sapientemente descritto nel romanzo Tutankhamon. Il fanciullo e ribadito nella nota in appendice al volume, il pugnale è stato forgiato con il ferro estratto da un meteorite precipitato nel deserto egiziano. Il ferro meteoritico, infatti, per gli antichi egizi era preziosissimo in quanto ritenuto il metallo degli dei. A conferma ulteriore di tale origine c’è il ritrovamento in una tomba, di un papiro in cui si narra proprio di “un ferro piovuto dal cielo”.

Ma cosa c’entra tutta questa premessa con Tutankhamon. Il fanciullo?

Come mia consuetudine non farò il riassunto della trama, ma vi dico che in questo terzo volume della serie “Il romanzo dei Faraoni” che Fanucci dedica ai regnanti storicamente più famosi dell’antica terra nilotica, quanto vi ho accennato c’entra, eccome: leggerlo per credermi!

Il romanzo è appassionante e scorre fluido nonostante i ripetuti colpi di scena che si susseguono a ritmo serrato. I personaggi risaltano nitidi e perfettamente inquadrati nel periodo storico di riferimento. Gli ampi spazi aperti, le limitate e anguste superfici interne, le ambientazioni particolari, i paesaggi e i panorami noti o sconosciuti, desertici, cittadini o fluviali, sono descritti con vivacità quasi pittorica e accuratezza di particolari. I dialoghi non sono mai pesanti e non annoiano il lettore, anzi, stimolano la curiosità e la voglia di approfonditamente quanto storicamente rappresentato.

La figura dello sfortunato Tutankhamon, Faraone bambino nonchè erede del pesante retaggio religioso lasciatogli dal predecessore Amenofi IV, alias Akhenaton l’Eretico, è un’eccellente commistione tra immaginazione e ricostruzione storica tanto che a fine romanzo quasi si fatica a comprendere dove finisca l’una e inizi l’altra.

La caratterizzazione approfondita e particolareggiata rende protagonisti anche i personaggi secondari che circondano Tutankhamon quali la mitica Regina Nefertiti, la viziata e insofferente sorellastra-Grande Sposa Reale Ankhesenpaton, il fido Ratoker amico d’infanzia e sacerdote di Amon, l’infido e ambizioso Consigliere reale il visir Ay, il militarissimo e incorruttibile Generale Horemheb comandante delle truppe Egiziane, come pure la dolce Selusesh, l’affezionato Khetmat, l’eterna Peseshet, l’incompreso Ptameth che si alternano nei capitoli rendendo evidente il difficile ruolo del piccolo Faraone nel delicato contesto storico e sociale in cui si era trovato a regnare, la sua crescita fisica nonostante la menomazione che lo affligge, la maturazione psicologica che lo porterà ad acquisire la certezza di sé e del suo rilevante ruolo di guida politica e religiosa del vasto impero Egizio di cui ancora oggi ammiriamo i ruderi imponenti.

“La valle rimase scura e immobile. Ratoker si voltò verso i due compagni che si erano fermati ad aspettarlo. Il cielo sopra di loro sembrò farsi più chiaro e Ratoker si chiese se il giorno che stava nascendo avrebbe dato inizio a un periodo glorioso per l’Egitto o se li aspettavano tempi bui.”

Con questa riflessione si chiude il volume di Tutankhamon. Il fanciullo e mentre la storia dell’Antico Egitto si consumerà tra grandi re e figure scialbe e grigie di governanti fino all’avvento dei Romani, un senso acuto di commozione resta nel lettore insieme al piacere di aver vissuto un’avventura esaltante e irripetibile al fianco di personaggi vissuti oltre tre millenni fa.

 

 

Cinzia Baldini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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